Aventino – una passeggiata nella bellezza dolce di Roma

La metro B di Roma tocca molti luoghi celeberrimi della Caput Mundi, dal Colosseo, al Circo Massimo, alla Piramide Cestia, alla Basilica di San Paolo Fuori le Mura, ma tra una stazione e l’altra  ne lambisce alcuni che non possono essere ignorati se si vuole conoscere veramente la bellezza di Roma.

Oggi lasciate stare l’automobile,  in una giornata di fine inverno che  dispensa la dolcezza tiepida e presaga di primavera che solo Roma sa regalare in questa stagione,vi voglio guidare a passeggiare tra la fermata Circo Massimo e la fermata Piramide, sul colle Aventino.

Partiamo dal Circo Massimo, quella che oggi si presenta come una grande area ovale di prato incavato verso il centro, sulle cui sponde i romani vanno a correre o a fare ginnastica, situato nella valle Murcia, tra i due colli del Palatino e dell’Aventino.

Un tempo non era così, ma, come suggerisce il nome il più grande circo della Roma Antica,  350.000 posti per gli spettatori, tutto gradinate di marmo e portici, a forma di rettangolo circolare su un lato, con una spina centrale intorno a cui correvano i carri, su cui si trovavano due alti obelischi e  alcuni tempietti; uno degli obelischi oggi si trova davanti a San Giovanni in Laterano. Tito vi aveva aggiunto il suo grande arco.

C’è tutta la storia di Roma nel circo Massimo, fondato secondo la leggenda da Tarquinio Prisco nel luogo dove  furono portate le Sabine dopo il ratto e rimaneggiato e abbellito da Giulio Cesare, da Augusto, e da tanti imperatori. Qui si svolgevano giochi di vario tipo e soprattutto le corse delle bighe e delle quadrighe.

Avete presente la famosa corsa di Ben Hur? Lo spettacolo doveva essere così avvincente, con cavalli provenienti dai più prestigiosi allevamenti di Spagna, Italia, Grecia e Africa, gli aurighi osannati come semidei dalle fazioni in visibilio, i plebei più in alto, i patrizi e gli imperatori negli spalti più vicini all’arena.

Gli ultimi giochi furono banditi nel Circo Massimo da Totila nel 549, poi nel Medio Evo iniziò la spoliazione e l’abbandono, troppo ghiotta era tutta quella pietra e quel marmo a portata di mano per costruire palazzi per le famiglie della nobiltà romana.

L’area fu adibita a fortificazioni militari, di cui rimane oggi la Torre della Moletta.

Percorriamo il lato sinistro del Circo Massimo, fino ad arrivare alla piazza Ugo La Malfa, su cui sorge il monumento di marmo bianco a Giuseppe Mazzini. E’ uno dei padri del risorgimento italiano, ma forse pochi romani saprebbero che qui si trova questo monumento, su cui vergognosamente bande di ragazzotti ubriachi appoggiano le bottiglie di birra.

Girando a sinistra per via di Valle Murcia  ci addentriamo nel Roseto Comunale. In questa stagione è chiuso, ma sbircio qualche primizia di rosa che vuole già sbocciare. Presto sarà tutto un tripudio di oltre 1200 varietà, che danno vita al Premio Roma, il secondo concorso più importante al mondo per le nuove varietà di rose. Anticamente questo luogo era un cimitero ebraico, e i suoi viali ricordano ancora la forma del candelabro a sette braccia.

Adesso siamo sulla cima del colle Aventino. La sua forma è quella di un trapezio, da un lato le strade scendono giù verso viale Aventino, dall’altro il colle finisce a strapiombo verso il Tevere, dietro al quale si può ammirare una delle più belle vedute di Roma.

Un tempo l’Aventino era il più selvaggio dei sette colli, ricco di vegetazione che formava quasi una piccola selva, abitato originariamente dai plebei, che durante il conflitto con i patrizi più volte decisero di ritirarsi qui, la secessione più famosa avvenne nel 494 a.C. quando i plebei si rifiutarono di obbedire ai consoli e di prestare il servizio militare. Resta famoso il discorso di Menenio Agrippa (quello che paragonava la res publica romana al corpo umano in cui non possono esserci due menti e ciascun organo ha la propria importanza per il bene comune), che pose fine alla secessione della plebe.

Questa secessione sull’Aventino divenne così simbolica da dare il nome ad un altro episodio di volontaria esclusione dalla vita pubblica: nel 1924 i deputati dell’opposizione abbandonarono i lavori parlamentari, segregandosi in realtà non sull’Aventino ma nella Sala della Lupa che da allora prese il nome di Sala dell’Aventino, finchè il governo fascista non avesse chiarito la propria posizione sul delitto Matteotti.

In epoca repubblicana abitarono all’Aventino poeti come Ennio e Nevio, mentre il luogo si abbelliva di nuovi edifici e diventava sempre più animato.  In epoca imperiale, da luogo di abitazione dei plebei, l’Aventino divenne rapidamente residenza di patrizi, perchè i ricchi hanno sempre avuto un fiuto particolare per i luoghi belli e un po’ isolati. Così pochi secoli dopo, all’Aventino avevano i loro palazzi privati  imperatori come Traiano, Adriano,Vitellio.

Diverse domus sono state ritrovate negli scavi sotto alle chiese di Santa Prisca, Santa Sabina, e anche dei mitrei (come il mitreo di Santa Prisca, i cui scavi possono essere visitati in certi giorni) e dei santuari dedicati a divinità orientali, culti particolarmente diffusi nell’esercito.

Oggi l’Aventino è uno dei quartieri residenziali più belli di Roma, con splendide ville, molto verde e quasi nessun negozio; la sua vocazione di riservatezza continua: nonostante sia zona centralissima, e vi siano monumenti e panorami che attirano turisti da tutto il mondo, non è zona di passeggio caotico.

Da Via di Valle Murcia, girando a sinistra raggiungiamo la chiesa di Santa Prisca. Prisca è una delle martiri romane più antiche, una fanciulla di soli 13 anni fatta decapitare dall’imperatore Claudio nel I secolo. I suoi resti, sepolti nelle catacombe di Santa Priscilla, sarebbero poi stati trasportati dal papa Eutichiano nel III secolo nella chiesa di Santa Prisca fatta erigere in suo onore.

Dove ora è la chiesa,  forse originariamente era il palazzo privato di Traiano prima di diventare imperatore, certamente la domus acquistata dai commercianti di tende Aquila e Priscilla, genitori di Prisca, fu luogo di culto per i primi cristiani, e ne parla anche San Paolo. La chiesa vera e propria è molto antica, del IV secolo, ma fu rimaneggiata in varie epoche, ed il suo interno oggi è sostanzialmente barocco, ma piuttosto sobrio, a tre navate.

Tornando indietro verso Via di Valle Murcia, troviamo quasi una di seguito all’altra tre chiese molto suggestive, tutte gettonatissime per i matrimoni romani.

La prima è Santa Sabina, che ha il titolo di basilica minore di Roma. E’ una delle chiese paleocristiane meglio conservate. Fu edificata sul luogo della casa della matrona romana Sabina, proclamata santa. Ancora si può vedere, addossata alla parete destra, una delle colonne della sua casa.

Invece tutte le 24 grandi colonne della chiesa sono state cannibalizzate al tempio di Giunone Regina, che era qui vicino.

Santa Sabina fu affidata dal papa a San Domenico, e da allora è diventata il quartier generale dei Frati Predicatori, i Domenicani.

Nel chiostro di Santa Sabina si trova una curiosità: un arancio dolce che si dice sia stato portato dalla Spagna da San Domenico nel 1220, il primo ad essere importato in Italia, e dall’originario arancio, naturalmente seccatosi, sarebbero sempre rinati nuovi polloni che continuano a dare frutti fino ad oggi. Si dice anche che Santa Caterina abbia regalato al papa Urbano cinque arance candite prese proprio dai frutti di questo albero.

Ma le particolarità di Santa Sabina non finiscono qui: a sinistra della porta d’ingresso c’è una colonna a torciglione, con sopra una pietra nera lucida e tonda, con dei buchetti che sembrano quelli per metterci le dita che sono sulle palle da bowling, che tutti chiamano il “lapis diaboli”, la pietra del diavolo. La leggenda narra che il diavolo afferrò la pietra (da qui le impronte) e la scagliò contro San Domenico che pregava sulla lastra tombale delle ossa dei protomartiri, mancandolo e mandando in pezzi la lastra (che invece in realtà fu danneggiata e sostituita durante i lavori cinquecenteschi  e poi ritrovata  e ricomposta successivamente). San Domenico non si scompose per niente e continuò a pregare, che tempra ferma!

Una cosa da ammirare assolutamente a Santa Sabina è il grande portale di cipresso tutto scolpito, risalente al V secolo e perfettamente conservato, primo esempio di scultura lignea cristiana. I diciotto riquadri che lo compongono sono davvero straordinari, e rappresentano scene dall’antico e dal nuovo testamento.

Si vedono chiaramente due artisti diversi operare nel portone, uno è più classicista di stampo ellenistico, l’altro ha scolpito delle rappresentazioni di arte popolare, tra cui la prima immagine che si conservi di Cristo crocifisso tra i due ladroni.  Andate a cercare la scena del passaggio del mar Rosso: pochi anni dopo la morte di Napoleone il restauratore modificò le fattezze del faraone cattivo che stava annegando in quelle dell’imperatore evidentemente odiato!

L’arancio miracoloso di San Domenico non è l’unico arancio di queste parti. Proprio accanto alla basilica di Santa Sabina si trova il Giardino degli Aranci, o Parco Savello, sempre verde anche d’inverno e con una veduta spettacolare a picco sul Tevere e sui luoghi più belli di Roma.

Il belvedere è stato intitolato a Nino Manfredi, romano di adozione, che aveva casa proprio all’Aventino.

E’ uno dei luoghi considerati più romantici di Roma, gettonatissimo al tramonto e alla sera dalle coppie di innamorati! Spesso artisti vi suonano romantici brani di musica classica.

Nel giardino non ci sono solo aranci ma anche tanti secolari pini marittimi che sono così cari al paesaggio di Roma; ah, gli aranci sono amari, giusto nel caso vi venisse voglia di assaggiarne uno!

Proseguendo la passeggiata arriviamo alla Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio, anch’essa una chiesa molto antica, risalente al III o IV secolo, ma poi ricostruita e rimaneggiata più volte. Ha il titolo di basilica minore, come Santa Sabina.

Ha un campanile romanico molto bello, un portico medievale e una facciata cinquecentesca.

Dentro è forse meno bella di Santa Sabina, ma racchiude alcuni oggetti importanti. E’ molto venerata l’icona della Madonna detta di S.Alessio o dell’Intercessione, portata da Damasco nel X Secolo.

L’altare maggiore della cripta poi contiene le reliquie del grande San Thomas Becket, il santo celebrato in “Assassinio nella Cattedrale” di Eliot.

Andando sempre dritti arriviamo alla Piazza dei Cavalieri di Malta. E’ una piazza progettata da Giovan Battista Piranesi nel 1765 su commissione di Papa Clemente XII che era anche priore dei Cavalieri di Malta.

E’ una piazza con una scenografia particolare,  chiusa da mura con stemmi militari, simboli dell’ordine dei Cavalieri di Malta, due piccoli obelischi. Al di là della mura da un lato della piazza sorge la Villa del Priorato di Malta, sede generale dell’ordine, con la chiesa di Santa Maria del Priorato, che purtroppo è nascosta e chiusa ai visitatori. Dall’altro sorge invece la chiesa di Sant’Anselmo.

Si dice che nelle decorazioni della piazza, degli obelischi e della chiesa di Santa Maria del Priorato, siano stati inseriti simboli decifrabili solo agli appartenenti all’ordine cavalleresco, o addirittura ai soli iniziati ai segreti esoterici dei cavalieri Templari, e che in realtà  tutto l’Aventino segua la forma della nave templare.

Se non siamo in grado di decifrare questo linguaggio esoterico, almeno possiamo sbirciare dal buco della serratura più famoso del mondo. C’è sempre una lunga curiosa fila davanti al portone di ingresso della Villa del Priorato di Malta; quando arriva il proprio turno, si può accostare l’occhio o l’obiettivo della macchina fotografica al piccolo buco circolare della porta da cui si vede un viale di alte siepi che si estendono in prospettiva ad incorniciare sullo sfondo, perfettamente centrato, il cupolone di San Pietro.

Un po’ kitch ma anche per me romana la bellezza di quell’immagine catturata per pochi secondi fa sempre un certo effetto.

Sant’Anselmo si trova sul lato opposto della piazza, al di là delle mura. Vi si accede per un piccolo giardino con un vialetto alberato che conduce ad un quadriportico, su cui si trova la statua del santo.

Lungo il viale vale la pena fermarsi ai tavoli della caffetteria e nel negozio dei frati benedettini, che vendono le tipiche squisitezza trappiste, come le cioccolate, le confetture, i liquori e le birra d’abazia, nonché cosmetici naturali  e prodotti di erboristeria.

La chiesa gestita dai frati benedettini all’ interno è semplice, a tre navate con colonne di granito grigio e una capriata di legno, con le absidi decorate da mosaici. Sotto la chiesa è stata rinvenuta una ricca domus romana con uno splendido mosaico rappresentante il mito di Orfeo.

La chiesa è affiancata anche dal Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, dal Pontificio Istituto Liturgico, e dal Collegio degli studenti benedettini. Capitare a Sant’Anselmo durante le funzioni religiose permette di assistere a splendidi canti gregoriani dei monaci.

Ora è arrivato il momento di scendere dall’Aventino e rituffarci nell’usuale confusione di Roma che per un momento avevamo dimenticato per la tranquilla bellezza di questo colle: non abbiamo che l’imbarazzo della scelta, perchè possiamo tornare sui nostri passi verso il Circo Massimo, oppure continuare la nostra passeggiata verso Testaccio e il Monte dei Cocci, o dirigendoci  verso viale Aventino, Porta San Paolo e la Piramide Cestia.

Ma questa è un’altra bella passeggiata in cui vi accompagnerò presto!

 

 

8 thoughts on “Aventino – una passeggiata nella bellezza dolce di Roma

  1. Roma è continua scoperta! Certi luoghi nominati mi mancano, adoro tornare a Roma, vedrò di recuperare 🙂

  2. Un tour davvero interessante alla scoperta di angoli di Roma che, lo confesso, non conoscevo! Leggende affascinanti, pezzi di storia forse dimenticati e paesaggi mozzafiato: cosa si può chiedere di più? Bravissima!!!

  3. Mi vergogno, ma devo confessare che io conosco molto poco Roma. Ci sono stata qualche volta, ma ho sempre fatto il solito giro del centro. Mi piacerebbe molto tornarci x visitarla x bene. Grazie mille.

  4. Che post chiaro e dettagliato sull’Aventino! Tra le zone più belle di Roma, a mio avviso. Aspetto il proseguio sulla Piramide Cestia!

  5. Recentemente ho scoperto un bel po’ di cose sui giardini del famoso “buco della serratura” e ammetto che la zona, ora, mi affascina ancora di più.

  6. Grazie di questo giro così insolito e speciale. A parte il “Buco” dl Templari che avevo scoperto con la guida 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita e il Circo Massimo, conoscevo poco o niente delle splendide cose che hai segnalato. Grazie. La prossima volta che passerò da Roma non mancherò di riprendere in mano questo post.

  7. Ho fatto questo percorso con un amica proprio martedì, che eravamo a Roma per un concerto. Rigorosamente a piedi!! Ma che scorci deliziosi che abbiamo avuto modo di goderci!

  8. Che splendido itinerario in una zona di Roma tra le mie preferite.
    Mi mancano comunque diverse attrazioni, Roma è così grande che si scoprono sempre cose nuove!
    Grazie!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *