Cina – L’esercito di terracotta che ha fatto risorgere Xi’an

Quando la capitale della Cina fu spostata per ragioni strategiche e dinastiche a Pechino, la fama di Xi’an agli occhi del mondo si offuscò, e la gloria di questa città che vanta 6000 anni di storia restò assopita sino al 1974, quando Yang Zhifa, un contadino che stava scavando un pozzo nel suo terreno, trovò qualcosa di duro ad ostacolare il suo lavoro. Si trattava di una statua di terracotta di un soldato, a grandezza un po’ più che umana. Yang Zhifa fu molto onesto, e a costo di perdere tutto ciò che aveva denunciò la scoperta al governo. Si aprì uno scavo, vennero estratte altre statue di soldati di terracotta, di cavalli e carri, le ricerche si estesero a tutta l’area, e venne fatta una delle più grandi scoperte archeologiche di sempre: il mausoleo di Qin Shi Huang, il primo imperatore della dinastia Qin, colui che aveva unificato la Cina sotto il suo potere. In diverse fosse vennero ritrovati progressivamente 8000 soldati ,  100 cavalli di terracotta, oltre a  18 carri in legno.

DSC_3156Tutto il terreno fu requisito, casa compresa,e il povero contadino si ritrovò senza più nulla; ma era solo l’inizio di una vicenda fortunata: quando il sito fu iscritto nei patrimoni dell’Umanità UNESCO e fu aperto il grande museo,  Yang Zhifa fu richiamato e assunto in un ufficio tutto suo, con il compito di raccontare ai visitatori la storia della scoperta, vendere libri e souvenir, firmare autografi e farsi immortalare nelle fotografie, gli fu insegnato a scrivere e a parlare inglese, incontrò Clinton quando venne in visita al sito archeologico, e confondendosi gli chiese “Chi sei?” “Sono il Presidente degli Stati Uniti” “no, io no”, rispose Yang. Oggi ero tutta felice di incontrarlo ancora al lavoro nel suo ufficio, ed ero ammirata, senza alcun sospetto, di questo ottantenne che dimostra almeno venti anni di meno, con tutti i capelli neri e una forma invidiabile, ho pagato la copia del libro guida ufficiale di Xi’an e in cambio lui ha posato per me, ha apposto un bel timbro rosso sul mio passaporto e ha firmato il mio libro. Peccato che poi abbia scoperto che lo Yang Zhifa che lavora nel negozio di libri del museo è un falso ufficialmente benedetto dall’amministrazione cinese, nel senso che lo Yang Zhifa ormai molto anziano viene fatto sostituire da diversi “attori” che non c’entrano niente con la scoperta, per continuare a vendere più libri. Bricconi di Cinesi!

DSC_3183Tutti quelli che visitano Xi’an dicono che l’Esercito di Terracotta supera ogni aspettativa, ma un conto è sentirlo dire, un conto è vederlo. Il museo è praticamente un sito archeologico ancora in evoluzione. Un capannone è stato costruito sopra gli scavi delle fosse principali. I guerrieri dunque si vedono dall’alto, e se questo comporta un colpo d’occhio notevole, impedisce però di godere dei dettagli. E’ una delle poche occasioni in cui ho invidiato i capi di stato, che sono ammessi a passeggiare tra l’esercito e a guardare negli occhi gli 8000 soldati.

DSC_3240L’imperatore aveva portato con sè nell’eternità il suo esercito, nella reale formazione dell’armata che aveva unificato la Cina, tutti i soldati sono accuratamente plasmati con le divise che contraddistinguevano il loro grado e il loro ruolo, fin nei minimi dettagli come le calzature, e le loro teste sono una diversa dall’altra, ritratti realistici dei singoli combattenti. DSC_3255Gran parte delle statue sono state trovate cadute l’una sull’altra come in un domino cinese, alcune quasi intere, altre ridotte in pezzi molto piccoli, ed è tuttora in corso uno dei più grandi lavori di restauro certosino, a cielo aperto, che sta portando a nuova vita sempre più guerrieri. Purtroppo i carri di legno sono andati bruciati nella devastazione operata dal cugino dell’imperatore che diede alle fiamme l’esercito di terracotta e saccheggiò quasi tutte le armi. Fu  però ritrovata una splendida spada, così affilata tuttora da dover essere maneggiata con grande attenzione.

Pensate che quando fu scavata la fossa 1, la più grande, dove furono rinvenuti quasi 6000 soldati, i colori a tinte vivide delle loro armature e dei loro volti erano quasi intatti, e al contatto con l’aria svanirono in poche ore, come nella celebre scena di Fellini sui dipinti romani scovati casualmente durante scavi per la metropolitana!

DSC_3282Nella fossa 2 si trovano le “forze speciali” dell’esercito, alla distanza reale in cui sarebbero state dislocate in battaglia: uno schieramento di arcieri inginocchiati per tirare, le bighe trainate dai cavalli, formazioni di squadre di arcieri in piedi e guerrieri a cavallo. In questa fossa, dove forse sono i pezzi che hanno subito maggiore rovina, è stato miracolosamente trovato l’unico arciere assolutamente intatto di tutto l’esercito: l’arciere inginocchiato è diventato il simbolo dell’Esercito di Terracotta ed è esposto in una vetrina tutta per sè.

Nella fossa 3 si trovava il quartier generale dell’esercito, i suoi comandanti e generali distinti per gradi.

I quattro guerrieri che si possono ammirare da vicino, perchè esposti in vetrine illuminate attorno alle quali si può girare a 360 gradi, sono dei capolavori. Oltre all’arciere inginocchiato, ce ne è un altro in piedi, poi un generale con scarpe e abiti raffinati, infine un cavaliere con il cavallo tenuto per le redini. I due splendidi carri di bronzo col loro guidatore che furono ritrovati non sono attualmente esposti nel museo.

DSC_3262I lavori di restauro dovrebbero essere finiti nel 2025, stimano di poter ritrovare altri 6000 pezzi sotto terra, e non vogliono commettere l’errore di riportarli alla luce senza avere adeguate tecniche di conservazione del colore. Giusto, hanno dormito per tanto tempo, possiamo aspettare, e sarà un motivo DSC_3311per ritornare qui a Xi’an. ma il grande mistero, quella che potrebbe essere la scoperta delle scoperte archeologiche di tutti i tempi è il mausoleo dell’imperatore:tutto quello che oggi si vede è una collina che lo custodisce, ma i sondaggi hanno rivelato che è ancora intatto e ci sono grandi studi in corso sulla tecnologia migliore per potervi penetrare senza danneggiarlo; gli antichi testi parlano di pareti e volta di bronzo con incastonate perle a rappresentare il firmamento e gli astri, e la terra cinese rappresentata dallo scorrere dei fiumi azzurro e giallo sotto forma di fiumi di cinabro, solfuro di mercurio, metallo che è consideratosimbolo di immortalità. Si dice anche che vi siano contenuti inestimabili tesori e c’è proprio da crederci.

DSC_3145Visitiamo anche la fabbrica di stato che ha riprodotto perfettamente le tecniche costruttive con cui furono fatti i guerrieri di terracotta, dagli stampi alla lavorazione a mano dei lineamenti del volto, ai metodi di cottura, e che sforna ogni giorno migliaia di riproduzioni certificate, fatte così bene che mi fanno passare la voglia di tentare qualsiasi acquisto di presunte indistinguibili antichità.

Intorno all’esercito di terracotta, dove prima era campagna, è dato un agglomerato urbano che è molto una Disneyland DSC_3153per turisti cinesi, piena di bancarelle a tema e di negozi delle più svariate curiosità. A me è bastato vedere su un banchetto prelibatezze culinarie come spiedini di scorpioni, stelle marine e cavallucci marini.

Ma se è normale che una scoperta archeologica straordinaria come quella dell’esercito di terracotta abbia fatto rivivere di nuovo splendore la città di Xi’an, vi posso dire che ce ne sarebbe stato abbastanza anche senza quella meraviglia, tanto è che la città vanta, vero primato in Asia, altri 5 siti patrimonio UNESCO.

DSC_3340Xi’an è un’antichissima, splendida città, raccolta entro le mura meglio conservate di tutta la Cina,risalenti DSC_3329al XIV secolo sotto la dinastia Ming, alte 12 metri e larghe 18 metri, molto più che la Grande Muraglia, tutte intatte intorno alla città e tutte percorribili a piedi o in bicicletta, merlate e addobbate da stendardi rossi lungo tutto il perimetro, con edifici di torri di guardia ogni 120 metri (per un totale di 98 bastioni) e due porte monumentali e 4 torri delle campane agli angoli. Una curiosità: sapete con che cosa erano incollati i massi delle mura, poi ricoperte da mattoni? Con un impasto di calce e riso glutinoso!

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Al suo interno è racchiusa una città vivace che unisce le case e i monumenti medievali autentici, gli edifici ricostruiti “alla medievale” per dare uniformità urbanistica al centro, e vie di passeggio di stampo moderno e internazionale.

IMG_0563La  sera è dedicata al relax, alla scoperta dello street food nella “strada degli snack”, con i tanti localetti che qui a Xi’an appaiono più attraenti dei ristoranti di Bejing e offrono soprattutto piatti a base di maiale, come un elaborato hamburger di carne molto speziata (Rou jia mo), e di montone, stufato o in zuppa. Abbiamo poi imboccato la strada tutta pub e locali piacevolmente animata la sera dove ci siamo intrattenuti  in un cat cafè. I cat cafè sono un fenomeno tutto orientale, a dire il vero inventati in Giappone per dare un po’ di calore familiare ai lavoratori alienati da una lunghissima giornata di lavoro e ancora lontani dalle loro case,  locali in cui si può bere magari un buon the mentre si accarezza uno dei  tanti gatti molto pazienti che vivono lì con tutte le loro attrezzature e giochetti.

DSC_3353La parte più animata di Xi’an è il quartiere musulmano, che vanta un’antica grande moschea e un animato suq.  Niente di strano, siamo nella città dove approdavano le carovane che avevano percorso la via della seta, e numerosi tutt’oggi sono i cinesi musulmani, tutti appartenenti all’antica etnia Hui, alcuni dei quali vestono abiti  e copricapi tradizionali. DSC_3362La moschea è particolarissima perchè è molto diversa dal modello di moschea che siamo abituati a conoscere nei paesi arabi: niente minareto o elaborati arabeschi, ma una costruzione di stampo tipicamente cinese, che non si riuscirebbe ad individuare come moschea se non fosse per le scritte in arabo. C’è la via del bazar, via Huimin, che è un tripudio di colori, profumi, sapori.

DSC_3371Negozi in stile tradizionale cinese risalenti alle dinastie Ming e Qing, alcuni in legno, dalle insegne coloratissime, vendono beni di ogni tipo: spiedini di carne, spremute di melograno (se non stai attento ti DSC_3379fregano con tre parti d’acqua, sempre benedetti cinesi!) strana frutta intagliata a forma di sorridente grasso omino, torte di cachi, i datteri e le noci più grandi che abbia mai visto,  uno strano pane che viene battuto su una lastra con grossi martelli, DSC_3367oggetti di argento sbalzato a mano, sigarette arrotolate sul momento, massaggio ai piedi con i pesciolini che mangiano le pellicine, stoffe di seta e di finta seta a vestiti coloratissimi, amuleti e pendagli di ogni genere, e chi più ne ha più ne metta. Quello che attira non è un prodotto particolare, ma il magnifico, colorato, caotico (e pulito) contesto che dà il meglio della DSC_3373confusione cinese e di quella araba messe insieme.

DSC_3388Sempre nel centro storico c’è la bella caratteristica torre del tamburo, anzi dei tamburi, su cui si trovano tantissimi grandi tamburi rossi con scritte cinesi che indicano buona fortuna; all’interno della torre, neanche a dirlo, c’è un museo degli antichi tamburi, e uno spettacolo di tamburi si svolge qui ogni giorno.

DSC_3466 Il monumento più importante di Xi’an è la Grande Pagoda dell’ Oca Selvatica, una delle più famose pagode buddhiste della Cina, fondata anticamente da monaci, tra cui il famoso maestro Xuanzang, che compirono un viaggio in India e tornarono con gli insegnamenti del buddhismo, costruendo un vasto convento e centro di studi di cui la pagoda era il fulcro; doveva essere un complesso impressionante, con 13 cortili successivi e quasi 2000 stanze, ma quasi niente rimane, dopo vari terremoti e rimaneggiamenti, della struttura originaria.DSC_3474La stessa grande pagoda, costruita incredibilmente di soli mattoni  a secco, non uniti da cemento, originariamente era molto più alta, ma un ultimo sisma la privò di due piani; nonostante ciò i suoi setti piani sono un’altezza considerevole e faticosa da salire, per godere poi di un bel panorama sulla città. Il nome curioso della Grande Pagoda dell’Oca selvatica ha all’origina una storia molto romantica: nella pagoda vivevano, con uno stile improntato all’ascetismo, dei monaci buddhisti, DSC_3470strettamente vegetariani. Il clima d’inverno era rigido, e i monaci novizi soprattutto pativano per il rigore della loro disciplina alimentare, così che un giorno un novizio, che si sentiva debole, scivolò sulla pagoda e faticando a rialzarsi si sentì sconfortato e supplicò Buddha che gli fosse consentito una volta in vita sua mangiare carne. In quel momento passava in cielo uno stormo di oche selvatiche che migravano verso i paesi caldi, e la capo storno emise un grido di dolore e di commiato e sacrificandosi si precipitò giù, per cadere ai piedi del monaco. Questi raccontò ai confratelli la storia e tutti si commossero per il sacrificio dell’oca, ed in suo onore diedero questo nome alla grande pagoda. La leggenda non dice se comunque se la sono mangiata!

DSC_3462Vicino alla Grande Pagoda una strada pedonale tutta bancarelle di divertenti souvenir di infima qualità, è costellata di gruppi scultorei di bronzo che rappresentano elementi tipici della cultura cinese, dal teatro delle ombre, al kung fu, al rispetto per gli anziani, al medico che sente il polso all’ammalato. DSC_3478La via porta ad un parco dove si svolgono giochi d’acqua delle fontane e dove, tra un verde ben curato e statue colorate che rappresentano le più famose maschere dell’opera popolare, si ritrovano i locali a fare musica, anche con strumenti molto particolari, mentre su unIMG_0822 binario sopraelevato passa un trenino tutto colorato .

In un altro parco vicino noto delle curiose sculture tutte colorate di fiori, animali, pupazzi; avvicinandomi vedo con meraviglia che sono fatte tutte di fiori colorati ma…siamo sempre in Cina, e guardando ancora più da vicino scopro che i fiori sono tutti di plastica!

DSC_3451Dove è tutto rigorosamente autentico e sorprendete è invece il Museo della storia dello Shaanxi, la provincia di Xi’an, che ha una storia antichissima e molto ricca.DSC_3449 I 37000 reperti del museo vanno dalla preistoria, agli oggetti della dinastia dei Zhou Occidentali, 3000 anni fa’, alle figure di terracotta delle tombe Tang, ai begli oggetti di oro e d’argento, agli strumenti delle grandi invenzioni cinesi (la carta, la stampa, la polvere da sparo e la bussola), alla decadenza di fine impero. Tutto mostra come la civiltà cinese fosse molto avanti nella raffinatezza e anche nella tecnologia. Scopro così che sapevano cromare, avevano sofisticati lucchetti, giocavano a polo (come la statuetta del giocatore di polo della foto qui sotto), gli imperatori giocavano punDSC_3460tando fishes d’oro, avevano scambi commerciali con tutto il mondo allora conosciuto e ritraevano nella terracotta i “barbari” incontrati lungo la via della seta, con le loro fattezze esotiche e gli strani cammelli. IMG_0744Scolpivano figure non stereotipate ma anche molto particolari come  questo ragazzo riccio.

Ci sono anche delle belle pitture murali, in una sezione del museo che si può visitare con un biglietto a parte.

Ad ogni IMG_0739modo anche se il museo non è grandissimo, perchè la strategia espositiva cinese è sempre quella di non esibire molti pezzi, ma solo quelli più impressionanti per il largo pubblico, bisogna ritagliarsi una mattina, perchè  vale veramente la visita.

DSC_3417L’ultimo tuffo nella storia di Xi’an è la bellissima rappresentazione di danza Tang a cui ho potuto assistere, tra scenografie e musiche avvincenti e costumi coloratissimi e di grande effetto. Finalmente un teatro cinese dove vanno anche tanti cinesi! Narra la storia di una ragazza, che 14enne viene scelta dall’Imperatore per entrare DSC_3423a far parte delle sue concubine,  e pian piano crescendo e affrontando intrighi di corte,  salvando poi la vita all’imperatore esponendosi alle frecce nemiche, ne diventa la moglie preferita e alla morte di questo, unica donna in tutta la storia della Cina, ne eredita il titolo imperiale in nome proprio. La regia è dello stesso ideatore della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi, e la spettacolarità c’è tutta.

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IMG_0622Ma nel bel teatro esiste anche un bel ristorante, che unisce alla dimostrazione dell’ arte tang  anche i piaceri di una particolare specialità culinaria di Xi’an: il banchetto di ravioli.  Dall’antipasto al dolce, si susseguono una quantità pazzesca di ravioli , tutti diversi l’uno dall’altro, alcuni lavorati artisticamente a forma di vari animaletti, come questi simpatici ranocchi ripieni di alghe. E la mente vola: mentre  apro i vari ravioli per scoprire cosa si nasconde dentro ogni tipo, ripenso al raviolone gigante che giace sotto terra, il mausoleo di Qin Shi Huang, e non vedo l’ora di tornare qui tra qualche anno, quando  finalmente ci svelerà il suo misterioso affascinante contenuto.

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2 thoughts on “Cina – L’esercito di terracotta che ha fatto risorgere Xi’an

  1. Wow ho sempre pensato che questo sito archeologico fosse qualcosa di magnifico, ma visto così sembra ancora più stupefacente. Non pensavo si potesse andare così vicino alle statue, incredibile.

  2. Ho un’inviadia immensa… quanto vorrei poter un giorno visitare con mia figlia e mio marito questo luogo storico e mistico! Speriamo di riuscire per il 2020 almeno irene sarà più grande

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