Costa Rica, pura vida nel paradiso delle biodiversità

“Pura vida!” è il saluto augurale con cui l’autista sorridente ci accoglie all’aeroporto di San Josè, e in quel saluto c’è tutta la filosofia esistenziale di un popolo e il manifesto di sviluppo della Costa Rica. Pensateci, quale augurio più bello c’è di quello di abbandonarsi semplicemente alla vita, di goderne la dolcezza e la ricchezza, senza sovrastrutture, come figli di quel meccanismo magico che è la natura? Pura vida è ciò che desidero da questo viaggio, una settimana di rigenerazione nella natura, insieme a mio marito e alla mia bimba (sempre che ciò sia compatibile col concetto di pura vida di quel delizioso animaletto mutevole che è una bambina treenne).

IMG_20170425_092931Che sia questa, molto semplice ma non scontata, la ricetta della felicità? Certamente la Costa Rica è nota come uno dei Paesi dove si vive meglio al mondo, con un eccellente livello di benessere che la fa, forse con un paragone non troppo azzeccato, chiamare “la Svizzera del sudamerica”. L’unica cosa della Costa Rica che richiama la Svizzera è la sua neutralità, ma mentre gli svizzeri hanno comunque servizio di leva ed esercito, la Costa Rica subito nel secondo dopoguerra è fra i pochi Paesi al mondo ad aver dismesso l’esercito; diciamo che se lo può permettere, perchè è uno stato cuscinetto in cui quasiasi sovvertimento o attacco non verrebbe tollerato dagli USA, ma comunque si tratta di una scelta forte che si accompagna a quella di un modello di sviluppo ecosostenibile che va consolidandosi negli anni.

DSC01034Gli evidenti risparmi del non avere spese militari  si traducono in un livello di tassazione molto bassa che crea benessere, in servizi sociali, istruzione, sanità, e soprattutto in un impegno molto forte per la valorizzazione del patrimonio naturale che è la vera ricchezza della Costa Rica, peraltro non  sfruttata massicciamente e acriticamente: il turismo, sia pure presente ovunque sul territorio, ha ancora un che di discreto. Non sono sorte aggregazioni urbane di stile nordamericano (penso ai grattacieli del confinante Panama), nei tanti parchi protetti la costruzione di lodge e il transito stesso dei turisti con le barche è contingentato per non turbare un ecosistema unico al mondo. Su un territorio di dimensioni relativamente piccole, che in uno/due giorni si attraversa interamente da nord a sud o da est ad ovest, si  incontra una incredibile varietà di ambienti naturali, di specie di flora e fauna.
Anche molti stranieri, tra cui gli omnipresenti italiani, sono stati attratti dall’idea di costruirsi una seconda vita nella Costa Rica. Pensate che nel girare sul web alla ricerca di info utili per comporre il mio viaggio mi sono imbattuta anche in operatori locali che organizzano tour di mesi finalizzati a selezionare il posto migliore dove trasferirsi e francamente dal punto di vista della location naturalistica non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Tra l’altro una cosa che ho apprezzato da subito è il clima: venendo dal caldo torrido e umidissimo di Panama, mi ha piacevolmente sorpreso una temperatura abbastanza costante, che ha oscillato in questa settimana tra i 20 e i 25 gradi, piuttosto gradevole, e mi dicono che nelle zone più piovose in realtà la pioggia continua c’è per tre mesi l’anno.

IMG_20170424_090316Atterriamo a San Josè la sera e utilizziamo la capitale solo come base d’appoggio per la prima notte. Un breve giro in macchina alla mattina prima di partire mi conferma quanto avevo immaginato guardando un po’ di foto: mai vista capitale più anonima, tutti edifici bassi senza alcuna personalità su strade squadrate, forse si salva solo il teatro, in stile coloniale, ma insomma niente di che. Considerato che i locali mi dicono che a San Josè c’è anche un po’ di microciriminalità, sono contenta della mia scelta. Unico motivo di ammirazione è la pulizia della città; mi spiegano che ci sono multe di 600 dollari per chi getta un rifiuto per strada, ma certamente è anche un fatto di congenita educazione al rispetto per l’ambiente. In tutto il mio viaggio troverò una sola bottiglietta d’acqua gettata nel fiume, probabilmente da un turista (ricordo invece che il Rio delle Amazzoni era piuttosto deturpato dalle schifezze gettate dentro).

IMG_20170424_092930Su un piccolo Cessna tutto per noi, iniziamo il viaggio nella Costa Rica con uno spettacolare volo scenico sulle foreste che si estendono quasi ininterrotte dalla capitale alla costa caraibica, e atterriamo su una minuscola striscia di terra tra il Mar dei Caraibi e il Rio Tortuguero, circondati dalle mangrovie che si ergono tra i due specchi d’acqua. Su google maps non riuscivo a capire da dove passasse la strada per il Tortuguero, poi ho capito il perchè: o si arriva con questi piccoli aerei o si deve usare la barca, per un percorso che in questa stagione secca dura almeno tre ore. Ecco, essere isolati dal mondo sublima la sensazione di essere in paradiso.

In un incantevole lodge immerso nella foresta staremo due giorni, godendo dello spettacolo della flIMG_20170424_164246ora e della fauna che ci circondano. Giulia è terrorizzata dal primo incontro di terzo tipo, un grosso ed innocuo iguana domestico di oltre un metro che zampetta nel lodge, prende il sole e va sotto i tavoli come un cagnolino in cerca di frutta; sta cambiando pelle e sfoderando tutto il mio coraggio lo accarezzo e lo aiuto a tirarne via un pezzetto, sembrano squame di serpente e sono molto carine.

Iniziamo in pieno relax: un bel bagno in piscina di acqua calda (non riscaldata, bastano i raggi del sole) e dondolio su un’amaca godendomi i suoni della natura e riempendomi gli occhi del verde intenso della foresta. Stando attenti alla raccomandazione di ritornare per le 17, perchè qui fa buio  quasi di colpo, ci incamminiamo sui sentieri tracciati  nella foresta, ricca di una incredibile varietà di alberi; anzi, ciascun albero è a sua volta abbracciato da altra vegetazione che vi si appiglia, si innesta su di esso, ed in particolare da una grande quantità di orchidee selvatiche di tutti i tipi, che nascono proprio sui tronchi.IMG_20170424_163134 E poi le palme con fiorescenze gialle o rosse stranissime, mai viste in vita mia, fiori vistosi come il jengibre o l’heliconia, alberi con grandi radici superficiali o aeree per poter meglio assorbire l’acqua dal terreno ma anche dall’aria (un tipo di albero con grandi radici pendenti, detto albero che cammina, costituisce un’importante riserva d’acqua per chi si trovi assetato nella foresta), IMG_20170425_070251piante dall’aspetto familiare ma “vitaminizzate”, come i ficus benjamin da appartamento alti dieci metri o i filodendri (o qualcosa che ci assomiglia) con foglie di oltre un metro di diametro. Cinguettii e versi di animali ovunque, ma senza binocolo in una foresta così fitta è difficile identificare ad occhio nudo i vari abitanti. All’improvviso una specie di forte ruggito mi fa raggelare, quantunque sappia che l’unico grosso predatore, il giaguaro, non vive in questa parte della foreseta, e la guida stessa nei suoi giri molto più vasti, l’ha visto solo tre volte in vita sua. Alzando gli occhi mi accorgo però che quel rumore è il verso delle IMG_20170425_070719scimmie urlatrici: sono entrata nel loro territorio, tra gli altissimi alberi tra le cui cime vive un branco familiare di questi animali, che si vedono dondolare per la coda e saltare da un ramo all’altro con incredibile agilità lanciando le urla che le caratterizzano.

A dormire presto e sveglia all’alba, perchè è questo il momento in cui gli animali sono in maggiore attività, per procurarsi il cibo e riposare poi quando il sole è più alto. Iniziamo con una passeggiata solamente nel giardino tropicale che circonda il lodge, un fazzoletto di terreno abbastanza piccolo, eppure è incredibile da quante creature sia abitato. La guida ha un occhio molto allenato e riesce a mostrarci animali che mai avrei individuato  soprattutto in alto tra le foglie degli alberi, e ce li mostra  facendoli avvicinare attraverso l’imitazione del loro verso e ingrandendoli con un cannocchiale che ce ne fa apprezzare i dettagli colorati.IMG_20170425_070756 I protagonisti assoluti sono gli uccelli, presenti in ben 405 specie, soprattutto gli splendidi tucani, che sono presenti qui in più varietà di diversi colori, ma anche bellissimi uccelli dal petto rosso fuoco di cui non ricordo il nome,  gli oropendola di Montezuma marroni e gialli, le anatre tigre dal lungo becco, spietate predatrici di animali acquatici, gli aironi bianchi, l’haninga che stende  aperte come ad asciugarle al sole le sue grandi ali nere. Ancora ranocchie, rumorose, piccolissime, diafane, marroni o verdi. E poi miriadi di farfalle colorate, gialle, arancioni e un tipo di farfalla gigante azzurro intenso.

IMG_20170425_102133Con una barca iniziamo a percorrere il Rio Tortuguero; si incontrano poche barche, perchè nella grande riserva naturale è ammesso un numero limitato e molto basso di imbarcazioni, per non turbare l’ecosistema. Nell’acqua del rio si riflettono le mille sfumature verdi della foresta che lo inghiotte, e per ore continuiamo a percorrerlo lentamente, poichè siamo in stagione  abbastanza secca e perchè il nostro scopo è individuare le specie animali che popolano le sue rive. IMG_20170427_112313Tra i tanti animali, ci imbattiamo in un curioso basilisco, detto basilisco di Gesù Cristo, perchè corre veloce sul pelo dell’acqua senza affondare, grazie alle sue zampette la cui membrana tra le dita è coperta di sottile peluria. Vediamo anche un lungo e grosso serpente verde smeraldo,  che ci danno per innocuo, nonostante sia stritolatore di piccole IMG_20170425_100513bestioline, e diversi piccoli caimani che sonnecchiano semisommersi dall’acqua. Tra gli alberi, oltre alle scimmie urlatrici individuiamo anche le scimmie ragno, con lunghissimi arti  che le rendono molto agili, e le scimmie cappuccino, piccoline e con la testa contornata di pelo bianco.IMG_20170430_110502 Ben nascosti e appollaiati tra le foglie ecco due pelosi bradipi, una mamma col suo cucciolo, che – neanche a dirlo – dormono beatamente; del resto durante la giornata percorrono in media solo 38 metri e poi cadono esausti nel sonno.

IMG_20170425_155743Arriviamo al cuore del Tortuguero, alla spiaggia dove tra settembe e marzo le tartarughe marine depongono le loro uova, e quando queste si schiudono le piccole tartarughine cercano di raggiungere in fretta il mare, tra mille pericoli di predatori, fra cui fino a
qualche tempo fa si collocava al primo posto l’uomo. Ora siamo a fine aprile, ed è rarissimo che le tartarughe depongano le uova, ma qui al centro per la conservazione delle tartarughe il filmato che viene proiettato e che mostra il ciclo della riproduzione delle tartarughe e l’attività di salvaguardia svolta dal centro, mi emoziona di per sè, figuriamoci quanto deve essere bello poter assistere dal vivo; per gli interessati, esistono anche campi di volontariato a cui accedono persone di tutto ilIMG_20170425_155553 mondo. Intorno al centro per la salvaguardia delle tartarughe si è sviluppato il piccolo, colorato villaggio del Tortuguero, con diversi murales a tema naturalistico, venditori di  succo di cocco fresco e negozietti di souvenir carini e particolarmente cari.

IMG_20170427_102901 IMG_20170427_103147Dopo due giorni lasciamo il Tortuguero questa volta non in aereo ma in barca, e a causa della stagione secca il tragitto sino alla Pavona, prima luogo accessibile con i mezzi di terra, dura tre ore e mezzo. Da qui, attraverso strade in gran parte sterrarate ma ben percorribili, con un minivan collettivo ci avviamo verso il centro della Costa Rica, nel territorio dominato dal Vulcano Arenal.  Lungo la strada l’ambiente cambia decisamente rispetto alla foresta caraibica del Tortuguero, lasciando posto a piantagioni di palme di banane e poi a pascoli coltivati con piccole fattorie con mucche ovunque, e poi pian piano di nuovo foresta, ma di tipo diverso, intorno al vulcano Arenal. Questo è uno splendido vulcano dalla forma perfettamente conica da manuale, immerso in un’ampissima valle ricoperta da una fitta foresta verde, ancora attivo e fumante, che non raramente regala lo spettacolo di piccole eruzioni di lava incandescente che scintillano nelle notti. L’ultimo pezzo di strada è ancora in acqua, per attraversare il lago dell’Arenal, grande e scenografico specchio d’acqua artificiale alle pendici del vulcano, per la cui creazione furono spostati due villaggi, tanto che i loro cimiteri giacciono ancora sotto la superficie delle acque. Dopo la barca ancora auto sino al villaggio de La Fortuna, e poi da lì verso la mia destinazione, Tabacon, un luogo assolutamente unico al mondo. Qui infatti, in mezzo ad una natura lussureggiante, scorrono in fiumi e cascatelle le acque calde che scendono dal vulcano Arenal e gradualmente si rinfrescano, creando una serie di piscine naturali a diverse temperature, che sono state sapientemente inserite in un percorso termale di lusso annesso al Tabacon Thermal Resort and Spa, dove alloggiamo, ma accessibili a pagamento anche ai visitatori esterni. IMG_20170428_093155Arriviamo quasi con il buio e ci fiondiamo subito a fare i primi spettacolari bagni, ma ci rendiamo conto che a)il posto è così spettacolare che merita l’annullamento del programma di trekking del mattino successivo per godere  della sua meraviglia in piena luce b)che non è luogo che si possa apprezzare pienamente con una bimba al seguito che ha paura delle cascatelle, e che urge baby sitter per la mattina. IMG_20170427_105616E così, menbtre Giulia felicemente gioca a cantare canzoncine spagnole con la cameriera e a colorare libri di tucani ed iguana nel prato, la mattina successiva andiamo alla scoperta delle sorgenti calde del Tabacon.IMG_20170427_105637 Credo che queste foto rendano vagamente l’idea di questo incanto.  Seguendo in accappatoio sentierini in un giardino tropicale dai mille colori, attraversando ponticelli sui corsi d’acqua si arriva in un idilliaco giardino attrezzato  riservato agli adulti dove regna la pace e la contemplazione della natura, e si può sorseggiare una bibita fresca su grandi letti di vimini con baldacchino, mentre tutto intorno svolazzano farfalle multicolori.IMG_20170427_110304 Mio marito era già stato qui,  molti anni fa, e ricordava un ambiente ancora più spettacolare, con uccelli variopinti che svolazzavano a frotte sull’acqua, ma ora non c’è questa particolare ricchezza di uccelli, e mi dicono che il mutamento è avvenuto in seguito ad un terremoto ed eruzione vulcanica che hanno leggermente cambiato il microclima, così che gli uccelli nidificano ad alcune decine di km da qui; bastano impercettibili mutamenti climatici per avere rilevanti conseguenze, e mi viene da pensare a come sia invasivo l’intervento dell’uomo. IMG_20170427_104013Dopo il relax è il momento di  immergersi nelle acque termali ricche di minerali vulcanici che danno la netta sensazione di ringiovanire la pelle, si parte dai 40 gradi delle piscine termali più alte, che è decisamente un po’ troppo, e si scende a 39, 38,5, 38, 37, fino a 34 delle piscine pià basse; il bello è che sono tutte naturali, nel corso del piccolo fiume, con il letto fatto da ciotoli neri vulcanici di varie dimensioni, e getti d’acqua impetuosi che fanno da idromassaggio al corpo, Dopo qualche ora però siamo in preda ai rimorsi e torniamo a riprenderci Giulia, che è tutta felice dei suoi giochi e ha considerato perfettamente naturale che ognuno in famiglia si dedicasse alle attività preferite; sono davvero felice che abbia un così solare carattere. Insieme a lei torniamo alle sorgenti e predilegiamo la grande piscina questa volta in stile tradizionale anche se alimentata con le stesse acque, con scivolo annesso e open bar al centro dove ho notato alcuni americani che stazionavano in permanenza bevendo cocktails, e dove personalmente ho gustato alcuni splendidi frullati di frutta tropicale, mentre Giulia, tutta felice di avere l’acqua coi ghiaccetti, c’è rimasta malissimo quando ha immerso il bicchiere nell’acqua caldissima e le si sono squagliati imemdiatamente.Nel tardo pomeriggio scoppia un forte temporale tropicale, e proviamo una sensazione particolarmente curiosa, a bagno nell’acqua bollente, con la pioggia fresca che cade dall’altro. Per finire ci alterniamo in due ottimi massaggi rilassanti, celebrati  come un rito tra profumi delicati , frutta tropicale e tisane, in un padiglione al centro della foresta, con intorno il solo rumore della natura (è il tramonto e i cinguettii  e i versi degli animali si intensificano quasi a dare  l’ultimo saluto al giorno che muore). Pura vida davvero.IMG-20170429-WA0007

IMG_20170428_130401IMG-20170428-WA0011Ci dirigiamo in minivan verso Monteverde, e mentre saliamo a quota più alta ci accorgiamo di come l’ambiente naturale cambi ancora, fino a giungere alla foresta nebulosa, sterminata foresta primaria  umida di nebbiolina leggera e traspirante polmone di centinaia di migliaia di altissimi alberi plurisecolari,  dove si concentra una vita animale di ineguagliabile ricchezza.  Nel nostro Monteverde Lodge la stanza è dotata di una grande vetrata sulla foresta. Per riposarci dal viaggio ci sediamo un po’ lì davanti a leggere e all’improvviso davanti ai nostri occhi arriva un curioso coato, una specie di grosso procione marrone con il sottomuso bianco ed il folto  codone, che ci guarda e rimane lì a cercare cibo per niente intimorito dalla nostra presenza, IMG-20170428-WA0008Riprendiamo a leggere, ma poco dopo è il momento dell’affaccio di una guatusa, un simpatico roditore marrone a metà tra scoiattolo e marmotta.

E poi, una bella passeggiata a cavIMG-20170428-WA0043allo nella foresta e nei campi resi verdissimi dalla pioggerellina , costeggiando le piantagioni di caffè che caratterizzano questa zona. I proprietari della finca ci abbinano a due bei cavalli bianchi, per me che sono una principiante il più buono (il più brocco) e Giulia con il suo caschetto tutta felice insieme al papà che invece è esperto cavallerizzo. Più di due ore di percorso per niente stancante, durante il quale incrociamo ancora tanti animaletti nella parte boschiva, e ci concediamo un po’ di corsa al trotto negli spazi aperti, mentre il mio cavallo che si accorge che non so governarlo si mette a brucare le foglioline del caffè quando arriviamo alla piantagione, che è tutta riparata intorno dalle palme perché le piantine soffrono il vento.

Per concludere la giornata, cena romantica (che cosa c’è di più romantico di una cena a tre) a lume di candela nell’unico tavolo allestito all’interno di un farfallario, tra centinaia di farfalle meravigliose che ci svolazzano intorno e si posano sulla tovaglia. Unico neo, il clima da sauna che è l’ideale per le farfalle. E dulcis in fundo, il girdino che circonda la camera brulica di leggiadre lucciole, che da noi sono diventate ormai così rare.

IMG_20170429_091937Altro giorno, altra avventura, sì questa volta proprio avventura, nella riserva naturale di Monteverde tra ponti sospesi, zip line e sky tram. Partiamo con un trekking guidato nel parco attraversando una serie di lunghi ponti sospesi a 50 m di altezza, che sorvolano la cima degli alberi della foresta primaria. Non sto a descrivere la solita fauna, ma qui abbiamo la fortuna di avvistare anche l’uccello più spettacolare che vive in Costa Rica, il maschio del quetzal, dalla lunghissima coda ricadente e un IMG-20170429-WA0001piumaggio cangiante tra verde e turchese e sotto rosso acceso e una specie di crestina sulla testa (le femmine sono senza codona e coi colori più smorti). I ponti oscillano un po’ al passaggio ma non si ha l’impressione vertigine perché sotto non c’è il vuoto ma la cima degli alberi, e anche Giulia non è per niente intimorita e anzi saltella per accentuare l’effetto luna DSC03753park, e cammina parecchio spinta dall’idea di guadagnare punti in un concorso per vincere un peluche di bradipo, il suo animale preferito, salvo stancarsi e costringere il papà a fare l’equilibrista con lei in braccio per l’ultima parte del percorso. Per la seconda parte del percorso avventura invece ci dobbiamo alternare, perché Giulia non sarebbe in grado di affrontarlo. Così mentre a turno uno di noi si rilassa nel bar panoramico e compra vari souvenir a tema animalesco ( il promesso bradipo e anche un pappagallo e un tucano di peluche,collane  e orecchini con pappagalli, palla di vetro con iguana), IMG_1284l’altro prende lo sky tram, una cabinovia che porta sulla cima delle montagne sorvolando la foresta con un colpo d’occhio straordinario. Una volta su vengo imbragata e dotata di caschetto e carrucole varie e dopo una breve istruzione inizio il percorso di discesa tarzanesca appesa sulle zip line, le corde sospese sulla foresta, alcune lunghe quasi 1 km; whaw, ce emozione, si vola col vento in faccia, così veloce da poter solo sbirciare il vuoto di sotto, e poi si allargano le gambe controvento per frenare in tempo e non schiantarsi all’arrivo. Alla fine del percorso di sette traversate l’ultima emozione, per chi vuole la discesa in caduta libera lungo una corda elastica, con atterraggio su un materassino gonfiabile (e secondo voi me lo faccio mancare?)

IMG_20170501_101851Attraverso strade piuttosto accidentate con un burrone su un lato e massi che si staccano dalla montagna dall’altro scendiamo giù in pianura e ci dirigiamo verso la costa pacifica, per l’ultima meta del nostro viaggio, il parco Manuel Antonio; forse sono un po’ stanca, ma il percorso mi sembra interminabile; unica tappa un cavalcavia su un fiume di per sè del tutto anonimo, ma che è diventato un’attrazione perchè è il più inefstato da grossi coccodrilli, che si distinguono nettamente a bagno nell’acqua, come potete vedere dalla foto.

IMG_20170430_105319Il parco Manuel Antonio comprende un’area di foresta pluviale non molto estesa ma molto curata e ricca di sentieri e soprattutto molte splendide spiagge oceaniche sulle quali arriva direttamente la vegetazione della foresta. Purtroppo la visita sia pure privata capita di domenica ed il parco è affollatissimo non solo da turisti ma anche da locali che sembrano apprezzarlo come luogo per passeggiate e anche per scendere alle spiagge con i cestini da picnic. Così gli animali avvistati non sono moltissimi: alcuni cerbiattini, l’iguana nero e il basilisco nero, pipistrelli, un grosso serpente di una qualche razza stritolatrice; pochi uccelli, IMG_20170430_144801niente scimmie e niente bradipi nonostante abbiamo percorso il “sentiero dei bradipi”, si vede che tengono molto a dedicare la domenica al riposo nella privacy! La spiaggia Manuel Antonio in compenso è molto bella, e lo sarebbe ancora di più se non fosse affollatissima, Preferiamo andare alla spiaggia semiprivata dell’ hotel, che è una deliziosa caletta circondata da due promontori, stretta tra oceano e foresta. La spiaggia è tutta invasa da piccolissimi granchietti e da paguri che trascinano le loro conchiglie di diverse fattezze, ma non danno nessun fastidio.

IMG_20170430_145719L’oceano con le sue alte onde è perfetto per fare surf, e difatti vi sono alcuni coraggiosi che si cimentano con la tavola immergendosi e cavalcando le creste, ma non è molto adatto a fare il bagno con una bimba, essendo la risacca molto forte. E’ bello semplicemente stare lì e contemplare la maestosità del mare e della foresta, sorseggiando una bibita tropicale. L’Hotel Arenal Beach Resort & Spa  ci ha riservato l’inaspettata sorpresa di un upgrade della camera a suite con vista oceano; l’esperienza è memorabile perchè si dorme (o almeno ci si prova) con il fragore delle onde oceaniche; se non avete l’oceano potete provare ad accendere la lavatrice nella stanza a fianco, è un buon succedaneo. Però io sono di animo romantico, e quando alla sera scoppia un temporale tropicale con tuoni e fulmini su tutto l’orizzonte, che scuote la foresta e azzittisce di colpo il concerto degli animali, trovo che il bagno caldo nella grande vasca ad idromassaggio collocata sul balcone della mia camera, mentre mi gusto l’aria di tempesta mista al profumo del sigaro cubano di mio marito, sia una terribilmente suggestiva e struggente conclusione del mio viaggio.

 

 

 

 

 

One thought on “Costa Rica, pura vida nel paradiso delle biodiversità

  1. Che bel viaggio, cuginetta! Un bacione a voi e alla piccola esploratrice!😘

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