Edimburgo, vivace capitale dell’orgogliosa e verde Scozia

Solo un assaggino di Scozia il mio, una di quelle minuscole prelibate entrèe che ti fanno capire di che cosa è capace lo chef e ti mettono un grande appetito, perchè ad Edimburgo bisognerebbe trascorrere almeno una settimana e non solo un week-end, per poterne iniziare a cogliere tutte le sue sfaccettature, e poi da lì partire per un lungo vagabondaggio tra le mille sfumature di verde di questa antica, nobile ed orgogliosa terra. IMG-20170602-WA0032La Scozia è molto diversa dall’Inghilterra, Edimburgo è tanto distante da Londra, meno America e più Europa, direi se dovessi condensare in una semplificazione questa distanza. Distesa intorno al suo possente Castello, con i suoi edifici antichi di pietra grigia coi comignoli, le sue chiese gotiche, le sue strade acciottolate su cui si affacciano pub e negozietti, Edimburgo è vivace e ma non caotica, capace di ritmi lenti, popolata di persone che passeggiano e si ritrovano per strada e nei pub, studenti universitari, giovani che fanno un vanto di portare ancora il kilt tradizionale.

Il tempo è così variabile che nemmeno le moderne previsioni meteo sono attendibili; nella settimana che ha preceduto il mio viaggio ho guardato più volte le previsioni, ed ogni volta erano diverse, tutte tendenti al bagnato purtroppo. E invece eccoli lì, il sole ed un venticello fresco a fare a gara per rendere perfetta la mia vacanza.

IMG_20170602_160943Per visitare Edimburgo non si può che partire dalla Old Town, tutta percorribile a piedi, attraverso  le stradine in continuo saliscendi intorno alla via principale, l’affascinante “Royal Mile”, il miglio reale  che in realtà è  quasi 2 km di somma di più tratti dai nomi diversi, in parte pedonali, che conducono dalla residenza della regina, Holyroodhouse, al Castello di Edimburgo.

L’Holyroodhouse sorge ai piedi delll’Holyrood Park, 640 acri di verde pubblico, un’alta collina che un tempo era IMG_20170603_141016selvaggia, se le cronache parlano di battute di caccia nel bosco; chi l’ha fatto mi ha detto che è molto suggestivo arrampicarsi sul suo punto più alto, l’Arthur’s Seat ,  che è la cima di un vulcano inattivo, da cui si domina tutta la città e le campagne che la circondano, a perdita d’occhio; viaggiando io con la mia bimba treenne, risparmio le sue energie deambulatorie come la borraccia d’acqua nel deserto, e quindi mi sono guardata bene dall’escursione vulcanica.

IMG_20170603_141200Alla base dell’ Holyrood Park è il Dynamic Earth, una sorta di installzione permanente progettata sulla base della cinta muraria di un vecchio palazzo, che racconta in modo interattivo e multimediale la storia della terra, e che sicuramente è interessante per bambini un po’ più grandi e adolescenti.

La Holyrood House è la residenza della regina in Scozia, ancora oggi usato  per alcune settimane d’estate dalla regina Elisabetta, ed è stata teatro di episodi importanti della vita di Maria Stuarda, come l’uccisione del suo segretario Davide Rizzio.  In questi giorni la regina non c’era, e così sventolava lo stendardo reale scozzese con il leone rampante. Una piccola costruzione di pietra poco lontano si dice fosse un bagno privato della regina Maria Stuarda dove si immergeva nel vino bianco come cura di bellezza.

IMG-20170602-WA0052Dirimpetto al palazzo della regina, all’inizio del Royal Mile mi fermo ad ammirare l’edificio moderno del Parlamento Scozzese, che suscitò polemiche per l’eccessivo costo, ma che è veramente un palazzo  bello e originale, dalle forme molto mosse e da una delle facciate caratterizzata da una decorazione di canne di bambù. Su un’altra facciata invece sono proverbi, motti di saggezza popolare e brani di poesie scozzesi famose.

Appena più avanti,  risalendo il Royal Mile, mi imbatto  sul lato destro in una piccola segnalazione per terra, davanti alla Cancingate Kirk, che indica il luogo della tomba di Adam Smith, il fondatore della moderna economia, autore de “la ricchezza delle nazioni”, che non poteva che essere scozzese!  Alla modestia di questo luogo fa da contraltare il monumento a Smith posto proprio davanti alla Cattedrale, nel luogo più centrale di Edimburgo.IMG_20170602_161240

Seguono tutta una serie di musei, il museo di Edimburgo, “the people story”, dedicato alla vita quotidiana della popolazione cittadina di un tempo, e il Museo dell’ Infanzia, che raccoglie una suggestiva collezione di giocattoli vitttoriani (e pensare che si dice che il suo fondatore odiasse i bambini); il bello di questi musei è che sono totalmente gratutiti tutti i giorni, e quindi ci si può permettere anche solo di affacciarsi a dare una sbirciatina senza sentirsi moralmente impegnati a recuperare il costo del biglietto con una visita all’ultimo oggetto.

IMG_20170603_103710Inizia il tratto pedonale del Royal Mile, il più vivace e pieno di negozi che espongono cesti di souvenir variopinti di varia natura, soprattutto kilt, cappellini, sciarpe e stoffe  varie con i  differenti colori dei tartan  di lana legati ai vari clan. IMG_20170603_192524Il kilt è un’abito tradizionale prevalentemente maschile, ma naturalmente si trovano i modelli adattati al femminile, e persino bellissimi abiti da sera davvero difficili da portare se non si ha un fisico strafigo. Del resto ho visto anche abiti da sposo elegantissimi con il kilt e l’impeccabile giacca da cerimonia, e sembra che sia fortgemente in auge sposarsi così e anche laurearsi in costume tradizionale. Anche io non ho resistito al fascino del tartan e ho comprato per Giulia un bel vestitino scozzese e un kilt (lei avrebbe voluto la IMG-20170602-WA0059cornamusa!). Da gustare, naturalmente il wiskhy in tutte le sue sfumature, dai più commerciali a quelli eramente rari che in Italia non arrivano e che hanno magari una piccoal produzione artigianale di grande qualità; meglio andare in uno degli appositi negozi dedicati alla sola vendita di wiskhy e farsi consigliare dagli intenditori, ma soprattutto degustare;  vendono anche microscopiche e care bottigliette tipo profumini da collezione, buone solo per bagnarsi la lingua, con la scritta “vietato ai minori di 18 anni”, giuro che non ho capito se fosse o no una battuta. Volendo c’è anche un edificio dedicato alla “Whisky Heritage Experienc”.  Per i minori e non solo, comunque, ci sono gli ottimi dolcetti locali, i “fudge”, che sono fatti con il malto come il wiskhy e assomigliano a delle caramelle mou meno appiccicose, in tutti i gusti immaginabili (da provare i fudge al wiskhy e quelli al miele),  e i deliziosi grassi biscottini al burro scozzesi Walkers, un’istituzione  di fine ‘800, che qui si trovano anche a forma di scottish terrier, il tipico cagnolino scozzese.

IMG_20170602_161248Il cuore del Royal Mile è la splendida Cattedrale di St. Giles (Sant’Egidio), con oltre 50 sfumature di grigio nella sua pietra arenaria e pinnacoli gotici che nel momento del tramonto hanno un fascino particolare.

Davanti al suo portone  una donna con cresta punk e abiti scozzesi intenta a filare a scopo dimostrativo con fuso e arcolaio la lana delle famose pecore scozzesi; ne offre un batuffolino a Giulia che lo conserva ancora adesso come uno dei suoi tesori… la meraviglia dei bambini per le IMG-20170602-WA0015cose semplici e dimenticate è emozionante.  Sulla piazza, vicino al sagrato è tracciato a terra da piccoli mattoni rossi un cuore di circa un metro, l’heart of Midlothian, sul quale i malcapitati condotti in catene alla prigione che un tempo sorgeva qui vicino usavano sputare per buona sorte. Ancora oggi è tutto pieno di sputacchi e anche Giulia ha abbracciato con entusiasmo questa usanza (credo che lo ricorderà insieme ai kilt e alle cornamuse).

Nel severo interno della cattedrale, mi colpiscono subito le vetrate preraffaellite, ed in particolare quella di Edward Burne-Jones e William Morris con i profeti biblici e il popolo d’Israele in cammino. Una vetrata moderna è dedicata a Robert Burns, il bardo scozzese, dalla vita non proprio specchiata, ma l’arte fa eprdonare tante cose. Nonostante sia una chiesa prebiteriana, e quindi non vi siano dipinti ed effigi di santi come nelle chiese cattoliche, la cattedrale non appare spoglia; tutte le pareti sono infatti piene di monumenti funebri e lapidi commemorative, da quelle riguardanti le guerre  antiche e moderne della storia di Scozia a quelle dedicate a singoli notabili locali; c’è anche il monumento, una statua di bronzo a grandezza naturale, del fondatore della riforma presbiteriana, John Knox.

IMG-20170602-WA0022IMG-20170602-WA0029La cosa incantevole della cattedrale è però la Thistle Chapel, dell’inizio del ‘900,  la piccola sala dove siedono i cavalieri del principale ordine scozzese, su scranni di legno tutti istoriati e decorati dagli stemmi dei clan; il soffitto della sacrestia della cappella è poi decorato con una trina di pietra a costoloni e bugne che lascia a naso in su.

Appena usciti dalla cattedrale veniamo avvolti dal caratteristico suono delle cornamuse, proveniente non da un solo luogo, ma da più angoli del Royal Mile, e ad ogni suonatore ci fermiamo affascinati ad ascoltare l’atavica musica di quello strumento pastorale che immaginiamo lanciata da secoli attraverso vallate ed altipiani, e ad ammirare le splendide divise dei suonatori, che richiamano nei colori i tartan dei diversi clan o dei reggimenti.

Non deve essere facile IMG_20170603_113713suonare continuativamIMG_20170602_162115ente  quella grossa sacca da gonfiare con tanto fiato per ore e ore, vestiti di pesante lana e cappello di pelliccia  e carichi di vari ornamenti e accessori, e così lasciamo una monetina a tutti per lo spettacolo, ma una monetina non può mancare neanche per un talentuoso chitarrista con il compito cane col cappello in bocca che si incarica di raccogliere le offerte.

C’è un feeling particolare tra Edimburgo e i cani. Del resto qui visse un piccolo eroe a quattro zampe, la cui storia ha fatto il giro del mondo grazie ad alcuni film: Greyfrairs Bobby, simpatico cagnolino skie terrier che, non rassegnandosi alla morte del padrone, vegliò sulla sua tomba per ben 14 anni. Ricevette la cittadinanza onoraria di Edimburgo e oggi è seppellito nel cimitero della Chiesa dei Greyfrairs, nel cuore della città vecchia, con tutti gli onori riservati a diversi personaggi famosi; la sua lapide recita “la sua IMG_20170603_105336lealtà e devozione sia d’esempio per tutti noi” e i bambini raccolgono i bastoncini che i cagnolini usano riportare e li adagiano sulla sua tomba, che col passaparola è diventato uno dei monumeni pià visitati di Edimburgo. IMG_20170603_111105Lì vicino,  tra Candlemarket Row e Grassmarket all è stato eretto anche un bel monumento di bronzo a  Greyfrairs Bobby, con il naso lucido perchè tutti lo strofinano con la mano.

La Chiesa e il piccolo antico Cimitero dei Greyfrairs, raggiungibili con una piccola deviazione dal Royal Mile a poche centinaia di metri sul retro della cattedrale, sono suggestivi scenari, insieme al Castello, ai sotterranei della città e ad altri palazzi antichi, di tante leggende gotiche che alimentano l’immaginario notturno di Edimburgo, che dei fantasmi, spettri ed eventi paranormali ha fatto un marchio di fabbrica ad uso turistico. Sicuramente la Scozia ha una storia di clan con i loro manieri, di guerrieri, cortigiani, re e regine,  eventi di battaglie, tradimenti e intrighi che si perde nei secoli bui, e ha anche una fervida tradizione di letteratura fantastica, e in questo connubio le leggende macabre hanno trovato il loro terreno ideale. Così decine di depliant diversi segnalano tour serali o notturni alla ricerca degli spettri di Edimburgo, con tanto di accompagnatori avvolti in inquitante cappa nera ed attori che fanno vivere emozioni forti ai turisti.

Si spiega perchè proprio ad Edimburgo la Rowling ha ideato il mondo magico di Henry Potter, ciclo letterario per ragazzi ma non senza sfumature gotiche, le cui ambietazioni ricordano molto l’atmosfera della capitale scozzese. Non lontano dal monumento a Greyfrair Bobby c’è un altro luogo cult: l’Elephant House, bar e sala da the dove la Rowling ebbe l’ispirazione per la saga del suo maghetto ed incominciò a scrivere Harry Potter su un tovagliolo di carta.  Oggi è affollata meta di pellegrinaggio di ragazzini di tutto il mondo.

La fantasia della Rowling ha illustri precedenti qui ad IMG_20170603_111406Edimburgo. Basti pensare che Stevenson vi scrisse romanzi del calibro de “L’Isola del Tesoro” o del “Dottor Jekill e Mister Hyde”. Il protagonista bipolare del celebre racconto è ispirato ad un personaggio effettivamente vissuto ad Edimburgo, la cui casa si trovava proprio sul percorso del Royal Mile,IMG_20170603_112508 ove adesso è un pub a lui dedicato con un murale che ricorda la sua storia: si trattava del diacono Brodie, di giorno rispettato custode della comunità, che godeva della fiducia di tutti i vicini, di notte ladro e malfattore della peggiore razza, che finì i suoi giorni sulla forca.

IMG-20170602-WA0063Di Edimburgo è anche  Walter Scott, l’inventore del romanzo storico moderno. Il grande scrittore scozzese era personaggio famoso anche come avvocato e soprattutto per aver riscoperto il tesoro della corona scozzese che nei secoli era andato perduto nei sotterranei del Castello; per questo e non per i meriti letterari fu nominato Sir. Il monumento a Walter Scott è davvero imponente e collocato in un punto molto bello che  merita una deviazione dal Royal Mile.

Girando a destra dove sorge il pub del Diacono Brodie arrivo al Ponte Nord. IMG-20170602-WA0081Ci sono tanti ponti qui ad Edimburgo vecchia, ma non sono sul fiume! Servono a coprire dislivelli vari, questo ad es. è sulla ferrovia. Al di là, sulla sinistra c’è una lunga spianata verde con  giardini e prati ondulati, sembra quasi un finto lungo fiume a valle del finto ponte, che è una bellissima passeggiata, da cui si gode una vista panoramica  (dal basso) della città vecchia; la spianata è dominata da una torre gotica di 60 metri con 64 statue dedicate ai vari personaggi di Walter Scott e al centro del tempietto lo scrittore con il suo cane. Si può anche salire sulla torre nei cui piani è un piccolo museo dedicato alle opere di Scott. Il luogo è molto romantico e giardini sono davvero vissuti dagli abitanti del luogo che vi fanno pic-nic, musica, sport.

IMG-20170602-WA0079Ecco un altro personaggio famoso di Edimburgo, il filosofo David Hume, dal pensiero modernissimo che si coglie nella sua grandezza solo anni dopo il liceo.

Sono arrivata alla “Camera Obscura”, un’attrazione davvero particolare. Niente a che vedere con fantasmi e tenebre come il nome potrebbe suggerire, si tratta di una torre  di 5 piani con un singolare museo godibilissimo per tutta la famiglia, interattivo dedicato ai giochi ottici, da quelli ottocenteschi fino ai moderni ologrammi, con tunnel di luce che gira che fanno perdere il senso dell’equilibrio (per soli adulti!), labirinti di immagini riflesse, fulmini imprigionati.

IMG_20170603_121144Ma il pezzo forte è la camera obscura sulla sommità della torre: IMG_20170603_130333lì su un tavolino di legno vengono proiettate muovendo un tubo che sembra uno strumento da ecografia le immagini di tutti gli angoli della città. Sembrano fotogrammi ripresi da modernissime webcam ma la vera sorpresa è scoprire che il tutto è creato da un periscopio collegato ad un gioco di specchi che risale al 1853, installato ad opera di una scienziata esperta di ottica e da allora  meraviglia dei visitatori inalterata nei secoli. Mentre osserviamo le immagini dell’antesignana webcam i colori riflessi si fanno sempre pià grigi: è arrivato il temporale annunciato ma per nostra fortuna dura giusto 5 minuti,  il tempo di arrivare all’Esplanade davanti al Castello con quel tanto di scenografica aria noir che dovrebbe caratterizzarlo. Poi, mentre varchiamo l’ingresso, torna il sole. Sull’Esplanade stanno montando delle gigantesche impalcature per le gradinate mobili del Military Tattoo, la grande parata in costume che si svolge ad agosto.

IMG_20170603_130908Il castello, che è il simbolo di Edimburgo ma anche dell’identità nazionale di tutta la Scozia,  sorge imponente su una roccia vulcanica e domina tutta la città, eppure la strada per arrivarci non è in particolare salita. Ai lati del suo massiccio IMG_20170603_131133portone sono due statue di eroi scozzesi, tra cui certamente il più universalmente noto grazie al film Braveheart è William Wallace, un po’ diverso dall’iconografia cinematografica. Al di là del ponte levatoio ci sono tre ordini di fortificazioni :la semicircolare Half Moon Battery, l’Argyle battery e la Mill’s Mount Battery, da cui all 13 ogni giorno parte un colpo di cannone a salve, ma io arrivo troppo tardi. Il IMG_20170603_131204castello è molto affollato e questo gli toglie un po’ di fascino, ma al suo interno ci sono molte cose interessanti ed evocative. Il National War Museum of Scotland ripercorre 400 anni di tutte le guerre in cui è stata convolta la Scozia. Nel perimetro del castello c’è il più antico edificio di Edimbugo, la piccola Margareth Chapel, in stile normanno. Il Palazzo reale di per sè è un po’ deludente, molto semplice e spoglio, però contiene i gioielli della corona (quelli ritrovati da Walter Scott) e soprattuto il simbolo dell’indipendenza scozzese, “the Stone of Destiny”, una pietra su cui furono incoronati tutti i re scozzesi, e che la leggenda vuole essere stato il cuscino su cui Giacobbe sognò una scala di angeli che univa terra e cielo. La pietra era finita a Westminister, quasi come un trofeo di guerra sottratto alla Scozia, e fu roccambolescamente rubata da un gruppo di studenti universitari che, acclamati come eroi, la riportarono in Scozia, da cui nessuno ebbe pià il coraggio di portarla via.

IMG_20170603_133814Uscendo dal Castello mi fermo a fare due fotografie ricordo demenziali: una a Giulia con elmo, spada e faccia truce a fianco ad un highlander dal viso pitturato di blu, e l’altra con me azzannata da un grosso cane pastore scozzese posseduto dallo spirito di un umano.

IMG_20170603_130648Dal Castello mi dirigo verso Victoria Terrace, affronto  ahimè lunghe scale per Victoria Street, con tanti negozietti di cose antiche o vecchie, e poi imbocco il Grassmarket, deliziosa strada in pendenza con caratteristici, colorati edifici con pub e ristoranti e tanto movimento. Poi, dopo aver salutato IMG-20170602-WA0057ancora Greyfrairs Bobby,  mi dirigo in Chamber Street a visitare l’eclettico National Museum of Scotland. Il museo è molto grande e un po’ un guazzabuglio di reperti, dallo scheletro di un dinosauro alla pecora Dolly ibalsamata, dai Lewis Chessmen (i pezzi degli scacchi del 12mo secolo immortalati nella partita vivente di Harry Potter) ad un romantico antico aeroplano appeso alla volta della galleria. Confusionario ma non ci si annoia.

Per vedere più cose di Edimburgo, con il poco tempo che ho a disposizione, decido di fare un tour della città in pullman turistico. Il problema è che ci sono 4 linee turistiche, nessuna delle quali compie un tour completo, ma in parte si sovrappongono e in parte sono complementari, così devo optare per un costoso biglietto combinato. Comodamente posso ammirare l’animata e curata Città Nuova (che così nuova poi non è), le lussuose e tranquille residenze di Morningside, il West End con i suoi teatri, i diversi stili architettonici che si susseguono nella città, dalle case vittoriane e quelle georgiane; passo davanti all’Orto Botanico senza avere il tempo per una visita che prenderebbe almeno mezza giornata, perchè ha un’incredibilie varietà di piante e ricrea scenari naturali di tutto il mondo, oltre ad ospitare una sala da the vittoriana che mi avrebbe proprio ispirata.

IMG_20170603_155004Scendo invece ad ammirare The Royal Yacht Britannia, la lussuosa imbarcazione reale che ha portato la regina Elisabetta in giro per il mondo e ha visto la luna di miele di Carlo e Diana, prima di andare in pensione e diventare un’attrazione che si può visitare in un lungo percorso audioguidato tra sale di rappresentanza, doni dei capi di stato che vi sono stati invitati,  sala macchina e ambienti di lavoro. IMG_20170603_170905Guardando gli alloggi della regina, del Comandante (che qui è un ammiraglio), degli ufficiali e dei marinai si coglie giusto una leggera differenza. Ah, per chi ha bambini, si possono tenere interessati durante tutto il percorso con una caccia al tesoro consistente nell’individuare tutti gli orsacchiotti sistemati nei locali dello yacht.

IMG-20170602-WA0090E’ l’ora di cena, e questo è un bel problema. Inizio ad intuirlo leggendo un cartello in un invitante ristorante di Grassmarket che recita “dogs welcome, children tolerated”, cani benvenuti e bambini tollerati: senza niente togliere al trasporto per i cani, la sensazione è che i bambini siano proprio giusto tollerati nei ristoranti; per loro è stabilito  nella policy dei vari locali un orario che normalmente è sino alle 20,30; uno pensa va bene, arrivare entro le 20.30 è un orario di cena dignitoso, invece no, in questo gli scottish sono molto british  e al rintocco dell’ora fatale cacciano proprio dal tavolo la malcapitata famiglia con i pargoli. Riusciamo a trovare un ristorante child friendly solo grazie alla paziente opera di telefonate di un consierge dell’hotel, che dopo aver parlato con noi in inglese per mezz’ora scopriamo essere italianissimo, ma ormai così abituato a parlare inglese che non pensa neanche più in italiano; “come si vive ad Edimburgo?” gli chiediamo; “da Dio” ci risponde; in questi giorni in tutti i ristoranti, bar, servizi vari, troviamo ragazzi italiani,  educati e svegli, perfettamente ambientati e soddisfatti delle opportunità che la Scozia sta dando loro, e che gli erano negate in Italia; altro che generazione di smidollati “choosy”.

Al ristorante ci lanciamo nella scoperta della cucina tipica scozzese, mooolto migliore e ricercata di quella inglese che nella top down delle porcherie batte pure i wurstel e crauti tedeschi. Intanto qui in Scozia si mangia salmone serio, più magro di quello scandinavo, in diverse varianti, da quello fresco  e cotto in maniera impeccabile a quello affumicato. Poi c’è dell’ottima carne, spesso cucinata in varianti che contemplano l’utilizzo di whisky, squisite e varie zuppe fresche e il brodo di carni diverse e verdure a pezzi (hotch potch); il re della cucina scozzese è l’haggis, piatto che mi lascia un po’ restia all’inizio perchè a base di frattaglie di pecora con farina d’avena, cipolla e molte spezie, bollite per ore nello stomaco delle pecore, ma ad onor del vero è molto buono e non si capisce di che si tratta se non lo spiegano.Per digerire in fondo basta un buon bicchierino di whisky, e poi via, in giro a rubare ancora qualche meraviglia nascosta, perchè qui il sole tramonta solo per poche ore!

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2 thoughts on “Edimburgo, vivace capitale dell’orgogliosa e verde Scozia

  1. Mi stavo beando del tuo racconto scozzese quando alla parola “Smith” a tradimento la mia mente ha subito associato “Keynes” e le terribili lezioni di economia della mia vita passata.
    Edimburgo è da tempo nella mia lista ma puntualmente mi sfugge a causa del mancato allineamento astrale dei prezzi dei voli 😛 Ci riuscirò, nel frattempo salvo anche il tuo post nei preferiti! Quindi sei arrivata in zona mare con il tour in bus?
    A presto!

  2. Mi attira molto Edimburgo per il suo stile gotico, la sua architettura, la sua aria così misteriosa. Spero un giorno di poterla visitare anch’io!!

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