India – Fatehpur Sikri, città fantasma di Akbar il grande

Fatehpur di per sè è solo un villaggio ad una mezz’ora di distanza da Agra, ma è custode delle imponenti e affascinanti  rovine della città  fantasma di Akbar il grande, Fatehpur Sikri.

Akbar è stato uno dei più grandi imperatori Moghul dell’India, un importante conquistatore che allargò e rafforzò i confini dell’impero, eppure era quasi del tutto illetterato. Era infatti succeduto sul trono a suo padre a soli 13 anni, nel 1556, e non aveva mai coltivato gli studi; conscio di questo si era circondato di un consiglio di sapienti che lo aiutassero nelle decisioni. Era un uomo molto intelligente e un buon governante, preoccupato del benessere e dell’armonia del suo popolo.

In particolare voleva impedire che l’India fosse dilaniata dalle lotte religiose e dalle intolleranze reciproche tra musulmani e indù.

Approfondendo la conoscenza delle diverse religioni presenti nell’impero anche attraverso il pubblico dibattito di sapienti che aveva invitato, era arrivato alla conclusione che tutte le religioni sono solo espressioni di un unico Dio, e lui, musulmano, aveva fondato una propria religione monoteista, fondata su elementi sincretici e la tolleranza religiosa, che divenne la religione di corte.

Per questa idea di tolleranza Akbar aveva scelto tre mogli, una musulmana, una indù e una cattolica, e le trattava rigorosamente in modo paritario per mostrare che nel suo impero c’era lo stesso rispetto per tutte le fedi.

Tuttavia il grande cruccio di Akbar era quello di non riuscire ad avere figli. Dopo aver tentato ogni via, gli fu indicato che nel villaggio di Fatehpur viveva uno sceicco che era un sant’uomo sufi, Sheikh Salim Chisti, di cui era fama che facesse miracoli. Si recò a trovarlo e lui gli predisse che avrebbe presto avuto un erede maschio, ed ecco che la moglie indù diede alla luce un figlio, quel Jahangir della cui storia d’amore noir vi ho parlato nel mio post su Agra.

Felice e grato, Akbar nel 1570 decise di costruire in onore dello sceicco una grande città, e di spostarvi la sua reggia. Così in pochi anni nacque la bella e imponente Fatehpur Sikri, un inno alla potenza dell’imperatore e alla sua tolleranza religiosa. Infatti le costruzioni traggono le loro forme dall’architettura islamica e indù, con elementi dell’occidente cristiano.

Fatehpur Sikri è molto estesa.Vi consiglio di ritagliare per la visita almeno una mezza giornata Si deve lasciare la macchina in un grande parcheggio e si viene prelevati da scassati pullman che attraverso una via costeggiata da rovine minori conducono alla città imperiale vera e propria, tutta di arenaria rossa.

Si entra in un primo cortile porticato su tre lati molto ampio, le cui parti coperte dobbiamo immaginarci tutte riparate da tende e tappeti; questo cortile veniva usato per le udienze pubbliche ed anche per le esecuzioni che avvenivano per schiacciamento da parte di un elefante; la pietra dove era fissata la catena dell’elefante è ancora visibile Akbar aveva un elefante preferito la cui tomba (“torre dell’elefante”) si può osservare fuori dal palazzo, vicino alla grande cisterna.

Sul quarto lato del cortile sorge il Divan-i-Khas, il palazzo delle udienze private, che ha una struttura singolare. Infatti nell’interno quadrato si trova un grande pilastro tutto in un unico blocco di pietra, scolpito con i simboli decorativi cari alle tre religioni islamica, indù e cristiana, che sorregge un grande baldacchino con dei ponti a raggiera su cui trovavano posto i consiglieri dell’imperatore.

Dall’altro lato del Divan-i-khas si esce su un secondo ampio cortile, il Panchisi court. Nel centro di questo cortile è disegnata una grande scacchiera con una forma particolare che serviva a giocare il gioco del Panchisi con delle pedine umane, le concubine dell’imperatore.

A loro e alle mogli ufficiali di Akbar era dedicato il palazzo che si affaccia sul cortile, il Panch Mahal. Questo padiglione a più piani, con una struttura ariosa, era un luogo dove le donne potevano godere il fresco d’estate, quando le giornate arrivavano a temperature insopportabili.

Anche il Khwabgah, il palazzo privato dell’imperatore, aveva un ingegnoso sistema di ventilazione, simile a quello usato nelle torri del vento in Persia, che garantiva fresco d’estate e caldo d’inverno.

C’è poi un palazzo con figure di animali mitologici come guardiani, ed una particolarità: le doppie mura, la cui intercapedine serviva da forziere di pietra per le enormi ricchezze d’oro e di pietre preziose. Altre pietre preziose erano incastonate nelle decorazioni del palazzo, naturalmente sparite subito dopo il suo abbandono.

Per rinfrescarsi c’era anche una grande piscina, al cui centro sorge una pedana quadrata su cui si esibivano musici e cantori, tra cui uno dei consiglieri di Akbar che era noto anche come musicista di gran talento.

Per ciascuna delle tre mogli Akbar aveva fatto costruire un palazzo che rispecchiasse la loro cultura di provenienza.

Per la moglie musulmana, forse proveniente dalla Persia, era stato costruito il “palazzo della sultana turca” (così chiamato dagli occidentali, come se tra persiani e turchi non vi fosse differenza). E’ in pietra lavorata con disegni geometrici astratti propri della cultura islamica, così fini da sembrare intarsi nel legno anzichè nella pietra. Il tetto sembra fatto di cocci mentre è di pietra anch’esso.

Il palazzo della moglie indù era in origine tutto affrescato, oggi si possono vedere pezzetti di scene della mitologia indiana, elefanti, dei, molto rovinati.

Del palazzo di Maria, la moglie cristiana portoghese (la zona di Goa era sotto il dominio portoghese), mi ha colpito il balcone proprio delle architetture europee.

Fatehpur Sikri ha una zona sacra, un quartiere chiamato Jami Mashid. Vi si accede attraverso un monumentale portone d’ingresso dove ancora oggi vanno lasciate le scarpe per poter entrare.

Ciò che è invece difficile lasciarsi dietro sono torme di bambini che tenteranno di vendervi di tutto, principalmente piccoli lavori di artigianato in pietra e legno, parlando  addirittura discretamente sette lingue diverse. Partono da cifre elevate per accontentarsi poi di poche rupie, ma attenzione, se ne accontentate uno vi arriveranno sciami di decine e decine di altri bambini incoraggiati dal risultato del loro compagno. Considerate anche che al termine della visita il pullman vi lascerà proprio in un mercato  di artigiani locali in cui si possono acquistare anche lavorazioni artistiche molto interessanti, soprattutto quelle in pietra traforata.

Passato comunque il portale di Jami Mashid, ci si trova in una vasta spianata sul cui sfondo si erge la grande moschea che servì poi da modello per tutte le altre moschee moghul. La cosa particolare è che in un’ala della spianata sono disposte in ordine sparso le tombe della famiglia imperiale, i cui discendenti hanno tuttora il permesso di seppellire, così che vi sono tombe di cinque secoli differenti. Su di esse scorrazzano gli scoiattolini indiani.

Il luogo più sacro è la tomba dello Sheikh Salim Chisti, che la credenza popolare vuole ancora oggi dispensatore di miracoli ai fedeli. Si possono acquistare, con un’offerta non banale, dei grandi teli in colori sgargianti, principalmente verde che è il colore sacro all’islam ma anche fuxia, giallo ed altri, che si possono deporre a strati sulla tomba del santo, cospargendo poi il telo di fiori. Alla sera le stoffe vengono ritirate e donate alle donne povere per farne dei sari, i vestiti tradizionali.

Accanto alla tomba si trova poi una grata di marmo a cui i fedeli annodano dei fili di lana gialli e rossi (forniti nel kit con i teli) con tre nodi a ciascuno dei quali corrisponde un desiderio. Speriamo che anche i dolci desideri espressi dalla mia bambina si possano davvero avverare nella sua vita.

L’imponenza della moschea fa comprendere come Akbar non si fosse mai del tutto affrancato dall’Islam come religione di stato, e come la sua creazione monoteistica sincretica fosse rimasta una religione per la corte e per pochi intellettuali, che mai fece presa sul popolo. Egli stesso fu colpito da una fatwa che indicava come errore eretico la sua filosofia, ma reagì con l’energia di un grande sovrano: disse infatti che come credente musulmano doveva dar ragione ai dottori dell’islam, ma come imperatore aveva l’obbligo prioritario di fare ciò che era bene per il suo popolo, ponendo tutte le fedi sullo stesso piano; si dichiarò infallibile in materia religiosa e riuscì a dominare ogni aperta opposizione, fino alla sua morte. Ma il figlio restaurò l’islam puro, eliminando ogni traccia della religione fondata dal padre.

Il destino della religione di Akbar fu lo stesso della città di Fatehpur Sikri. Fatehpur visse meno di 20 anni dalla sua costruzione. Fu improvvisamente abbandonata da Akbar stesso, si dice per la difficoltà di approvvigionamento idrico, ma forse per ragioni strategiche perchè si spostò più vicino al confine dell’impero  dove si stava concentrando la guerra di espansione.

Fatehpur, abbandonata, cadde rapidamente in rovina. Fu spogliata dalle sue cose più preziose, depredata da ogni arredo, avvolta dall’oblio del tempo.  Riscoperta dal vicere inglese Lord Curzon e da lui restaurata, è giunta a noi con tutta la meraviglia della sua breve storia.

 

 

 

3 thoughts on “India – Fatehpur Sikri, città fantasma di Akbar il grande

  1. Un articolo meraviglioso, ricco di informazioni necessarie a comprendere il significato del luogo. Mi hai fatto rivivere la mia visita fatta in questa città molti anni fa; molti particolari che hai raccontato li avevo rimossi dalla mente

  2. Non conoscevo la storia dell’imperatore Akbar il grande.
    In questo periodo complicato è un balsamo leggere di uomini che hanno promosso con forza la tolleranza religiosa.

  3. Un viaggio in India è un mio sogno e quando leggo di questi posti mi viene ancora più voglia: mi è piaciuto molto il racconto, non solo del posto ma della storia che c’è dietro.

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