Koblenz, dove si spartì l’impero dei Franchi

Koblenz (Coblenza) è una città tedesca della Renania-Palatinato, situata alla confluenza dei fiumi Reno e Mosella, non grande ma con tantissime cose da vedere. Ci sono arrivata in treno da Colonia , al termine di un viaggio  paesaggisticamente molto bello, seguendo il corso del Reno  in una valle  verdissima in cui si susseguono fitti vigneti e paesini un po’ fiabeschi con le casette dal tetto a punta.

Koblenz non è meta molto conosciuta per il turismo di massa, e avevo idea di trattenermi solo poche ore e ripartire alla scoperta di luoghi vicini più noti, invece la città mi ha letteralmente catturata per tre giorni. Non avevo idea di come Koblenz fosse bella e vivace, e di come visitarla significasse ripercorrere tutta la storia della Germania.

La mia scoperta di Koblenz inizia da questo punto che è un po’ il simbolo della città, il Deutsches Eck, “l’angolo tedesco”, la confluenza dei due grandi fiumi che percorrono Koblenz. Sulla punta di questa specie di promontorio a forma di angolo retto è collocata la grande statua equestre dell’imperatore Guglielmo, alta ben 37 metri, un omaggio all’imperatore che aveva unificato la Germania. Tutto intorno all’alta statua sono le bandiere colorate di tutti i Landes Tedeschi, le regioni dello stato federale tedesco.

Per la città è un simbolo anche perchè distrutta nella seconda guerra mondiale (terribile fu il bombardamento aereo del 1944) e restituita alla vita di Koblenz solo nel 1993. Il nome di Deutsches Eck fu dato a questo luogo in onore del Deutsches Order, l’Ordine dei Cavalieri Teutonici, che proprio qui aveva le sue case.

Da questo punto si  osserva bene la conformazione di Koblenz, che si divide in due nuclei principali, la Altstadt, città vecchia con le stradine strette e le case bianche con le travi di legno e i tetti a punta, e la Neustadt, la città nuova, risalente al XVIII secolo, con ampi viali e bei palazzi.

Vicino al Deutche Eck, le banchine del Reno e della Mosella, curatissime e piene di alberi e aiuole fiorite, sono luogo di grande passeggio e ci sono molte bancarelle. Da qui partono i battelli turistici che fanno il giro del Reno e della Mosella in un’ora, per permettere di ammirare da una prospettiva diversa la città, e anche quelli per le escursioni extraurbana, verso Colonia a nord, Magonza a sud e verso alcune famose mete turistiche sul Reno, come lo scoglio di Lorelei (la romantica sirenetta tedesca), il paese di Rüdesheim, sulla strade dei vini, e Oberwesel con il suo castello. Fare una crociera di più giorni col battello sul Reno deve essere un’esperienza molto rilassante, magari alternando i ritmi lenti della navigazione con un po’di sport nella natura, come con le barche che ho visto trasportare le attrezzature per il cicloturismo.

Il Reno è già prima dell’incontro con la Mosella piuttosto grande, ma dopo il Detsche Eck diventa davvero un fiume imponente e si capisce come sia una via di trasporto importante, per le le persone e per le merci anche particolarmente ingombranti, come il carico di grossi tronchi d’albero o quello di bitume che ho visto trasportare su lunghissime chiatte addirittura fatte di vagoni giunti tra loro e spinte in ausilio da una sorta di rimorchiatore attaccato in coda

Dopo il doveroso tributo al punto più famoso di Koblenz, inizio a girare per le sue strade. La stazione ferroviaria è un buon luogo da cui muoversi alla scoperta della Altstadt, da cui è divisa dalla maggiore strada dello shopping, tutta pedonale, la Löhrstraße.

Prima di imboccarla, però, uno sguardo a due belle chiese. Molti edifici religiosi appartengono al periodo più antico di Koblenz, ma ve ne sono due, qui nei dintorni della stazione, neogotiche. che risalgono a fine 1800, inizi 1900: la Herz-Jesu Kirche e la evangelica Cristuskirche.

Sul fianco di quest’ultima si trova la graziosa piccola fontana di un bambino che si ripara dall’acqua con un libro. E’ la prima di molte deliziose fontane e sculture che troverò qui a Koblenz.

Un’altra di queste fontane, all’inizio della Löhrstraße,  è ingegnosamente costituita di statuine di bronzo di tre coppiette in costume tradizionale, con tutte le articolazioni snodabili, che la gente può ricomporre ogni volta nella posizione preferita.

E vogliamo parlare di queste simpaticissima fontana dell’Arca di Noè, con dentro cane e gatto e tutti gli animali che fianco a fianco convivono aspettando che torni il sereno?

Devo citare poi la piccola tenera fontana della bambina che insegue gli uccellini, la Entenebrunnen.

Mi incammino verso la città vecchia, la Altstadt. Nella Löhrstraße e dintorni, pedonali e gremitissime di gente intenta a fare shopping, avanzo sempre a testa in su per ammirare le facciate delle case antiche, ricche di dettagli architettonici: un balcone, un pinnacolo, un bassorilievo sulla facciata.

 

 

 

 

Il punto più incantevole della città secondo me sta proprio all’incrocio tra Löhrstraße e Altengraben, chiamato Fier Turms, quattro torri, per via di quattro edifici di fine 1600 con i tetti a punta e bellissimi balconi (quei balconi chiusi che si chiamano bovindi, da bow-windows) dipinti e scolpiti, tutti colorati.

 

 

 

Passeggiando noto tanti ristoranti italiani, che sembrano andare per la maggiore, accompagnati da quelli cinesi ed indiani. I locali tedeschi sono invece per lo più birrerie, dove fino a tarda notte i tedeschi sorseggiano enormi boccali di birra apparentemente senza scomporsi.

Arrivo, nel punto più alto della città antica, alla cattedrale, la Liebfrauen Kirche, dedicato alla Madonna, Nostra Signora. E’ un edificio romanico molto antico, risalente al V secolo, rimaneggiato nel XIII secolo, con un coro gotico del XV secolo e campanili barocchi del XVII secolo a forma di cipolla, che furono distrutti nella II guerra mondiale e subito ricostruiti.

La fiancata è tutta bianca, con intermezzi di decorazioni in mattoni rossi.  Le vetrate  tutte colorate sono moderne.

L’edificio della Rathaus è ricoperto da un tetto spiovente con abbaini su più piani. Mi viene da sorridere immaginando gli impiegati comunali ognuno con la sua stanzetta nel sottotetto e il suo piccolo abbaino che manda luce sul calamaio con i topolini che corrono; ogni tanto la fantasia ricama su un dettaglio 🙂

Nel cortile davanti alla Rathaus però c’è la Schängelbrunnen, una fontana burlona che va oltre la fantasia, e che è diventata un po’ il simbolo allegro di Koblenz insieme al Deutsche Ecke che ne è invece il simbolo maestoso.

Apparentemente rappresenta uno scugnizzo, un ragazzino monello, che sta per sputare acqua dalla bocca; intorno è una piccola vasca d’acqua. Uno si ferma sotto la fontana e pensa:  peccato che sia ferma; ma ecco che all’improvviso il monello inizia a sputare acqua e non nella vasca della fontana, ma molto oltre, sulla strada e sui passanti!

La JesuitenPlatz su cui si affaccia un lato del  Municipio, è poi tutta circondata da begli edifici storici, rinascimentali e barocchi. C’è l’entrata della Chiesa dei Gesuiti che dà il nome alla piazza, e in mezzo la statua di Johannes Muller. Il convento dei Gesuiti e la scuola superiore dei Gesuiti, due edifici barocchi, sono ora parte del Municipio.

Tra le vie pedonali che riservano sempre belle scoperte tra i palazzi storici, mi dirigo verso il Reno.

In piazza Joseph Goerres si trova un’altra bellissima fontana moderna che racconta tutta la storia di Koblenz.

Sotto c’è la barca dei fondatori di Koblenz, poi il Castrum romano dal I al V secolo , poi la vita di Koblenz nel medioevo dal VI al IX secolo…

sopra c’è la città di Koblenz  nell’impero fino al XII secolo, quando un grosso incendio la distrusse,

quindi le crociate e l’invasione degli slavi, la ricostruzione della città fortificata e gli anni della prosperità, poi la guerra dei 30 anni e la persecuzione delle streghe,

la rivoluzione francese ed il periodo prussiano, la distruzione del 1944 e infine la città che guarda verso il futuro.

 

 

Arrivo davanti all’importante chiesa di San Castore, un luogo ricco di storia, perchè fu costruito nel’836 ed in quel periodo vi si svolsero oltre 800 sedute di trattative dei figli di Ludovico il Pio per arrivare alla spartizione dell’Impero dei Franchi. L’attuale edificio risale al XII secolo, e dal 1992 è stato elevato da Giovanni Paolo II al rango di basilica.

Dentro vi sono sculture e lapidi molto antiche, come questa bella coppia di cavaliere e dama che riportano ai vestiti tipici dell’epoca.

 

A fianco a San Castore si trova il giardino botanico, un tripudio di colori di fiori ma anche un esempio di riuscito connubio tra natura ed arte: infatti è anche la sede del Ludwig Museum, una raccolta privata di sculture moderne.

Sul giardino botanico si affaccia la Casa del Comandante dell’Ordine Teutonico, una delle numerose case degli appartenenti all’ordine cavalleresco qui a Koblenz, molte delle quali si trovavano nei pressi del Deutche Eck a cui diedero il nome.

Questa è la chiesa di Florins, con i suoi due campanili gemelli che caratterizzano quasi tutte le chiese di Koblenz. E’ una chiesa protestante, si riconosce subito perchè all’interno ospita una mostra d’arte. Su una colonna, piuttosto in alto sono dei segni e delle date che indicano il livello raggiunto dalla Mosella straripata fin dai secoli antichi. Florins è piuttosto spoglia eppure doveva essere tutta dipinta nel medioevo. Di questo splendore è rimasto l’altare di Sant’Anna, con pitture medievali che rappresentano il suo martirio, e un po’meno ben conservato l’altare di Santa Margherita

E  dietro alla chiesa c’è il Florins Markt, una bella piazza con delle belle case, tra cui il Museo del corso del medio Reno.

A Piazza Florins c’ è anche un curioso personaggio che si affaccia dalla facciata di un edificio, attirando frotte di turisti: l’Augen Roller. Si tratta del volto in un altorilievo in bronzo di un signorotto locale, che depredava i viaggiatori forestieri che si spingevano fino a Koblenz, e per questo fu giustiziato. Questo viso ha la particolarità che ad intervalli di mezz’ora muove  gli occhi a destra e a sinistra e tira fuori la lingua quasi a sbeffeggiare i passanti.

Torno sui miei passi fino alla Mosella. Per un lungo tratto è costeggiata da begli edifici antichi, come questo della prima metà del 1500.

Dal lungofiume si raggiunge la zona dell’Antico Castello, all’altezza del ponte di pietra sulla Mosella chiamato Ponte di Baldovino, del XIV secolo, lungo 1 km.

La bella e animata Münzplatz, piazza delle monete, così chiamata perchè un tempo vi si trovava la Zecca, tra le varie case storiche conserva la casa natale di Metternich, il grande statista del Congresso di Vienna , e la casa settecentesca del Maestro della Zecca, nella foto qui sopra. Il battere moneta era uno dei sumboli importanti della floridità comunale.

Ci sono anche delle statue simpatiche di personaggi popolari della vita cittadina, come la fruttivendola e il vigile.

Questo sotto in stule neoclassico è il palazzo del Principe Elettore Clemente-Venceslao. Fu costruito dal 1777 al 1786 e fu abitato solo per un breve periodo dal principe elettore; verso la metà del 1800 poi, fu per alcuni anni la residenza dell’imperatore di Prussia Guglielmo I. Adesso invece è chiuso al pubblico ed è sede di uffici amministrativi.

Ma quanti luoghi accattivanti ci sono qui a Koblenz! all’improvviso sbuco in questa piazza molto vivace,  con al centro un obelisco dedicato a Clemente Venceslao circondato da aiuole con fiori di colori stupendi, dove troneggia il Teatro Cittadino ma si trovano i locali della Deinhard, famosa casa produttrice di vini renani; oggi è giornata di apertura dello stabilimento e c’è la visita gratuita delle cantine con degustazione a pagamento dei vini.

Poi c’ è un grazioso e piuttosto grande complesso di diversi edifici giudiziari dei Tribunali del Land; c’è anche la Corte costituzionale regionale; la Germania, infatti, essendo stato federale ha per molti versi un diritto su base regionale.

Una della facciate del Tribunale del Land dà su un giardino che costeggia il Reno. Dall’altro lato del Reno, tra le case che disseminano la collina, si trova la casa della madre di Beethoven, il Convento dei Cappuccini, e due fortezze sovrapposte.

La fortezza più alta, Ehrenbreitstein, costruita successivamente alla prima solo nel XIX secolo, è una delle fortezze più grandi d’Europa, considerata imprendibile. Ci si può arrivare con una lunga telecabina che regala uno splendido ampio panorama su tutta Koblenz.

Quasi protetto da una lunga colonna sormontata dall’aquila tedesca, sorge, lungo la riva del Reno, alla darsena del Vino, la Weindorf, che sembra un piccolo borgo con cortiletti all’aperto pieni di tavolini e botti che fanno da fioriere, tra casette bianche con le travi di legno a vista e  il tetto a lungo triangolo.

Insomma un luogo dall’aria romantica e attraente.

Qui ci sono ristorantini tipici dove si servono cibi locali accompagnati da vini renani, ed è un posto molto animato la sera. Si mangia anche piuttosto bene. Basti pensare a questo strudel fumante di forno, con gelato alla crema, panna montata e kiwi, goffre a forma di cuore, praticamente un pasto completo.

Ma dopo tanto girare per tutta la città, me le sarò meritate queste calorie, no?

 

 

 

3 thoughts on “Koblenz, dove si spartì l’impero dei Franchi

  1. La Germania è sicuramente ricca di storia. Persino le cittadine più piccole e i borghi più isolati, infatti, sono carichi di vicende tramandate di generazione in generazione. Koblenz deve essere proprio bellissima: aggiunta alla lista delle prossime mete da prendere in considerazione!

  2. Per me il Reno dalle parti di Koblenz è più bello che mai. Se penso a quella città mi viene in mente subito il suo fiume così maestoso.

  3. A me queste cittadine tedesche, mezze “sconosciute”, ma stracolme di storia e di angoletti da scoprire fanno impazzire! Gran bell’articolo

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