Messico: tra gli angeli e le ceramiche di Puebla

Il Messico è uno dei miei ricordi di viaggio più belli, una terra solare,  ricca di musica, colori,  di antichissima civiltà e di tormentata storia. Ci sono andata con la mia amica Costanza diversi anni fa’, prima di decidermi a mettere su famiglia: due ragazze spensierate e un po’ emozionate per il primo viaggio oltre oceano, con un enorme zaino in spalla e gli orari delle corriere pubbliche in tasca. Non esisteva ancora questo blog e così non ne ho mai scritto, se non un breve post sulla mia prima tappa, Città del Messico e dintorni, però ieri mi è tornato prepotentemente su dal cuore alla memoria, e mi è venuta una grande voglia di tornare in Messico insieme a mio marito e alla mia bimba.  Avete presente l’inizio della Ricerca del tempo perduto di Proust, quanto il sapore di una madeilene fa improvvisamente riemergere un mondo di ricordi legati a quel biscottino apparentemente insignificante? A me è successo guardando con mia figlia il nuovo cartone animato della Disney-Pixar, “Coco” (un vero capolavoro che incanta i piccoli e commuove i grandi): quei pavesi di carta quasi ricamata di tutti i colori  appesi tra le case mi hanno riportato alla mente l’incontenibile allegria della città di Puebla. E allora è  proprio da qui che voglio riprendere il mio racconto.

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Puebla de los Angeles, la città degli angeli, forse ha un nome pretenzioso, ma uno stuolo di angeli  barocchi abita davvero la sua miriade di belle, originali chiese (la tradizione ne conta 365, una per ogni giorno dell’anno), e certamente il titolo di patrimonio dell’umanità UNESCO è meritatissimo per il fascino non solo dei suoi antichi monumenti ma anche e forse soprattutto delle strade acciottolate del suo centro storico, dove la musica e gli odori di cibi speziati accompagnano ad ogni ora l’animazione dei mercati, dei negozietti e delle botteghe artigianali, tra case coloniali dai colori sgargianti con particolari mosaici di ceramica, sullo sfondo di un imponente scenario naturale di alte montagne vulcaniche.

popocatepetl con cholulaNel Messico delle antiche leggende atzeche questa natura ha preso vita in una struggente storia d’amore che ha per protagonisti proprio i due vulcani dai nomi impronunciabili che sovrastano Puebla: Popocatètepi e Iztaccihuati. Popocatàtepi era un giovane guerriero innamorato della bella principessa Iztaccihati, che lo ricambiava con passione. Ma il padre di lei contrastava questo amore e cercò di liberarsi dello spasimante della figlia mandandolo a combattere in una difficilissima guerra ed annunciando quindi falsamente la morte del giovane. Come Giulietta e Romeo, lei si suicidò alla notizia, e lui tornato vincitore non resse al dolore e alla rabbia e morì; gli dei commossi da questa sventurata storia d’amore vollero preservare i due amanti vicini per sempre e trasformarono lei nella montagna conosciuta come “la donna addormentata”, il cui inconfondibile profilo domina Puebla, terza vetta del Messico, e lui in un vulcano attivo che ancora oggi si vede spesso fumare e riversare a volte la sua ribollente furia. Purtroppo, al di là delle romantiche leggende e della bellezza di questo paesaggio, le zone vulcaniche sono ahimè anche zone dall’intensa attività sismica, e nel settembre del 2017 una terribile scossa il cui epicentro era proprio a 55 km da qui, ha devastato lo stato di Puebla ed anche il centro storico di Puebla  de los Angeles ha subito gravi danni che non ne hanno però intaccato il fascino.

talaveraPuebla è famosa nel mondo  per la fabbrica della Volkswagen che produce i maggiolini (e tantissimi colorati maggiolini girano per le strade della città),  per  quella terribile salsetta al cioccolato per condire le carni chiamata “mole pueblano”, e per le splendide ceramiche Talavera. Moltissime case hanno le facciate decorate con mosaici di questa ceramica, in forme geometriche o in dipinti che raffigurano luoghi, persone o composizioni curiose. vlcsnap-2018-02-23-22h45m51s459Mi ricordo in particolare della rossa “casa de los mugnecos”, cioè delle marionette, con grandi figure di burattini che sbeffeggiano la famiglia rivale proprietaria del dirimpettaio sontuoso palazzo. Passeggiando per i negozietti del centro è quasi impossibile resistere alla tentazione di un sia pur piccolo souvenir in coloratissima ceramica Talavera, ma io ho esagerato, comprandomi un’intera cassa di piccole mattonelle policrome dipinte a mano e tutte diverse l’una dall’altra che poi hanno troneggiato per anni intorno alla porta della mia cucina; me le sono caricate nello zaino e trascinate dietro per tutto il viaggio, e non sapendo spiegare in spagnolo agli autisti delle corriere che il mio zain0 conteneva materiale fragile, ho continuato a raccomandare indicando il bagaglio: “attenzion, porzelan, porzelan!” che non significa assolutamente nulla ma che ha prodotto effetti miracolosi sugli autisti che hanno trattato come cosa preziosa o forse pericolosissima i miei bagagli. Ancora oggi se ci ripenso mi vengono le lacrime dalle risate.

puebla cittàpuebla angolo coloratoPuebla è città coloniale in senso stretto, una delle poche non fondate distruggendo insediamenti indigeni preesistenti, ma fondata ex novo nel 1531 dagli spagnoli come tappa sul cammino troppo lungo da Città del Messico al porto di Veracruz. Il centro storico è in gran parte pedonale e passeggiare è veramente divertente, sicura anche fino a notte perchè perennemente animata e con i ristoranti aperti  ed è anche facile orientarsi perchè la pianta è di tipo romano: asse cardo-decumano e vie parallele numerate progressivamente . Gli occhi sono divisi tra la curiosità dei mille oggetti artigianali in vendita e l’ammirazione per le case coloniali. Molte facciate sono in un accesso rosso mattone puntellato di stucchi geometrici bianchi; ci sono scorci molto belli, come la Piazza degvlcsnap-2018-02-23-22h31m17s319li Artisti, con rossi palazzi coloniali  vlcsnap-2018-02-23-22h33m41s119e una bella fontanella centrale, luogo dove i pittori locali espongono le loro opere, che con un gusto inconfondibilmente messicano trasudano allegria dal contrasto vivissimo di colori o ancora la bella piazza del Teatro municipal, o ancora la Plaza de los avios dove ci sono il mercatino degli uccelli e quello dell’antiquariato.

Imperdibile è la visita del mercato, anzi vi consiglio di andarci due volte: di prima mattina quando gli stand sono chiusi e si può ammirare lo straordinario gioco di colori del pavimento e delle botteghe, e poi nel cuore dei traffici, quando a predominare sono i colori della merce che ricopre ogni cosa.

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vlcsnap-2018-02-23-22h34m48s321cattedrale pueblaLa piazza che è il cuore di Puebla è il grandissimo Zocalo, tutto verde di piante al suo centro, con il bianco monumento agli Angeli protettori della città, circondato da palazzi porticati e da una fiancata della Catedral Major, con la sua balaustra di metallo tutta sormontata da piccole statue di Angeli. La cattedrale, o Tempio Major, è dedicata a San Domenico ed ha i due campanili gemelli ma nati con un secolo di distanza che sono i più alti del Messico, una pianta complicata derivante da successivi ampliamenti e un  interno di stucchi bianchi che ne esaltano le dimensioni.vlcsnap-2018-02-23-22h35m46s207

Nella mia mania di non perdere nulla di tutti i posti che visito a Puebla, che ha una chiesa monumentale ad ogni angolo, stavo diventando matta; non so voi, a me capita di visitare sempre come prima cosa le chiese perchè sono quelle che trovo  ben descritte nelle guide come imperdibili e di dimenticarle poi per prime, se non hanno proprio qualcosa di particolare.  In questo caso della Chiesa della Santa Croce ricordo solo che fu costruita nel luogo ove fu piantata la croce a simbolo della fondazione della città;  invece ricordo molto bene due chiese, e questo significa che sono proprio uniche.

virgen rosario pueblaLa prima è San Domingo di Guzzman e mi è rimasta impressa a causa della Capilla de la Virgen del Rosario; nonostante io venga da Roma, la regina del barocco,  quella cappella non ha eguali quanto a carichi di decorazioni,  è un tripudio barocco coloniale completamente rivestita d’oro, con angeli e santi scolpiti che si affacciano a guardare i fedeli. Paperon de’ Paperoni impazzirebbe di piacere lì dentro.

San_Francisco_AcatepecLa seconda chiesa è San Francisco Acatepec, che ha una facciata e anche le decorazioni interne tutte in azuleijas e ceramica talavera, una “chiesa di porcellana” come è stata definita, sfavillante di colori accesi e splendida!

vlcsnap-2018-02-23-22h44m05s005Sullo stesso particolare stile con le mattonelle di ceramica dipinta è anche la Chiesa dedicata a Nostra Signora di Guadalupe.

 

vlcsnap-2018-02-23-22h40m29s490A Puebla si sono vissute pagine importanti della storia messicana. Un breve ripasso: i francesi invadono il Messico per contrastare oltreoceano l’espansione inglese attraverso gli USA, e insediano poi  come imperatore lo sfortunato Massimiliano d’Asburgo, passato alla storia per il gesto romantico di aver chiesto di ascoltare “la paloma” prima di essere fucilato. La resistenza ai francesi da parte dei messicani fu da subito intensa, e proprio a Puebla si svolse un’eroica battaglia. Il Forte de Loreto, ancora ben conservato, e il vicino Forte de Guadalupe, dentro ai quali ci sono armi, diorami, divise, cimeli di guerra e monumenti commemorativi,  hanno  visto nel 1862 la resistenza vittoriosa dei messicani, anche se il successo durò solo per un periodo molto breve, e così il 5 de majo è diventata una festa importante per il Messico, celebrata anche dalle comunità messicane negli Stati Uniti, anche se qui in Messico ogni data ha un qualche suo festeggiamento storico. Per gli appassionati c’è a Puebla anche un museo della rivoluzione.

museo baroccoUno degli aspetti che mi sono piaciuti di Puebla è anche che pur essendo ricca di monumenti antichi, non smette di rinnovarsi. Da un lato ricordo l’emozione quasi religiosa della silenziosa visita alle grandi sale della Biblioteca Palafoxiana, voluta nel ‘600 dal vescovo Palafox y Mendoza, la più antica biblioteca del Sudamerica che racchiude testi latini e greci ma anche volumi importantissimi a capire la civilità precolombiana e la storia della colonizzazione. Dall’altro mi ha colpito molto il modernissimo Museo del Barocco, un grandissimo edificio bianco dalle linee mosse del giapponese Toyo Ito.

mole-poblanoE’ impossibile dimenticare la cucina di Puebla, che ha fama di essere una delle migliori del Messico. Certo l’uso del piccante è devastante per chi non è abituato e io avevo imparato a chiedere dei vari piatti: “pica?” e se la risposta era “poquito”  accompagnata da sguardo benevolo, lasciavo subito perdere; il loro senso del “un po’ piccante” equivale infatti a “di fuoco”.  Anche se si dice che il peperoncino disinfetti e allontani la vendetta intestinale di Montezuma. Su tutti i cibi domina il Mole Poblano, unvlcsnap-2018-02-23-22h45m23s102a salsa indescrivibile che contiene oltre 50 ingredienti e un’elaborata preparazione ma sostanzialmente a base di cioccolato piccante con noce moscata, usata per condire principalmente le carni; io l’ho prima assaggiata da sola e naturalmente essendo a base di cioccolato l’ho gradita, poi l’ho riprovata in un piatto di pesce e ho trovato l’abbinamento una vera schifezza, ma probabilmente sulle carni il sapore doveva essere diverso. E’ un esmpio di cucina fusion ante litterame, una contaminazione tra i gusti spagnoli e gli ingredienti atzechi. Fatto sta che il mole poblano è uno dei vanti di Puebla al punto che una delle tappe obbligate della visita di Puebla è il convento di Santa Rosa de vlcsnap-2018-02-23-22h44m39s269Lima, dove una suora di clausura inventò nel 1700 questa salsa per accogliere degnamente nella città il vicerè di Spagna. beh, la chisa di S.Rosa e il convento con le sue azulejsanta rosaas, le sue grandi sale dalle volte a botte,il chiostro e naturalmente la grande cucina meritano comunque sicuramente una visita. Comunque la rinomata cucina di Puebla vanta anche altre specialità tra cui la Tinga de Puebla, che consiste in carne a striscioline o tocchetti con pomodoro a pezzetti, prezzemolo, cipolla soffritta e naturalmente peperoncini verdi piccanti, il tutto servito sopra tacos o tortillas. Buoni i chiles de novada, che sono un piatto a base di peperone ripieno che non si ripropone quando è fatto bene, e le chalupas, tortillas ripiene al formaggio o alla carne che ho trovato molto simili agli amati sofficini, ma neanche a dirlo piccanti. E poi per finire dolcetti di marzapane che mai mi aspettavo di trovare in Messico ma erano invece proprio tipici di Puebla.

Insomma, Puebla è una di quelle città che ha il giusto mix di cultura, arte, storia, artigianato, folklore, mercatini, negozietti e cibo tipico, e mi ha lasciato un ricordo di grande allegria, quasi un simbolo della proverbiale allegria messicana. Quello che ci voleva per affrontare le quattro ore e mezzo di pullman per Oaxaca, prossima altrettanto suggestiva tappa del mio viaggio.

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