Cartoline dalla storia: sposarsi a Nagasaki nel 1917

Oggi vi propongo un piccolo viaggio non solo nello spazio, fino al Giappone, precisamente fino a Nagasaki, ma anche nel tempo, fino al 1917, prima che la bomba atomica radesse al suolo la città e prima che la modernità trasfigurasse il Paese del Sol Levante ed erodesse piano piano le secolari tradizioni che tenevano insieme la sua società.

Il viaggio che vi propongo è attraverso una serie completa di cartoline che ho ritrovato in un baule di mia nonna, spedite appunto nel 1917 da Nagasaki da suo fratello e rappresentanti, con autentiche foto in bianco e nero acquarellate a mano una per una, i preparativi di una sposa per le cerimonie nuziali e la sua nuova vita di moglie e madre nella società tradizionale giapponese di inizi ‘900.

IMG_20180813_194503La prima foto rappresenta il tempio Suwa, il massimo tempio shintoista di Nagasaki, adagiato sulle pendici del monte fin dal 1614, costruito per difendere lo shintoismo contro l’avanzare delle conversioni al cristianesimo, un po’ l’emblema della città che è miracolosamente rimasto intatto dopo l’esplosione atomica, mentre la cattedrale cattolica  Urakami fu completamente distrutta.

IMG_20180813_194553E’ dedicato ai giapponesissimi spiriti kamu del coraggio e del dovere, e oggi molti matrimoni tradizionali si celebrano lì (e le battute sul coraggio e senso del dovere che servono a portare avanti un matrimonio in una società dove il rapporto uomo donna è veramente un po’ schizzofrenico vengono facili), anche se per sposarsi in Giappone oggi basta registrare un contratto; molti matrimoni di non cristiani vengono comunque celebrati in finte chiese costruite apposta, con lo stesso spirito con cui in Giappone si gioca ad entrare in ogni tipo di scenario estraneo alla propria vita “normale”.

Però paradossalmente il tempio shintoista non era un secolo fa il luogo tradizionale per i matrimoni, che venivano di solito celebrati a casa.

IMG_20180813_194800Un secolo fa, all’epoca di queste cartoline, gran parte dei matrimoni giapponesi erano combinati, e solo successivamente all’accordo tra le famiglie i due futuri sposi potevano incontrarsi e vedersi per la prima volta sotto gli occhi vigili delle donne della famiglia. Ecco qui sopra immortalata la scena del primo incontro.

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 Segue lo scambio dei doni nuziali, che consolidano l’ufficialità e la serietà della promessa.

IMG_20180813_195407Quindi un corteo porta i mobili e le cose del corredo (nella cartolina si dice ” gli strumenti”) della sposa sino alla casa dello sposo.

IMG_20180813_195446Tutto questo corredo viene esposto per essere ammirato.

IMG_20180813_195617Quindi la sposa arriva a casa dello sposo col corteo nuziale, a bordo di un risciò, vestita con il suo colorato kimono nuziale e con il voluminoso copricapo che rappresenta l’obbedienza in quanto simbolicamente copre le corna dello spirito selvaggio della donna.

IMG_20180813_195737Seduti sul pavimento della casa, gli sposi bevono insieme per 9 volte il sakè, per confermare la loro volontá di unirsi in matrimonio. La sposa indossa un kimono bianco  matrimoniale. Questo era il fulcro del rito matrimoniale, mentre oggi la cerimonia shintoista è molto più bella e articolata.

IMG_20180813_195810La sposa si cambia lo Shiromiku, il kimono di seta bianca nuziale, per l’ abito da cerimonia più colorato e…

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…ebbene sí, beve ancora sake, questa volta con i suoceri e con la famiglia dello sposo, per esprimersi reciprocamente la volontà di amarsi teneramente da questo momento in poi. La donna nella famiglia tradizionale era interamente dedicata alla cura dei figli e soprattutto del marito e dei suoceri.

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La cartolina successiva è naturalmente una finzione che la dice lunga sulle aspettative di una donna che si sposava: ” la sposa va a letto con un dolce desiderio”, quello dell’immediata maternità.

IMG_20180813_195651Desiderio coronato nella cartolina in cui l’inserviente  aiuta a partorire la donna dietro al paravento e assiste il bambino neonato.

IMG_20180813_195155I parenti prendono il bambino e si recano al tempio per invocare la benedizione sopra di lui. Il primo figlio era importantissimo nel sistema rigidamente gerarchico della famiglia tradizionale, era l’erede che perpetuava lo “ie”, il nucleo familiare.

Un tuffo in un passato sparito, travolto dallo sviluppo frenetico della modernità giapponese, di cui però la famiglia è una vittima, sacrificata in nome del lavoro, con padri spesso assenti tutto il giorno e figli spinti verso la competizione sociale fin dai primi anni di vita.

c315f4db-4f74-4145-ac3c-7f46e2719431Ma queste cartoline si portano dietro anche un’altra storia. colui che le aveva spedite era il mio prozio Silvio, fratello di mia nonna; veniva dalle valli del biellese e con irrequieto spirito di avventura era emigrato in Cina, dove aveva fatto fortuna. Di lui ci sono le foto straordinarie di una Cina che era davvero l’altro lato dell’universo, specie nei luoghi più remoti ove i primi contatti con l’occidente avvenivano insieme alla costruzione della ferrovia e delle grandi vie di comunicazione stradale. In quei giorni si era recato a Nagasaki per i suoi affari e scriveva alla sorella sul retro delle cartoline: “presto queste cose finiranno come fonisce ogni cosa. Conservale”. Era il 22 luglio 1917. In Italia, lontanissima, imperversava la prima guerra mondiale. Alcuni mesi dopo, l’impatto emotivo suscitato dalla disfatta di Caporetto travolse l’animo sognatore e patriottico di Silvio, che nonostante potesse stare servito e riverito nel suo nuovo mondo, mollò tutto e si precipitò in Italia per arruolarsi. È sepolto tra gli eroi del Monte Grappa.

E io conservo gelosamente tutte le sue foto di quel suo mondo sparito, e anche l’esempio del suo spirito.

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12 thoughts on “Cartoline dalla storia: sposarsi a Nagasaki nel 1917

  1. Fantastico! Che mondo affascinante, ma allo stesso tempo triste.. anche io berrei molti sale se fossi una donna giapponese nel 1917…..

  2. Questo racconto è un vero e proprio tuffo nel passato, grazie per averlo condiviso! Il tuo prozio ha avuto davvero una vita avventurosa per l’epoca, sono rimasta davvero affascinata dalle cartoline accompagnate al racconto! Grazie!

  3. Mentre leggevo il tuo post mi chiedevo proprio come mai tua nonna ricevesse queste cartoline da suo fratello e la spiegazione che ci hai fornito è una storia nella storia bellissima. Purtroppo finita tragicamente con la morte di quest’uomo avventuroso e sognatore. Grazie di averla condivisa con noi.

  4. Oddio, ma è bellissimo. Un bellissimo racconto, un ricordo intenso, e meravigliosa la figura di tuo zio, un sognatore, viaggiatore e intraprendente. Le cartoline colorate dal Giappone raccontano di un’epoca che non è più, sono davvero un prezioso documento. Grazie per aver condiviso questa storia con noi.

  5. Una cosa bellissima, sei davvero fortunata. Le cartoline, oltre al valore storico in sé, hanno anche un enorme valore per la tua famiglia. Oltretutto sono bellissime, acquarellate a mano in quel modo. Alcune sono pure sfocate e questo le rende ancora più vere. Complimenti a te infine , ricordi una persona che non hai mai conosciuto, rendendola viva ancora una volta. Pensa a come sarebbe fiero di te tuo zio!

  6. Che viaggio interessante. Scegliere di raccontare Nagasaki prima che la bomba atomica radesse al suolo la città è davvero una bella idea. E’ molto emozionante quando tra le vecchie cose si trovano cartoline di alto valore affettivo e storico.

  7. Che bel tuffo nel passato, un racconto davvero piacevole ed interessante che racconta le abitudini di un popolo davvero lontano dalla nostra cultura. Veramente affascinante.

  8. Ma che meraviglia il baule della nonna… e soprattutto ritrovarlo con cose preziose come questi ricordi… Complimenti per l’articolo, e grazie per averlo condiviso!

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