Ostia Antica – dove Roma iniziò ad aprirsi sul mondo

Roma ha avuto sempre un rapporto controverso con il mare. Sorge vicinissima al mare ma non è mai stata realmente città di mare; Ostia, il naturale sbocco sul mare della capitale, è  ora un municipio di Roma ed è stata per Roma antica una delle prime naturali zone di apertura verso il mondo.

Quella di Ostia antica è un’area archeologica molto vasta ed inserita in uno splendido contesto naturalistico, che merita di essere conosciuta e valorizzata perchè narra tanto della vita e della civiltà di Roma, ed è forse la città romana meglio conservata dopo Pompei ed Ercolano. Per questo tifiamo vivamente perchè le sia conferito il riconoscimento del marchio del Patrimonio Europeo.

Io ho avuto la possibilità di visitare gli scavi di Ostia antica, grazie all’iniziativa di Marina Lo Blundo, archeologa responsabile della comunicazione del parco, e guida d’eccezione per una rappresentanza di  “Travel Blogger Italiane“.

Ostia antica sorgeva nel punto dove il Tevere sboccava nel mar Tirreno (Os significa appunto bocca), fino a che una grande inondazione nel 1575 cambiò il corso del fiume spostando la foce di circa 2 km a nord.

La leggenda vuole Ostia Antica fondata addirittura dal quarto re di Roma, Anco Marzio, e quindi sarebbe la primissima colonia di Roma,  ma non ci sono evidenze dirette di un nucleo così antico, mentre la prima cittadella racchiusa tra mura, un tipico castrum romano con funzioni di difesa ma anche con una forte vocazione commerciale, risale al IV secolo a.C.

Man mano che si espandeva la potenza militare e commerciale di Roma cresceva anche l’importanza del suo  porto fluviale e sbocco sul mare, che divenne ben presto una città ricca e cosmopolita, dove approdavano le navi da tutto il Mediterraneo, cariche delle merci provenienti dalle terre più lontane dell’impero. Qui si incontravano genti di diverse razze culture, divise in corporazioni che ne richiamavano la provenienza e il mestiere.

Ben presto Ostia, che le condizioni naturali non favorivano per l’approdo delle grandi navi, fu insufficiente come porto e Claudio fece costruire più a nord un nuovo Porto di Roma, vicino a Fiumicino, ed in seguito Traiano lo ampliò scavando nell’entroterra un nuovo bacino esagonale per l’approdo.

Ostia antica fu sempre  il ricco e vivace centro di smistamento delle merci dirette a Roma; da lì le chiatte risalivano il Tevere controcorrente tirate con robuste funi da buoi e bufali dalle sponde, fino a raggiungere la Capitale; più raramente si sceglieva il trasporto via terra.

Ostia arrivò a contare, nel periodo di massimo splendore sotto Adriano, 100.000 abitanti. Il declino di Ostia fu parallelo al declino di Roma stessa, e fu progressivamente abbandonata dopo Costantino, soggetta alle invasioni barbariche, alla distruzione e alla spoliazione.  Gregorio IV nel IX secolo vi costituì il borgo di Gregoriopoli, nel luogo dove il Tevere all’epoca faceva una larga ansa. Ma Ostia antica pian piano crollava e si interrava finchè delle sue rovine scomparve persino la traccia.

Gli scavi iniziarono nel 1800, furono poi ripresi nel 1900, e durante il periodo fascista ebbero un notevole impulso, anche con cura all’estetica del sito che fu contornato da splendidi pini marittimi,  in relazione alla propaganda connessa alla politica di espansione verso il mare di Roma da cui nacque anche il progetto del quartiere Eur. A più riprese sono stati effettuati nuovi scavi nel secondo dopoguerra, ed oggi la città si presenta nel suo splendore, con le sue insulae e le sue ville, le sue botteghe e taverne, le sue terme, il teatro, il  foro, il capitolium,  il mitreo, ed il museo raccoglie moltissime belle statue.

Tanto altro ancora è però ancora sepolto  (ad es. non è pensabile che una città come Ostia non avesse un anfiteatro) e ci sarebbe da scavare, anche se, come per buona parte del patrimonio archeologico in Italia, spesso la mancanza di fondi e l’impossibilità di custodire adeguatamente quanto viene riportato alla luce, consiglia interventi di archeologia leggera. Ma un po’ di mistero rende ancora più affascinante questo luogo.

Arrivare a Ostia da Roma è molto semplice: basta arrivare alla fermata San Paolo della metro B e senza uscire dalla metro prendere il trenino veloce per Ostia che in 20 minuti porta proprio agli scavi. La visita richiede una mezza giornata intensa ma potete abbinarla anche ad una passeggiata naturalistica o ad un pomeriggio di relax sulle spiagge di Ostia.

Quando si arrivava ad Ostia da Roma, il primo impatto con la città era con la sua necropoli, che si estendeva lungo la principale strada di accesso, e nella quale le ricche famiglie rivaleggiavano nella costruzione di sepolcri che rendessero merito al loro lignaggio.

Di questi sepolcri di datazione molto varia è rimasta in gran parte solo la struttura muraria di mattoni, e proprio i singoli mattoni sono stati essenziali nel ricostruire le vicende urbanistiche di Ostia, perchè ciascuno di essi riportava il marchio di fabbrica, e queste fabbriche sono state tutte censite e datate.

Tra gli altri, vi è questo sepolcro molto particolare che voleva rappresentare l’idea di un portico sui cui frontoni delle arcate sono dei rilievi di soli splendenti.

La necropoli termina nel luogo ove sorgeva la porta di accesso alla città, Porta Romana. Doveva essere una grande porta monumentale  tra mura altrettanto poderose. Ne sono rimasti solo frammenti che sono stati ricollocati dove presumibilmente dovevano trovarsi su uno dei due lati dell’arco.

Vicino alla Porta Romana è stata rinvenuta ua grande statua di vittoria alata, probabilmente copia romana di un originale greco andato perduto. Il ritrovamento avvenne negli anni ’20 ed in epoca fascista assunse un’evidente valore simbolico.

Dalla Porta Romana scorre il decumano, l’asse viario principale di Ostia, largo e ben lastricato, contornato da negozi e magazzini, e oggi anche da splendidi pini marittimi.

Tra gli edifici spiccano le terme. Dove i romani fondavano una colonia, provvedevano subito a costruire una o più terme, un teatro e un anfiteatro.  Qui le terme sono diverse, alcune pubbliche e altre ad uso riservato, come questo edificio della corporazione dei Cisiari, coloro che erano addetti alla gestione del trasporto delle chiatte sul fiume tramite il trascinamento con corde. Di fatto controllavano l’accesso delle merci a Roma e qui di, nonostante il lavoro apparentemente gravoso ed umile, erano molto rispettati e benestanti.

L’acqua era riscaldata da un sistema di tubazioni di terracotta che scorrevano lungo tutto il pavimento ed i muri, con il calore alimentato da un forno  a cui era addetto uno schiavo che, ahilui, non si godeva certo il relax delle terme.

E’ interessante guardare i bei mosaici che ricoprivano il pavimento delle piscine termali dei Cisiari, uno con le figure geometriche, un altro con vari mostri e divinità marine che dovevano ondeggiare sotto il pelo dell’acqua. Quando Ostia iniziò a decadere, ma le terme erano ancora usate, si era forse persa l’arte del decoro musivo così raffinato, ed i rattoppi furono fatti con le tessere a casaccio o con delle grandi pezze si marmo bianco.

Nelle più famose terme di Nettuno la vasca principale rappresenta una quadriga trainata da cavalli su cui corre Nettuno, dio del mare, circondato da mitologici abitanti del mare che sono mostruosi connubi di diverse specie animali. Nell’altra piscina sul carro è la ninfa sposa di  Nettuno.

Seguiamo il decumano  fino al Teatro,  una grande struttura perfettamente conservata, con una cavea che tiene fino a   posti ed una scena che è tuttora utilizzata per rappresentazioni teatrali e musicali.

Io ebbi la fortuna di assistere qui a “Le memorie di Adriano” con il grande Albertazzi e vi assicuro le lo spettacolo, con cotanto attore e con questa ambientazione, fu commovente ed entusiasmante.

Dietro al teatro sorgeva una vasta piazza contornata da negozi cosmopoliti e vari e sedi di corporazioni. Presumiamo che gli spettatori delle rappresentazioni teatrali affollassero questo luogo in prossimità degli spettacoli o degli intervalli.

Possiamo ricostruire che cosa vi si vendeva o quali attività vi avevano sede di rappresentanza dai significativi e ottimamente conservati mosaici che testimoniano quanto ricca e importante fosse Ostia antica.

Abbiamo la sede degli armatori di Cartagine, di Porto Torres, di Cagliari.

Abbiamo la vendita di animali esotici come fagoceri e gazzelle, o addirittura gli elefanti importati da Tabrata, in Africa.

Abbiamo le merci provenienti dall’Egitto, simboleggiato da un mosaico raffigurante il delta del Nilo.

Abbiamo gli importatori di grano, di olio e di vino, fondamenti dell’alimentazione romana, ciascuno rappresentato nei propri contenitori tipici.

Poi ci inoltriamo nei vicoli del quartiere residenziale. Dove oggi si è conservato solo il piano terra delle case, dobbiamo immaginare delle insulae di tre piani in muratura r forse un quarto piano in legno per alleggerire la struttura, con un portone su strada di accesso alle abitazioni e le botteghe al piano terra.

Qui riconosciamo addirittura il piano di un balcone su cui doveva ergersi il piano superiore.

E poi ci sono i luoghi di ristoro della vita quotidiana. Questo Thermopolium, cioè letteralmente tavola calda,  mi ha incantato, basterebbero dei tavoli ed ecco che sembrerebbe riprendere immediatamente vita. Dietro al bancone di marmo ad angolo l’oste mesceva le bevande tenute in fresco da otri seminterrate, mentre sui ripiani venivano esposti i cibi e dipinti murari illustravano i prodotti come un grande menù. C’era perfino un dehor per le fresche sere d’estate.

Questa pescheria, con le sue vasche e il suo tavolo di marmo, ricorda la rivalità esistente tra pescatori e delfini.

In un’epoca in cui non c’era pesca intensiva, uomini e delfini se la battevano alla pari nella ricerca del pesce, ed ecco che al pescivendolo viene in mente di rappresentare sul pavimento un mosaico con un delfino che stringe in bocca un polpo e la scritta ” imbide, calco te”, cioè invidioso, ti calpesto.

Ancora altrove il tenero delfino è rappresentato con il cattivissimo muso digrignante.

In un’altra pescheria c’è un mosaico con una barca su cui si trova un pescatore che ha preso due pesci ed un ragazzo che fa le corna, come gesto d’invidia, con su scritto invidioso.

C’è un forno, con le macine per il grano in dura pietra vulcanica, che venivano fatte ruotare attraverso bastoni inseriti nei fori nella pietra, trascinati in tondo da animali o da schiavi, che producevano la farina che impastata veniva cotta in una grande fornace.

Si pensa che questo forno fosse così grande e importante da fornire tutta Ostia e forse da esportare anche a Roma i suoi prodotti.

Poi c’è la religione, anzi le religioni, perchè da città cosmopolita quale era, Ostia accoglieva culti provenienti da diverse provincie dell’impero, come testimoniano la presenza di un mitreo, di un tempio di Cerere, forse di una sinagoga.

Questa è l’ara dedicata a Romolo e Remo, che testimonia il legame strettissimo con Roma.

Molto importante era il culto di Ercole, a cui un mecenate della facoltosa famiglia Publicola aveva fatto ergere un tempio, facendosi poi vanesiamente rappresentare in posa eroica e corpo statuario difficilmente corrispondente alle sue vere fattezze.

Qui avvenne un fatto che fu considerato miracoloso , di cui abbiamo notizia sia dagli annali sia da questa rappresentazione marmorea: molto tempo dopo la fondazione del tempio di Ercole, dei pescatori pescarono con le loro reti, al largo del mare di Ostia non lontano dal tempio, una statua di Ercole. Si trattava naturalmente di qualche carico affondato molto tempo addietro, probabilmente proveniente dalla Grecia, ma fu interpretato come un segnale di predilezione del dio verso la città.

Il tempio più importante era il Capitolium, dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva), alto in cima alla lunga scalinata come il Campidoglio di Roma in piccolo. Infatti fu l’unico monumento a non essere interrato nei secoli, e nel medioevo era usato come ovile.

Il Capitolium sorgeva sul foro, il punto principale della vita civile e politica della città, in cui tra l’altro avvenivano lo scambio di patti commerciali, si ricevevano i clientes, si tenevano i processi nella Basilica. Non resta molto della sua solennità, ma quanta vita deve essere passata di qui!

L’ultima immagine di bellezza ce la regala la Villa di Amore e Psiche. Si tratta di una costruzione tarda, quando ormai Ostia andava perdendo importanza strategica ma paradossalmente si arricchiva delle residenze di ricchi romani che fuoriuscivano dalla capitale dell’impero ormai in declino.

Non sappiamo chi fosse il proprietario di questa villa, che prende il suo nome dal ritrovamento in una delle sue piccole ed eleganti stanze, forse uno studiolo, di una tenera piccola statua dei due mitici amanti Amore e Psiche intenti a baciarsi cingendosi dolcemente i volti.

La bellezza della villa sta però nell’eleganza degli ambienti. Nel suo ninfeo di marmo, dobbiamo immaginare l’acqua scrosciare in cascatelle e getti tra le sue colonne e formare una vasca decorativa.

E questa ampia sala ha un bellissimo pavimento intarsiato di marmo policromo. Ogni colore proveniva da una regione diversa dell’impero: il porfido rosso egiziano, il serpentino verde dalla Grecia, il marmo giallo dalla Numidia e così via.

Tutti insieme creano una composizione armoniosa e vivace. Per questo penso che in fondo questo mosaico sia ciò che rappresenta meglio la natura di Ostia e anche dell’intera civiltà romana.

 

13 thoughts on “Ostia Antica – dove Roma iniziò ad aprirsi sul mondo

  1. cant tell you how much i love ” Rome “, even i have planned after marriage i have to go Rome for holiday. And your taken pictures exciting me to go soon, hope you enjoyed your trip 🙂

    1. Thank you, it is nice for me to read this. The same is for me with India, i really loved it and i hope to visit it again soon.

  2. Ultimamente sto vedendo tante di quelle foto di Ostia Antica che devo assolutamente farci un giro! Bello l’articolo e le tue foto 🙂

  3. Bellissimo il sito di Ostia antica e molto precisa e dettagliata la tua descrizione. Non ci sono mai stata ma non mancherò di visitarlo, trovo splendidi i mosaici! Che divertenti le battutine umoristiche; pensiamo a quale raffinatezza avevamo raggiunto: le terme, le ville… una meraviglia!

  4. Sono state mille volte a Roma e non sono mai stata ad Ostia, che vergogna. Non conoscevo la sua storia e le sue bellezze e mi pento di non averci mai pensato. Sicuramente la prossima volta che sarò in zona, prenderò quel treno che in 20 minuti mi porterebbe a destinazione.

  5. sono stata a Roma l’estate scorsa a trovare una cara amica, siamo passati per Ostia tornando a casa e ci siamo fermati proprio qui, ne sono stata contentissima ne è valsa la pena, Sicuro per chi ama la storia e la cultura sono luoghi da vedere non possono mancare

  6. Bellissimo davvero il sito archeologico di Ostia antica! Essendo di Roma ci sono stata diverse volte spesso in gita scolastica, ma ogni volta è un’emozione pensare agli antichi romani che tra quei resti ci vivevano, si occupavano degli affari, andavano alle terme. Un viaggio nel passato davvero interessante 😊

  7. Roma (e dintorni) sono un fascino continuo e Ostia ne è la conferma! Mi vergogno nel dire che nonostante io sia romana doc, non conosco quasi per niente questa parte della mia regione. Quello che si conosce è sempre troppo poco.

  8. Non avevo idea che Ostia nascondesse un tesoro del genere. La prossima volta che veniamo a Roma magari riusciamo a organizzarci un’escursione di un giorno. È facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici?

  9. Ho vissuto diversi anni a Roma senza mai andarci (vergogna). E solo grazie ad un’iniziativa organizzata con altri blogger/instagrammers l’ho visitata proprio quest’anno. Mi sono resa conto di cosa mi ero persa!

  10. Bellissima, ne ho ricordi “scolastici” ma le tue foto mi hanno riportato alla mente lo stupore che provai allora (il millennio scorso!). Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *