Tutta la magia di Praga

Praga d’oro, Praga dalle cento torri, Praga magica… così è stata chiamata la capitale ceca, in una gara a trovare un appellativo per il suo fascino speciale. Praga è una delle mie città del cuore, ed ogni volta che la visito me ne sento sempre irresistibilmente attratta, perchè ha un’atmosfera particolare, tra il mistero e la favola romantica: adoro la sua architettura armoniosa ed elegante, fatta di stili diversi che nei secoli la hanno arricchita senza stravolgerne mai l’impronta, la sua popolazione pacifica, gentile, colta e con la creatività artistica nel sangue, il senso di continuità dell’eredità storica e del presente, l’allegria del buon cibo, della buona musica, il senso di stare a casa in un’ Europa che vorrei tutta così.

TORNARE PIU’ VOLTE

In una città così bisogna tornare più volte, in tutte le stagioni, per poter apprezzare tutto ciò che offre senza fermarsi sempre solo al circuito classico.  Io me lo ripropongo sempre, ma il suo centro storico è talmente bello che finisco per esserne magicamente catturata, e allora non mi resta che tornare ancora e ancora. Ci sono luoghi incantevoli che si visitano raramente, come Karlin, Holesovice e Letna (Art District Prague 7) oppure Vinohrady e Zizkov. O si può rimanere nel centro ma dedicarsi alla visita dei negozi di design e dei musei, a lasciare scorrere piacevolmente del tempo nei caffe e  a gironzolare per il nuovissimo Manifesto Market.  Io vi consiglio di fare un giro prima della partenza sul sito dell’ Ente del Turismo di Praga , è molto completo e pieno di suggerimenti e anche di guide tematiche da scaricare. In fondo Praga è vicina, e ben collegata anche da voli low cost, e così si può decidere anche all’ultimo momento di regalarsi almeno un week end rigeneratore in questa meraviglia.  Questa volta è periodo di Natale, la cui magia va a combinarsi con quella della città, e il risultato è questo.

I MERCATINI DI NATALE DI PRAGA

Andare per mercatini di Natale mi è sempre piaciuto; non è per lo shopping, mi giustifico di solito, è per l’atmosfera . Qui è per tutto insieme, è per il piacere di girare riscaldandomi le mani con la tazza di cioccolata fumante,  di vov con la panna, di vino speziato o di “medovina” , uno speciale liquore al miele bollente, di fermarmi a gustare un salsicciotto arrostito o una fetta di prosciutto di Praga appena tagliata dallo spiedo, mentre avvolta dalle luci e dai canti natalizi ammiro gli angoli più belli della città antica, specialmente dopo il tramonto che in questo periodo arriva molto presto e lascia spazio all’altra magia di tutte le sfumature della sera.

Qui tutte le piazze (per tutto dicembre fino al 6 gennaio) sono decorate a festa, con alberi di Natale scintillanti e presepi realizzati a volte con materiali molto originali, capanne di legno che vendono decorazioni natalizie, prodotti artigianali, dolcetti tipici, street food delizioso. Il mercatino più grande e affascinante è sicuramente quello della Piazza della Città Vecchia. 

La cornice naturalmente è straordinaria, e l’albero rivaleggia in eleganza con i gli antichi palazzi che fanno da sfondo. tutte le sere ci sono canti di angeliche voci di bimbi o di cantori in costume, ci sono alcuni animali da stalla, un ponticello illuminato da cui ammirare il mercatino dall’alto, rappresentazioni dal vivo, dimostrazione di mestieri tradizionali come quello del fabbro che forgia oggetti di ferro,  e tanta sfiziosa varietà nelle merci esposte, mai banali ma sempre con attenzione alla tradizione.

Un mercato molto gettonato è quello della Piazza San Venceslao. Anche qui tante bancarelle nel lungo spazio pedonale che sembra fatto apposta per collocarci le capanne.

Un mercatino quasi nascosto ma che mi ha affascinato molto è quello sotto le arcate del Ponte Carlo.  Qui l’atmosfera è molto viva, tra i banchetti dall’aria molto familiare c’ è un pastore che ha portato in una piccola mangiatoia un pony, una pecorella e una capretta, e si possono acquistare delle manciate di mangime per nutrire direttamente dalla mano le bestioline (quanto è piacevole il loro alito caldo!), ci sono uomini che suonano e cantano melodie tradizionali davanti ad una montagnola di vischio offerto in regalo perchè qui si usa scambiarsi gli auguri baciandosi sotto il vischio.

Questo non è un mercatino, ma un presepio speciale, tutto fatto di paglia, lo troviamo  all’inizio del Ponte Carlo, davanti al Klementinum. Se vi va di entrare  nel museo c’è una ulteriore raccolta di sculture di paglia e un piccolo caffè con un’atmosfera d’altri tempi.

Un  mercatino piccolo ma molto simpatico si trova in Piazza Repubblica (Náměstí Republiky), dove si possono trovare anche decorazioni di legno e ceramica,  caldi indumenti di lana,  ottima birra ceca, strudel, biscotti di pan di zenzero a forma di cuore e gli immancabili, inconfondibili dolci tradizionali di Praga, i Trdelnik, che attirano da distanza con la loro scia di profumo di zucchero e cannella: sono delle strisce di pasta dolce arrotolate attorno a cilindri di metallo che girano sulla brace cuocendole, e vengono poi rotolate nello zucchero e cannella nella versione classica, ma anche ricoperte da scaglie di mandorle o zuccherini colorati, riempite di nutella  o di gelato come un cono. Sono squisiti e uno tira l’altro!

 

 

 

Beh, basta mercatini! E’ l’ora di andare a scoprire la città, partendo proprio dalla piazza di quest’ultimo mercatino. Questo è un punto strategico perchè divide la città vecchia dai nuovi quartieri ed è quindi punto di snodo di più itinerari. Vi si trovano due monumenti simbolo di Praga, il Municipio liberty  (Obecní dům) e la Torre delle Polveri.

OBECNI’ DUM E LA TORRE DELLE POLVERI

La casa municipale (Obecni’ Dum), da non confondersi con l’altro capolavoro, il Municipio della città vecchia,  è un capolavoro liberty dei primi anni del ‘900. Per me che sono una grande amante dell’art Decò è veramente splendido, con i suoi mosaici policromi sulla facciata, la grande cupola, gli interni decorati dai maggiori artisti dell’epoca, tra cui Mucha. Si può visitare la sala del sindaco e diversi altri saloni, la sala da concerto, o anche prendere un caffè o mangiare nel grande ristorante.  Questo edificio sorge nel luogo dove si trovava il palazzo reale poi demolito,  è stato teatro di avvenimenti importanti della storia di Praga dal suo balcone fu proclamata nel 1918 la Repubblica Cecoslovacca nata dalla dissoluzione dell’Impero austroungarico.

Nella piazza c’è anche l’edificio della Banca nazionale Ceca

La torre delle polveri è molto antica, risale alla seconda metà del 1400, quando era parte delle fortificazioni, ma  è così bella perchè dopo la distruzione del palazzo reale per un po’ di tempo fu la dimora dei regnanti e fu arricchita da decorazioni in stile tardogotico, usando come modello l’altra torre che si trova all’inizio del Ponte Carlo. L’uso come polveriera è successivo, fortunatamente senza conseguenze.

STARE MESTO

Dalla torre si entra nella città antica per la via principale, la Via Celetna; il suo nome deriva dalle rosette di pane che qui venivano cotte nel medioevo,  poi acquisì dignità e importanza quando divenne parte del percorso per l’incoronazione reale; oggi è tutta costeggiata da  edifici costruiti in stile principalmente barocco e  negozi dalle invitanti vetrine che vendono molte cose tipiche di Praga, dalle più raffinate a quelle di stampo turistico. Da qui partono anche dei giri turistici organizzati su auto d’epoca, che sostituiscono le carrozze. Sulla via sorge uno degli edifici principali del Carolinum, l’antica gloriosa università di Praga, voluta dall’illuminato Carlo IV, che fu un punto di riferimento in tutta europa per la cultura umanistica.

Al termine della via si giunge nel cuore della città vecchia, nella Staroměstské náměstí, la grande  piazza circondata da edifici dalle facciate maestose in diversi stili che si compongono armoniosamente nel definire quell’eclettico cuore di Praga, punto di ritrovo non solo dei turisti ma anche dei praghesi. Ci sono edifici in stile rinascimentale, rococò, barocco, romantico, art noveau; ognuno ha qualche elemento particolare che lo rende unico.

 

 

Al centro c’è un grande monumento scuro dedicato a Jan Hus, il teologo boemo che introdusse il protestantesimo a Praga, arso vivo per le sue idee come Giordano Bruno a Roma . La sua predicazione diede origine alla confessione hussita, che ebbe grande diffusione a Praga. Oggi, a seguito della propaganda antireligiosa nel periodo comunista, solo una minoranza della popolazione è cristiana praticante, principalmente cattolica.

 

Da un passaggio dietro una delle facciate della piazza si accede alla Cattedrale di Santa Maria in Tyn, dalle forme scure gotiche, uno dei simboli della città,  a più riprese divenuta ora cattolica ora protestante, un po’ nascosta  tra le strette vie, ma molto bella con i suoi pinnacoli se vista dall’alto di una delle torri cittadine. Al suo interno è la tomba dell’astronomo Tycho Brahe.

Una leggenda narra che una volta c’era una signora molto cattiva che aveva una cameriera a cui aveva ordinato di vestirla; ma quando suonarono le campane di Santa Maria in Tynn la cameriera si inginocchiò un momento a pregare e smise di vestirla. La donna andò su tutte le furie e la strangolò. Poi, pentita del suo gesto, si fece suora per espiare, ma ciò non bastò ad evitare la collera di Dio. Il suo fantasma vaga ancora nell’abside della chiesa e la sera suona la campana per invitare alla preghiera.

 

 

L’attrazione principale della Piazza della città vecchia è l’Antico Municipio gotico, con la sua torre alta 70 metri sulla cui facciata è il celebre Orologio Astronomico costruito nel 1410 dall’orologiaio Mikuláš Kadan e ancora perfettamente funzionante, una meraviglia della meccanica che  misura il tempo del calendario solare ma anche i cicli lunari e la disposizione dei pianeti e i segni dello zodiaco, in due quadranti policromi. L’orologio è uno spettacolo di per sè, ma ad ogni battere di ora una folla si raduna sotto la torre, perchè si aprono due finestrelle e si susseguono in corteo le figure dei 12 apostoli, mentre un uomo si guarda vanitosamente allo specchio e uno scheletro suona la campana, per ricordargli che si deve morire; al termine un galletto d’oro chiude il sipario con il suo chicchiricì.

La leggenda narra che i committenti dell’orologio ne furono così entusiasti e gelosi da ordinare che l’orologiaio fosse accecato per non poter ripetere tanto prodigio per nessun altro, ma la storia si ripete per tanti altri capolavori sparsi per il mondo, e così probabilmente non risponde a verità, anche se questo resta il capolavoro assoluto dell’orologiaio. La leggenda però dice anche che l’orologiaio chiese di poter toccare per l’ultima volta il suo capolavoro, e si vendicò muovendo con maestria una delle rotelle, fermando tutto il meccanismo, e tanto era complicato che nessuno fu più in grando di aggiustarlo per un secolo.

Nel municipio si possono fare delle interessanti visite guidate, a cura dell’Ufficio del Turismo di Praga, che organizza  delle imperdibili passeggiate guidate nella città vecchia, che durano due ore e che danno il senso della sua storia, delle cuoriosità e dei suoi principali punti di interesse.

Così in questa bella piazza dal loggiato rinascimentale che tanto ricorda l’architettura italiana, scopro una curiosità sugli indirizzi di Praga: la numerazione dei palazzi del centro storico è doppia: quella originaria è progressiva con il solo ordine della data di costruzione del palazzo, a cui poi si aggiunse una numerazione per blocchi per rendere più facilmente rintracciabile l’indirizzo man mano che la città andava espandendosi. Ancora oggi negli indirizzi postali si usa la doppia numerazione per identificare il destinatario.

Questo invece è il primo edificio cubista di Praga, troppo moderno per essere compreso, oggi invece meritatamente famoso. Curiosità: ospita un ristorante dove i cibi sono rigorosamente impiattati in forma cubista.

Qui a Praga fu rappresentato per la prima volta il Don Giovanni di Mozart, l’opera capolavoro del sommo musicista, che per la verità non ebbe grande successo alla sua serata di debutto, ma che subito dopo assurse alla gloria a furor di popolo. Fu il testamento, l’ultima opera di Mozart, che aveva soggiornato per qualche tempo a Praga e morì poi in Austria povero in canna e venne sepolto in una fossa comune.

Questo monumento molto suggestivo è dedicato allo spettro del Commendatore, che nel drammatico finale del Don Giovanni, rispondendo ad un invito beffardo a cena rivolto dal protagonista al defunto, si presenta ricambiando l’invito al banchetto infernale e trascinando con sè Don Giovanni . Il Don Giovanni è diventato parte importante della cultura praghese, e viene spesso rappresentato nei teatri o in forma concertistica, ma anche in una forma molto particolare che è una peculiarità della città: ogni giorno da anni il Don Giovanni viene rappresentato nel Teatro Nazionale delle marionette; io, che non sono particolarmente amante del genere burattini, sono rimasta piacevolmente colpita da questo spettacolo che segue fedelmente con grande espressività tutta l’opera.

Le marionette vengono vendute dappertutto, dalle più semplici  con la testa rotonda di legno a quelle con la faccia espressiva e i ricchi vestiti; come le statuine del presepio napoletano, non rappresentano solo i personaggi caratteristici, ma anche celebrità che si rinnovano di anno in anno a seconda delle mode.

Il portale qui sopra, opera di scultori italiani,  appartiene alla chiesa di San Jacob, che ha al suo interno 22 altari barocchi, la più bella tomba della Boemia  e una curiosità un po’ macabra: un braccio mummificato che la leggenda vuole essere appartenuto ad un ladro che aveva tentato di rubare i gioielli alla madonna che lo avrebbe punito seccandogli all’istante l’arto.

Praga è così: si passa disinvoltamente dal barocco più carico  come questo, all’edificio brutalista qui sotto, retaggio del periodo comunista.

La guida è giovane, ha piccoli ricordi della sua vita quotidiana da ragazzina sotto il regime comunista; ci racconta che, mentre gli intellettuali e le classi alte erano molto vessati, la sua famiglia, di modeste condizioni, non aveva particolari problemi, se non un clima generale di grandi restrizioni; il sogno dei ragazzini era potersi rifornire a un unico grande magazzino in cui poteva trovarsi ogni ben di dio ma che era inavvicinabile per i salari del popolo; un giorno riuscì a procurarsi non so come una maglietta Marlboro e fu chiamata dalla preside perchè non era decoroso portare a scuola un simbolo di propaganda americana.

Le chiedo della “Rivoluzione di Velluto”, che tra il 17 novembre e il 29 dicembre del 1989 portò in maniera pacifica alla fine del regime comunista filosovietico. Mi dice che fu molto diversa dai moti in Polonia: lì era una rivoluzione nata dal basso, dagli operai e dal popolo con la forza trainante del Papa polacco e del collante della religione cattolica; nell’allora Cecoslovacchia (la Slovacchia era ancora insieme alla Repubblica Ceca) invece la rivoluzione fu trainata dagli intellettuali, dagli studenti e dagli artisti. Vaclav Havel, il simbolo della rivoluzione di velluto, che divenne il primo presidente della Cecoslovacchia libera, non era l’operaio e sindacalista Walesa, era egli stesso celebre scrittore di teatro e di famiglia di estrazione elevata.  La Chiesa non giocò un gran ruolo, visto anche che il regime era riuscito nel suo intento di allontanare in gran parte il popolo dalla religione cattolica, ma furono molto importante le aperture di Gorbaciov. E, aggiungo, la consapevolezza che mai sarebbe stata tollerata dal mondo la tragedia della repressione di una nuova primavera di Praga.

IL QUARTIERE EBRAICO DI JOSEFOV. IL GOLEM E KAFKA

La cultura ebraica è una parte importante della storia di Praga, dove ha sempre vissuto una forte comunità ebraica, nel cui ambiente è nata una delle leggende più famose di Praga, quella del Golem, che è venuto alla notorietà attraverso diverse opere letterarie ma si inquadra nell’ambito delle antiche storie tramandate della Praga medievale, degli alchimisti che aspiravano a trasformare la materia nel nome della corrispondenza tra il mondo del reale e il mondo dello spirito ( e con i loro primitivi esperimenti fondarono le basi della moderna chimica), e  dei maestri della kabala che attraverso la parola sacra ritenevano di poter avere dominio sulla materia stessa. Non per niente Praga è considerata una delle punte del triangolo della magia bianca, insieme a Torino (città dall’eleganza antica e misteriosa con cui vedo tante analogie) e a Lione.

Fin dal medioevo la comunità ebraica di Praga, formata da due ceppi distinti, uno proveniente da ovest e l’altro da est, era numerosa ed economicamente fiorente, ricca di fermenti intellettuali, ma frequentemente perseguitata; nonostante il regno illuminato di Rodolfo II, che aveva vietato violenze nei confronti degli ebrei, spesso il modo più  semplice per un cristiano del popolino che aveva debiti verso un ebreo era quello di fomentare ingiuste e fantasiose accuse, come quella di avvelenare le acque o uccidere i bambini, e liberarsi fisicamente dei suoi creditori, così spesso il ghetto veniva assaltato e i suoi abitanti rapinati, malmenati o anche uccisi.

Così nel 1580 si rivolsero ad un saggio, il rabbino Loew, maestro dell’antica sinagoga vecchio-nuova (Staronova) che ancora possiamo vedere, famoso per la sua rettitudine e la sua scienza kabalistica, affinchè trovasse il modo di difendere la comunità. Il rabbino Loew, a similitudine della creazione dell’uomo da parte del Logos di Dio, nella soffitta della sinagoga plasmò una gigantesca figura di argilla, attraverso l’acqua della Moldava, il fuoco, l’aria e la terra, il Golem, a cui diede la vita inserendo nella bocca con parole magiche e sacre un foglio con la scritta “EMET”, che significa verità. Il Golem, obbedendo al suo creatore aiutava a rafforzare le mura del ghetto e a difendere da ogni sopruso i suoi abitanti; non era dotato di grande intelligenza (ad es.una volta gli fu chiesto di portare dei secchi d’acqua e continuò a fare su e giù con il suo carico tra il fiume e la città fino a quando non gli fu ordinato di fermarsi, dopo aver quasi allagato il ghetto) ma era servizievole e forte, ed era così amato da tutti. Ma un giorno,mentre riposava dietro alle mura della sinagoga dei ragazzacci lo presero a sassate, o secondo un’altra versione fu respinto da una donna di cui si era innamorato, o ancora rimase una volta privo della benedizione della parola sacra di Dio: fatto sta che il Golem mutò la sua indole e incominciò a portare la distruzione nel ghetto ribellandosi al suo creatore. Così il rabbino fu costretto a spegnerlo, togliendo dalla sua bocca la prima delle quattro lettere, la E, trasformando EMET in “MET”, che vuol dire morte. Il Golem si accasciò privo di vita e tornò a dissolversi in terra. I suoi resti secondo la leggenda furono conservati in una cassa nei sotterranei della sinagoga, che però fu distrutta e ricostruita, così che del Golem si persero le tracce.

Una versione narra invece che il Golem fu sepolto nel cimitero ebraico, dove è praticamente impossibile ritrovarne lo scrigno. Il cimitero ebraico di Praga è uno straordinario esempio di sfruttamento intensivo del terreno: non è un cimitero monumentale, eppure è considerato uno dei cimiteri più suggestivi del mondo: nei secoli si sono affastellate, le une sulle altre, con dieci strati di sepoltura, le tombe segnate da piccole lapidi di pietra che spuntano dal terreno, storte e rovinate dai secoli, con scritte e piccoli disegni che simboleggiano qualcosa di importante del morto; si calcola che vi siano oltre 100.000 sepolture in quel fazzoletto di terra. Tra i nomi illustri seppelliti qui vi è lo stesso Rabbi Loew creatore del leggendario golem. La visita al cimitero  è regolamentata secondo un itinerario predefinito, e gli uomini devono indossare la kippah, il copricapo da cerimonia in segno di rispetto per il luogo sacro.

Si possono visitare anche diverse sinagoghe, la principale è la Sinagoga Vecchio-Nuova,  risalente al XIII secolo, che è la più antica sinagoga dell’europa centrale. Il nome curioso dipende dal fatto che all’epoca della sua costruzione esisteva un’altra sinagoga ancora più antica.

La seconda sinagoga è la Sinagoga Pinkas, anch’essa molto antica, ma importante perchè è il memoriale degli ebrei boemi  e moravi morti nell’olocausto; sui suoi muri sono infatti stati scritti i nomi di 80.000 deportati mai più tornati dai campi di concentramento. La comunità ebraica fu sterminata durante la seconda guerra mondiale; non vi erano campi di sterminio  ma solo un campo di smistamento in terra ceca, e i prigionieri venivano deportati soprattutto ad Auschwitz.

 

Questo sotto invece è un dettaglio della facciata del la Jerusalemska Synagoga, più grande, colorata e recente.

Mi è piaciuta molto la Sinagoga Spagnola. Con la Spagna questa sinagoga ottocentesca non ha niente a che vedere, se non lo stile moresco diffuso tra le sinagoghe spagnole. Nella stessa piazza della Sinagoga spagnola sorgono una chiesa cattolica ed una protestante, simbolo della pacifica coesistenza di culture e religioni diverse che caratterizza Praga.

Di fronte alla sinagoga spagnola sorge il monumento al più noto scrittore di Praga,  Franz Kafka, ebreo. Il monumento rappresenta un uomo portato sulle spalle di un gigante senza testa e senza mani e piedi, è ispirato ad un racconto di Kafka, “descrizione di una battaglia”, in cui un uomo gira per le strade di Praga sorretto sulle spalle di un altro, ma è trasfigurato in senso surrealista, ed esprime bene proprio quel mondo surreale creato magistralmente dal grande scrittore.

 

Qui a Praga, nel Vicolo d’Oro, la strada degli alchimisti, all’interno del perimetro del castello di Praga, si trova la casa dove Kafka  visse gli ultimi mesi della sua vita, mentre in quella che oggi è la piazza a lui intitolata, si trova la sua casa natale, e poi vi sono diverse altre case dove abità nel corso della sua vita, compresa quella presa a modello dell’abitazione descritta anche nella metamorfosi con gli occhi dello scarafaggio. Legati a Kafka sono anche il Palazzo dell’istituto infortuni sul lavoro dove egli lavorava, il liceo e l’università dove studiò, e tanti luoghi di Praga descritti nei suoi romanzi. La sua tomba si trova nel nuovo cimitero ebraico.

MANGIARE E BERE A PRAGA

A Praga si mangia bene e si beve ancora meglio. La cucina tipica è una sintesi del meglio della mitteleuropa e dei paesi dell’est.

Dello street food vi ho già parlato, non si può resistere almeno una volta al fascino di mangiare su un banchetto di legno una tipica salsiccia o un wurstel cotti sulla griglia o una spessa fetta di prosciutto di Praga arrosto (venduto al peso) accompagnati da un bel boccale di birra alla spina e seguiti da un dolce Trdlo.

 

Per una cena “easy” al ristorante vi consiglio un luogo storico, una taverna fondata alla fine del 1400, un locale ampio e dall’aria popolare ma genuina, come una sorta di grande birreria, prezzi onesti, cibo proprio buono: “U Fleku”. Qui imperdibile è il gulash, non piccante, a differenza di quello ungherese. In questo locale vi è un solo tipo di birra, una lager prodotta sul posto che si può gustare solo qui. Attenzione: la birra viene depositata sul tavolo dai camerieri ogni volta che vedranno il boccale vuoto: inconcepibile è restare senza! Stessa pericolosa usanza per il giro di liquore al miele.

Come primo piatto a Praga si usano tante buone zuppe fumanti,  a base di verdure o di carne, che sono l’ideale quando fa freddo. Una zuppa particolare è la bramboracka, fatta con  patate (onnipresenti nella cucina ceca), funghi porcini, che qui sono comuni da trovarsi e non così pregiati come da noi, panna e uovo. La zuppa cesnekova  invece è a base di aglio.

I secondi sono a base di tanta carne. Oltre al gulash è molto usata la Smazeny Rizek, una specie di cotoletta alla milanese soprattutto di maiale, servita anche lei con le patate o a volte con canederli. La Svíčková na smetaně è un arrosto di lombo di maiale che all’apparenza fa inorridire i gusti italiani: è servita con salsa agrodolce di panna acida, carote e mirtilli, ma dopo avere fatto pace con la stranezza, è proprio buono.

Come dolce consiglio lo strudel di mele o, più per la curiosità, i boruvkové knedlíky, gnocchetti ai mirtilli.

Le birre ceche sono buonissime, hanno un aroma particolare che deriva dalla lavorazione artigianale del luppolo; ce ne sono moltissime marche, ed in gran parte si tratta di birre scure di tipo lager; alcune marche commerciali molto conosciute anche all’estero sono la Pilsner Urquell, la Gambrinus, la Budvar, ma vale la pena provare anche le birre dei piccoli produttori locali. I prezzi sono bassissimi rispetto agli standard italiani.

LA MOLDAVA E IL PONTE CARLO

Guardo il fiume che scorre a tratti placido, a tratti impetuoso nel cuore della città, solcato dalle imbarcazioni turistiche e popolato da  centinaia di gabbianelle e da bianchi cigni, e ripenso al poema sinfonico “la Moldava” di Smetana, che è diventata un po’ la colonna sonora di questa città. Visto dalla città vecchia il Ponte Carlo, e dietro di lui il quartiere di Mala Strana e la collina di Hradcani, con il Castello e la Cattedrale di San Vito, e intorno le diverse alture ben riconoscibili,  sono uno spettacolo davvero magico, soprattutto di notte. Lo esprime bene questa foto panoramica tratta dal sito dell’Ente del Turismo di Praga.

Davanti al Ponte Carlo  è la statua del grande sovrano Carlo IV,  che lo commissionò nella seconda metà del 1300.

 

E dietro la statua si staglia la bella torre che è la porta di accesso al ponte ed è considerata una delle più belle porte d’Europa, della seconda metà del 1300. Il ponte pedonale è sempre frequentatissimo, a tutte le ore del giorno e della notte, e vi sostano artisti di strada,  pittori, burattinai, musicisti spesso di valore. Del resto qui il rapporto con la musica è strettissimo ed in tutta la città si incontrano piccoli deliziosi concerti per le strade, così come in questo periodo natalizio in molte delle chiese più belle.

Alla costruzione del ponte Carlo sono legate alcune leggende degne della fama misteriosa di Praga.  Una è legata all’ora della posa della prima pietra: le 5,31 del 9/7/1357, che formano una scala decrescente da 1 a 9; l’altra è legata al presunto patto fatto col diavolo dal suo progettista: in cambio del suo aiuto gli promise che gli avrebbe sacrificato la prima creatura vivente che avesse attraversato il ponte; il costruttuore tentò di ingannare il diavolo liberando un animaletto, ma il diavolo pià scaltro con uno stratagemma fece sì che fosse sua moglie la prima passante. Leggende a parte, sotto e sul ponte è passata tanta storia, nel 1621 vi furono appese le 12 teste di signori  giustiziati in piazza della città Vecchia, vi si combattè contro gli svedesi, poi nella rivolta degli ussiti, poi nei moti del 1948,  i suoi pilastri vennero più volte distrutti dalle inondazioni, fu illuminato da lampade ad olio fin dai primi del 1700, poi vi passarono i tram a cavalli ed oggi è splendido passaggio pedonale acciottolato.

 

Il Ponte Carlo è contornato da 30 statue di santi, che avevano una funzione edificante, in quanto rappresentavano specifiche virtù. Ad es. la statua di San Giovanni Nepomuceno, rappresentato con una corona di stelle, ricorda l’eroico sacrificio del santo, che si rifiutò di rivelare al re geloso i segreti raccolti in confessione dalla regina, e fu gettato con una pietra nel fiume, e in quel punto le acque luccicarono come trapunte da stelle. Guardate la sua statua qui sotto, vedete a sinistra che il cane è dorato per quanto viene lucidato dalle carezze? La leggenda vuole che toccare il cane faccia ritornare a Praga, e allora perchè non provarci?

Un’ altra porta, eretta tra due torri,  immette nel  suggestivo quartiere di Malà Strana, la città piccola, al di là del ponte.  Dall’alto della porta due trombettieri in costume suonano melodie di Natale.

Da qui si diparte la via Nerudova, tortuosa, splendida ed elegante, che sale verso Hradcani, tutta palazzi storici e deliziosi negozi tradizionali. Si distinguono palazzi dai nomi curiosi:  la Casa del Gatto, oggi famosa birreria,  la Casa all’Ancora d’Oro, quelle Alla Chiave d’Oro e Alla Ruota d’Oro, Al Leone d’Oro e Al Gambero Verde.

I vicoli di Malà Strana che si stendono dalle arcate del ponte fino a su, nascoste quasi all’ombra della via Nerudova, sono silenziose e antiche e hanno un fascino misterioso. Tra simboli esoterici ed episodi storici cruenti che non ci si aspetterebbe in un ambiente così pacifico, vi si narrano molte storie di fantasmi, e certo sembrano il luogo ideale per ospitarli.

La Chiesa di San Nicola è un capolavoro barocco che più barocco non si può, da fuori non è così particolare, ma dentro incanta per la ricchezza, tra stucchi, ori, statue e dipinti carichi di santi e angeli. Al suo interno è anche un grande organo che fu suonato da Mozart.

 

Di fronte alla chiesa di San Nicola sorge il Palazzo di Wallenstein, il capitano di ventura divenuto così famoso e potente da rivaleggiare con la gloria di nobili, sovrani e degli Asburgo stessi, e la sontuosità della sua dimora ne dà tutta l’idea.

A Mala Strana sorge anche la Chiesa di Santa Maria della Vittoria, che accoglie la statua del Bambinello di Praga, una statuina piccolissima di cera, probabilmente con un’anima d’argento dentro, e vestita con abiti di stoffe preziose; fu portata qui dalla regina di Spagna, che aveva personalmente cucito degli abiti per la statuina, e da qui la tradizione di cambiare abiti al Bambinello.

 

 

ACQUISTI TIPICI A PRAGA

A Mala Strana, complice una pioggerellina un po’ fastidiosa che rendeva piacevole rifugiarsi nei negozietti, è scoppiata la shopping mania.

Prima tappa le gioiellerie, per un acquisto tipico in verità molto low cost ma di grande effetto: in tutte le vetrine troneggiano tantissimi gioielli d’oro ma anche di argento (qui sta il trucco) con la tipica pietra semipreziosa, il granato boemo, color sanguigno intenso.

Seconda tappa, il negozio di cristalli di Boemia, realizzati secondo un’antica tecnica affinata a partire dal 1200, che infranse il monopolio di Murano, trasparenti, colorati, incisi o dipinti.

E poi, i negozi di antiquariato, ricchissimi di cimeli storici e pezzi particolari; si concentrano nella città vecchia e soprattutto nel quartiere ebraico. Avrei portato via tutto, ma ho finito per non comprare nulla, perchè ho uno straordinario occhio per i pezzi più costosi.

Infine, i souvenir più kitch, tra cui spiccano la statuetta di porcellana del Bambinello di Praga con il suo vestito di stoffa damascata e il pupazzetto di terracotta del golem.

IL RUDOLPHINUM E IL TEATRO DELL’OPERA

Questo è il Rudolphinum, edificio dedicato alle arti e luogo di concerti. E’ sormontato dalle statue dei più grandi musicisti. Legata al Rudolphinum è una buffa storia vera: durante il nazismo un comandante tedesco aveva ordinato di rimuovere dal Rudolphinum la statua di Mendhelson in quanto ebreo. ma gli operai, poverini, non sapevano certo distinguere la sua effige, e così chiesero maggiori istruzioni. Il comandante gli disse “Togliete quella con il naso più grosso, sarà sicuramente ebreo” E così gli operai rimossero proprio la statua di Richard Wagner, l’artista preferito dal regime.

Vicino al Rudolphinum è l’Accademia della belle arti.

E questa cupola che si affaccia sulla Moldava è il Teatro dell’Opera.

IL CASTELLO E LA CATTEDRALE DI SAN VITO

Saliamo su fino al Castello che domina Mala Strana e tutta Praga. Solo una foto panoramica (qui sotto tratta da www.prague.eu) può rendere l’idea della grandiosità che la sua veduta d’insieme suggerisce.

E’ il cuore stesso della città, il nucleo primo da dove iniziò a svilupparsi l’abitato, come sempre al sicuro sul colle più alto. E’ anche il castello con il corpo unico più grande d’Europa: si sviluppa su 70.000 mq di superficie, tra appartamenti reali, uffici amministrativi, edifici ecclesiastici, angoli che sembrano usciti da un borgo medievale, cortili e giardini, e soprattutto con al suo interno la splendida Cattedrale di San Vito. Visitarlo richiede almeno mezza giornata, e qualcosa di più ora che vi è installato un grande, splendido mercatino di Natale.

Fu residenza dei primi re boemi come dei presidenti dell’attuale repubblica ed è quindi un simbolo importante per lo stato ceco. Tutte le epoche storiche vi hanno lasciato la loro impronta, dal primo palazzo in legno del X secolo, al Santuario di San Giorgio, alla prima chiesa di San Vito fatta costruire da re Venceslao e poi trasformata in basilica nell’XI secolo.

Poi ci fu la nascita del borgo medievale dove la popolazione si sentiva sicura nel perimetro del castello. Si crearono e alzarono le fortificazioni e le prime torri. Carlo IV fu il primo imperatore ad abitarvi e a dare al castello l’aspetto di vera fortezza, costruì un sontuoso palazzo reale  e ricoprì di lamine d’oro le torri. Il castello non aveva ancora pace, a fine del 1400 fu rimaneggiato in stile tardo gotico. Il complesso subì un grave incendio, fu di nuovo  modificato e ampliato dagli Asburgo, che vi aggiunsero palazzi nobiliari e scuderie.

Rodolfo II lo trasformò secondo il gusto rinascimentale; era l’epoca degli alchimisti che lavoravano nei pressi della torre delle polveri e sorsero le prime case del Vicolo d’Oro di cui vi ho parlato. Assediato da Sassoni e Svedesi, fu poi ristrutturato da maria Teresa d’Austria,  altri lavori seguirono dopo l’Indipendenza, e durante tutto il 1900. Insomma il castello è  vivo e in continua evoluzione, come la storia della nazione ceca.

Questo sotto è il palazzo usato come residenza presidenziale.

con annesso cambio della guardia, naturalmente!

PIAZZA SAN VENCESLAO E IL SACRIFICIO DELL’EROE JAN PALACH

Riattraversiamo il Ponte San Carlo e ci dirigiamo verso Novè Mesto, il quartiere (relativamente) nuovo della città, anche se ormai storica anch’esso, ed in particolare verso la zona di Piazza Venceslao, una parte della città caratterizzata da splendidi edifici liberty di fine 1800 e primo 1900.

Nei dintorni di Piazza San venceslao sorgono alcune chiese degne di nota: il grande chiostro dei Francescani

… e la chiesa della Madonna della neve, dove fu incoronato Carlo IV. Doveva diventare la più grande chiesa della repubblica ceca ma così non è stato, anche se il suo interno è molto spazioso.

 

C’è molta movida di giovani da queste parti, anche per la presenza di diversi punti di attrattiva per il divertimento notturno. In particolare in Piazza San Venceslao ci sono tanti locali e negozi affollati. In questo momento tante persone però sono qui per il bel mercatino di Natale collocato in mezzo alla piazza.

 

Piazza San Venceslao è molto scenografica, lunga quasi a sembrare un viale simile agli Champs-Elysees di Parigi (e difatti gli abitanti di praga amano chiamare la piazza I piccoli Chanps-Elysees), con una leggera pendenza verso l’alto da un lato e con un passeggio pedonale al centro, e in posizione dominante la statua di re Venceslao a cavallo, e dietro di essa in alto l’edificio monumentale del Museo Nazionale di Praga.

Forse conoscete re Venceslao come San Venceslao, per via della famosa canzone di Natale “good king Wenceslas” (se non la sapete andate a sentirla su youtube in tutte le lingue del mondo) che narra la storia del buon re che il giorno di Santo Stefano, nella tormenta di neve, decide di lasciare il Castello di Praga per attraversare le foreste fitte che allora circondavano la città, e portare da mangiare ai poveri, seguito da un paggio timoroso. Re Venceslao, Santo protettore della Repubblica Ceca, fu non solo un uomo molto generoso e coraggioso, ma anche un re importante nella storia della città di Praga.

Per la sua dimensione e significatività Piazza San Venceslao è stata teatro di molte manifestazioni di massa e di avvenimenti storici, tra cui la proclamazione della repubblica cecoslovacca nel 1918 e le proteste contro l’invasione sovietica del 1968-1969, o le manifestazioni della rivoluzione di velluto del 1989.

 

Per me però piazza San Venceslao è soprattutto sempre meta di commosso pellegrinaggio alla lapide posta nel luogo dove si immolò Jan Palach.  Nel Pieno del periodo dell’oppressivo controllo del blocco sovietico sugli “stati fratelli” dell’ est europa, in Cecoslovacchia nel gennaio 1968 Dubčeck inaugurava un stagione di riforme libertarie, maggiore libertá di stampa e di movimento, democratizzazione, maggiore libertà economica, diritto alla autodeterminazione dei popoli ceco e slovacco; furono 7 mesi di rinascita passati alla storia come a Primavera di Praga.

Il 6 agosto Praga si svegliò con migliaia di carri armati russi nelle strade, a reprimere nel sangue la primavera di libertà, tra l’indifferenza dell’Europa. Per scuotere la coscienza del mondo, un giovane studente di filosofia, Jan Palach, il 16 gennaio 1969 si immolò per la libertà dandosi fuoco nel centro di Piazza San Venceslao. Ci vuole una forza d’animo bestiale, un coraggio e una purezza  di ideali straordinari per compiere un gesto del genere! nonostante la censura cercasse si nascondere l’episodio, la notizia fece  il giro del mondo e l’Europa ne fu scossa, molti aprirono gli occhi su cosa stava realmente avvenendo.  A distanza di 50 anni esatti la semplice lapide commemorativa è  ancora sempre coperta di fiori e lumini accesi, a cui ho aggiunto il mio, per onorare l’eroe e ricordarmi quanto sangue e quanto amore è costata la libertà della nostra Europa.

 


Ringrazio per la preziosa collaborazione Prague City Tourism

 

 

 

 

 

 

 

16 thoughts on “Tutta la magia di Praga

  1. Praga è come hai detto tu: è una città da ritornarci diverse volte, magari in stagioni diverse. Io l’ho vista solo un paio di volte e sempre tra agosto e settembre, purtroppo sempre di corsa ma non sai quanta voglia ho di ritornarci con calma e perdermi nei suoi musei e nei suoi vicoli. Ma ne vogliamo parlare dei mercatini e di Praga sotto Natale? Che foto fantastiche!

    Quando ci sono stata l’ultima volta, sono rimasta incantata dal quartiere ebraico e dalla sua storia. Ma soprattutto da Golem! Prima o poi approfondisco la sua storia. La nostra guida ci aveva consigliato il libro “Praga Magica”: credo sia un buon punto di vista da cui iniziare a conoscere la città.

  2. anche io ho visto Praga nel periodo di Natale di qualche anno fa. è una di quelle città che però mi hanno lasciata un pò interedetta. non lo so, forse mi aspettavo di più! 🙂

  3. come ti capisco! Anche io tornerei e tornerei e tornerei ancora. Per adesso ci sono stata due volte. La prima in primavera e la seconda in pieno inverno. Due atmosfere completamente diverse ma altrettanto meravigliose. Non saprei scegliere se la mia preferita è quella di una Praga in fiore o di una Praga ricoperta dalla neve!

  4. Una città che spero di visitare presto, casomai in estate quando non fa troppo freddo. Mi ha incuriosito molto la strada degli alchimisti! Bellissime tutte quelle case colorate!

  5. Praga è una città davvero bella, varia, incredibile. Noi ci siamo stati nel periodo pasquale, c’erano i mercatini e un giorno era scesa anche un po’ di neve… ma niente a che vedere con il periodo natalizio, che atmosfera!

  6. Dalle foto mi ricorda molto la Germania, dove vivo! Senz’altro bella, magari in futuro la terrò in considerazione.

  7. Io ho amato Praga in un freddissimo Dicembre in cui mi riscaldavo con del Gluhwein ai mercatini di Natale. E anche in un plumbeo e piovoso Marzo. L ho trovata più misteriosa del solito, ma così affascinante. Non escludo di ritornarci presto… ❤

  8. Praga mi ispira tantissimo e ho trovato questo articolo super interessante. Quando finalmente mi deciderò a prenotare il viaggio ripasserò sicuramente da qui

  9. Ansai a Praga con la scuola nel 2007 e ancora la porto nel cuore. Era il periodo di Natale e, nonostante il freddo, passeggiare per le sue strade era bellissimo!
    Grazie al tuo racconto e alle immagini ho fatto un viaggio indietro nel tempo.

  10. Questa si che è una guida completa, complimenti! Dalle leggende alle marionette, passando per i prodotti tipici. Sicuramente metterò questo articolo tra i preferiti!

  11. Hai fatto una descrizione super completa di Praga! Ci sono stata anni fa e mi ha rapito il cuore,, ero rimasta affascinata dal fatto che hotel e quant’altro nel 2007 non avevano minimamente aria condizionata e a luglio si schiattava!

  12. Mamma mia quante cose, Praga è stata un mio sogno realizzato, purtroppo mi ha un po’ delusa, forse l’avevo mitizzata prima di vederla. Leggere questo pezzo mi ha fatto nascere la voglia di tornarci, magari in inverno. Grazie.

  13. Io adoro Praga…é romantica e misteriosa allo stesso tempo. Ci siamo stati a dicembre qualche anno fa, ma ci tornerei volentieri. Mi sono piaciuti soprattutto alcuni monumenti illuminati la notte come la Torre delle Polveri e la Chiesa di Tyn.

  14. Sono stata a Praga due volte, in inverno, e l’ho vista sotto la neve, un vero incanto. Di sicuro è una città da ritornarci diverse volte come dici anche tu e infatti penso di tornarci in primavera o estate, anche perchè ora vivo a Varsavia e mi sarebbe anche più vicina!

  15. Giusto, bisogna tornarci più volte! Io ci sono stata solo una volta, per ora, in inverno. Vorrei tornarci in primavera e nel periodo natalizio! Soprattutto per farmi una scorpacciata di Trdelnik!!

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