India – Ranthambore National Park: la star è la tigre

Tigre! Tigre! divampante fulgore | Nelle foreste della notte, | Quale fu l’immortale mano o l’occhio | Ch’ebbe la forza di formare | La tua agghiacciante simmetria?”(William Blake)

La tigre è forse il felino più misterioso, bello, affascinante nella sua apparentemente crudele fredda maestà. Nella mia mente la tigre è legata ai raccocnti di Kipling sulla jungla nera dell’India più profonda, e quindi il mio viaggio nel cuore dell’India non sarebbe stato completo senza un incontro con questo animale.

Il Ranthambore National Park è una tra le riserve naturali più importanti dell’India, dove si possono ammirare molte specie protette e soprattutto la tigre.

Si trova nel Rajastan, a 130 km da Jaipur, ma arrivarci è un viaggio lungo a causa della condizione delle strade strette e malandate che passano in mezzo ai villaggi per buona parte del percorso.

Il parco è di oltre 1300 km quadrati, ma il suo cuore è di circa 400 km quadrati, divisi in diversi settori  in ciascuno dei quali è possibile entrare a numero limitato con le guide specializzate.

La jungla non è proprio come quella che uno si immagina, fitta e impenetrabile, ma è un terreno quasi da savana, roccioso e senza sottobosco, anche se con molti alberi, con rupi scoscese e molti rivi d’acqua e laghi, intorno ai quali vive una fauna molto varia.

La stagione migliore va da febbraio a maggio, perchè sono visibili più animali. L’attività degli animali è maggiore all’alba: gli erbivori vanno a bere alle fonti d’acqua, i carnivori vanno a caccia. Poi con il sole alto spesso i predatori già sazi giacciono nell’ombra a sonnecchiare e digerire, quindi l’ appuntamento al resort è prestissimo.

 

Ci vestiamo tutti di verde per essere più possibile in armonia con i colori naturali e non spaventare gli animali. Al mimentismo totale penserà la polvere accumulata durante il tragitto.

Una jeep scoperta con una due guide passa a prenderci e, dopo aver macinato diversi kilometri perchè gli alloggi sono tutti fuori dalla riserva, ed aver mangiato sotto gli occhi incuriositi delle scimmiette molta polvere delle strade in parte sterrate,  si arriva all’entrata del settore assegnato (tra l’altro proprio da qui passerà un’autostrada per la quale fervono i lavori, ma chissà se questa cosa piacerà agli animali).

Gli animali sono tanti ma le vere star sono le grosse tigri, che però sono rimaste in poche e ci vuole fortuna per avvistarle. Ad alcuni capita di uscire per diverse mattine senza traccia del felino.

Le prime ad essere avvistate sono le gazzelle indiane, con il pelo liscio e lucido, quasi fulvo, e sul muso un caratteristico segno nero e bianco.

Poi ci sono i Nilgau, letteralmente “mucca azzurra”, dal colore dei maschi che hanno riflessi grigio azzurrognoli con una macchia bianca sulla gola che forma una specie di bavaglio o barba, mentre le femmine sono marroni.

Ecco il Sambar, il maestoso cervo indiano.

Ad un ruscello li troviamo tutti a bere insieme, come in un paradiso terrestre, tigre a parte ovviamente.

C’è anche la mangusta, il simpatico animaletto con il corpo e la coda lunghi, le zampe corte, il muso affilato, ed una pelliccia ispida, micidiale nemico del serpente, come ci ricorda il racconto di Kipling “Rikki-Tiki-Tavi”.

E poi tanti pavoni, animali nazionali dell’India, dendrogazze ed altri uccelli colorati.

Incomincio ad essere sconfortata, chissà se riusciremo a vedere Lei, sua maestà la tigre. Poi all’improvviso l’avvistiamo,  sta riposandosi nella penombra tra gli alberi; ci fermiamo a distanza di rispetto, purtroppo i rami non permettono una fotografia ottimale, ma possiamo ammirarla in tutta la sua magnificenza.

Le guide la conoscono per nome, è una delle tigri più grandi e belle del parco, ed in effetto incute il massimo rispetto per dimensioni, fierezza dell’espressione, lucentezza del pelo con le sue strisce ben definite.

Restiamo a guardarla per tanto tempo, spostando la jeep per poterla ammirare da diverse prospettive, e poi ci incamminiamo per la via del ritorno. Proprio quando pensavamo di essere alla fine del safari ci imbattiamo in una seconda splendida tigre. E’ un esemplare che si fa vedere raramente, ci dicono le guide, siamo proprio fortunati.

Usciamo dalla riserva, e di nuovo incontriamo il branco di scimmiette (iangur grigi), tra cui molte mamme intente ad allattare e cullare i propri cuccioli, e a giocare con loro. Abbiamo notato che tra mamme si scambiano volentieri i ruoli e l’aspetto sociale di gruppo è molto forte. La loro dolcezza e l’evidente sentimento nei confronti dei piccoli le fa apparire veramente vicine alle mamme umane.

Poi la fauna torna quella a cui ci siamo abituati fuori dalla riserva naturale: cinghialetti e mucche dappertutto, e i chiari specchi d’acqua lasciano il posto ai rivoli delle fogne a cielo aperto dei villaggi.

Certo il parco nazionale di Ranthambore non può essere paragonato alla spettacolarità delle riserve africane. Se paragono questo safari con quello fatto in Botswana certo Ranthambore non regge il confronto, i colori africani sono unici e la varietà di animali, fra cui tutti e 5 i big five, è molto superiore. Però la tigre non si trova in Africa, così come tante  specie di erbivori e di uccelli endemiche, e quindi Ranthambore vale sicuramente il viaggio ed è un’esperienza emozionante.

 

One thought on “India – Ranthambore National Park: la star è la tigre

  1. Che fortuna riuscire a incontrarla. E ben due volte! Mi manca un’esperienza del genere e spero di riuscire a farla prima o poi. Grazie per le info

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