Roma – La Centrale Montemartini

La Centrale Montemartini è un riuscitissimo connubio tra archeologia industriale e polo museale di antichità. Contiene un’avvincente collezione di statuaria romana e di reperti archeologici, in gran parte funerari, dagli scavi nel sottosuolo di Roma .

Archeologia industriale

Lo confesso, io che adoro le testimonianze archeologiche dell’ anitichità, non ho un grande amore per l’archeologia industriale. Le vecchie fabbriche non erano un monumento quando erano in funzione, e quindi in molti casi non capisco perchè, ridotte a ruderi pieni di erbaccia e rifiuti, debbano essere considerate belle adesso. Sto estremizzando, ovviamente, comprendo la necessità di preservare la memoria storica anche di epoche più vicine alla nostra, e comprendo anche che c’è della bellezza nei macchinari industriali frutto dell’ingegno dell’uomo; in realtà ciò che mi dà fastidio è l’incuria che spesso si associa alla conservazione di questi edifici.

La Centrale Montemartini al contrario mi ha entusiasmato, è un vero capolavoro di conservazione e recupero dello spazio industriale, che è diventato uno straordinario polo museale in cui convivono armoniosamente “le macchine e gli dei”, come in maniera azzeccatissima indica il titolo dell’esposizione.

A due passi da San Paolo, sulla via Ostiense, vicino a quell’altro bell’esempio di recupero di zona industriale che è il quartiere che ruota intorno al gazometro e ai mercati generali, la Centrale Montemartini fu la prima centrale elettrica di Roma.

Non pensate ad un qualsiasi triste edificio industriale, il complesso era un capolavoro nel suo genere, guardate solo che cosa erano i due grandi lampioni davanti alla sua facciata, fusi in ghisa con splendide decorazioni.

Del resto la centrale Montemartini era stata costruita nel 1912 per volontà di quel grande sindaco di Roma che fu Ernesto Nathan, in una posizione strategica in quanto la sua vicinanza col fiume permetteva un facile approvvigionamento di acqua ma nello stesso tempo era fuori dalla zona abitata soggetta a dazi.

All’interno ancora si possono vedere le grandi turbine a vapore e le loro caldaie, e i motori diesel Franco Tosi. Fu dismessa negli anni ’60, ma sapientemente mai abbandonata.

Nel 1997, per permettere il restauro di un’ala dei Musei Capitolini senza sottrarre le opere al pubblico, fu ideata questa soluzione innovativa. L’Acea restaurò l’edificio  della centrale Montemartini ed i suoi immensi macchinari, e i Musei Capitolini vi trasferirono parte della collezione delle sculture romane e dei reperti degli scavi archeologici nella città.

La mostra fu un enorme successo, e la Centrale divenne museo permanente, le sue collezioni si sono via via arricchite e spesso vi sono mostre temporanee di grande valore.

Gran parte delle opere che  sono ospitate nella Centrale Montemartini appartengono alla statuaria romana, spesso funebre. Opere minori? Vi rispondo che a Roma c’è così tanta ricchezza di splendide opere dell’arte antica che più di un’opera così detta minore riempirebbe il museo di altre città europee.

Della vita e della morte

La visita inizia con una serie di sepolcri  che presentano notevoli sculture. Il culto dei defunti per i Romani era molto importante, a partire dalle cerimonie funebri nella quali le donne della famiglia insieme con le preficae, donne pagate appositamente per strapparsi le vesti e piangere e urlare a gran voce, lamentavano la perdita del congiunto durante una lunga veglia.

Le tombe dei ricchi erano talmente monumentali che un editto dovette limitarne la magnificenza, mentre non solo il culto degli antenati, i penati che proteggevano la famiglia, era importantissimo, ma addirittura in certe importanti famiglie si conservavano i volti riprodotti in cera a grandezza naturale dei propri trapassati.

Questo è il famoso “togato Barberini”, che porta in corteo funebre due volti di cera dei suoi antenati.

 

Questa sopra è una tomba del II secolo d.C., con le vittorie alate che sostengono l’immagine della defunta.

 

Questo sopra invece è il dettaglio di una scena di battaglia di un sarcofago del II secolo d.C., rinvenuto su Viale Gianicolense, nel sepolcreto Portuense,  i soldati romani  con la corazza combattono contro barbari seminudi, mentre sulla parte superiore del sarcofago sono descritte bellissime scene di caccia con animali.

La provenienza delle tombe è a macchia di leopardo da tutta Roma, il perimetro delle antiche mura non era vastissimo, e di fatto noi viviamo su un’immensa necropoli.

E’ interessante anche vedere come cambiano le raffigurazioni dal Ii al IV secolo d.C. quando il diffondersi del Cristianesimo fa sì che i miti e le scene di guerra che esaltano le doti o ricordano le caratteristiche del defunto vengano scalzati sui sarcofagi dalle rappresentazioni di brani del Vangelo che indicano speranza nella vita futura.

Non solo busti di defunti, anche statue per onorare personaggi famosi, di cui possiamo così conoscere anche oggi le realistiche fattezze. Ci sono i volti di Giulio Cesare (qui sopra), Augusto, Antonio, Claudio, Tiberio e molti altri.

Una Barbie di 2000 anni fa

I reperti più emozionanti della mostra sono quelli della tomba di Crepereia Triphaena, scoperta in Prati negli scavi sotto il palazzo di giustizia. Aperto il sarcofago di marmo gli archeologi trovarono lo scheletro di una ragazza di circa 18 anni, ricoperto da un velo di acqua limpida che vi era penetrata goccia a goccia, con quelli che sembravano lunghi capelli neri e che in realtà erano un particolare tipo di alga che era nata sul suo cranio; la sua testa era leggermente reclinata a sinistra, verso la sua bambola.

Questa bambolina è il vero spettacolo: una splendida Barbie si 2000 anni fa, tutta scolpita in avorio annerito dal tempo, con attenzione ai dettagli come l’acconciatura raffinata alla moda, con movimenti perfetti delle articolazioni  e al dito un anellino d’oro che contiene due anelli con una chiavetta minuscola.

La chiavetta a sua volta apriva uno scrigno con il corredo della bambolina:pettini, uno specchietto d’argento e gioielli in miniatura.

Insomma niente da invidiare alle moderne Barbie; le bambine dell’antichità avevano giochi e sogni molto simili a quelle di oggi, e tutto ciò che ci sembra lontano nelle nebbie del tempo è in realtà più vicino a noi di quanto non immaginiamo.

Ciò che commuove è che la presenza di questa bambolina, insieme ad altri indizi, indica che Crepereia Triphaena era alla vigilia del suo matrimonio, quando le bambine ormai cresciute (ma spesdo ancora adolescenti) offrivano ad Afrodite i loro giocattoli per entrare nella vita adulta.

Crepereia Triphaena aveva una coroncina di foglie d’argento in testa, e due anelli, di cui uno con due mani intrecciate che reggono un fascio di spighe, probabilmente l’anello nuziale, e un altro con il nome del fidanzato.

Qualcosa l’ha strappata alla vita nell’età della speranza, ma l’ha anche consegnata all’immortalità con la sua bambolina.

Dall’età repubblicana

Dagli scavi nel sottosuolo di Roma, a volte sistematici e a volte casuali in occasione dei lavori per le fondazioni dei palazzi o delle opere pubbliche, sono emersi anche tanti reperti di età repubblicana.

La necropoli esquilina, che si estendeva amplissima da oltre la stazione Termini a san Giovanni, ha riservato molte sorprese.

Basti pensare alla Tomba dei Fabii, una tomba a camera tutta affrescata rinvenuta all’angolo tra via Carlo Alberto e Via Rattazzi, e a quella simile degli Arieti, tra Via Rattazzi e Via Napoleone III. Gli affreschi della tomba dei Fabii in particolare raffigurano scene militari tratte dalle guerre sannitiche, prima metà del III sec. A.C., e sono anche un’interessante testimonianza storica. Anche nella tomba degli Arieti sono scene di guerra e di corteo trionfale.

Nella necropoli erano sepolti poveri, a volte in ampie fosse comuni, e ricchi. La tipologia dei monumenti e dei corredi funebri parla del censo. Le statue nel meno nobile peperino, molto friabile, sono tutti rovinati. Quelli in marmo bianco sono invece perfetti. Mi ha colpito questa doppio monumento funerario di due coniugi, ritrovato in via Statilia: è così realistico, con la rappresentazione delle rughe, delle imperfezioni, dei dettagli dell’acconciatura, che sembra di vederli lì davanti a te, come uomini e donne di oggi.

Alcuni oggetti di corredi funebri ritrovati e sapientemente ricomposti con la ricostruzione delle parti mancanti di legno ci fanno scoprire aspetti di vita quotidiana, come una lettiga e un triclinio, o meglio un letto da parata.

 

I mosaici

I mosaici parlano da soli, tessere policrome minuscole di pietra, che compongono i quadri più belli , che hanno resistito perfettamente al tempo.

Da lontano il colpo d’occhio di questo leone che giace con tre amorini ed Ercole sullo sfondo è notevole, ma ancora di più lo è avvicinandosi a vedere il gioco di colori composto dalle minuscole tessere.

Il treno di Pio IX

In una delle sale caldaie ha trovato da alcuni anni posto lo straordinario treno del papa Pio IX.

Altro che sfarzo dell’ Orient Express! Contiene persino una cappella con decorazioni esterne di grandi angeli in ghisa e alcuni dipinti di valore.

Altre due mastodontiche vetture sono arredate con tutti i comfort, dai divani con stemma papale al bagno, alle tende, all’illuminazione esterna, alla sala del trono,  allo spazio aperto chiamato “loggia delle benedizioni”, tutto oro e tessuti preziosi.

La grande sala caldaia e gli dei

Al piano di sopra si può ammirare l’ampiezza degli spazi della centrale e le dimensioni dei suoi macchinari tirati a lucido per ospitare le statue degli dei.

Le sculture sono tante, ed è impossibile descriverle tutte qui, alcune sono copie (moderne o già di epoca romana) di statue molto famose, altre sono gli originali. Lì dentro stanno benissimo, quella grandezza, quegli spazi luminosi, sembrano proprio fatti per loro.

Persino la grande testa della dea Fortuna, con il suo braccio colossale ed i piedoni che calzano singolari infradito, sembrano piccoli in quel locale. Vengono dall’area sacra di Largo Argentina, difficile da immaginare dominata da quella bianca dea.

Questa alta Atena col suo elmo guerriero colpisce per le sue dimensioni ed il suo portamento austero.

Riconosco tra i tanti il volto di Antinoo, il giovane bellissimo amante di Adriano: la sua statua più famosa si trova in Grecia, e me ne ero innamorata quando l’ho vista, ma i  lineamenti del modello sono così delicati e unici che anche questo busto mi ha subito attratto.

Guardate la forza espressiva di questo magistrato nel pieno della sua maturità, con la ricca toga drappeggiata ed il volto che esprime tutta la dignità della sua carica.

Splendida è la statua del satiro Marsia, rivenuta nella Villa delle Vignacce. E’ forse la scultura che trovo più espressiva nella sua drammaticità del corpo contratto che sta per essere orribilmente ucciso.

La leggenda narra che Afrodite avesse costruito un flauto a due canne, e che venisse presa in giro per come nel suonarlo le guance le si gonfiavano. Allora lo gettò via, con una maledizione per chi lo avesse raccolto. Lo trovò il Satiro Marsia, che imparò a suonarlo in modo così sublime, che osò sfidare Apollo con la sua cetra; la gara finì in parità ma Apollo rilanciò la sfida suonando il suo strumento capovolto, e naturalmente Marsia non potè fare lo stesso con il suo flauto. Così Apollo lo appese ad un albero (e così è ritratto nella statua) e lo scuoiò vivo.

E così tanti altri miti rivivono in questa sala caldaie della Centrale Montemartini: Icaro con le sue ali di cera, Teseo, Perseo…

Di fronte alla Vittoria dei Simmaci, questa Nike dalle vesti agitate, controvento come tutte le caparbie vittorie, mi viene in mente ciò che il futurista Marinetti disse della (splendida) Nike di Samotracia:

Un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia”. 

Guardando questa Vittoria e i suoi marmorei compagni di viaggio qui, tra queste possenti macchine, non ci trovo contraddizione ma armonia perfetta: la pietra può esprimere il movimento e il divenire, le grandi turbine possono stare, e fermarsi a riposare come un’opera d’arte nata dalla stessa immaginazione dell’uomo che cerca sempre qualcosa che vada oltre se stesso.

 

 

 

9 thoughts on “Roma – La Centrale Montemartini

  1. Non conoscevo questo posto, davvero molto affascinante. Rimango sempre stupita dalla perfezione dei dettagli di queste opere antiche!

  2. Ah quante cose non conosco di Roma, e si che ci sono stata varie volte. Questo museo mi piace molto, adoro il connubio fra industriale e antico. Le opere marmorie sono spettacolari, interessante conoscere per ognuna la sua storia

  3. Un bel tuffo nel passato, tra arte e cultura. Molto interessante scoprire la storia attraverso le opere antiche.

  4. Che meraviglia! Non sapevo nulla di questo luogo! I recuperi industriali mi piaccino moltissimo. Con la vicinannza di reperti storici e archeologi, dev’essere ancora meglio!

  5. Molto interessante il tuo racconto sulla Centrale Montemartini. Mi ero promessa di andare qualche giorno quando avrò avuto tempo libero, ma il tuo racconto rende l’intenzione della visita una cosa da non rimandare. 🙂

  6. Non avevo mai sentito parlare di quest Centrale riconvertita a museo. E’ splendida. Anche nella mia città hanno tentato di fare questa cosa con una centrale idroelettrica, ma non è andata a buon fine (non hanno trovato i fondi per concludere il progetto). Adesso mi rendo conto di quale perdita sia stata.

  7. Dopo tanti anni di pendolarismo a Roma non conoscevo minimanete questo posto!
    E adesso, ci vado molto poco … peccato!
    Mi piacciono molti i recuperi industriali e l’archeologia industriale.
    Credo che visitare questo luogo mi avrebbe davvero affascinata!

  8. uno dei miei musei preferiti qui a Roma! ci vado ogni volta che posso, mi piace un sacco davvero! l’archeologia industriale ha sempre il suo fascino!

  9. Ciao!!!
    Pensa che sono di Roma e non conoscevo questo posto 🙁 se devo dire la verità preferirei le macchine industriali lontano dai reperti archeologici!!! Sono un’appassionata di storia dell’arte e vedere le statue antiche con dietro le macchine industriali mi fa molto strano…
    La barbie “antica” ha vinto! Non immaginavo minimamente che esistessero delle bambole antiche…forse perchè come dici anche tu…quei tempi ci sembrano così lontani da noi!!!

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