Cile – Valparaiso la città reinventata dall’allegria dei pennelli

Quando nel XVI secolo i coloni spagnoli fondarono Valpariso non scelsero a caso il suo nome. Il luogo era un approdo sicuro, ottimo per i traffici, una grande baia sul Pacifico circondata da colline e con alle spalle una verde valle a 100 km da Santiago. I rapporti con gli indigeni Chango, pacifico popolo di pescatori, erano buoni, al contrario di ciò che accadeva nell’ interno con i Mapuches.

Valparaiso si sviluppò rapidamente, grazie alla sua posizione strategica che la rendeva tappa obbligata per le rotte commerciali che arrivavano all’Atlantico passando per Capo Horn. C’era il porto sempre pieno di bastimenti, e c’era tutto quell’andirivieni di folla multietnica e variegata che gira  intorno ai porti, le ville dei ricchi, le casupole dei marinai, i locali per ristorare e diverire quelli di passaggio.

L’espansione urbanistica fu rapida e in gran parte spontanea, dal fronte del porto fino alle prime colline (“cerros”) come Cerro Conception, e poi fino alle colline più distanti.

Lo spazio nella piccola area in pianura era il più costoso, vi sorsero bei palazzi delle famiglie più ricche di armatori, commercianti, assicuratori.

L’apertura del Canale di Panama causó il crollo di Valparaiso: nessuno più doveva passare da Capo Horn per arrivare all’Atlantico, dunque nessuno doveva fare tappa a Valparaiso. I bei palazzi del centro passarono in gran parte alle banche, quelle non conoscono crisi. Le case arroccate sulle colline correvano il rischio di essere abbandonate al degrado, ed in effetti vi sono stati anni di grave crisi per il centro storico di Valparaiso.

Poi la rinascita, grazie alla vitalità e creativitá dei suoi abitanti, che l’hanno riqualificata e resa un gioiellino che attira sempre più turisti che ne restano affascinati oltre le aspettative. Il turismo è diventato proprio la primaria risorsa della città.

Degno coronamento di questa opera di riqualificazione, è arrivato il riconoscimento Unesco che ha inserito il centro storico di Valparaiso tra i siti patrimonio dell’umanità.

Valparaiso si estende scenograficamente su ben 42 cerros, alcuni dei quali collegati al fronte porto da funicolari, costruite tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, ma tutti con una gran quantità di strade e viuzze in salita e scale, scale dappertutto. Questo ha creato un divertente equivoco linguistico: mi sono subito buttata su una strada con il cartello “strada sin salida”, che invece vuole dire strada senza uscita, vicolo cieco! Per vivere a Valparaiso bisogna avere buone gambe.

Raggiungo il Cerro Conception con una delle funicolari più belle, antica ma perfettamente funzionale, e subito mi affaccio al primo mirador ad ammirare il panorama. Disdetta!  La città è avvolta in una fastidiosa nebbiolina che impedisce di apprezzarne i colori vivaci.

Quasi a fianco all’uscita della funicolare è il Paseo Jugoslavo, dove si trova il palazzo Baburizza, oggi museo delle belle arti. Il nome del paseo deriva dal fatto che l’ultimo proprietario era jugoslavo, ma il palazzo non ha niente di slavo, anzi l’architetto era italiano!

Da qui, inizio semplicemente a passeggiare  per le strade vissute e allegre,  lasciandomi sorprendere dalla casualità delle scoperte. Valparaiso è una tavolozza di colori, in cui mille pennelli hanno dato forma personale alle case, alle scale, ai pali della luce, ad ogni dettaglio su cui si potesse disegnare.

Non esiste casa che non sia stata dipinta con murales e graffiti, alcuni infantili, altri frutto di grande capacità pittoriche e anche opera di maestri famosi.

Ne esce un’anima collettiva composita, che da una parte si tuffa in una visione onirica della vita, in una sorta di “fantasia al potere” richiamata a salvare la città dal suo destino segnato di decadenza, e dall’altra affonda solitamente le sue radici nella vita reale, nella storia, nelle tematiche sociali, nelle differenze etniche e culturali.

E poi c’è il quadro fatto dai quadri, il colpo d’occhio d’insieme di questo gioioso affastellarsi di dipinti e di colori estranei l’uno all’altro ma coerenti con un progetto urbanistico mai ideato, con un codice di rinascita spontanea che ha cambiato il volto della città in pura allegria.

Niente è permanente, tutto è in continua evoluzione. Se un violento incendio nel 2014 ha distrutto tantissime case di Valparaiso, ecco di nuovo tornato il colore che si è ripreso prepotentemente i suoi spazi.

Sto facendo un grande sforzo a selezionare solo alcuni dei murales tra le tantissime foto che ho fatto, perchè mi sembrava che ogni dettaglio avesse una sua importanza.

Una particolarità di Valparaiso sono i gradini delle scalinate ripide sui vari cerros; in gran parte sono dipinti anche loro, con sgargianti colori diversi e con scritte di canzoni o perle di saggezza. In una via dedicata a Beethoven gli scalini sono dipinti come i tasti bianchi e neri di un pianoforte.

A fianco ad alcune scalinate sono piccole rampe ripide, che i bambini usano per scendere gioiosamente seduti come su uno scivolo o uno slittino.

In un caso per evitare la fatica di una lunga discesa c’è un lungo scivolo vero e proprio che curva più volte nella discesa, per la gioia dei bambini ma anche degli adulti di piccola taglia.

Ecco che all’improvviso mi ritrovo in un angolino delizioso con piante gentilmente disposte in bottiglie trasformate in vasi e incastrate nel muro, che sembrano uscite dal dipinto che le circonda, mentre una donna suona alla chitarra melodie tradizionali e dei ragazzi offrono alfajores fatti in casa.

Un’altra via è tutta dedicata ai fumetti di Condorito, personaggio dei cartoon molto noto in sud america.

Qualcuno ha pensato bene che anche un palo della luce dovesse essere valorizzato (prima o poi si esaurirà lo spazio disponibile per i pennelli!)

Tutto questo è nato in modo un po’ hippy, ma oggi è anche un po’ è un marchio di fabbrica che gli abitanti portano avanti con orgoglio anche perchè ha fatto la fortuna della città. “We are not hippies, we are happies!” rivendica una grande scritta su un muro. Non so se i colori riescano da soli a rendere felici, ma sicuramente contribuiscono a far vivere allegri. E’ esattamente speculare alla malinconia che si prova andando in certe città del nord Europa dove fa notte presto e la pioggia e il freddo sono di casa per la maggior parte del tempo.

 Questo pensiero si affaccia prepotente nella mia testa ora che la nebbiolina si è finalmente diradata ed il sole illumina tutto di colori vividi.

 

Anche le chiese sembrano più colorate e divertenti, forse per la suggestione delle case che le circondano; è tanto carina la Chiesa Luterana “la Santa Cruz”, con la sua sagoma inconfondibile del lungo campanile a punta sul profilo del Cerro e con il suo interno bianco dal loggiato e dalle capriate del soffitto tutte di legno.

Sul cerro Bellavista sorge anche una delle case del poeta Pablo Neruda, la Sebastiana; anche se non vi abitò molto trovava Valparaiso fonte di grande ispirazione.

Lo spettacolo dei murales si ripete negli altri cerros, ad es. nel movimentatissimo cerro Alegre e nel Cerro Bellavista che sembra una galleria d’arte a cielo aperto. Ciascun cerro ha però una sua particolare personalità e sarebbe bello avere più tempo per scoprirli tutti.

Le case a Valparaiso sono aumentate vertiginosamente di prezzo, specie quelle storiche che spesso qui sono di legno e lamiera dipinti,  e sono state un buon affare per chi le ha comprate per pochi soldi e ristrutturate.

La parte della città fronte porto, sotto i cerros, è frutto della stratificazione urbanistica di più epoche.

Ne è un esempio la Piazza Sotomayor, sulla quale si affacciano edifici tutti di epoche diverse, tra cui quello celeste del comando navale e un altro che è stato sventrato per costruirvi all’interno un edificio moderno a specchio che spunta dall’involucroclassico si armonizza benissimo.

Al centro è il monumento agli eroi della guerra del Pacifico.

Nella piazza  si svolge un mercatino di artigianato etnico e piccolo antiquariato.

 

Il porto conserva ancora una grande importanza, anche se non più cone prima dell’apertura del Canale di Panama. È sempre il secondo porto del Cile ed è sempre trafficato di grandi navi di tutti i tiipi, soprattutto cargo carichi di variopinti container che paiono speculari alle case su lamiera colorata dei cerros.

E’molto interessante vedere Valparaiso dal mare, affidandosi alle chiatte dei pescatori che fanno fare il giro del porto ai turisti. Non ci sono partenze regolari, quando una chiatta decide che che c’è abbastanza gente interessata, la corsa parte; la chiatta si riempie all’inverosimile in stile barcone di migranti ma c’è posto a sedere e giubbotti di salvataggio per tutti.

Il panorama  visto dal mare è molto suggestivo, con i 42 cerros colorati a movimentare l’orizzonte e a definire la shape unica di Valparaiso.

Non ci sono grandi belle spiagge, solo la playa La Torpedera e altre poche minuscole, perchè in tutte le altre la balneazione è proibita in quanto pericolosa per le correnti.

Se si cerca una vera vacanza di mare-con-spiaggia bisogna andare nella contigua cittadina di Vigna del Mar, che però io considero molto meno affascinante, con i suoi ampi viali eleganti, puliti e perfetti senza troppa personalità, contornati di palazzi moderni, e il lungomare in stile Corniche nizzarda. Basti pensare che l’attrazione principale di Vigna del Mar è un orologio fatto su un aiuola con i fiori!

La marina miilitare lascia avvicinarsi la chiatta del giro turistico senza problemi alle grosse navi da guerra armate che stanziano al largo nel porto, e fare fotografie a volontà.

Su una grossa boa  galleggiante nel mare un leone marino si prende il sole senza scomporsi, aspettando magari qualche  pesce offerto dalle imbarcazioni dei pescatori.

A proposito di pesce, si dice che qui a Valparaiso si possa gustare il miglior pesce del Cile, e i ristorantini abbondano in tutta la città, quindi niente di meglio per terminare la serata che una buona cenetta, prima di tornare comodamente a Santiago. Naturalmente occorre accompagnare i piatti con un buon vino cileno, visto che proprio la zona intorno a Valparaiso è una delle più rinomate regioni vinicole.

 

valparaiso scalini colorati

 

11 thoughts on “Cile – Valparaiso la città reinventata dall’allegria dei pennelli

  1. ah che bellezza questi murales! anche io nei miei viaggi li fotografo sempre, ed il Sud America regala gioie! complimenti per le foto

  2. Che città coloratissima! Un buon modo per decorare i palazzi di cemento e rendere le strade più allegre.

  3. Quanti bei colori! Valparaìso deve avere un’anima davvero speciale, capace di donare felicità e buonumore 🙂 Voglio andarci anche io!

  4. Una mia compagna del liceo, la mia vecchia migliore amica si è trasferita li ! Spero di andarla a trovar e prima o poi!

  5. A Valparaiso ci abita una mia carissima amica. Lei è Cilena, cresciuta in Europa e ritornata lì da un paio d’anni. Sto progettando di andare da lei a Ottobre. Non vedo l’ora!

  6. Come essere letteralmente in un murale o in una tavolozza di colori. L’idea degli abitanti di usare i colori per abbellirla è stata geniale e condivido che L’unesco l’abbia inserita tra i suoi siti. Certo bella tutta, non manca la storia neppure, ma quei murale, anche quelli particolari con le cassettine, sono loro che attirano veramente l’attenzione!

  7. Viene voglia di visitare Valparaiso anche solo per i colori incredibili! Grazie per il bel post esplicativo, decisamente interessante ^^

  8. Ma è incredibile! Tutti quei colori e murales… Un bellissimo modo per rendere una città più allegra 🙂

  9. oddio ultimamente sono maniaca di murales e robe colorate, penso potrei impazzire a visitare un luogo simile!! adoro adoro e leggo altri post su questo cile che ammetto non avevo mai preso in considerazione!!

  10. Che meraviglia tutti questi murales! Il Sud America deve essere magico. Grazie per queste info! 😊

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