Nei villaggi delle minoranze etniche del Laos

Una delle cose più appassionanti di un viaggio in Laos è incontrare le minoranze etniche nei villaggi di montagna e in alcune zone del sud, che non sono per niente state toccate dalla globalizzazione, nè hanno addomesticato i loro costumi ad uso turistico, anche perchè di turisti in queste zone ce ne sono ben pochi tanto che qualcuno toccava i capelli chiari della bimba come cosa curiosa.

IMG_20180104_045209In Laos ci sono meno di 7 milioni di abitanti e 39 etnie diverse. Pensavo si trattasse di sfumature, ma ho scoperto che parlano lingue completamente diverse, tanto che la nostra guida qui nel sud, che proviene essa stessa da una minoranza, non ne comprende se non alcune parole base. Questo mi fa pensare che si tratti di gruppi fortemente chiusi, la cui differenziazione dal ceppo base è stata molto antica.
IMG_20180104_045924In alcuni villaggi è arrivata a televisione, e fa impressione vedere le capanne di bambù con il maiale sotto e la parabolica sopra; in questi casi addirittura a volte la lingua di comune comprensione non è il laotiano ma il thailandese, perchè la televisione trasmette in gran parte programmi thailandesi.

IMG_20180106_044100Una suddivisione che la popolazione locale usa fare è quella tra abitanti delle montagne, abitanti delle zone intermedie e abitanti delle pianure.

Gli abitanti delle pianure sono in gran parte Lao, l’etnia dominante, affine ai thai. La nostra guida nel nord del Laos, che è di etnia Lao, dice che si considerano discendenti dai mongoli. In effetti a guardare i loro lineamenti un po’schiacciati sembra proprio vero. Le loro case dei villaggi sono in gran parte a due piani anche quando sono di legno.

IMG_20180106_043700Gli abitanti della Montagna sono invece i Hmong. Sono di origine tibetana. Al nord soprattutto si incontrano tanti loro villaggi che si caratterizzano per le case di legno o bambu intrecciato, che sono costruite come palafitte su pali. Ho visto la foto di una casa Hmong costruita usando quattro grosse cluster bomb americane! I Hmong, a differenza di Lao e Khmu, sono animisti e non buddhisti, e quindi nella loro cultura ha una grande importanza il rapporto con gli spiriti, infatti in diversi villaggi Hmong ho potuto vedere un luogo comune centrale detto “casa degli spiriti”, dove in certi momenti dell’anno vengono svolte cerimonie in loro onore.

IMG_20180106_043637A Luang Prabang c’è un piccolissimo mIMG_20180102_094323useo che raccoglie costumi, oggetti di lavoro, prodotti artigianali della tradizione Hmong,  tra cui mi hanno colpito gli abiti neri con decorazioni colorate, gli elaborati e pesanti copricapi e le collane fatte con semi di dIMG_20180102_093714iverse dimensioni e colori; in generale mi sono fatta l’idea che costituiscano una fascia molto povera della popolazione, legati ad un’economia base di sussistenza.

Gli abitanti degli altopiani e delle colline sono principalmente Khmu, di origine cambogiana-kmer. Le loro casette sono a un solo piano.

Tra loro hanno rapporti molto buoni, e a volte capita per necessità che sorgano villaggi in comune tra le tre etnie, ma come si vede dai diversi stili di case, ciascuno mantiene i propri usi e la propria lingua, e tendono a non sposarsi e mischiarsi tra loro.

IMG_20180104_063942Persino il modo di portare i pesi è diverso: i Khmu usano delle gerle di bambu sulla schiena, simili a quelle che erano delle nostre campagne. I Hmong invece usano una fascia di tessuto legata alla fronte con la quale sostengono il peso lasciato pendere dietro alle spalle. Infine i Lao usano una lunga asta appoggiata sulla spalla con i due pesi ciascuno da una parte a bilanciarsi tra loro.

IMG_20180104_062430Percorrendo la Route 7 e poi la 13 ci avventuriamo tra le montagne del Laos, uno scenario naturale molto bello, la strada stretta e malandata attraversa altipiani e monti ricoperti di boschi. Spesso sulla strada si incontrano due o tre bambini con un grande coltello da lavoro e una gerla di lunga erba fresca per il bestiame, o impegnati a portare l’acqua dalle fonti al villaggio;  diverse sono le donne che cercano e raccolgono tipi di erbe o radici  particolari utili in cucina o per medicina.

IMG_20180104_062503Un uomo di etnia Hmong mi invita ad entrare in casa sua. Orgoglioso mi indica la torma di bimbi  che lo circonda, tutti suoi nipoti da parte della figlia e delle due nuore, che vivono nella stessa piccola capanna. Mobili non ce ne sono, l’usanza è di mangiare per terra, mentre si dorme su materassi stesi al suolo, in questo momento tutti ingombri di sacchetti di plastica che fanno la funzione di cassetti, unico regalo della civiltá.

IMG_20180107_043225Acqua nel villaggio non ce n’è, e sono le bimbe ad occuparsi di fare la scorta, andando a riempire le taniche alla fonte che dista diversi km da qui. Ma come, chiedo, vedo una pompa per l’acqua?! Quella l’hanno costruita dei volontari alcuni anni fa’, ma poi si è rotta e nessuno sa come rimetterla in funzione.

IMG_20180109_095902_002Tantissimi, splendidi bambini, con mamme giovanissime; qui a volte il matrimonio avviene a 14 anni e comunque prima dei 20. E’ tutto in proporzione, perchè in Laos la vita media è meno di 65 anni, a causa di mortalità infantile, incidenti sul lavoro, esplosione di mine,scarse condizioni igieniche (un uomo  raccontava di aver perso un figlio per aver bevuto acqua non bollita), pessimo sistema sanitario; non stento a credere che questa media sia a sua volta fortemente sbilanciata a favore degli abitanti delle città.

IMG_20180106_041706 Nella maggior parte dei casi il matrimonio è una libera scelta dei giovani, ma nei villaggi più remoti i fidanzamenti sono combinati ancora dalle famiglie da quando  i due sono bambini; l’usanza è che il ragazzo debba pagare un prezzo al padre della sposa per ottenere il consenso, prezzo che dipende da quanto la famiglia è ricca e da quanto la sposa è bella e quindi ambita, e che non è per niente simbolico, visto che la nostra guida, che con grande onestà ha definito sua moglie “media” quanto a bellezza (anche se è una persona indipendente e colta, visto che è insegnante di lettere alla scuola superiore, ma il prezzo prescinde dal livello culturale e dalle doti intellettuali a quanto pare)  ha pagato l’equivalente di 10.000 euro, mentre la sorella minore, più bella, è stata sposata con 25.000 euro. Oltre a ciò l’uomo deve regalare alla sposa, invece dell’anello nuziale che non si usa,  uno di quei pesanti collier d’oro che sono uno status symbol, ma che la sposa può tranquillamente rivendersi se ha bisogno di soldi.

IMG_20180110_061910Se nei villaggi del nord in qualche modo il contatto col mondo esterno deriva dalla piccola attività commerciale con i viaggiatori in transito sulla 13, così che molti villaggi sono una fila di casette sul bordo della strada, senza un centro di aggregazione o una rudimentale struttura, al sud i villaggi sono ancora più comunitá chiuse, spesso punto di riferimento di minoranze etniche piccolissime, ma devo dire luoghi più affascinanti.

IMG_20180118_030611-527x699Attraversando il Boulevan Platau, che è un fresco altipiano nella valle del Mekong, cambia la vegetazione e cambiano le colture: piantagioni di the e caffè costituiscono strumento di sussistenza per gli abitanti dei villaggi e fonte di enormi ricchezze per i grandi proprietari ed esportatori, basti pensare che nella capitale si può ammirare il maestoso palazzo candido con colonnati e cupole dorate degno della Casa Bianca, di proprietà della maggiore produttrice di caffè del Laos. Gli abitanti dei villaggi hanno invece produzioni modeste di chicchi di caffè che abbiamo visto ad essiccare a terra in recinti a fianco alle loro capanne.

IMG-20180118-WA0001-307x409Il primo villaggio che incontro nel Boulevan Plateau si chiama HoweiTen ed è specializzato nella produzione di lame da lavoro. Non sono coltelli raffinati, ma efficaci strumenti da taglio ricavati dal metallo delle balestre delle automobili, che viene reso incandescente e battuto e ribattuto con forza da due uomini fino ad assumere la foggia desiderata, ed incastrato e saldato in un manico di durissimo legno. Solo dopo un po’ che guardo affascinata questa scena mi rendo conto che l’incudine è una bomba americana!

IMG-20180117-WA0005-307x409Straordinariamente fuori dal tempo è il villaggio che appartiene alla minoranza Alak ed è chiamato Ban BongNeua.  Le capanne sono in gran parte palafitte, particolarmente grandi rispetto ad altri villaggi. Il motivo è che gli Alak praticano la poligamia, ed un uomo può avere anche 6 o 7 mogli che normalmente fanno diversi figli, e vivono tutti insieme – e in armonia! – nella stessa casa, e spesso quando i figli si sposano, in via definitiva o almeno per alcuni anni vanno a vivere nella casa dei genitori di lei, che per l’occasione viene ampliata con un buco nella parete di canne che immette su un nuovo locale. Quindi in una casa possono vivere anche più 60 persone. Così i bambini sono in qualche modo figli di tutti, accuditi da una famiglia vasta, e acquisiscono fin da piccoli un forte senso di socialitá. Sono bambini bellissimi e sorridenti, la cui ultima preoccupazione è tenere immacolato il vestito nei loro giochi e fin da tenera età anche nei lavori tra la terra. Molti lavori dei campi vengono svolti dagli abitanti in forma collettiva, sotto il coordinamento del capo del villaggio.

IMG-20180118-WA0005-409x307 Gli Alak sono animisti, e il centro del villaggio è costituito da una Casa degli Spiriti. Una volta all’anno, al termine della stagione del raccolto del caffè, avviene la grande cerimonia di ringraziamento degli spiriti, che serve anche a propiziare la nuova stagione di raccolto. A seconda di come  è andata l’annata si decide di sacrificare uno o più bufali, la cui carne viene distribuita tra gli abitanti, mentre la testa adorna fino all’anno successivo la casa degli spiriti.

IMG-20180117-WA0010-307x409-230x306Ma il più straordinario villaggio è quello di KokPhung, appartenente all’etnia Katu. È un gruppo piuttosto chiuso all’esterno ma molto coeso all’interno, che mantiene delle tradizioni singolari. Anche loro vivono soprattutto di raccolta di caffè, mandorle, banane, che vendono in un piccolo mercato gestito dalle sole donne. Mi colpisce subito che tutte le venditrici, sedute per terra dietro alla loro poca merce tutta uguale, passano il tempo fumando dalle narici in una sorta di grossi calumet. Poi noto che anche i bambini qui fumano come ciminiere! La guida mi dice che incominciano a tre anni, iniziati dai genitori che lo trovano un metodo “naturale” per calmarli.

IMG-20180117-WA0006-409x307I Katu, anch’essi animisti, non esorcizzano la morte e credono nella vicinanza degli spiriti delle persone care. Costruiscono in vita le loro bare in legno rozzamente lavorato con una sorta si prua che ricorda una rudimentale barca, e le conservano in una comune capanna; quando qualcuno della famiglia muore, ne collocano la bara sotto la loro casa, a proteggerli dagli spiriti malvagi e a restare loro vicino, nello scorrere della vita quotidiana che continua tra i giochi dei bambini e il razzolare degli animali, polli e maiali, liberi di scorrazzare per il villaggio. Ma se qualcuno è morto in un incidente traumatico il suo spirito è inquieto e deve essere sepolto nel cimitero, o tormenterebbe gli abitanti della casa.

IMG-20180117-WA0002-307x409Diversi bambini girano nudi per il villaggio senza nessuno scandalo o senso di malinteso pudore: la bellezza e l’innocenza richiamano solo purezza, in questo ambiente così profondamente legato alla natura.

Dei ragazzi giocano a pallone che lanciano di piedi e di testa da una parte all’altra di una rete con straordinarie prodezze di rovesciate. Chissà se qualcuno non sarebbe un vero talento per il calcio importante.

IMG-20180117-WA0004-307x409Anche qui spesso più famiglie vivono insieme nella stessa casa, ma il meccanismo moltiplicativo degli abitanti della stessa capanna prima o poi si deve interrompere, così quando decidono di dividersi e costruire una nuova casa, per evitare litigi distruggono anche la vecchia abitazione e si dividono i materiali.

IMG_20180110_061257Infine l’incontro con alcune anziane donne dell’etnia Lawae, ormai una minoranza ridottissima ma che mantiene fieramente le sue tradizioni, quale quella di segarsi da bambini i quattro denti superiori davanti, come segno di identificazione tribale, e di forare e deformare i lobi delle orecchie con enormi cerchi di avorio delle zanne degli elefanti che popolano questa zona. Le donne erano intente a fumare la pipa mentre tessevano su un piccolo telaio manuale sostenuto con i piedi sciarpe si seta con motivi tradizionali tramandati da generazioni, ma non in un villaggio tutto loro, bensì in un villaggio di etnie miste costruito  presso le cascate di Tad Lo con funzione di salvaguardia del patrimonio della diversità etnica: gli ideatori hanno convinto gruppi familiari di diversi villaggi a venire a vivere qui, conservando i loro usi tipici, mantenuti dalla fondazione e con la possibilità di guadagnare dal piccolo commercio derivante dalle lavorazioni artigianali da loro prodotte.

IMG_20180110_060715Certo così l’atmosfera di un vero villaggio si snatura completamente, ma  è difficile trovare un equilibrio tra la salvaguardia di un grande patrimonio di cultura tradizionale e di diversità che andrà presto perduto, e l’opportunitá di rendere migliori le condizioni di vita delle popolazioni delle minoranze etniche dei villaggi in termini di miglior accesso ai servizi generali e alla tecnologia abilitante, in termini di igiene e sanità e quindi aspettative di  longevitá, di proficuo sfruttamento delle risorse del territorio, di istruzione. Non è un equilibrio facile, e sono tanti gli interrogativi che nascono guardando il disarmante sorriso di quei bimbi liberi e sereni.

IMG-20180117-WA0008-409x307Ma vi voglio lasciare con una foto che fa sorridere: eccovi il distributore di benzina reinterpretato in uno sperduto villaggio come un simpatico chiosco bevande per automobili assetate.

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