Vang Vieng, immergersi in una cartolina orientale.

C’era una volta nella foresta del Laos un villaggio fuori dal tempo sulla riva del fiume Nam Song, pieno di grossi pesci guizzanti, circondato da alte montagne frastagliate come scogliere e interamente ricoperte di alberi sulle loro superfici verticali. Dapprima i laotiani, poi gli stranieri, hanno incominciato ad accorgersi di questo luogo meraviglioso, e i locali hanno iniziato a sfruttarne sapientemente le potenzialitá turistiche, senza snaturare, almeno per il momento, l’essenza di questo mondo e rendendo tutta la zona area nturalistica protetta per preservarla intatta.

IMG_20180106_131714Così Vang Vieng è diventata una piccola cittadina (tutta l’area non conta più di 16.000 abitanti), di quelle che si svuotano di giorno, quando i turisti partono per i tour naturalistici e adrenalinici, e si affollano di sera, quando tornano stanchi a ciondolare tra i numerosi ristorantini che sono a metà con banchi di street food, i locali per massaggi, le agenzie che offrono tour di uno o più giorni tra le montagne o sul fiume, le bancarelle di frullati di frutta fresca o di pantaloni  e borsette di cotone stampati con disegni di elefanti dal sapore post-hippy.

IMG_20180106_121730Gli hotel sono per tutti i gusti, dagli ostelli da pochi spiccioli ai resort curati nei dettagli che coccolano i turisti sulla riva del fiume, come il nostro delizioso Riverside Boutique Resort Hotel. La temperatura è perfetta, tiepida e un po’umida, è piacevole passeggiare fino a tardi per queste vie dove non ci sono monumenti da vedere, ma tante occasioni per rilassarsi.

IMG_20180106_112907E poi la mattina di buon’ora, quando ancora la nebbiolina avvolge queste montagne che sembrno uscite da una antica stampa cinese, si parte.

IMG_20180107_030854Sulle montagne si possono fare splendidi trekking nei boschi, dove si incontrano ancora numerosi animali selvatici, come le capre di montagna, i cervi,  i cinghiali. Si possono fare percorsi in quad in punti particolarmente belli , come la “laguna blu”, luogo descritto come paradisiaco per bagnarsi circondati dal verde, ma che è eccessivamente affollato e non regge il confronto con le cascate di  Kuang Si vicino a Luang Prabang di cui vi ho parlato in un precedente post.

IMG_20180107_031420Si può navigare sul fiume, che in questo periodo ha acque bassissime, con kayak o con piccole strette canoe a motore, come abbiamo fatto noi, stando attentissimi a scegliere il percorso migliore per non urtare le rocce e godendo di un panorama straordinario sulle verdi montagne a picco tutto intorno.

IMG_20180107_031745Oppure si può osservre tutto dall’alto, con un volo scenico in deltaplano o con coloratissime grandi mongolfiere che sono uno spettacolo di per sè.

IMG_20180107_033900Vang Vieng si è fatta la fama di capitale del tubing, uno sport – se così vogliamo chiamarlo – che consiste nel farsi trasportare pigramente dalla corrente del fiume corazzati da ciambelloni di gomma, magari sorseggiando una bevanda dissetante. Per fare tutto il percorso ci vogliono circa 3 ore.

IMG_20180107_033922Ancora la sera tardi si vesono ragazzi appena riemersi dall’acqua, che si rilassano sul lungofiume in palafitte-bar illuminate dove è sparata musica ad alto volume.

IMG_20180106_094513E poi c’è una Van Vieng parallela, di tradizioni locali di una delle aree che prima era fra le più remote del Laos, che sopravvivono intatte al turismo.

IMG_20180106_094524 Basta allontanarsi un’oretta dall’area urbana e dirigersi verso le foreste tra le montagne a Ban Pha Home, per imbattersi in un surreale straordinario mercato dove capannucce di legno vendono i più improbabili prodotti che si possano immaginare, in mezzo ad un odore di putrescenza non per olfatti impressionabili.IMG_20180106_094150
Oltre ai banali ratti e cavie, troviamo caggiagione dei monti in stato di avanzata frollatura, vasetti di grasso di varie bestie selvatiche a dire dei locali buono per il mal di schiena, bottiglie recuperate da liquori occidentali e riempite con miscugli alcolici locali a base di radici varie o con dentro insetti, scorpioni e serpenti, orchidee selvatiche lussureggianti, IMG_20180106_095624ceste brulicanti di neri scarabei del letame dei bufali, spiedini di lucertole,teste di animali simii a furetti o istrici, persino zanne di piccolo elefante, denti di tigre o di orso dal collare bianco, carissimi, portati dalle zone dell’est e molto richiesti come protezione per la casa.  IMG_20180106_094819Naturalmente il commercio di molte di queste cose è illegale, come segnala un grosso cartello che sembra piuttosto un pro forma, visto che ogni banco ha qualcosa di proibito; ad ogni modo i venditori non permettono le fotografie agli animali selvatici e loro derivati, giusto nel caso che ci siano delatori tra i quasi del tutto locali turisti. Incredibile: anche in questo posto per iniziati ci sono un paio di cinesi che vendono denti di tigre e orso falsi, la nostra guida ci dice, provandoli coi denti, che sa come riconoscerli qualora fossimo interessati all’acquisto, cosa che ci guardiamo bene dal fare.

IMG_20180106_104328Più a valle un ponte sul fiume  che si affaccia sulla Phatang Mountain regala uno scorcio naturale bellissimo e il divertimento di nutrire una quantitá impressionante di pasciuti pesci col mangime venduto in un banchetto, leggermente più appetitoso dei cibi per umani venduti al mercato di montagna.

IMG_20180107_042920Un altro villaggio sul Nam Song, a valle di Vang Vieng, è specializzato in pesci essiccati, solo i locali hanno il permesso di pescarli dal fiume che è riserva naturale, e sembra che  prezzi siano così buoni da attirare compratori da tutta la provincia.

IMG_20180106_123216Insomma, il turismo è piovuto dal cielo a migliorare ma non stravolgere le condizioni di vita degli abitanti della regione di Vang Vieng, che continuano ad avere costumi molto semplici legati alle risorse della natura.

IMG_20180106_113514Se dovessi darvi un consiglio  sul fatto che valga la pena fare tappa a Vang Vieng, vi direi che non va visitata di passaggio tra Phonsavan e Vientiane, ma vissuta almeno un paio di giorni, perchè è un posto dove ciascuno può cogliere il tipo di piacere che ama, da quello più distratto dei divertimenti globalizzati, a quello del rigenerante contatto con la natura, a quello della scoperta di costumi che prima o poi purtroppo scompariranno.

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