Umbria: Amelia, il borgo più antico d’Italia

Si dice che Amelia sia il borgo più antico d’Italia, più vecchio di Roma, più vecchio delle città etrusche, delle colonie della Magna Grecia. Amelia ha un compleanno preciso attribuitogli dalla leggenda e riportato da Plinio il Vecchio: 1100 a.C., dunque questo nucleo abitato, fondato dal re Ameroe col nome di Ameria, ha 3000 anni di storia alle spalle. Non stento a crederlo, lo scenario naturale è di quelli che invitano a fermarsi per viverci: la collina di Amelia domina un amplissimo panorama sulla verde Umbria, la rocca si può difendere bene, le terre sono fertili, c’è buon vino e buon olio, le acque scorrono abbondanti, un porto fluviale sul Tevere all’altezza di Orte la collega a Roma per i suoi fiorenti traffici commerciali.

L’Amelia di oggi si sovrappone all’Amelia romana, già censita dalla lex Julia come municipium nel 90 a.C:, ricco centro commerciale in epoca imperiale, e nasconde nel suo sottosuolo chissà quanti tesori di quell’epoca, che pian piano, con scavi spesso casuali, stanno emergendo e costituiscono un ricco patrimonio archeologico.

La statua bronzea di Germanico

Nel 1963, scavando con le ruspe proprio appena  fuori dalla cinta muraria della città, ci si imbattè in qualcosa di metallo. Pezzo dopo pezzo, incredibilmente venne fuori e fu ricomposta la meravigliosa statua di Germanico, il condottiero figlio di Druso Maggiore e nipote di  Tiberio, una scultura bronzea di 2,14 metri, realizzata con la tecnica a cera persa, di incredibile realismo e finezza di dettagli che non ha pari nella statuaria bronzea romana di cui è il capolavoro, l’equivalente dei bronzi di Riace per la statuaria greca.  La morte del giovane condottiero tanto amato dal popolo fu fonte di profonda commozione e molte furono le statue in suo onore commissionate in tutto l’impero.

Germanico è rappresentato nell’atto di arringare all’esercito. Sulla corazza è rappresentata l’uccisione di Troilo da parte di Achille; ai piedi di  Germanico sono calzati dei sandali di pelle che lasciano intravedere le forme del piede, il mantello scende dalle spalle d è drappeggiato su un braccio, nella mano è una lancia, e alla vita è tenuta legata una spada da parata.

amelia chiostro san francesco

La statua di Germanico è conservata nell’interessante Museo Civico Archeologico, che contiene dettagliate spiegazioni dei reperti dall’antica città, dalla necropoli, e dagli insediamenti preromani e addirittura preistorici.

L’ingresso del museo è sul bel Chiostro  rinascimentale dell’ex convento della Chiesa di San Francesco, del 1401.

La chiesa è in stile romanico-gotico, con una bella facciata in travertino, e all’interno contiene dei sepolcri interessanti.

Le cisterne sotterranee, le mura poligonali e gli altri luoghi romani

Di Amelia romana si possono visitare anche le cisterne sotterranee, risalenti al II o I secolo a.C.. Il loro ingresso è ad un lato dell’attuale Piazza Matteotti, dove anticamente c’era il foro. Sono un complesso ipogeo di 8 grandi ambiente comunicanti, di cui oggi sono visibili a causa delle restrizioni Covid solo i primi tre, con tanto di caschetto per non sbattere la testa contro le volte basse delle porte di comunicazione tra le cisterne. La cosa incredibile è che queste cisterne sono ancora funzionanti.

Il biglietto che vale 15 giorni costa 10 euro ed è unico per le cisterne, il museo archeologico, la domus del palazzo e per  tutto il circuito dei musei umbri del circuito Umbria Terra&Musei.

I palazzi romani giacciono ancora sotto le case di Amelia. Un esempio è il Palazzo Venturelli, che sfrutta proprio le strutture romane preesistenti, che ancora si visitano nei suoi sotterranei, in cui si possono vedere dei bei mosaici della domus.

amelia mura poligonali

Anche le possenti mura poligonali di Amelia sono romane e in parte medievali, e lunghi tratti sono ben conservati. Tra le mura si affacciano 4 porte: Porta della Valle,  Porta Romana, Porta Posterola e Porta Leone IV. La più importante è la Porta Romana.

Il recupero dell’importanza storica e artistica di Amelia

Amelia fu importante anche nel medioevo, la via Amerina è l’unico collegamento con l’Esarcato. Molte case di Amelia, che sembrano quelle di un presepio arroccato in salita tra scalette e viuzze acciottolate in cui il verde spesso si riprende l’asfalto, sono medievali.

Oggi sono scorci quasi senza tempo, sospesi  tra il recupero turistico e l’abbandono, tra la  cura estrema di vasi di fiori  che adornano le porte ed erbacce che insidiano le pietre antiche su cui sonnecchiano i gatti, tra i ristoranti di cibi tradizionali prelibati, presi d’assalto dai turisti, e strade quasi sonnecchianti,  con i negozi che stentano a riprendersi dalla botta della pandemia, nei piccoli borghi più che nelle grandi città.

Per questo vi invito a visitare Amelia, a passare qui una giornata, aiutare questi luoghi unici  a non morire e a diventare dei luoghi di turismo internazionale, segni vivi della storia unica del patrimonio culturale  diffuso, del grande museo a cielo aperto che è l’Italia.

Esperienza gastronomica

Del resto fermarsi a mangiare ad Amelia è un’esperienza assolutamente da fare. Tra funghi porcini, asparagi e tartufo nero, senza dimenticare le carni alla brace e la cacciagione, fino ai tipici fichi Girotti (fichi secchi ripieni di canditi e frutta secca e schiacciati a forma di cialda rotonda, ma attenzione il nome non viene dalla forma ma dal cognome ella famiglia che li ha inventati), non resterete certo delusi.

La Cattedrale di Santa Fermina e la chiesa di S.Agostino

amelia duomo di santa fermina

Alcune stradine pedonali sono così improbabili che si pensa di essersi cacciati in un vicolo cieco, senza un cartello, un segno di interesse turistico, ma basta salire e si arriva sulla cima della collina, su cui sorge la Cattedrale. E’ dedicata a Santa Fermina, di cui custodisce il corpo.

interno santa fermina amelia

Questa chiesa del IX secolo non ha avuto la vita facile, fu distrutta da un terremoto nel 1240 e ricostruita in stile romanico, gravemente danneggiata dall’esercito di Federico II, distrutta da un incendio nel 1629, ed ecco perchè l’aspetto del suo interno è barocco; la facciata fu completata solo nel corso del 1800.

 

torre campanaria cattedfrale amelia

L’elemento più particolare della cattedrale è la Torre campanaria, che è staccata dalla chiesa, ed è una massiccia  torre dodecagonale dell’XI secolo, priva di copertura. Volendo si può arrivare sino alla cima dei suoi 30 metri, ma se siete un po’ pigri il Belvedere proprio di fronte alla cattedrale vi regalerà ugualmente un paesaggio meraviglioso. Nella piazza dominata dalla torre campanaria sorge anche il palazzo vescovile.

Scendendo giù dalla vetta del colle, incontriamo la chiesa di sant’Agostino, con un bel portale e affreschi importanti di Francesco Appiani all’interno.

I palazzi nobiliari e il teatro sociale

Degni di nota  diversi palazzi di famiglie nobili e ricche dell’Amelia medievale e rinascimentale, che mostrano l’importanza e la ricchezza del borgo nei secoli. Palazzo Farattini è opera di San Gallo il Giovane, lo stesso architetto di Palazzo Farnese a Roma.

Palazzo Petrignani è riccamente decorato al suo interno, ora appartiene al Comune e si visita su appuntamento. C’è poi il Palazzo Geraldini, con a fianco la Loggia dei Banditori con sopra un orologio.

Interessante è anche il Teatro Sociale, un raro esempio di teatro settecentesco, piccolino ma con gli interni e i meccanismi tutti in legno ed un sipario dipinto molto pretenzioso. Qui sono state girate le scene di diversi film, come il Marchese el Grillo o le Avventure di Pinocchio.

Dove andare partendo da Amelia

Insomma, a parafrasare l’omonimo personaggio di Disney, possiamo dire “Amelia, il borgo che ammalia”. Non serve tantissimo tempo a visitare Amelia, anche se potete prolungare la gita a vostro piacimento, per un’esperienza gastronomica senza fretta, per godervi la natura rilassante in cui è immerso questo borgo, e per visitare diversi luoghi d’interesse negli immediati dintorni. Io vi suggerisco di abbinare una gita ad Amelia con la visita di Narni, altro bellissimo borgo umbro medievale e rinascimentale, raggiungibile facilmente da qui, oppure un poco oltre, con la scoperta di Orvieto e dei suoi tesori artistici.

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