Abbazia di San Clemente a Casauria

Giunsi, giù per tratturo al galoppo, fino alla Basilica divina. Era il tramonto violaceo. Il cuore mi tremava d’innanzi a quello spettacolo di bellezza sovrana.(D’Annunzio)

Disseminati per l’italia, dove meno te li aspetti, ci sono degli scrigni preziosi di arte e di storia, poco conosciuti ai più, dove si capita per caso o su consiglio di qualcuno che ha fatto a sua volta la scoperta. In Abruzzo, pieno di luoghi incantevoli e nascosti, un amico del luogo a cui mi sono rivolta per un consiglio su possibili mete da abbinare ad una gita a Sulmona, mi ha suggerito di andare a cercare due chicche: il borgo di Pacentro e  l’Abbazia di San Clemente a Casauria.

Poichè quando ripartiremo dal COVID-19 dovremo privilegiare il turismo non di massa, le gite in luoghi poco affollati e da raggiungere con la propria auto, questi due posti sono certamente suggerimenti da annotare.

L’Abbazia di San Clemente a Casauria va proprio cercata, poco indicata sulla segnaletica e nascosta, uscendo dall’autostrada A24 o A25 a Tocco da Casauria e dirigendosi  in prossimità del paesino di Torre de Passeri. Lì, lasciata la macchina in un ampio parcheggio, ci si trova di fronte ad un piccolo vialetto acciottolato e contornato dal verde, sul cui sfondo si staglia la scenografica facciata dell’Abbazia di San Clemente a Casauria.

L’Abbazia di San Clemente a Casauria fa parte del polo museale d’Abruzzo. Per info sugli orari di apertura vi consiglio di visitare il sito ufficiale, perchè non è un luogo tanto frequentato e in caso di condizioni meteo avverse potrebbe essere chiusa.

La storia di San Clemente in Casauria

Basta un’occhiata per capire quanto l’Abbazia sia stata in un antico passato importante. Il luogo era senz’altro strategico: qui vicino infatti passava la via Claudio -Valeria e si incrociava con alcuni importanti tratturi che andavano da L’Aquila a Foggia, in un’epoca in cui la pastorizia  transumante era una delle principali attività delle’economia abruzzese e motivo di scambi con le regioni limitrofe per questa regione così chiusa.  Da qui passavano anche coloro che, pellegrini o mercanti provenienti da Roma , si dirigevano all’Adriatico ,  per imbarcarsi verso l’Oriente o recarsi in pellegrinaggio al Santo Sepolcro.  Le influenze bizantine, saracene, longobarde e franche si mischiavano e si contendevano il predominio di questi luoghi, che segnavano anche i confini  tra i ducati longobardo di Spoleto e di Benevento.

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Ecco che i Franchi, consci dell’importanza politica ed economica di un presidio di questo crocevia, promossero la fondazione dell’abbazia, che sorse nell’ 871 per volontà dell’imperatore franco Ludovico II, scampato miracolosamente alla prigionia dei Longobardi.

Dapprima l’Abbazia fu intitolata alla SS.ma Trinità e vi si instaurarono i monaci benedettini, ma già nell’872 cambiò nome in onor edi San Clemente, il quarto papa nella storia della Chiesa,  le cui ossa furono riportate qui dopo un’avventurosa vicenda. Infatti il papa, martirizzato da Traiano, fu gettato in mare in Chersoneso con un’ancora attaccata al collo, perchè nessuno potesse venerare le sue spoglie; ma il maree ogni anno arretrava di 2 km, fino a restituire ai fedeli una sorta di santuario naturale ove venerare San Clemente; i suoi resti furono riscoperti  da San Cirillo e poi fatti trasportare in Italia dal Papa; trovarono ospitalità presso S.Clemente a Casauria fino al XII secolo, quando furono trasferiti a Roma.

L’Abbazia di San Clemente a Casauria raggiunse in breve tempo una condizione di grande prosperità e potenza;  i monaci eleggevano l’abate in autonomia e questi aveva giurisdizione su tutti i territori dell’abbazia, che nel massimo splendore andavano dalla Maiella all’Adriatico.

Ma questo splendore durò poco, perchè nel 917 il monastero fu distrutto dai Saraceni e i monaci dispersi. Seguirono nei secoli periodi di rinnovato splendore, con restauri e nuove opere, e periodi di grande decadenza. Addirittura a fine 1700 le truppe francesi occuparono l’abbazia e la usarono come alloggio per le truppe, rubarono la reliquia del braccio di San Clemente e ne fusero la statua d’argento (insomma la costruirono i francesi e i francesi la spogliarono), e nella seconda metà del 1800 l’abbazia, senza più monaci, fu usata come stalla, magazzino e quindi fu abbandonata  completamente. Riscoperta artisticamente da Pier Luigi Calore alla fine del 1800 fu pian piano restaurata e adibita poi a polo museale.

I portali

Il portale dell’Abbazia di San Clemente in Casauria è un capolavoro di scultura medievale.  La sua lunetta in particolare  è divisa in vari scomparti che rappresentano con molti simboli  avvenimenti legati all’abbazia. Vi si trova una rosa sormontata da un’aquila che stringe una lepre, S.Clemente in trono che benedice, circondato da Leonate che consegna il modellino della chiesa che vuole ricostruire e dai santi Cornelio e Febo.

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Nell’architrave invece è illustrata tutta la successione degli avvenimenti della fondazione dell’abbazia: a Roma (città con la torre) il Papa consegna all’imperatore franco (inginocchiato, sottile allusione alla superiorità del papa) le reliquie di S.Clemente; il delegato dell’imperatore guarda i due monaci (l’amministratore dei beni dell’abbazia e il secondo abate) che trasportano a dorso di mulo la reliquia; l’imperatore consegna lo scettro al primo abate, quindi vengono ceduti i diritti sui territori.

Sugli stipiti ci sono quattro figure che forse sono da identificarsi con quattro re franchi che ebbero un ruolo importante per l’abbazia.

Sulla lunetta del portarle sinistro è la scultura di San Michele Arcangelo, in quella del portale destro una Madonna col Bambino.

Le imponenti porte sono di bronzo, originariamente erano ricoperte da 72 formelle decorate, di cui oggi rimangono 43.

I capitelli

i capitelli delle colonne della facciata sono tutti scolpiti con diverse suggestive immagini, dai motivi floreali alle figure animali e umane.  Secondo la tradizione che quello sinistro sia il lato del male, sulla sinistra i capitelli hanno scolpiti mostri ed elementi di quel bestiario medievale che tanto spesso si trovano nelle antiche chiese, a simboleggiare i vizi e i peccati.

Ad es. il drago a forma di serpente che sussurra nell’orecchio di un  uomo simboleggia la calunnia, l’uomo vestito e a gambe divaricate è l’avarizia.

A destra, considerato tradizionalmente il lato positivo, sono le virtù , quali l’uomo che cavalca il toro che indica la vittoria del bene sui vizi.

L’interno dell’Abbazia

L’interno della chiesa è caratterizzato dalle belle linee essenziali, quasi spoglie, che maggiormente convogliano l’attenzione sui capolavori che vi sono collocati. L’architettura è strutturata in tre navate  con un’abside semicircolare.La copertura è di mattoni dipinti a losanghe.

Il pezzo più bello che si trova nella chiesa è l‘ambone in pietra, sorretto da 4 colombe e tutto adornato con sculture di motivi floreali ed animali, ciascuno con precisi significati simbolici: tra i tanti ricordo i capitelli, adornati di palme che rappresentano la gloria del martirio,e poi un drago, un’aquila, un leone, grandi fiori in altorilievo chiamati  “fioroni”.

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Davanti all’ambone si trova un grande candelabro di pietra per il cero pasquale,  alto come l’ambone stesso, con 4 teste  di leone alla base che forse venivano da un tempio pagano; dovette colpire molto D’Annunzio, se lui ne parla con queste parole: “Voglio condurti a un’abbazia abbandonata, più solitaria del nostro Eremo, piena di memorie antichissime: dov’è un gran candelabro di marmo bianco, un fiore d’arte meraviglioso, creato da un artefice senza nome”.

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Allo stile dell’ambone si accorda poi il ciborio, anch’esso su quattro colonne, riccamente decorato con bassorilievi fittissimi, tra cui una Trinità dai cui volti scaturiscono Adamo ed Eva, un’annunciazione, la Vergine tra gli angeli, i simboli degli evangelisti, la fondazione dell’abbazia.

L’altare è un sarcofago paleocristiano con motivi geometrici ondulati e scene delle vita di S.Pietro. Rimanda ad un periodo molto più antico di quello di fondazione dell’abbazia, forse l’inizio del IV secolo, e la devozione per il primo papa dei cristiani di quell’epoca remota, che appare scolpita nel sarcofago, assume un’aura di ancora maggiore spiritualità.

Vi è poi ancora nella chiesa l‘urna di alabastro che originariamente contenne le reliquie di papa Clemente trasportate qui dall’imperatore franco. Nascosta per paura della profanazione dei Saraceni, fu rinvenuta all’inizio del XII secolo proprio vicino all’altare. Come ho detto, le reliquie di papa Clemente erano già state trasportate a Roma, ma l’urna, che conteneva anche alcune reliquie di S.Pietro e S.Paolo, rimase nell’abbazia. La profanazione che non fu operata dai saraceni avvenne poi per mano dalle truppe di Napoleone, che in tal modo si comportarono nei luoghi sacri di mezza Europa.

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Sotto l’abside, scendendo pochi scalini si trova la cripta, costruita per custodire la tomba dei santi, in nove navate longitudinali e due trasversali, con le colonne e la volta a crociera. E’ una delle parti più antiche, ed è curioso vedere come per costruirla sia stato recuperato ogni materiale preesistente sul luogo, tra cui anche una colonna miliare.

Il museo dei reperti romani

A fianco della chiesa l’abazia ha un vasto salone leggermente sottoposto che è stato adibito a piccolo ma molto interessante museo di antichità romane e medievali rinvenute nei dintorni, soprattutto raccolte dall’archeologo Calore da cui prende il nome, ben curato nei pannelli illustrativi con spiegazioni ed immagini anche sulla cultura sottesa ai singoli pezzi. Ne voglio citare qui due esempi, uno romano e uno medievale.

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Una parte importante del piccolo museo sono le lapidi funerarie, per le opere scultoree e soprattutto per le loro scritte.  Le più antiche risalgono alle ville romane e alla necropoli nei dintorni, mentre quelle trovate nell’abbazia sono paleocristiane o tardoantiche. Alcune erano incastrate tra i materiali di costruzione della chiesa, per la quale furono riusate anche lapidi più antiche.

Una  di queste ultime lapidi romane oggetto di riuso, ritrovata nella cripta dell’abbazia, è dedicata a una certa Naiamira, una fanciulla che cerca di consolare la madre e quasi trattiene per essere ricordata ogni passante; dice: “Fermati, ti prego, o straniero, lascia che un dolce riposo porti sollievo a te…il viaggio è faticoso…le mie parole siano sollievo alla tua sosta.” Ma poi conclude con parole di disperazione: “O dei crudeli, voi che dimorate nelle paludi dello Stige, a nessuno viene concesso di tornare indietro….”

Questa statua del XII secolo, di pietra della Maiella, rappresentante una elegante Madonna col Bambino agghindata con acconciatura medievale,  fu ritrovata tra le rovina in una cappella laterale, danneggiata a sfregio dalle truppe francesi. E’ stata restaurata, e si nota la curiosità di un’incavatura sul petto che forse conteneva una gemma preziosa, e tracce del colore rosso che caratterizzava il manto. Il bambino senza testa tiene in mano un uccellino anche lui senza testa, forse un richiamo alle leggende dei vangeli apocrifi, dove Gesù Bambino soffia su un uccellino morto e gli ridà la vita.

Il giardino e la biblioteca

Bellezza sovrana, diceva D’Annunzio di San Clemente a Casauria. Prima di lasciare l’Abbazia inebriatevi dei colori e della dolcezza del bel giardino. E poi visitate la biblioteca, che fu luogo di conservazione della sapienza antica attraverso l’opera paziente di tanti monaci. La pace e la bellezza possono venire dalla natura, dalla spiritualità, dall’arte e dalla cultura, e tutte si trovano riunite in questa abbazia.

 

2 thoughts on “Abbazia di San Clemente a Casauria

  1. Semplicemente incantevole. Adoro visitare abbazie, tant’è che ho organizzato il nostro matrimonio nel vecchio borgo di Fossanova. Amo in maniera particolare i chiostri. Il silenzio che Si fonde con gli alberelli e con le siepi, che spesso circondano un vecchio pozzo, mi fanno impazzire. Segno San Clemente, ho desiderio di visitarla di persona dopo averne letto così bene.

  2. Che bello scoprire attraverso il tuo articolo questa antica Abbazia, è così particolareggiato che mi è sembrato di essere una viaggiatrice in visita a questo antico luogo non una semplice lettrice. Concordo con te sul fatto che i prossimi mesi post pandemia ci faranno (ri)scoprire luoghi fuori dai soliti circuiti e comunque meno noti ed affollati. Ciao
    R.

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