Cambogia: Angkor e il Mekong

Lo spettacolare complesso architettonico di Angkor è una delle sette meraviglie del mondo che da oltre mille anni lascia senza fiato per le proporzioni e per i dettagli, senza bisogno della pubblicità di Tomb Raider.  E’ il simbolo di un Paese che può trovare nella sua storia millenaria la forza per fare la pace con la terribile guerra civile che l’ha devastato.

Giorno 1

cambogia DSC_0017Sulla bandiera della Cambogia troneggia la sagoma di Angkor Wat, e questo la dice lunga su due cose: da un lato il complesso architettonico di Angkor è talmente spettacolare e catalizzante, così pregnante della storia e dell’arte del popolo khmer, che assurge a simbolo stesso della Cambogia; dall’altro, diciamocelo, è anche la meta quasi esclusiva del turismo di questo Paese (in Italia sarebbe difficile scegliere un monumento da mettere in mezzo alla bandiera!). In una vasta area circondata da foreste e risaie, vicino all’attuale città di Seam Reap, sono disseminati i vari complessi monumentali che furono il centro della civilità khmer tra l’800 e il 1400, uno più bello dell’altro, roba da restare senza fiato. Ma prima di ammirare i monumenti, senza fiato siamo rimasti per il caldo: quando io, mio marito e la nostra Giulietta di due anni e mezzo scendiamo dall’aereo sono le 10 di sera e ci sono un po’ più di 30 gradi, tanto che penso che sia il caldo dei motori dell’aereo; di giorno fanno 42 gradi con umidità mostruosa, un record assoluto anche per questi luoghi, in un mese, aprile, che non è più altissima stagione ma che di solitocambogia DSC_0045 ha ancora un clima gradevole! Il vantaggio è che, sebbene Angkor sia ancora zona malarica, sia pure a basso rischio, di zanzare e insettini vari non c’è nemmeno l’ombra; ma anche questo lo scopriamo dopo e così ci tappezziamo di insetticida tropicale il cui effetto è neturalizzato dall’odore attraente della crema solare fattore 100, necessaria per noi visi pallidi in arrivo da una primavera italiana che non vuole ancora spuntare. Devo dire che questo caldo ci ha un po’affaticato, anche perché  per non far arrancare la bambina su e giù per le scale delle rovine mio marito se l’e’portata in braccio tutto il tempo.  Forse non è un viaggio per bambini, pensiamo, questa volta abbiamo esagerato, eppure pian piano ci dobbiamo ricredere, perchè è incredibile come i bambini rispondano agli stimoli che diamo loro, e sono delle spugnette che non si perdono nulla. Iniziamo la visita  dalla città di Angkor Thom, la grande città del XII secolo circondata da un alto muro e da un fossato, con 5  spettacolari porte di accesso sorvegliate da lunghe file di statue,, rappresentanti spiriti del bene e demoni, uno dietro l’altro, massicci, imponenti, che sorvegliano la città nei secoli. Varcata la porta ci sono molte rovine, e al centro il tempio del Bayon, costituito da 54 altissime torri sulle cui facciate sono scolpite cambogia DSC_0160oltre 200 enormi facce di divinità dal sorriso enigmatico. Nella gallerie che collegano le torri vi sono spettacolari bassorilievi con scene di battaglia ricche di dettagli: guerrieri in assetto leggero da guerra, elefanti, cavalli, la foresta e i suoi animali, le scene di vita quotidiana con il combattimento dei galli, i benchetti,  il nercato, l’amore, le sensuali danze aspara. Queste rovine sono incredibilmente vive, e non è raro trovare dedeli che bruciano incenso davanti alle statue induiste di Visnù o a quelle di Buddha che le sostituirono. Giulia esclama eccitata alla vista delle torri di Angkor Thom: “è la città delle scimmie del libro della jungla!”, beh in effetti il libro della jungla è ambientato in India, però le somiglianze ci sono, in fondo la civiltà khmer veniva proprio dall’India, e quando poi intorno alle rovine troviamo tante simpatiche scimmiette che vi dimorano (e che vanno tenute un po’ a distanza perchè possono mordere e fare dispetti),  non possiamo che darle ragione. Per renderci conto della grandezza del sito, compiamo un giro in sella ad un elefante che, mite ed imponente, si sobbarca il peso di noi tre e ondeggia col suo baldacchino sulla schiena scuotendo le orecchie su e giù. Giulia è al settimo cielo. Ad Angkor Thom visitiamo ancora la terrazza degli elefanti, un lungo sentiero rialzato e decorato con  una teoria di elefanti, cambogia DSC_0184e la terrazza del re lebbroso, con una statua senza testa che secondo la leggenda rappresenta un re affetto da quella malattia, e con decodazioni di divinità degli inferi, re, donne celesti e “naga”, gli omnipresenti serpenti a più teste; visitiamo anche il Phimeanakas, grandioso palazzo reale associato alla leggenda di un serpente che appariva al re sotto forma di donna, a forma di piramide con statue di leoni guardiani ed elefanti ai suoi angoli.  Infine ci dirigiamo verso Ta Prohm, il tempio dedicato a Brahma reso famoso dalle peripezie di Angelina Jolie in Tomb Raider. Ta Phrom nell’epoca del suo massimo splendore doveva essere magnifico, basti pensare che ben 80.000 addetti alla cura si aggiravano tra le sue sale, ed esiste una sala con dei buchi circolari  delle dimensioni di palle di Natale nelle pareti in cui erano incastonati diamanti e pietre preziosi; poi il tempio fu abbandonato, e come sempre avviene la natura prese il sopravvento sulla civiltà e la jungla pian piano mangiò le rovine, in un modo particolarissimo: gli alberi con le loro lunghe radici si insinuarono  sulle pietre, avvolsero in un suggestivo e malinconico abbraccio le sale e le statue, creando un’atmosfera di grande fascino, così cambogia DSC_0241ache gli archeologi decisero di lasciare intatto questo connubio che non ha pari al mondo. Alla fine della giornata siamo esausti ma con gli occhi e l’animo pieni di meraviglia, e come degna conclusione al tramonto saliamo in cielo su una mongolfiera, in realtà un grande pallone statico ad elio,  epossiamo osservare nella luce dorata tutto il complesso monumentale, le risaie e la foresta. Nel nostro hotel c’è una bella piscina scoperta, che trattiene piacevolmente nella sera tutto il calore della giornata, ed è davvero piacevole una nuotata nell’acqua calda come quella di una vasca da bagno, seguita da un’ora di massaggio tra abili mani che secondo la tradizione cambogiana alternano movimenti impastati con colpetti tonificanti lungo la schiena, in modo un po’ più tosto rispetto al massaggio vietnamita (che resta il mio preferito) e più delicato rispetto a quello thailandese. La sera poi grande passeggiata al mercato notturno di Seam Reap: è molto colorato e caotico, un po’ puzzolente a dire il vero, passare con il passeggino è un’impresa perchè occore fare lo slalom tra i banchetti di cibo ambulante con relative sedioline in mezzo alla strada;  c’è tanta musica ad altissimo volume che proviene dai locali, dovunque offerte di massaggi a prezzi stracciati, compreso quello con i pesciolini che mangiano le pellicine dei piedi,  e tanti negozi con articoli di pelle di coccodrillo con vetrine piene di coccodrilli imbalsamati (di allevamento), vestiti, oggetti e souvenir vari; in realtà la Cambogia è un paese piuttosto povero, e questo si vede anche al mercato, dove i manufatti di qualità provengono dalla vicina Thailandia o dal Vietnam.

Giorno 2

 

cambogia DSC_0278Continua il tour archeologico di questa meraviglia del mondo, con il pezzo più spettacolare: Angkor Wat. Fa meno caldo e  tutti ci godiamo di più l’atmosfera del luogo. Angkor Wat è il monumento religioso più grande del mondo, una città-tempio  dedicata a Vishnu che è anche una rappresentazione del mondo nella forma di un  mandala.  Mano a mano che si procede lungo la strada rialzata che conduce all’entrata principale,  accompagnati dalle balaustre a forma di serpente,  la città si mostra sempre più imponente. Le sue cinque torri a forma di fiore di loto che rappresentano il monte Meru, dimora degli dei, si stagliano altissime contro il cielo, e l’immagine si duplica  nell’acqua del fossato, che rappresenta l’oceano cosmico.   Il cuore di Angkor Wat è il santuario centrale,  a cui si accede attraverso una scala ripidissima, dove ora è custodita una statua di Buddha che ha sostituito Vishncambogia DSC_0291u e per questo è necessario accedervi dopo un controllo del decoro dell’abbigliamento e a capo scoperto nonostante il caldo; sulle pareti del santuario centrale sono incastonate raffinate statue. Se da fuori colpiscono le proporzioni, da dentro lasciano senza parole i dettagli. Non c’è una pietra se non quelle del basamento  delle colonne che non sia lavorata. Tutto il tempio è decorato con bassorilievi di sensuali danzatrici aspara, oltre 2000 sculture perfettamente conservate, mentre le gallerie che circondano il complesso, tutte ornate da balaustre a spirale, sono forse la cosa più entusiasmante, un libro illustrato lungo 600 metri di bassorilievi che narrano il Mahabharata, poema epico indù, con vivaci scene di guerra che mostrano una battaglia realmente avvenuta e la pittoresca appresentazione dell’inferno, purgatorio e paradiso indù. La cosa divertente è che noi fotografiamo i bassorilievi, i turisti locali, soprattutto i monaci (un po’ incongrui con la macchinetta fotografica),cambogia DSC_0357 fotografano Giulia, che riceve centinaia di scatti; come sempre gli orientali sono dolcissimi con i bambini!

Lasciamo Angokor Wat per l’ultimo monumento, il “gruppo di Roulos“, il più antico di tutto il complesso, e visitiamo il tempio Lolei. Qualunque cosa visitata dopo Angkor Wat soffre irrimediabilmente il confronto, ma il Lolei ha un suo fascino per la sua posizione  inerpicata su un monticello artificiale circondato da un bacino d’acqua e le sue torri in mattoni e non in pietra, con false porte ricche di iscrizioni intatte. Visitiamo ancora il Preah Ko, o Toro sacro,  dedicato a Shiva, anch’esso costituito da torri di mattoni con false porte e decorazioni con animali mitologici  marini con la proboscide. Infine ammiriamo il Bakong, tempio su cinque terrazze sovrapposte sorvegliate da statue di elefanti. Nessun luocambogia DSC_0401go è la copia dell’altro, ognuno ha la sua particolarità.

Finito il tour de force culturale, ci immergiamo nel profondo delle tradizioni locali; abbiamo appuntamento presso un  monastero buddista con un mondaco per una cerimonia di benedizione personale per la nostra famiglia, per scacciare le vite future cattive, molto suggestiva. Seduti nella posizione del loto davanti a questo monaco tra incensi e colori vari, veniamo aspersi con acqua e fiori di gelsomino in quantità mentre  lui recita una lunga giaculatoria un po’ cantata con suoni gutturali difficili da riprodurre. Quando e’ finito Giulia, che lo guardava come ipnotizzata, gli dice: “è’ bellissimo, ancora benedizione”.

Prendiamo una barca e andiamo a visitare Kompong Pluck, un villaggio galleggiante sul secondo lago più grande d’Asia. La stagione secca però ha reso le acque dell’affluente così basse che lacambogia DSC_0551barca si incaglia in continuazione e il capitano deve utilizzare tutta la sua forza e fare leva con un lungo remo per farla uscire dal fango e farla ripartire, per cui  il viaggio è’ un po’lungo. Siamo  ricompensati dalla vista di un allevamento di coccodrilli e dall’assaggio di carne di serpente. Questa sera poi cena con danza tipica aspara: le danze ricordano i gesti quotidiani legati al l’agricoltura e alla pesca, le ballerine sono molto sinuose e capaci di assumere posizioni delle mani e dei piedi impensabili per noi. Giulia batte il ritmo e cerca di ballare sulla sedia “fa così anche Giulia: muove culetto veloce veloce”, uno spasso.

 

Giorno 3

cambogia IMG_0852E’ il momento di lasciare Siem Reap e Angkor. Dobbiamo arrivare alle 13 a Phnom Phen per imbarcarci sull’aliscafo che, percorrendo il corso del Mekong, ci porterà fino al Vietnam. L’imprevisto è sempre in agguato: avevamo un comodo aereo per Phnom Phem, ma con la massima disinvoltura Angkor Airlines ci cambia di 4 ore il volo senza neanche scusarsi; fortunatamente rimediamo una macchina con autista che partendo all’alba  e correndo all’impazzata facendosi pista a suon di clacson sulle strade un po’ dissestate in 5 ore ci porta a  Phnom  Phen con due ore di anticipo; giusto il tempo per fare una sommaria visita col tuctuc alla capitale, la parte vecchia non e’molto bella,  ci sono edifici di stampo francese retaggio del vecchio passato coloniale,  il palazzo reale sontuoso ma non eccezionale, alcuni templi degni di visita, ma soprattutto sono interessanti i tanti edifici modernissimi  che stanno costruendo nella parte nuova  grazie agli investimenti cinesi. Il pezzo forte della città è il Museo nazionale con tutti i tesori portati da Angkor e anche con la storia più recente degli orrori commessi dai famigerati Kmer Rossi ma non ho tempo per la visita.cambogia IMG_0859Beviamo  da un ambulante uno spettacolare succo di canna da zucchero, che viene preparato passando a mano in un grosso macinino le lunghe e dure canne che contengono il prezioso liquido. E’ l’ultimo dolce ricordo della Cambogia. Ci imbarchiamo su un aliscafo che in 4 ore ci porta nel Vietnam a Chau Doc; il Mekong è molto largo in questo tratto, e l’aliscafo procede veloce, ma il paesaggio è un po’ piatto, i colori un po’ sbiaditi nonostante la giornata di sole intenso. Penso alle sensazioni che mi ha lasciato la Cambogia. Angkor è semplicemente meravigliosa e vale 1000 volte il viaggio, ma qualcosa mi disturba. Eì difficile da esprimere ma ecco, mi manca  quella natura dolce ma dai colori prepotenti e  quel  il sorriso spontaneo nelle persone che avevo trovato in Vietnam. E’ come se la guerra civile che ha devastato la Cambogia dal 1975 al 1979, con i Khmer Rossi che trasformarono il Paese in un cimitero con oltre 2 milioni di morti e lo  annichilirono moralmente, abbia  lasciato ferite non ancora sanate. Per la “purificazione della nazione” la classe intellettuale fu annientata, i figli furono istruiti a denunciare e ad uccidere i padri, le famiglie separate, la tortura e le esecuzioni erano all’ordine del giorno in mezzo al terrore. E’ vero, anche il Vietnam ha subito una terribile guerra negli stessi anni, ma lì il nemico straniero era chiaro e in qualche modo coalizzò il popolo e lo portò quasi ad un’elevazione morale, qui  invece la guerra intestina fece leva sui sentimenti più abietti, le paure più forti che albergabno nell’animo umano. La generazione dei quarantenni e cinquantenni è ancora la generazione di quei bambini, e certe cose non si possono dimenticare. Ci vorrà ancora tempo, tanto tempo, ma il tempo è generoso, come quello che ha preservato nel silenzio i templi di Angkor dimenticati fino a consegnarli a noi.

 

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