La fortezza di Fenestrelle: la Grande Muraglia Piemontese

La fortezza di Fenestrelle si trova in Piemonte, all’entrata della Val Chisone, baluardo di difesa del territorio piemontese contro la discesa degli eserciti dalla Francia, ed è un complesso difensivo impressionante che si snoda  sulle montagne con 8 diversi elementi per oltre 2 km di camminamenti coperti, su un dislivello di più di 650 metri, tanto che a volte quando è bel tempo al forte più basso sulla cima nevica: è il complesso fortificato più esteso d’Europa e forse il secondo al mondo dopo la Grande Muraglia Cinese, con cui ovviamente non possono esserci paragoni. Di certo la scala del camminamento è la più lunga scala d’Europa e, si dice, la seconda più lunga del mondo.

La storia della fortezza di Fenestrelle

Basta guardare quanto la valle è stretta tra alte montagne in questo punto per comprendere come sia strategica la posizione di Fenestrelle.  Le prime opere difensive nascono qui nel 1728 per volere di Vittorio Amedeo II. Sono passati poco più di 20 anni dall’assedio di Torino, il Piemonte è finalmente libero dai francesi dopo 400 anni di dominazione straniera, il re si rende subito conto che Fort Mutin, l’unico forte esistente nei paraggi, espugnato ai Francesi, non è sufficiente a fermare l’avanzata nemica.

Si affida all’ingegner Bertola, che progetta un capolavoro di ingegneria militare, un complesso di 8 forti che occupano tutta la montagna, uniti da una muraglia di camminamenti coperti, e che costituiscono una difesa inespugnabile che può contenere fino a 3000 uomini. A costruire la fortezza saranno 4000 uomini con turni di lavoro massacranti di 14 ore con 3 pause per mangiare. La costruzione dell’intero complesso difensivo di Fenestrelle andò avanti per 122 anni.

Venne usato come difesa contro le invasioni francesi per quasi un secolo,  e Napoleone stesso non riuscì ad espugnarlo con le armi, e dovette negoziarne la resa dopo aver occupato tutti gli altri forti. Fenestrelle fu usato fino ancora nella prima e seconda guerra mondiale, per poi venire abbandonato nel secondo dopoguerra, e  rischiò progressivamente di andare in rovina a causa dell’incuria.

L’Associazione progetto San Carlo, Forte di Fenestrelle Onlus

E’ grazie ad un’ associazione di volontari, l’ “Associazione Progetto San Carlo, Forte di Fenestrelle Onlus“,  che Fenestrelle è stato recuperato e ha ripreso vita. La fortezza è stata candidata dalla Provincia di Torino a diventare patrimonio dell’umanità UNESCO, ma con la soppressione della provincia il processo ha subito una battuta d’arresto.

Oggi il forte è visitabile interamente con visite guidate di diverse durate e difficoltà, che vanno da una a sette ore, e vi si tengono anche suggestivi  eventi notturni di ricostruzione storica accompagnati ad una cena genuina.

La guida di eccezione che mi ha fatto scoprire questa meraviglia è Mario Reviglio, storico piemontese, professore e autore di numerosi libri e grandissimo conoscitore di Fenestrelle, nonchè ex alpino dalla simpatia travolgente, che racconta con passione e competenza.

I tre itinerari

L’itinerario da 1 ora è dedicato alla visita delle fortificazioni inferiori, il Forte San Carlo, con la chiesa, il palazzo del governatorato, le prigioni e un piccolo assaggio dei camminamenti coperti.

L’itinerario da 3 ore invece, che ha in comune un’ ora col primo, ci conduce  in salita lungo la Passeggiata Reale,  fino al Forte Tre Denti. Questo forte è sede di caserme, polveriere e prigioni.

L’itinerario da 7  ore infine, per veri duri, percorre tutti i 4000 scalini del camminamento sino ad arrivare in cima alla montagna, alla Garitta del Diavolo. Da qui il panorama è davvero mozzafiato, sulla verde natura della valle, sul passo e sui diversi edifici e camminamenti del forte, 1.300.000 mq di costruzioni militari.

Questo plastico, realizzato dal Politecnico di Torino in vista di una possibile funivia che per fortuna non si realizzerà, fa capire bene l’estensione delle costruzioni del forte lungo tutta la montagna.

Il Forte San Carlo: il Palazzo del Governatore

Attraverso il ponte levatoio si entra nel Forte San Carlo, così chiamato in onore del re Carlo Emanuele III. Ci accoglie la Piazza d’Armi, la piazza principale del forte, dove sono tutti gli edifici più significativi.

Innanzi tutto c’è il palazzo del Governatore, che era il palazzo dove al primo piano esercitava il comando  generale il Governatore, mentre sopra c’erano i suoi appartamenti privati. Di fronte c’è il palazzo degli ufficiali, costruito 50 anni dopo, più sobrio nei materiali e nelle linee. Sul quarto lato è la chiesa.

Entriamo nell’androne del Palazzo del Governatore, restaurato come era originariamente nel 1700, coi muri nudi di pietra e la volta di mattoni intonacata. Uguale era anche l’ufficio di comando al primo piano, solo col pavimento di legno. Nel 1800 invece i gusti cambiano, i muri vengono tutti intonacati. Possiamo osservare che tutti i muri, compresi i pilastri e i muri divisori, sono spessi dai due ai tre metri, praticamente è un bunker in grado di resistere ai bombardamenti.

La scala che porta ai piani superiori è stretta, banale, certo non paragonabile agli scaloni di marmo dei palazzi torinesi della stessa epoca. Il motivo è la sicurezza: se mai il nemico avesse sfondato, doveva salire uno per volta su questa scala, e una scala di fucilieri sul pianerottolo sarebbe stato in grado di difendere bene il governatore.

Il palazzo degli ufficiali e le prigioni dei nobili

Il palazzo di fronte invece era dedicato agli alloggi degli ufficiali, ed è  ottocentesco. Si nota subito come gli ambienti settecenteschi del palazzo del governatore siano più bui di quelli ottocenteschi del palazzo degli ufficiali, tuttavia anche in questi ultimi ci si abituava a lavorare con poca luce. ma certo di sera le stanze erano ben illuminate, perchè erano utilizzate per il circolo ufficiali; possiamo immaginarle arredate con tavolini, divanetti, quadri, banco mescita; questo circolo ufficiali era soprattutto luogo di ritrovo degli ufficiali anziani, perchè i giovani preferivano andare verso il paese di Fenestrelle, dove c’erano svaghi di vario tipo, a partire dal buon vino e dalla varietà culinaria, con le oltre 20 osterie aperte a quel tempo; gli ufficiali con famiglia addirittura preferivano trovare alloggio in paese.

Nell’800 anche il comando militare si trasferì in questo palazzo più moderno (solo 50 anni lo separano dall’altro palazzo ma si vedono tutti),  con le volte più basse che permettevano un miglior riscaldamento,  e le finestre più ampie per una maggiore luminosità.

Quando il Piemonte fu conquistato da Napoleone, questi si pose il problema di cosa fare di tutte le fortezze che i Savoia avevano edificato in funzione antifrancese. Distrusse quasi tutte le fortezze, dal Forte di Bard alla Brunetta di Susa, un’opera ancora più ciclopica di questa. Ma decise di risparmiare Fenestrelle, perchè pensò che se mai si fosse dovuto ritirare dall’Italia  senza poter valicare le Alpi a causa della neve, Fenestrelle sarebbe stato un ottimo luogo dove far svernare il suo esercito, perchè questa fortezza per i canoni dell’epoca era imprendibile in quanto inassediabile per le sue dimensioni.

Fenestrelle quindi, che già aveva nomea di prigione politica già sotto i Savoia, divenne la prigione politica di Napoleone, per 13 anni, tanto da essere chiamato “la nuova Bastiglia di Francia”. Vi si mandavano i personaggi politicamente scomodi, che era meglio tenere in questa valletta sperduta in mezzo alle Alpi piuttosto che a Parigi. Quando tornarono i Savoia il palazzo fu restituito alla sua funzione di residenza e anche di luogo di correzione  per ufficiali, punizione per il vero piuttosto blanda che consisteva più che altro un confino temporaneo, dove gli ufficiali venivano a scontare qui la loro pena lontano dai loro subalterni  prima di ritornare ai loro reparti.

cella cardinale

Il palazzo degli ufficiali fu utilizzato nel tempo anche come prigione per nobili, e per diversi personaggi di riguardo, principi, cardinali, generali, vi furono imprigionati.  Possiamo ancora vedere la cella dove fu imprigionato per tre anni e mezzo da Napoleone  il cardinale marchese Bartolomeo Pacca, segretario di Stato di Pio VII, un reazionario; il primo anno per lui  fu carcere duro, in isolamento, quando chiese almeno un libro da leggere per spregio gli passarono un bel tomo di Voltaire. Dopo un anno scrisse una lettera accorata a Napoleone, che allentò il regime di detenzione, così era libero di girare nel forte, poter parlare con la moglie del Governatore e così via.  Giunto in questa prigione il cardinale si rese conto che c’erano sì le finestre per la luce con le inferriate e le ante di legno, ma non c’erano i vetri che non appartenevano certo ai lussi di una prigione militare, e d’inverno si moriva di freddo; il suo famiglio risolse il problema acquistando della stoffa bianca piuttosto trasparente, la impregnò di cera e la applicò alle finestre per permettere il passaggio della luce ma attenuare il freddo.

I nobili comunque in generale non se la passavano poi male in questa prigione, dove erano seguiti da un loro servo che rigovernava la stanza, lavava la biancheria e provvedeva ai pasti del suo signore approvvigionandosi alle taverne del paese di Fenestrelle e tornando con l”assiette du jour”, il piatto del giorno.

Dopo la caduta in Russia di Napoleone, il cardinale fu liberato, e quella stanza divenne un piccolo tribunale sabaudo, come ricordato dagli stemma dei Savoia sui quattro lati della stanza con l’aquila sabauda che strappa la bandiera francese sulla volta; qui furono processati personaggi troppo legati ai francesi, perchè non tanto a Torino quanto ad Alba e ad Asti il giacobinismo aveva attecchito. I Savoia tornati da Cagliari tentarono una completa restaurazione, ma non avevano compreso subito che la storia non torna indietro e le libertà assaporate con la rivoluzione francese, ormai non potevano essere più negate; i moti del 1821 erano già alle porte.

museo alpini fenestrelle

Nelle altre stanze del piano terra del Palazzo degli Ufficiali è stato allestito un piccolo museo degli alpini, con mobili originali del periodo  della seconda guerra mondiale, divise, lettere e reperti vari.

Interessantissimi sono i sotterranei del Palazzo degli Ufficiali, che contengono  due piani sotto terra i locali mensa con le cucine, i forni per il pane e la cucina per il brodo, “la sbobba” dei soldati, e le dispense; la collocazione sotterranea è per motivi di sicurezza, per permettere ai soldati in caso di attacco di potersi almeno permettere un pasto in pace e riposarsi prima di riprendere i combattimenti. Di solito  questi forti però non erano fatti per combattere ma per garantire la pace di un territorio, potevano più che altro essere assediati, e quindi era necessario che avessero provviste sufficienti a resistere per un congruo periodo, in attesa di rinforzi.

Il rancio nel 1700 si chiamava “munizionamento da bocca” , ed era composto da una pagnotta di 7 etti, della dimensione che stava in una gavetta. A Torino infatti quel tipo di pane si chiamava la “munizione”, ma questa denominazione sparì pian piano soppiantata da un altro termine con un’origina particolare: la “micca”. Infatti alla vedova e al figlio di Pietro Micca fu concessa una pensione in natura, consistente in due munizioni di pane al giorno a testa , di cui una veniva utilizzata per le loro necessità, e una veniva da loro venduta per far fronte alle altre spese. La micca piemontese in formato piccolo è poi diventata la michetta milanese.

Il brodo della gavetta era fatto prevalentemente di scarti, non patate perchè erano considerate velenose, ma rape rosse, a carne solo nei giorni di festa,  e non certo carne scelta, ma gli avanzi consistenti nel cosiddetto “quinto quarto”. Certo questo tipo di alimentazione non permetteva di campare bene, per fortuna i soldati avevano una paga e in  libera uscita si fiondavano nelle locande del paese di Fenestrelle.

A fianco alla mensa c’erano anche le toilette, una moderna comodità che non c’era nemmeno a Versailles, collegati alle fogne, anche se fa un po’ impressione pensare ai soldati tutti seduti allineati a fare i loro bisogni su questi sedili di pietra, belli freddi d’inverno 🙂

Al terzo piano seminterrato, nel posto più protetto, era la grande  cisterna d’acqua alimentata da una sorgente in alta montagna, e con lo scarico del troppo pieno; oggi è ancora piena ma l’acqua è sporca,  essendosi deteriorato l’acquedotto. inoltre c’ è una ghiacciaia  in funzione di frigorifero,  cphe veniva riempita con grossi blocchi di neve ghiacciata, al centro c’era una dispensa di legno dove venivano conservati i cibi deperibili, come i quattro quarti di carne destinati agli ufficiali.

La chiesa

La chiesa di San Carlo fu costruita insieme al forte, ed è sorprendentemente grande per essere una chiesa di una fortezza militare, tanto più che le truppe assistevano alle funzioni dalla piazza d’armi antistante. Un’ipotesi plausibile è che fosse stata costruita come una specie di scudo, i fatti all’epoca le chiese erano per convenzione universalmente accettata intangibili in quanto sacre, e  la presenza di un bersaglio così visibile e non bombardabile era una sicurezza anche per il vicino governatorato.

La chiesa non ha campanile, o meglio il campanile si trova sull’altro lato della piazza, sulle mura di accesso al forte. Anche questa stranezza sembra avere un motivo strategico: il campanile era un punto su cui effettuare i calcoli balistici, disallinearlo rispetto alla chiesa confonde le idee e tende a far dirigere il tiro fuori dalle mura.

campanile chiesa forte fenestrelle

Ben presto la chiesa di San Carlo divenne però una santa barbara, cioè un deposito di polveri e munizioni. Ci sono ancora scritte sui muri che indicano la collocazione dei vari calibri di munizioni.

Durante la seconda guerra mondiale il forte fu bombardato dai tedeschi e la chiesa fu centrata da una bomba. Il restauro per fortuna è stato molto conservativo e la chiesa ci si mostra come ce l’ha consegnata la storia, si è lasciata la nudità delle pareti, i segni dei bossoli le scritte del deposito, i segni delle bombe, senza cercare di intonacare creando un falso storico, come avrebbero voluto alcuni architetti.

fenestrelle

La scala coperta

La scala coperta è l’opera più monumentale di Fenestrelle;  è una muraglia  che contiene una galleria in salita larga 2,10 m e alta 2,35 m con la volta ad arco, in grado di proteggere con i suoi due metri di spessore della pietra  i soldati che passavano per raggiungere dodici entrate nelle fortificazioni superiori. La luce e il ricambio d’aria sono assicurati da feritoie nel muro.

Per coprire i 525 metri di dislivello vi sono  quasi 4000 scalini, in alcuni tratti ripidissimi; in altri tratti di minore dislivello invece vi sono semplici rampe inclinate.

I risalti e il Forte tre Denti

I risalti sono il complesso impressionante di basse costruzioni che si vede al basso del forte San Carlo; sono postazioni di artiglieria, che si stagliano a gradoni lungo tutto il fianco della montagna fino al Forte Tre Denti a 1400 metri di altezza. Questo Forte è il primo insediamento di Fenestrelle, perchè era già a fine 1600 una fortificazione francese, poi conquistata dai piemontesi e ampliata. Vi erano 6 cannoni a lungo raggio in grado di dominare tutta la fiancata della montagna.

All’altezza del Forte tre Denti si trova la Garritta del Diavolo, uno splendido punto panoramico da cui ammirare la grandezza del forte e la bellezza della valle sottostante, con il paese di Fenestrelle e fitti boschi di conifere che rendono verdissimo l’ampio scenario naturale.

Il paese di Fenestrelle e l’alta Val Chiesone

L’alta Valle Chisone  ha una storia antica, il nome di Fenestrelle che potrebbe sembrare un richiamo all’essere una finestra sul grande scenario naturale che si può ammirare da qui, deriva invece da “Finis terrae”, l’estremo lembo del regno dei Cozi. Fenestrelle fu poi già in epoca romana importante presidio militare e sito commerciale ai confini con la Gallia.

L’alta valle Chisone ebbe una storia religiosa tormentata, infatti  fu per secoli territorio francese e grazie alla libertà religiosa consentita da re Carlo vi proliferò il credo valdese, ma il Re Sole reimpose il cattolicesimo, i valdesi furono combattuti e perseguitati, molto abiurarono, o scapparono nel Regno sabaudo; la valle fu ricattolicizzata e l’antica chiesa parrocchiale non per niente è intitolata a San Luigi IX di Francia e una scritta inneggia alla pietas regia.

E’ bello assistere ad una delle feste tradizionali a Fenestrelle, come il 25 agosto festa di San Luigi, quando gli abitanti sfoggiano i costumi tradizionali, tra cui quelli delle donne sono particolarmente belli e colorati, e si esibiscono nei particolari canti occitani.

Se programmate una giornata al Forte di Fenestrelle, non mancate una sosta relax al paese di Fenestrelle. E’ un luogo molto autentico, in cui l’amministrazione comunale ha cercato di mantenere la memoria della vita tradizionale attraverso dei cartelli illustrativi in vari punti del paese, che narrano con nomi di famiglie, descrizioni di professioni dimenticate, di curiosità, una vita che sembra lontana secoli e che risale invece a solo 5o anni fa.

Piccoli dettagli rendono il paese molto gradevole: i fiori ai davanzali di quei colori intensi che si trovano solo in montagna, allegri dipinti fantastici sugli sportelli dei contatori elettrici,  una finestra con insegne di legno con perle di saggezza in dialetto piemontese,  i negozi di lavori in legno e ferro battuto,  la piazzetta con i tavolini dove si gustano taglieri da leccarsi i baffi e piatti tipici di montagna, nonchè i deliziosi “goffri”, le frittelle tradizionali. E dopo una scarpinata al forte, direi che questo è una degna ricompensa!

 

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