Libano, il Paese dei Cedri: Beittedine, le grotte di Jeita, Sidone, Byblos

Penso a come doveva essere il Libano prima che la guerra lo devastasse: la Svizzera del Medio Oriente, elegante e sofisticata sintesi del mondo mediorientale,  luogo di incontro e convivenza di culture diverse, punto nevralgico della diplomazia e dello spionaggio mondiale, culla dell’antica civiltà fenicia e  paese ricco di  straordinarie testimonianze archeologiche , di incantevoli valli e monti ricoperti di cedri, adagiato in posizione strategica sulle sponde del Mediterraneo.

Poi, a partire dal 1975, la terribile devastante guerra, che è diventata l’altro volto con il quale il Libano è diventato noto al mondo, una guerra così lunga, così complessa e difficile da interpretare, così senza quartiere, da  far pensare che sarebbe durata in eterno, consumando in lotte fratricide tutta la bellezza del Paese dei Cedri.

Ma il Libano tra mille contraddizioni ne è uscito, ed oggi è un Paese che almeno in parte è possibile di nuovo visitare, lasciando a bocca aperta per la sua bellezza. Sono sincera, non mi sentirei di consigliare un viaggio nella meravigliosa Valle della Beqaa o Baalbeck, divenute troppo pericolose con lo scoppio della guerra in Siria e con l’indiretto coinvolgimento delle diverse anime libanesi a favore delle opposte fazioni, ma certamente Beirut e i suoi dintorni, da Beittedine alle grotte di Jeita, da Sidone alla mitica Byblos sono visitabili in sicurezza ed è un viaggio molto interessante, non solo nello spazio, ma anche nel tempo .

Beirut, che porta ancora troppo evidenti le ferite della guerra, non è bellissima, ma ha un certo carattere decadente e fascino. A lei dedicherò un altro post, anche per analizzare tra le sue cicatrici i rapporti tra le varie anime che fanno il Libano quello che è. In queste righe vi voglio invece portare ad esplorare i suoi dintorni, alla scoperta di bellezze naturali e celeberrimi luoghi storici.

Beittedine

La prima escursione che consiglio è a circa 50 km  a sud di Beirut, percorrendo in direzione del villaggio di Biettedine una valle verdissima  tra alte colline, che alterna zone di palmeti a foreste di cedri del Libano,  appartenenti alla riserva naturale di cedri di Shuf, in cui vi sono molti alberi millenari, che se potessero parlare avrebbero davvero tanta storia da raccontare.

Libano Beittedine

Beittedine è un villaggio piccolo, 2500 anime, nato intorno al luogo di sepoltura dell’emiro cristiano Bashir Shihab II, ai primi del 1800.  Oggi qui è forte la presenza della minoranza dei drusi, comunità chiusa la cui religione iniziatica, monoteista e di derivazione islamica, ha legami con credenze molto più antiche, rifacendosi addirittura a Ietro, suocero di Mosè.

Sulla  piazza, dove prima esisteva proprio un eremo dei drusi, sorge il Palazzo di Beittedine, che oggi è residenza estiva del Presidente della Repubblica libanese. E’ un capolavoro di architettura libanese,  soprannominato l’Alhambra del Libano, costruito anche grazie ad architetti italiani, in cui  spiccano archi rampanti che si susseguono nell’opera muraria.

Libano Beittedine

Nel primo dei tre cortili, circondato dagli alloggi degli ospiti, avvenivano gli eventi, gli spettacoli e le feste pubbliche.

In fondo una scala porta al secondo cortile rialzato. Una curiosità: viene chiamata scala del capitombolo perchè una pecora che doveva essere cucinata sfuggì alle mani del cuoco e corse su per la scala dove travolse il pascià che stava scendendo.

Libano Beittedine

Il secondo cortile è ricco d’acqua delle fontane, sui lati si affacciano gli uffici dell’emiro e sullo sfondo i suoi edifici privati, con una porta monumentale. Dal cortile si ammira il panorama sui boschi di alberi della vallata.

Sul cortile si affacciano dei particolarissimi balconi in legno chiusi, tutti sfaccettati per permettere una migliore visione da tutti i lati senza dover essere visti, detti comandaloune.

Libano Beittedine

Il portale monumentale che dà sugli appartamenti privati dell’emiro è tutto intarsiato di marmi colorati. Dentro si possono visitare molte stanze, tra cui quella tutta mosaici ed intarsi  con il soffitto dalle travi di cedro del libano scolpito e dipinto, riservata ai saluti agli ospiti e ai ricevimenti,  i “salamlik”  dai cui appunto il nostro termine “salamelecchi”.

Libano Beittedine

Il terzo cortile si trova poi tra gli appartamenti interni. Si possono visitare anche i giardini del palazzo, ed il museo che tra le altre cose notevoli conserva i mosaici che vengono dall’antica Porphyrion.

Nel villaggio c’è anche un castelletto privato con incisi sulla pietra vari motti, che contiene un piccolo museo degli usi e costumi, con figure umane in cartapesta a grandezza naturale intenti a svolgere vari mestieri o azioni tipiche della vita quotidiana e un pot pourri  di armi, cimeli storici, strumenti musicali e animali impagliati.

libano beittedine

Le grotte di Jeita

Il secondo must da visitare a poco più di 20 km da Beirut sono le grotte di Jeita. Dilettandomi di speleologia io ho ho visitato molte grotte, anche non accessibili al pubblico, ma poche mi hanno impressionato come le grotte di Jeita,  9 km di straordinarie cavità calcaree scavate da un fiume sotterraneo per oltre 6 km di percorso intorno al quale si snoda un ramo ancora vivo. così largo che un atleta vi ha perfino potuto dare dimostrazione di surf.

Libano grotte Jeita

Le grotte di Jeita sono state scoperte solo nella prima metà del 1800, e si caratterizzano per un’ eccezionale ampiezza delle cavità ipogee e ricchezza di concrezioni. In italia forse sono poco note, ma sono state nominate più volte tra le sette meraviglie naturalistiche del mondo, tanto per darvi un’idea della loro bellezza e maestosità, che si coglie nonostante un’illuminazione sobria. Colpisce soprattutto la proporzione delle cavità in cui ci si sente minuscoli. Peccato che sia assolutamente vietato scattare foto nel suo interno.

Libano grotte di Jeita
foto tratta dal sito ufficiale delle rotte di Jeita

Per entrare si sale alla grotta superiore in funivia, si accede dall’alto e si percorrono le grotte  in discesa fino ad una voragine grandissima che dà l’impressione di non avere fondo; tornando poi su si esce e si prende un trenino elettrico sino alla grotta inferiore in cui è presente un lago che si gira a bordo di un barchino. I riflessi delle concrezioni della grotta inferiore nelle acque del lago hanno davvero un qualcosa di magico che rende questo luogo speciale.

Sidone

Sidone è una delle più famose e prospere antiche città fenicie insieme a Tiro e Byblos. Si affaccia in posizione strategica sul Mediterraneo, base di commercio per quel formidabile popolo di navigatori. Qui i resti fenici non sono imponenti, ma la suggestione di quell’epoca è forte anche se la stratificazione delle civiltà è evidente. Il porto è tuttora dominato dal castello crociato posto a difesa della città.

Libano Sidone

Oggi Sidone, contornata da belle spiagge bianche, è una cittadina costiera molto carina e vivace, con un porto molto pescoso, vi sorge una rinomata pasticceria tipica, vi vengono coltivati agrumi, datteri. Il centro storico è un dedalo di viuzze con basse case intonacate di bianco.

Se sul porto non mancano le bancarelle che vendono souvenir di conchiglie, in città esiste un particolare equivalente del romano monte dei cocci, fatto esclusivamente di conchiglie del mollusco da cui si estraeva la porpora  fenicia che era famosa.

A Sidone sorge la Grande Moschea Omari, monumento importante di architettura araba. Per trovare qualcosa di fenicio occorre recarsi su una collina fuori città, dove sorgono le rovine di un tempio dedicato ad Eshmun, dea della guarigione.

Byblos

L’antica celeberrima città fenicia di Byblos oggi si chiama Jbeil o Jubail in arabo (le vocali sono sempre un optional), ma è stata chiamata nella storia in molti modi, Gublu per gli akkadi, Kpny per gli Egizi, Giballetto per i Genovesi di cui fu colonia.

I primi insediamenti qui risalgono al quinto millennio a.C., la civiltà urbana vera e propria al terzo millennio a.C:. Conquistata dagli egiziani, poi dagli assiri, dai greci, dai romani, dai crociati, dagli arabi, dai genovesi, non ebbe mai pace nella storia e ogni nuovo conquistatore vi lasciò un segno particolare che si sovrapponeva a tutto ciò che era già passato di qui.

Byblos

E’ questo che in Byblos mi ha emozionato particolarmente: seduta in un caffè del centro antico, nella dolcezza delle bouganville contro il mare azzurro, in un’atmosfera coloniale e sonnolenta, il mio sguardo abbracciava cinquemila, forse settemila anni di  civiltà, mentre respiravo il senso fortissimo della storia che si nutre del passato ma non si arresta mai, travolge e assimila, trasforma e a volte, come ora, riconcilia.

E poi qui era il centro di produzione e commercio dei papiri (byblos, da cui libro), e forse qui fu inventata la prima scrittura alfabetica. Insomma Byblos è anche in un certo senso culla della nostra cultura.

libano Byblos

Entro a visitare la fortezza crociata. La massiccia costruzione fu realizzata  nel XII secolo dalla famiglia genovese Embriaco, sigori di Gibelletto, come veniva chiamata Byblos,  sulle rovine della fortezza persiana del 330 a.C:, a sua volta edificata sul luogo dell’insediamento antico fenicio vicino al porto.  La fortezza crociata  saccheggiò abbondantemente le pietre  della città romana per rinforzo alla sua muratura.

Saladino portò i saraceni alla conquista della fortezza e della città alla fine del XII secolo, e parte delle mura furono smantellate, ma ricostruite nel 1197 alla riconquista crociata.

Sono ancora presenti incastrate nelle mura le palle di cannone dell’assedio inglese del 1840.

All’interno della fortezza è il museo  che espone manufatti e arte fenicia fin dall’età del bronzo ed illustra la ricca storia del castello e della città.

Intorno al castello è la zona archeologica antica, con i resti di templi egizi, della necropoli reale antica e dell’anfiteatro romano.

Vi erano molti luoghi di culto religioso, entro cui sono state trovate delle celebri statuette di soldati fenici, che venivano lasciate come richiesta di salute e protezione. Vi sono tuttora tanti piccoli obelischi per il culto egizio. Sono stati trovati anche altari per i sacrifici, forse anche umani.

Le fondamenta delle piccole  stanze che paiono di un unico grande palazzo erano in realtà singole case monolocale.

Libano byblos

Nella necropoli si trovano i sarcofagi reali. Un profondo pozzo ipogeo scavato nella roccia in collegamento con un secondo analogo pozzo della tomba del figlio del re, conteneva in fondo una camera sepolcrale con il pesante sarcofago di pietra vulcanica del re. Sulle pareti del pozzo sono ancora oggi visibili le iscrizioni in lingua fenicia che lanciano maledizioni contro i profanatori; il sistema dovette funzionare bene perchè il sepolcro fu scoperto solo casualmente nel 1920 in seguito ad un terremoto.

Sono state ritrovate nel sito archeologico delle statue fenicie di epoca antichissima, a grandezza umana, dalle fattezze molto rozze.

Il teatro romano sorge in posizione panoramica, con lo sfondo del mare dietro la scena. Da qui contemplo uno scenario molto affascinante sulla Byblos dei millenni che furono e sulla Jbeil di oggi.

libano byblos

Esco dal sito archeologico e mi dirigo verso la cittadina, che è circondata da una cinta muraria medievale ben conservata in molti tratti.

Dove ora è il porto turistico era un tempo il porto fenicio, le cui rovine affiorano qua e là dal mare in un punto dove i locali si dilettano a pescare con la canna. Mi dicono che in queste acque, così come lungo i sentieri intorno alla città con un po’ di fortuna si trovano ancora tantissimi resti archeologici, a volte persino monete d’oro. Alla sinistra del porto sorge una torre araba. E’ curioso vedere come a rinforzo della struttura muraria del molo vi siano antiche colonne fenicie tagliate a fettine.

libano byblos

E’ molto interessante la chiesa di rito maronita di San Marco, risalente al 1100, dove viene celebrata ancora la messa in aramaico.

E forse questa particolarità non è casuale, sembra ricordare che passato e presente qui vivono fianco a fianco per i secoli dei secoli.

libano byblos

 

5 thoughts on “Libano, il Paese dei Cedri: Beittedine, le grotte di Jeita, Sidone, Byblos

  1. Eh deve essere un Paese particolare ma decisamente bello, anche se ferito. Mi fa piacere leggere che alcune zone sono visitabili in sicurezza, grazie per questo tuo post.

  2. La guerra purtroppo lascia dietro di se ferite inimmaginabili.
    Nonostante questo però, il Libano ha un fascino senza tempo, mi hai incantato con questo post, mi piacerebbe visitarlo un giorno!

  3. Il Libano è un paese che mi ispira tantissimo. Mi dispiace per la difficile condizione di guerra ma il suo fascino, secondo me, è totale.

  4. Da appassionata di geologia andrei in Libano anche solo per le grotte di Jeita: bellissima scoperta, grazie!

  5. Il LIbano mi manca e sono anni che provo a progettare e realizzare un viaggio. Amo la cucina libanese e, dopo aver letto il tuo articolo, mi sono convinta ancora di più a realizzare quanto prima il mio intento… appena sarà possibile. Ti farò sapere!

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