Ostuni, la città bianca

Lo skyline di Ostuni è inconfondibile. Arrivate da una distesa di splendidi millenari ulivi e all’improvviso davanti a voi  contro il cielo azzurro  vedete stagliarsi sopra una collina la sagoma bianca di un paese che sembra una torta nuziale a strati ricoperta di panna: Ostuni, la città bianca.

L’allattatura

La panna di Ostuni è calce. La calce è forse il materiale per edilizia più antico al mondo, utilizzato da 9000 anni perchè ricco di molte proprietà: è leggero, è un ottimo isolante termico, è igroscopica, ha  una forte plasticità e non crea crepe nel tempo,  è biocompatibile e  soprattutto è antibatterico ed antisettico.  E’ stata proprio quest’ultima proprietà della calce a far sì che tutta la città l’abbia adottata  da secoli come suo segno distintivo.

Ostuni città bianca

Correva il XVII secolo e la peste (quella dei Promessi Sposi) imperversava per tutta Italia, e anche ad Ostuni aveva mietuto moltissime vittime, tanto che la città, che era sotto il dominio degli Zevallos che l’avevano acquistata dagli Asburgo, si era ridotta a circa 10.000 abianti. Qualcuno ebbe l’idea di ricoprire Ostuni interamente di calce, e questo accorgimento sanitario bloccò probabilmente la pestilenza.

Da allora la tradizione di imbiancare i muri con la calce si rinnova ogni anno alla fine dell’inverno, quando un’ordinanza del sindaco impone ai proprietari delle case del centro storico di provvedere a dare una nuova mano di bianco.

ostuni città bianca

Quella dell’ “allattatura” è una vera e propria arte, tramandata di generazione in generazione dagli imbianchini che la operano: si fa con un lungo bastone alla cui estremità sono fissati crini di cavallo intinti nella pietra di calce, cotta in acqua che al contatto diventa bollente, tenuta a mollo da sei mesi sino ad un anno sino a produrre il grassello di calce,  che si diluisce sino a formare una sorta di latte di calce, a cui viene aggiunta una pallina di blu per bucato per ottenere una tonalità fredda; così si rinnovano le case sporgendosi dai tetti o allungando i pennelli da terra fino a ricoprire minuziosamente l’intera superficie.

La Cavalcata di Sant’Oronzo

Ad ogni modo, della fine della peste gli ostunesi ringraziarono non la calce ma il loro veneratissimo patrono Sant’Oronzo, primo vescovo di Lecce e della Iapigia (l’attuale Puglia), proveniente da nobile famiglia pagana ed ordinato da San Paolo in persona,  martirizzato per decapitazione nel 68 .

museo cavalcata sant oronzo

A Sant’Oronzo dedicarono la “guglia”, la spagnolissima e barocchissima colonna che ancora oggi si erge trionfale nella piazza principale del paese, piazza della Libertà.

Per onorare e ringraziare il santo dell’intercessione per fermare la peste,  ogni anno si ripete nel giorno del martirio, il 26 agosto, la tradizionale processione con la sua statua in argento a sbalzo, realizzata da famosi artigiani napoletani, custodita nella cattedrale; segue la “cavalcata di Sant’Oronzo”, che un tempo era la parata di tutti i nobili sui loro cavalli impreziositi da quanto ciascuno poteva sfoggiare, e che sembra avere origine dai cavalieri spagnoli che scesero al seguito di San Carlo Borromeo.

Oggi sfilano i cavalieri designati dall’associazione cavalcata di Sant’Oronzo, vestiti alla spagnola con  la giacca  bolero rossa ricamata d’argento, i pantaloni bianchi ed il cappello cilindrico con un pennacchio scarlatto, su cavalli murgesi anch’essi coperti da una preziosa gualdrappa rossa e d’argento e bottoncini di madreperla. Le famiglie si dedicano con grande impegno a confezionare questi preziosi ornamenti e ogni anno viene dichiarato vincitore il duo cavallo/cavaliere con i ricami più belli.

Le case bianche del Rione Terra

Una delle cose più belle che si può fare ad Ostuni se si cercano luoghi instagrammabili è addentrarsi nel dedalo di bianche viuzze in salita e discesa del borgo antico, il “rione terra”; gli abitanti e i gestori dei localini trendy che le popolano le hanno rese uniche con addobbi di piante e fiori, con  sedute ricercate, persino con  giochi di luci sul pavimento per allietare la movida dei giovani che d’estate segna fino all’alba le notti ostunesi.

ostuni di notte

Diversi archi sormontati da abitazioni e  tante scalette rendono mossa l’architettura delle vie contornate dalle case bianche. Alcune scalinate sono ripide, altre molto dolci a distanza di passo di cavallo o mulo.

Si dice che il colore dei portoni individuasse il mestiere del proprietario: marrone per  gli artigiani del paese, verde per i contadini e i mestieri legati alla campagna, azzurro per i pescatori. Credo che però col tempo questa tradizione sia tramontata e la distribuzione dei colori dei portoni rispecchi solo il personale gusto estetico (unico vezzo, visto che la facciata deve essere obbligatoriamente bianca).

ostuni di notte

Tutto intorno le alte mura difensive medievali, più volte rimaneggiate, che inglobano nella loro struttura la prima cerchia di palazzi, all’esterno delle quali partendo da Porta Nuova si  trova una bella passeggiata panoramica risalente al primo dopoguerra, che si affaccia sulla campagna fino al mare all’orizzonte.

La muraglia difensiva non cadde con il terribile terremoto che Ostuni subì nel corso del 1700,  proprio perchè rafforzata dalle case che si trovavano al suo interno sin dal 1500 grazie alla concessione degli Sforza di Milano.

Le prime mura di Ostuni risalgono  però ad un periodo molto più antico, quello delle civiltà messapica, ed  erano a protezione del nucleo più ristretto del borgo originario, sulla cima del colle.

Delle quattro porte delle mura aragonesi, oltre a Porta Nuova si è conservata Porta San Demetrio.

ostuni

Piazza della Libertà

Il dedalo di stradine e scalinate del centro storico trova la sua liberazione nella grande ed elegante Piazza della Libertà, il salotto buono di Ostuni, l’ombelico del paese dove  è impossibile non affacciarsi  prima o poi durante ogni passeggiata e che infatti è il luogo di ritrovo degli ostunesi.

ostuni piazza della libertà

Si chiama Piazza della Libertà perchè è  stata dedicata all’unità d’italia nel 1861, ma questo spazio, ricavato su un lato della muraglia (che fino a qualche tempo fa era ancora visibile in uno scavo archeologico al centro della piazza)  deriva dal terribile terremoto  di 7 grado scala Richter verificatosi a Nardò, a circa 100 km da qui, nel 1743.

La piazza è  contornata da bar e graziosi negozietti e dominata oltre che dalla Guglia di Sant’Oronzo, da una vasta area pedonale rialzata su cui si affacciano la Chiesa di San Francesco e il settecentesco  Palazzo San Francesco, che un tempo era un convento ed oggi è la sede del Municipio.

ostuni san francesco

La Chiesa di San Francesco, del 1304 ma più volte ricostruita fino ad assumere forme prevalentemente barocche, ha una facciata risalente al 1883, quando l’architetto Jurleo volle armonizzarne le forme per creare quasi un unicum con il palazzo municipale.

Sulla facciata sono le statue di Sant’Antonio e di San Francesco che ammansisce il lupo, mentre la vita del santo è illustrata sul portale di bronzo a lui dedicato. L’interno è ad una sola navata con decorazioni settecentesche ed un’elegante cupola.

Sulla torre dell’orologio, aggiunta dopo il terremoto, sta lo stemma ostunese, che si divide in due parti: le tre torri di difesa di Ostuni a nord sud e al centro della costa, e la sagoma di un cavallo perchè la città fu acquistata dalla famiglia di mercanti napoletani di origine spagnola Zeballos.

Consiglio di pit-stop profano: sedetevi ai tavolini del bar che si trova  sull’area pedonale della piazza e ordinate uno spettacolare pasticciotto leccese, prima di imboccare la Via della Cattedrale, la bella e animatissima strada che tutta in salita vi condurrà tra negozietti tipici di souvenir e artigianato sino alla Cattedrale che segna il punto più elevato di Ostuni, 230 metri sul livello del mare.

ostuni guglia sant oronzo

Da Piazza della Libertà partono anche i consigliatissimi tour in ape che con esperte guide locali vi  condurranno in un ampio giro di Ostuni, riuscendo ad adddentrarsi anche nei vicoletti più suggestivi dove le auto non riescono a passare e regalandovi aneddoti e curiosità che vi faranno calare nella storia e nella vita del paese.

ostuni tour ape

 

La cattedrale di Ostuni

La Cattedrale di Santa Maria dell’Assunzione è stata dichiarata monumento nazionale ed è un capolavoro dell’architettura salentina risalente al VI secolo, durante la dominazione aragonese.

cattedrale di ostuni

Lo sguardo resta subito catturato dall’incantevole grande rosone di pietra. Composto da tre cerchi concentrici, con i suoi raggi,le figure e i motivi naturalistici che lo decorano, è uno dei rosoni più grandi d’Europa. Nel cerchio esterno si trovano 24 colonne, le ore del giorno, nel secondo 12 capitelli, i mesi dell’anno, e nel terzo Gesù circondato da 7 volti angelici, i giorni della settimana: dunque il rosone simboleggia la centralità di Cristo nei confronti del tempo. Insieme ai  due rosoni laterali più piccoli, ai  bei portali e alla sagoma dalle linee ondulate, semplici ma eleganti, il rosone centrale rende inconfondibile la facciata della Cattedrale.

rosone cattedrale ostuni

la Cattedrale fu costruita tra il 1435 e e il 1495 in un misto tra lo stile gotico fiorito e romanico e l’interno, diviso in tre navate, con forte impronta settecentesca, contiene molte opere d’arte,  tra cui una suggestiva tela che raffigura Sant’Oronzo.

ostuni interno cattedrale

In realtà oggi non è più cattedrale ma  concattedrale e basilica minore perchè fa ora parte della Diocesi di Brindisi.

Sulla piazza si affacciano il Palazzo Vescovile da un lato ed il Seminario dall’altro.

ostuni piazza cattedrale seminario e palazzo vescovile

A collegarli sta l’originale elegante Arco Scoppa,  un arco coperto barocco voluto dal vescovo Scoppa nel 1750 a sostituire il passaggio di legno che univa i due palazzi in origine, e forse realizzato ispirandosi (molto vagamente) al Ponte dei Sospiri di Venezia, perchè nel XVIII secolo il barocco veneziano era molto di moda.

ostuni ponte piazza cattedrale

La Villa Comunale

Appena fuori dal dedalo di vicoli del centro storico,  non distante dal lato di Piazza della Libertà su cui sorge la Guglia di Sant’Oronzo, c’è la Villa Comunale intitolata a Sandro Pertini. E’ un curato giardino con  alti alberi, aiuole, fontane, giochi per i bambini. Risale ai primi del 1900, ma lo spazio verde è più antico, con funzioni utilitaristiche di “foggia” per la raccolta delle acque.

ostuni villa comunale

Sulla Villa si affacciano la Chiesa di Santa Maria delle Grazie ed  il parco della Rimembranza in cui ogni albero onora un caduto della grande guerra.

Nella Villa Comunale la seconda domenica del mese si svolge un interessante mercatino di antiquariato e modernariato.

E a proposito di mercati, quello paesano che ogni sabato mattina si svolge ad Ostuni è considerato uno dei più interessanti e convenienti d’Italia, perchè  a saperla scovare, vi si compra merce di campionario di altissima qualità -vestiti, scarpe, accessori- a prezzi molto bassi.

La donna di Ostuni, la più antica madre conosciuta al mondo. il muso di Ostuni e la grotta di Agnano

All’interno dell ex convento  carmelitano di Santa Maria Maddalena dei Pazzi e dell’annessa chiesa di San Vito martire, che formano il complesso conosciuto col nome de “Le Monacelle”, si trova il Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale. La Chiesa di San Vito martire fu costruita tra il 1750 e il 1753 ed è l’unica ad Ostuni in puro stile barocco pugliese ma attualmente non è più consacrata.

ostuni san vito martire

Il Museo di Ostuni custodisce le sepolture ed i corredi funebri trovati nelle tombe a camera di età messiapica, e diversi frammenti ed oggetti medievali e rinascimentali.

La parte più interessante è quella dedicata al neolitico, con numerosi reperti trovati in alcune grotte e siti archeologici della zona costiera. E’ testimoniata la presenza di coltivazione di grano,di lavorazione massiva della pietra e la produzione di ceramiche graffite.

ostuni san vito martire museo

Ma l’attrazione per cui è famoso il museo  sono i ritrovamenti della Grotta di Santa Maria di Agnano. Qui nel medioevo si trovava una cappella dedicata alla Madonna, meta di pellegrinaggi (sul luogo fu trovata anche la sepoltura di un pellegrino) ove  sorgeva già in età messapica un santuario dedicato forse a Demetra.

Agnano antico stantuario

Ma più anticamente, nel paleolitico questo era già luogo sacro di sepolture, e ve ne sono state ritrovate due, la tomba “Ostuni 2” risalente a circa 28.000 anni prima di Cristo,  e la “Ostuni 1”, circa 26.000 anni prima di Cisto.

museo archeologico donna di ostuni

La tomba Ostuni 1 è la famosissima “Donna di Ostuni”, una gestante con in grembo il suo bambino perfettamente formato, la più antica madre conosciuta al mondo. Delia, come la donna di Ostuni è stata chiamata dagli archeologi, aveva circa 20 anni, denti intatti, era alta 1,70 m., ed era una cacciatrice  di un piccolo clan che aveva probabilmente origini nell’Europa dell’Est.

Morì forse di gestori o di una qualche infezione e fu seppellita con tenerezza e grandi onori e con un vero rito funebre, ornata da un copricapo di conchiglie e canini di cervo, dipinto ritualmente di ocra, con un braccialetto di conchiglie, adagiata su un letto di ciotoli in posizione fetale e col braccio destro sul ventre , quasi a proteggere il suo bambino, ed il sinistro sotto la testa a far da cuscino al suo ultimo sonno, circondata  dai suoi oggetti quotidiani.

ricostruzione donna di ostuni

Al museo dove sono conservati gli scheletri di mamma e bimbo è stata fatta una ricostruzione tridimensionale  interattiva della sepoltura della giovane madre, mentre nella grotta di Agnano sono stati riprodotti dei calchi fedeli degli scheletri così come trovati nelle sepolture,  e la visita risulta molto immersiva.

grotta di agnano ostuni

 

La Pianura degli ulivi monumentali

La “pianura degli ulivi monumentali ” che si stende ai piedi di Ostuni  è una distesa verde di olivi secolari e spesso millenari che va da Carovigno sino a Monopoli. I “millenari di Puglia” sono controllati dalla Regione e ognuno di essi ha una targa identificativa con un numero seriale; gli olivi che iniziano a dare la prima produzione hanno 40-50 anni, mentre i più antichi hanno visto la luce prima di Cristo. A 5 km da Ostuni c’è la masseria Brancati, che sorge su una villa greco-romana, con uno degli ulivi più antichi del mondo, che vanta 2500 anni; “il grande vecchio” è tutto ricurvo e ha dei blocchi a reggerlo sotto il tronco come bastoni.

ostuni ulivi secolari

La peculiarità degli ulivi della pianura ostunese non è data solo dall’età ma dalle dimensioni; le caratteristiche degli ulivi dipendono anche dal tipo di terreno, perchè dove la terra è rossa è ferrosa e ricca di sali minerali, e lì alcuni ulivi riescono a raggiungere anche i 10 menti di circonferenza.

Nella campagna ostunese sono numerose le strutture a cono dei trulli e le masserie, spesso con frantoio e pozzo. molte  di queste tipiche costruzioni, anche grazie ad una lungimirante politica dei fondi europei, sono state recuperate per un’ospitalità di charme e offrono ai turisti un’esperienza indimenticabile.

ostuni trulli

Villanova, il mare di Ostuni

Tecnicamente Ostuni non è città di mare, lassù abbarbicata sulla collina e separata dall’acqua da una vasta distesa verde, eppure ad Ostuni c’è un grande turismo “balneare” grazie ai suoi 17 km di  litorale, tra calette sabbiose e scogliere rocciose, molto bello ed incontaminato, forse proprio grazie alla relativa lontananza dai centri abitati.

La zona costiera di Ostuni fu chiamata Villanova sotto la dominazione aragonese, ma è in realtà più vecchia dello stesso borgo di Ostuni. Del resto il nome stesso Ostuni  viene dal termine greco che significa “nuova cittadella fortificata”, quindi tutto è relativo. Infatti probabilmente il primo nucleo abitato su proprio la zona di Villanova, che a seguito delle scorrerie dei pirati dovette recedere sulla collina.

Le spiagge più belle? Sono tante,e si può cambiare ogni giorno esplorando la costa, a circa una mezz’oretta di macchina da Ostuni. Io ne consiglio tre:

Torre Guaceto, che prende il nome dalla torre di avvistamento cinquecentesca, che a sua volta ha la sua etimologia dal termine arabo Gawsit (luogo dell’acqua dolce) ed è una serie di insenatura di cui la prima venendo da nord è una spiaggia ampia con dune sabbiose alle spalle, che sorge all’interno di una riserva naturale protetta. Per questo non è raggiungibile con le macchine, ma c’è un’ampio parcheggio da cui parte un trenino che porta fino alla spiaggia attraverso la riserva, oppure potete fare una passeggiata a piedi tutta in pianura, molto piacevole. Nei mesi di punta la spiaggia è molto affollata ed è quasi impossibile trovare un ombrellone libero, ma se ci si sposta non di molto, magari verso la costa rocciosa,  si trovano deliziosi angoli molto tranquilli all’interno della riserva naturale, con dei bellissimi fondali del mare; è possibile anche affidarsi alle guide naturalistiche per dei percorsi guidati alla scoperta della fauna e flora protette.

torre guaceto
Mfran22, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Rosa Marina: è un susseguirsi di più spiagge di sabbia fine, immerse nella macchia mediterranea, con un mare molto limpido e con stabilimenti attrezzati. Unico neo è che, pur essendo di libero accesso come tutte le spiagge, è situata in un consorzio privato dove non si può entrare con la macchina ed è un po’ difficile  trovare parcheggio fuori sulla strada e raggiungere le spiagge a piedi.

Il Pilone 

Dune dorate e macchia mediterranea e poi una spiaggia che è in gran parte prato che arriva sino a riva, uno stabiimento (e camping) ben attrezzato e con animazione ed un mare super per chi vuole non solo nuotare ma anche fare snorkeling o immersioni o un’escursione in canoa.

Quando visitare Ostuni

Ostuni  è da visitare in tutte le stagioni, perchè è in grado di regalare emozioni diverse. Certo l’estate – anche se spesso torrida – si trasforma in una meta con mood giovane da isola greca,   animata da mille localini tutta la notte, con strade affollatissime in cui è quasi difficile camminare specie nei giorni intorno alla festa di Sant’Oronzo. Al mare infatti i mesi migliori sono giugno e settembre, quando l’acqua è già bella calda ma non c’è la ressa di luglio e agosto.

La primavera è bella per godere del fascino della città bianca, i suoi scorci più nascosti. In questa stagione Ostuni parla principalmente tedesco, perchè sembra che i tedeschi siano veramente bravi a scaglionare nell’anno le loro vacanze.

foto michele conunna

L’inverno a volte spolvera di neve come ulteriore zucchero a velo la torta di panna montata di Ostuni, che va vista almeno una volta in veste di bianco presepio, immagine che non si penserebbe mai di accostare ad una città di sole e mare, ma vedrete come tirano bene i caminetti delle antiche case bianche! Attenzione solo al vento, che qui può soffiare anche molto forte.

Dove e cosa mangiare ad Ostuni

Ostuni è ricca di ristoranti di tutti i tipi, da quelli più eleganti ai localetti di street food, ma nella maggior parte dei casi promossi a pieni voti. I due migliori ristoranti sono sicuramente “La Sommità“, che è anche hotel spa di lusso con un’ambientazione di charme e “l’Osteria del Tempo Perso” con un ambiente particolare ricavato nella roccia e specialità locali.  Per gustare cibi tipici ci sono anche “La terra”,  “Porta Nuova”,, “Osteria Monacelle”; molti di questi  ottimi ristoranti hanno ambientazioni particolari in puro stile ostunese, come “Il posto affianco” (in un antico forno del 1500) o “Spessite” (all’interno di un frantoio del  1700).

Tra i locali più alla buona ma da provare suggerisco  “il Delfino”, vicino alla Villa Comunale,  dove a fianco di un vero ristorante di pesce c’è anche una pescheria dove scegliere ciò che volete e farvelo servire accomodati alla buona in un dehor;  nel periodo dei ricci potrete ordinarne piatti stratosferici a pochi euro.

panino al polpo

Infine non si può non dedicare una serata a passeggiare mentre si gusta lo street food ostunese, dai panzerotti ripieni che sono la risposta pugliese alla pizza,  alla focaccia cipolla e olive al mitico panino al polpo  di “Sapori d’eccellenza”.

ostuni panzerotti

Se avete voglia di un’esperienza non solo culinaria ricercata e perfettamente integrata col conesto ambientale, fate una gita fuori porta alla Masseria “Il Frantoio”, atmosfera perfetta, cucina tradizionale ma creativa con molti ingredianti a km 0,   aperitivo nella delziosa corte, menu fisso per pochi tavoli, con molte portate di livello elevato e spiegazione dei piatti e della loro origine come  in un vero viaggio culinario,  abbinato visita alla masseria, al suo frantoio, all’agrumeto e agli orti botanici.

ostuni masseria il frantoio

Che cosa mangiare di tipico ad Ostuni? Naturalmente tra i primi troneggiano le orecchiette alle cime di rapa, fatte con farina di grano duro, acqua e sale,  ancora oggi fatte a mano,e i cavatelli con i ceci, belli nutrienti e alternativi ai piatti di carne nella tradizione contadina.

orecchiette

 Un piatto povero ma molto completo è anche il purè di fave con la cicoria . Una sorta di bruschetta bella  pesante è la frisella al pomodoro, un tarallo spaccato a metà, biscotto e croccante, ammorbidito nell’acqua fredda e condito con pomodoro, basilico, olio e sale. Già perchè l’ottimo olio è uno dei must try di Ostuni, insieme ai vini salentini di qualità.

Insomma ad Ostuni si mangia molto bene, ma non preoccupatevi per la linea, basterà fare su e giù per il centro storico per mantenervi in forma, prima di tuffarvi nel mare azzurro di Villanova.

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