I tanti volti di Valencia, città di tradizione e modernità, di movida universitaria e di oceano

Amo particolarmente Valencia, e ogni tanto ci torno, per un week-end rigenerante che non mi delude mai. Valencia è fresca, frizzante, giovane, ma nello stesso tempo enormemente radicata nella tradizione, è città di cultura e di scienza e di divertimento e buon cibo, è città di linee ultramoderne e di fregi barocchi. Per me è anche qualcos’altro di irrazionale e di importante, come vi racconterò in questo articolo.

Valencia è molto antica e qui c’è tutta la storia della Spagna. E’ stata fondata dai Romani molto prima dell’età imperiale, dal console repubblicano bruto, come ricorda una targa sul pavimento di una delle piazze principali della città, e fu per tutta l’epoca romana una città molto florida. Fu conquistata dai mori, riconquistata dal Cid Campeador nel 1096, ha prosperato poi come città libera.

Nella foto qui sotto, l’altare dove si dice sia stata celebrata la prima messa dopo la Riconquista.

 

Movida notturna della città universitaria più gettonata per l’Erasmus

Arrivando in aereo la sera tardi si vedono dall’alto un’infinità di luci sparse lungo tutta la costa e poi più fitte verso il centro; la città è molto estesa, ed è come se avesse tre anime: la Valencia costiera con le sue spiagge ed il porto, la Valencia moderna, il centro storico antico; quest’ultimo è di dimensioni tali che lo si può agevolmente girare a piedi.

E allora inizio la mia movida, perchè anche se è ormai notte la città dà il meglio di sè con i suoi bellissimi palazzi illuminati, i ristoranti e locali sempre aperti e letteralmente brulica di vita, sembra quasi che si sia svegliata ora.

Valencia è città universitaria e nota per essere meta di molti programmi Erasmus di tutta Europa, così il clima che si respira è assolutamente scanzonato e internazionale.

In giro per la vecchia Valencia

Faccio un po’ tardi e allora mi adatto ai ritmi spagnoli anche nello svegliarmi. All’indomani mattina, alle 9,00 di una bella giornata di sole, sembra di stare all’alba, con le strade vuote e la gente che sta pigramente svegliandosi. Con la luce anche i magnificenti palazzi liberty si vestono di nuovo fascino e io cammino con il naso all’in su perchè molti sono ornati da gruppi scultorei o hanno insolite forme architettoniche, per lo più movimentate da tondeggianti torrette.

Valencia centro storico

In questa foto, a fianco del Teatro Principal, è l’edificio del Banco di Valencia, tutto decorato con piastrelle colorate.

Mi dirigo verso la Plaza de l’Ajuntment, piazza del Municipio. Al centro c’è una fontana dagli alti spruzzi che di notte cambiano in continuazione colore. Il municipio, il cui stile si armonizza bene con quello dei bei palazzi turriti che lo circondano, ha un’alta torre campanaria e due torrette laterali.

plaza de l ajuntamento

Nella piazza c’è anche il capolavoro architettonico del Palazzo delle Poste, con una particolare aerea torretta di metallo a linee leggere.

La stazione ferroviaria del nord è un edificio modernista, con motivi decorativi di piastrelle smaltate, vetrate a piombo e bei pannelli con pitture liberty. E’ un gioiello anche il suo interno, con la sala della biglietteria le cui capriate sono coperte da piastrelle laccate e decorate con un motivo di esti e ghirlande di fiori e agrumi in rilievo ripreso dai pilastri anche essi coperti di ceramica; i fiori e frutti di porcellana sono molto tipici di Valencia, si ritrovano anche ad es.nei gioielli. Del resto non è raro per le strade di Valencia imbattersi in viali contornati da alberi di arance e mandarini, alla moda araba.

A fianco si trova la Plaza de toros, con l’arena dove si svolgono anche qui le corride.

La curiosa Piaza Redonda è una piazza circolare che è più che altro un cortile inglobato tra gli edifici tondi, ha una strutturadi portici  coperti in legno dove di solito si svolge il mercato, e al centro una fontana. Molti sono i banchi di fine artigianato, tra cui ceramiche che si ispirano alle antiche maioliche nei colori classici,  e pizzi realizzati al tombolo davanti agli occhi dei visitatori.

La Cattedrale e il mistero del Sacro Graal

Ed eccomi arrivata a Plaza de la Reina,  dominata dalla Cattedrale, con la sua facciata barocca e la Torre  ottagonale del Miguelito. La Cattedrale è costituita da corpi diversi, assemblati nei secoli. Oltre al portale barocco sugli altri lati del complesso vi sono anche un portale gotico (detto la puerta de los apostoles dalle sculture che lo adornano) ed un portale romanico (detto porta de palau).

torre del miguelito

All’interno sull’altare maggiore la Cattedrale espone la statua della Vergine di Valencia, posta sotto una cupola che può solo definirsi una trina di pietra. Nella cattedrale è conservato un reliquiario con un braccio di San Vincenzo Martire, patrono di Valencia. Dolcissima è anche la statua lignea del 15mo secolo della Vergine del Buon Parto, invocata dalle donne che aspettano un bimbo e che fanno per tradizione 9 giri dell’interno della Cattedrale.

Al suo interno si trova la Cappella del Santo Calice, che secondo la leggenda custodisce il Sacro Graal, la coppa dell’Ultima Cena, e dove Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Cristo dalla Croce, che sarebbe stata portata a  Roma da Gerusalemme da San Pietro e poi sarebbe arrivata dopo varie vicissitudini al Monastero di San Juan de la Pegna. In una teca di cristallo è esposta, su supporto medievale, una coppa di calcedonio con una scritta in arabo che non pare proprio di fattura dell’età di Cristo, ma il fascino della leggenda è forte, in fondo gli oggetti materiali sono anche simboli spirituali. Per il vero, mi sono imbattuta in diverse altre chiese a cui la tradizione assegna il ruolo di custodi del Sacro Graal, sia in Italia sia all’Estero. Nella Cappella del Santo Calice sono anche esposte le catene del porto di Marsiglia, portate qui nel corso del 1400 dopo la conquista del porto francese.

La Virgen de los Desimparados

Proprio a fianco della Cattedrale si trova la Chiesa de la Virgen de los Desimparados (degli abbandonati), con la statua della Vergine patrona di Valencia, affettuosamente chiamata “la Gobbetta” perchè la statua era stta originariamente fatta per stare sdraiata e quindi ha una curvatura lungo la schiena. La chiesa è stata costruita intorno alla metà del 1600, la cupola invece è del 1701. Lo stile dell’edificio è considerato churrigueresco, cioè un barocco esagerato. La chiesa è troppo stretta per contenere la folla di devoti che si reca ad omaggiare la statua della Madonna, e c’è una certa ressa; così per chi vuole evitare la fila c’è uno spioncino sulla parete laterale di pietra della chiesa, da cui può essere vista la statua anche da fuori.

La seconda domenica di maggio è la festa della Virgen de los Desimparados, che viene presa e portata di mano in mano senza mai farle toccare terra prima nella chiesa principale, sotto la cupola con il dipinto del trionfo della Vergine, e poi nel pomeriggio viene portata inprocessione, e ricoperta dai petali di fiori che vengono lanciati dai balconi, e la facciata della cattedrale viene tutta ricoperta da un arazzo di petali di fiori

Nella piazza c’è l’Almoina, una zona archeologica allestita con un occhio moderno. Ad es. vi è un camminamento di vetro su una sorta di laghetto nelle cui acque si intravedono pezzi di mura romane.

Palazzi civili e chiese, una gara di magnificienza

Il palazzo della Generalitat è la sede del governo autonomo di Valencia. Il suo interno è molto bello, soprattutto sono noti i due saloni doradi, il cui soffitto è a cassettoni particolarmente ricchi, barocchi.

Non mancano le torri e le belle chiese a Valencia. La chiesa dei due Santi Giovanni ha una facciata su cui si trova un enorme tondo detto l’occhio di San Giovanni, e due campanili; sulla punta del campanile minore sulla  sta la figura di metallo di un uccello, che alcuni genitori poveri facevano guardare ai bambini per allontanarsi poi di nascosto ed abbandonarli, sperando proprio nella misericordia dei Padri della chiesa.

Di fronte alla chiesa dei due Santi Giovanni si trova la Lonja, cioè la borsa merci, l’unico edificio di Valencia entrato nel Patrimonio Unesco. In effetti è uno degli edifici di gotico civile più belli d’Europa. Mi colpiscono particolarmente i dettagli di questo capolavoro originalissimo, come i gargoille mostruosi tutti diversi che servono da scolo per le acque, o la trina di pietra che sovrasta le grandi finestre.

Ecco la Torre di Santa Catalina e la Chiesa di Santa Catalina. L’interno di Santa Catalina è spoglio ma imponente.

Davanti alla Torre di Santa Catalina si apre la lunga Calle de la Paz, arteria perfettamente diritta perchè fu realizzata, seguendo il modello dei boulevard francesi, sventrando l’antico borgo.

Su questa via sorgono numerosi bei palazzi, tra cui il palazzo del Marquez de Dos Aguas, in stile rococò, con un’impressionante facciata decorata interamente di alabastro ed un portale con l’immagine della Vergine  sopra e ai lati due titani che versano  due brocche di acqua, con riferimento al nome nobiliare; attualmente è sede del museo della ceramica, che raccoglie pezzi importanti della ceramica valenciana di lunga tradizione, ma anche capolavori di ceramica da tutto il mondo.

C’è poi il Palacio de Benicarlò, la prima scuola di grammatica di Valencia, del 1408, ora sede della facoltà di lettere. Naturalmente gli edifici universitari antichi sono molti, e si affiancano a quelli moderni.

A fianco ad una delle sedi universitarie fondate da Ferdinando il Cattolico, si trova il Collegio del Patriarca, un seminario particolarmente rigoroso di sacerdoti che seguono ancora il rito tridentino.

San Vicente Ferrer

Il complesso del convento di San Domenico, sede dei domenicani di Valencia, per l’epoca in cui fu costruito era molto ardito, e fu oggetto di una disputa tra i frati più anziani e quelli più giovani: i più anziani e conservatori, passando davanti alle forme di questo palazzo più adatto ad usi civili che ad un edificio relioso si tappavano il volto con un cappuccio.

Inglobata nel collegio di San Domenico è la cappella dedicata al grande santo di Valencia, San Vicente Ferrer, domenicano, predicatore affascinante della fede. Sulla facciata della cappella appare un curioso stemma con due cani col saio, che si riferisce ai domenicani, “Domini canes”.

santo domingo valencia

Proprio vicino è la casa natale di San Vicente Ferrer, non proprio mantenuta come era originariamente l’antica dimora, dal momento che è ricoperta da azulejas in cui sono illustrate le scene della vita del santo, e la sua stanza natale è stata trasformata in una cappella, ma del resto la fama di San Vicente diventù subito fortissima  già in vita, folle si muovevano per andare a sentire le sue parole, e la casa divenne luogo di pellegrinaggio.

Nella casa c’è un rubinetto di acqua che proviene da un pozzo sottostante, ed è detta miracolosa. Non amo le forme pagane di devozione scaramantica, sono incline a sospendere il giudizio di fronte alle cose più grandi di me che non riesco a spiegare razionalmente, però vi devo raccontare un mero fatto.

Era il 2007. La mia gatta aveva avuto da poco  una cucciolina, Narcisa. Il veterinario le aveva diagnosticato un problema cardiaco, l’ecografica e la visita cardiologica avevano confermato una possibile tetralogia di Fallot, patologia cardiaca plurima e grave ad esito letale. Narcisa era un batuffolo di dolcezza e io piangevo per lei. non so nemmeno perchè, ma pregai per un miracolo attraverso l’intercessione di San Vicente Ferrer e portai in Italia una bottiglietta di quell’acqua miracolosa, cospargendone il pelo della micetta. Narcisa ora ha 14 anni, è una stupenda affettuosa gattona e non è mai stata male un giorno in vita sua.

Tornai a Valencia a San Valentino del 2013, e tornai ancora in pellegrinaggio qui. Nove mesi dopo nacque la bambina che ha trasformato la mia vita in pura felicità. Per questo provo per San Vicente Ferrer un sentimento di affetto particolare, e non manco mai di passare da qui tutte le volte che torno a Valencia.

I giardini nel letto del fiume Turia

Sulla mappa della città si nota subito una curiosità: una linea verde  che si snoda tra curve ed anse attraverso Valencia come un evidente corso di fiume e la prima cosa che mi è venuta in mente è perchè mai avessero  disegnato sulla piantina un fiume col colore verde; poi ho scoperto che si trattava di un fiume, il Turia , che recava solo fastidi alla città con le sue esondazioni ed allora è stato prosciugato ad inizio 1900 e tutto il suo letto è diventato un bel polmone verde di parchi cittadini e di impianti sportivi, 1 milione di metri quadrati di verde. Così Valencia che fin da prima era conosciuta come la città dei fiori, si è arricchita di tanti ulteriori giardini.

giardini valencia

Del Fiume Turia e dei suoi assistenti, i canali di irrigazione, è rimasta solo la fontana antropomorfizzata nella piazza della cattedrale.

Le 12 porte e i quartieri al di là delle mura

Attraversando la Horta su veri ponti che prima sormontavano il fiume, si arriva dall’altra parte della città, alle Torri di Serrano, del 1300, una delle 12 porte che sono rimaste nella seconda cinta muraria  di Valencia.  La prima cinta muraria del XI secolo proteggeva la città musulmana, poi pian piano fuori dalle mura nacquero dei villaggi, che furono inglobati nella città dentro la seconda cinta muraria dopo la riconquista. Queste due antiche robuste torri merlate hanno al centro  una porta d’accesso alla città, che ha ancora l’antico portone di legno.  Il rintocco delle campane della cattedrale scandiva la chiusura alla sera di tutte le porte cittadine.

Poi ci sono le Torri di Quart, che erano le porte occidentali di Valencia, erette durante il regno di Alfonso V il magnanimo.Si chiamano anche torri della calce, perchè attraverso di esse la calce arrivava in città. Sulle due torri possiamo ancora vedere i buchi delle cannonate inferte dalle truppe napoleoniche durante la guerra d’Indipendenza. Questa struttura, che si ispira a Castelnuovo di Napoli, per molto tempo fu carcere femminile.

Imbocco il Viale Ferdinando il Cattolico, dei primi del 1900; è un lungo viale alberato largo 50 metri.

Passo davanti al parco del Parterre, uno dei giartini storici di Valencia, con alti alberi,  monumenti e fontane e curate aiuole di fiori.

Vi sono tanti musei a Valencia, alcuni strani come il Museo della Beneficienza, altri sempre in rinnovamento come  l’ IVAM, un museo di arte contemporanea che esibisce tante mostre non raramente di forme espressive bizzarre. Valencia non è solo fucina di arte, ma soprattutto di architettura contemporanea.

Calatrava e la Città dell’Arte e della Scienza

Passo accanto all’ultima appendice neoclassica di Valencia, la Porta del Mar,  e mi dirigo verso la parte moderna di Valencia, che si annuncia attraverso l’ardito Ponte de l’ Exposiciò, progettato da Calatrava, il grande architetto che è proprio di Valencia. Il suo arco di acciaio bianco è affettuosamente detto dagli abitanti di Valencia “s“. Calatrava ha lasciato una fortissima impronta nella Valencia contemporanea.

valencia el peine

E’ suo il grande complesso architettonico ultramoderno della Città dell’Arte e della Scienza, in cui si distinguono quattro grandi sottogruppi culturali: il Palazzo delle Arti,  il Museo della Scienza, il Parco Oceanografico, l’Umbracle.

Questo qui sotto è il Palazzo delle Arti, che io trovo bellissimo, è il teatro dell’Opera di Valencia, intitolato alla Reina Sofia, e sede dell’orchestra della comunità valenciana.

città dell' arte de della scienza valencia

L‘Hemisferic è un grande edificio a forma di occhio umano, con la grande vetrata ricurva coperta da una palpebra con le sue ciglia. Dentro ci sono un planetarium, un cinema tridimensionale e anche un cinema per le proiezioni laser. E’un complesso che trovo bellissimo.

valencia città dell'arte e della scienza

Accanto allìEmisferic c’è l’ Umbracle, una specia di serra avanguardista con giardini e sculture moderne su una passeggiata lunga 320 metri e larga 60, ma che ai due piani infoeriori contiene un enorme parcheggio.

Il Museo delle Scienze Principe Felipe ha una forma che ricorda lo scheletro della cassa toracica di un dinosauro, con i pilastri che sembrano immense vertebre e costole. Sono 8000mq espositivi di un museo scientifico interattivo di concezione molto innovativa, suddiviso per aree tematiche in cui si possono sperimentare le più grandi  invenzioni dell’uomo.

valencia città dell'arte e della scienza

Ormai è buio e saliamo una scala con punti luminosi qua e là, non per il riflesso delle luci serali, ma proprio perchè sono inserite delle tessere di mosaico scintillante.

città dell'arte e della scienza valencia

La struttura imponente ha la particolarità che, pur essendo lunga 120 mentri e alta 33 metri, si regge su 4 grandi colonne che si trovano all’interno. Il tutto si rispecchi a nell’acqua di un laghetto raddoppiando la suggestione delle forme. Volendo si può fare  una visita al complesso a bordo di un bianco trenino turistico.

Il Museo Oceanografico è un’autentica città sottomarina dove si può passeggiare tra i pesci di40.000 specie di tutti i continenti in grandi vasche spettacolari in cui sono ricreati i diversi ambienti marini,  tra cui spicca il tunnel degli squali in cui si passa sotto volte di vetro sotto la superficie dell’acqua dove danzano inquitanti esseri pinnati.

Las Fallas

Ecco, una cosa che mi piace tanto di Valencia è il connubio tra l’innovazione e la tradizione che non sembra proprio in crisi e che è fortemente radicata nell’animo popolare.

Fra le cose per cui è nota Valencia è la festa de las Fallas, una sorta di carnevale tardivo, in cui vengono costruiti enormi pupazzi di cartapesta, legno, poliuretano espanso (che dà il colore nerastro al fumo) ed altri materiali combustibili,  montati su carri e bruciati in onore di San Giuseppe con enormi roghi che si levano al cielo in molti punti della città vecchia.

Pericles Rosa, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

L’ultima domenica di febbraio i festeggiamenti iniziano dietro ordine della Fallera Mayor e della Fallera Mayor Infantile (la ragazza e la bambina  elette reginette di bellezza) che si affacciano al balcone. Allora il maestro protecnico avvia le Mascietà, un insieme di batterie di petardi assordanti, che si susseguono per giorni e a cui partecipano tutti gli abitanti, compresi i bambini,   e poi l’ultimo giorno,  la notte del 18 marzo, un maestoso spettacolo pirotecnico nella piazza principale della città.

La notte del 19 marzo è la notte detta Cremà, in cui vengono bruciate in immensi roghi tutte le fallas, che durante questi giorni hanno concorso in altezza, bellezza ed originalità. Viene risparmiato solo il Ninot vincitore votato dai visitatori, che viene esposto nel museo delle fallas insieme a quelli degli anni precedenti.

Ceno proprio in un localetto tutto tappezzato dei bei manifesti delle edizioni storiche delle fallas dal dopoguerra ad oggi. E a proposito di cena…

Mangiare e bere a Valencia: dalla paella alla valenciana alla horchata

Valencia = paella. Se ne trova ovunque di tutti i tipi, cucinata nei tipici padelloni neri che non vengono puliti completamente tra una cottura e l’altra perchè resti quella crosticina sul fondo che dà il sapore perfetto; ma voi sapete  esattamente quale è la paella alla valenciana? E’ quella mista con frutti di mare e pollo, per gli indecisi o per chi non vuole rinunciare a nulla.

Accanto alla paella qui a Valencia vanno alla grande  fideuas (una specie di spaghetti alla valenciana con brodo di rana pescatrice e con frutti di mare) e arroz negro (riso nero reso tale dal nero di seppia).

Tra i manicaretti particolari mangiati a Valencia segnalo un fantastico piatto di uova di tonno con le mandorle.

Non mancano i bar tapas in cui entrare e servirsi di quanto più piace tra una serie interminabile di assaggi accompagnati da una buona cerveza  o da un bicchierone di sangrilla.  Potete ordinare caña y pinchos, cioè una birretta piccola alla spina  e delle tartine, e ricominciare la movida fino al prossimo locale.

L’Agua de Valencia è un cocktail molto alla moda qui, fatto da spremuta di arancia, gin tonic, vodka, cava o champagne e zucchero.

Ma c’è una bevanda che non potete fare a meno di assaggiare a Valencia: l’ horchata (orzata), la bianca bevanda rinfrescante tanto piacevole nelle calde giornate d’estate. Se pensate che l’orzata sia fatta con le mandorle come il latte di mandorle siciliano, sbagliate. In generale per fare l’orzata si usano in diversi Paesi d’Europa diversi ingrediente, in Spagna l’horchata è fatta con acqua, zucchero ed un tubero chiamato chufa, che è proprio coltivato negli orti alla periferia di Valencia.

Troverete l’horchata un po’ dappertutto qui, ma secondo me dovete assolutamente andare a gustarla in un meraviglioso luogo storico: l’ Horchateria Santa Catalina, con due secoli di attività un capolavoro di palazzo tutto ricoperto di azulejas al suo interno. Proprio di fronte, in altro palazzo storico c’è la concorrente Horchateria El Siglo, nata “solo” nel 1835.  Ho una leggera preferenza per la Santa Catalina, se proprio devo scegliere, anche perchè ho accompagnato la fantastica orzata con cioccolata e churros degustati in un tripudio di maioliche dipinte che raccontano tutta la storia di Valencia.

valencia mercato

Non si può trascurare un visita al grande Mercato Centrale. E’ un bell’edificio molto grande, 8000 mq (uno dei maggiori mercati d’Europa) con diverse belle entrate e con un’architettura movimentata e irregolare  per sfruttare al meglio l’andamento del terreno. E’ un edificio modernista, al cui interno spiccano due grandi sale principali, una per tutti i prodotti che vengono dall’agricoltura locale, e l’altra per il pesce. Sulla facciata principale del Mercato spicca la vetrata con lo stemma di Valencia con le lettere LL che significano “2 volte leale”.

Potete trovarci di tutto: tra le curiosità che mi hanno colpito, grandi quantità di  frutta secca, frutti esotici provenieti dall’America latina,  prosciutti interi serrano e iberico, banchi di diversi tipi di lumache, polpo essiccato, uova di pesce fresche.

Cosa comprare a Valencia

Magari sarà difficile usarle, ma le mantiglie che si vendono a Valencia, con i loro pettini e spilloni per tenerle alte sulle orgogliose teste, sono delle opere d’arte che viene voglia di acquistare, tutte diverse, ornate di pizzi e dipinte a mano con colori variopinti.

Volendo strafare si può comprare tutto il ricco costume tradizionale. Guardate che splendidi ed elaborati costumi mi è capitato di vedere indossati. Se sentite la lunghezza dei vostri capelli inadeguata ad essere arrotolata alla valenciana in lunghe girelle di trecce, niente paura, potete comprare delle trecce di autentico “cabello natural para valenciana”.

Se non si vuole azzardare tanto si può ripiegare su altrettanto colorati e splendidi ventagli.

Se vi piace la paella evolete cimentarvi a casa, pogtete acquistare delle speciali padelle da paella; al mercato centrale ne troverete di decisamente oversize.

valencia

E per finire, l’oceano

Le città di mare non possono esistere senza il mare, ma Valencia in realtà è una città di mare che non vive sul mare, un po’ come Roma. Tutta la vita della Valencia storica, così come quella della Valencia ultramoderna, non è sul mare. E’ come se fosse una terza  diversa e complementare faccia di Valencia.Ci arrivo con il tram n.5 in una ventina di minuti.

vakencia spiagge

Le molte spiagge che si susseguono sono ampie, il lungomare delizioso con le file di alte palme, e gli stabilimenti balneari, tra cui i noti Les Salines, Les Arenes. La spiaggia più famosa è probabilmente la Malvarosa.

Il Cabanyal è il quartiere dei pescatori con le loro casette colorate affacciate sulle spiagge, che un tempo erano popolari e ora sono diventate carissime; qui si trovano i ristoranti di pesce fresco lungo tutto il Paseo di Nettuno.

Oltre le spiagge sorge il porto di Valencia,  Royal Marina, dove si possono trovare una grande varietà di barche, dalle grandi navi da crociera alle barche a vela, persino  velieri che riportano alla grandezza della Spagna dei secoli d’oro, quella il cui splendore era strettamente legato al solcare  questo oecano le cui onde si infrangono ora come allora sulle spiagge dorate di Valencia.

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