il lago Llanquihue, il vulcano Osorno e Puerto Montt. Sicuro che siamo in Cile?

IL LAGO LLANQUIHUE

Se guardaste questa foto senza aver letto il titolo del post, dove mi direste che siamo? Forse in Giappone, alle falde del monte Fuji, inconfondibile con la sua forma conica perfetta.

Ma se vi mostrassi quest’altra foto, allora a cosa pensereste? Ad un angolo di Germania, con le ordinate casette bavaresi che si affacciato su uno dei vari laghi bavaresi.

Vi sbagliate: siamo in Cile, nella regione del lago Llanquihue, che offre uno spettacolo davvero inconsueto per il Sud America tutto.

Il lago Llanquihue si trova alle porte della Patagonia cilena, nella “regione dei laghi”. Da  Santiago ci si arriva con un volo di meno di un’ora per Puerto Montt, poi da lì  la strada è buona e i paesi che si affacciano sul lago sono tutti molto vicini tra loro, quindi una visita a questi pittoreschi luoghi, costeggiando tutto il lago, è molto piacevole e rilassante.

L’acqua  del lago, che è il secondo più grande del Cile, è di un azzurro intenso, cristallino, merito della profondità di oltre 70 metri dovuta alla sua origine morenica.

Il lago è molto pescoso, vi sono belle spiagge dove prendere il sole e vi si praticano barca a vela e il kayak; si possono osservare molte specie di uccelli lacustri.

Ma la cosa che rende unico il lago Llanquihue è il vulcano Osorno che si staglia all’orizzonte e si riflette nelle acque del lago.  Il vulcano Osorno è un cono perfetto,  con la sua parte superiore ricoperta da nevi perenni.  Quando non ci sono nubi a coprirne la cima, lo spettacolo è incantevole.

A fianco c’è anche un altro alto vulcano, il Calbuco, anch’esso ricoperto di nevi perenni, ma dalla punta un po’ sbrecciata e non perfettamente conica. Eccoli nelle due foto affiancate, sembrano proprio gemelli se non fosse per la punta del cratere.

Non pensiate però che si tratti di innocue comparse da cartolina. L’Osorno e il Calbuco sono ancora vulcani attivi, e l’hanno dimostrato più volte, soprattutto il Calbuco in tempi recenti.

I paesi che costeggiano il lago Llanquihue hanno anche un’altra particolarità: vi si parla il tedesco, anzi un particolare dialetto tedesco importato qui nell’800 dai coloni che popolarono questa zona ancora disabitata, richiamati dalla Germania.

Con la caparbietà tipica dei tedeschi riuscirono a fare di questa zona ancora selvaggia e inospitale un piccolo paradiso, che rispecchia nei paesaggi dolci e nelle aggraziate architetture  delle casette a punta i paesini della montagna bavarese.

LLANQUIHUE

Llanquihue, il paese omonimo del lago,  è il primo ad incontrarsi sulle rive del lago. E’ senza particolare interesse turistico, ma è costituito da una serie di piccole casette pulite e ordinate, senza impronta specifica.

Ha però una graziosa chiesetta in legno e un fiume lungo le cui banchine sono collocate tante sculture di legno, frutto di un concorso di scultura che vi si tiene ogni anno.

Nelle campagne intorno a Llanquihue si incontrano alcune antiche fattorie in legno perfettamente conservate.

 

FRUTILLAR

Frutillar è il più noto dei paesi che si affacciano sul lago Llanquihue. E’ piccolino ma grazioso. Prende il suo nome da un particolare frutto di bosco (“frutilla”)  che cresce da queste parti, il morango, che ritroviamo anche nei dolci tipici

E’ un agglomerato di casette tirolesi di legno, piccoline e col tetto a punta, con il loro giardino fiorito  di rose e perfino un simpatico grande orologio che ricorda più la Svizzera. Molte sono case originarie di più di un secolo.

La chiesetta in legno è anch’ essa molto tedesca e graziosa all’interno.

Nei caffè lungo la riva è impossibile non farsi tentare da una fetta di torta con la fruttilla o da uno strudel di mele, con una bella tazza di cioccolata calda o da una birretta. Rinunciate al caffè, se chiedete un espresso nella maggior parte dei posti vi daranno un nescaffè sciolto nell’acqua calda.

I ristoranti offrono un interessante mix di cucina tedesco-cilena, ma è il pesce di lago a far da padrone.

Il lungo lago qui a Frutillar è particolarmente bello per passeggiare, con le sue spiagge nere,  le sue aiuole fiorite, il suo mirador coperto che si protende  dentro il lago con una passerella di legno.

C’è anche questo grazioso padiglione con il tetto dipinto all’interno con scene  caratteristiche della vita di Frutillar ( ad es. le case di legno, la musica, l’allevamento e la vita dei campi), da cui è possibile inquadrare perfettamente il vulcano Osorno. Peccato che vi fossero un po’ di nubi che ne nascondevano la cima conica.

 

Sul lungomare, anzi proprio parzialmente nell’acqua  sulla quale si sostiene come palafitta si  trova anche il monumento più famoso di Frutillar, il Teatro Centrale, un edificio moderno tutto ricoperto di piccole assi di legno policromo. Dicono che l’acustica sia eccezionale. Ogni anno vi si tiene  un festival musicale molto rinomato.

 

PUERTO OCTAY

E’ un paesino molto piccolo, circa 3500 abitanti, situato in una zona del lago circondata da vasti pascoli di mucche e pecore.

Si produce un formaggio gradevole, in piccole forme rotonde, il “queso del sur”, e un formaggio grasso burroso, il “queso chanco mantecoso”.

Anche qui ci sono belle casette di legno di un secolo, ciascuna con il nome della famiglia di coloni che la costruì.

La Chiesa bianca con il suo alto campanile rosso che si staglia sullo sfondo del lagoè visibile in lontananza nella valle ed è diventata il simbolo da cartolina  del paese.

A Puerto Octay  in una delle case storiche di legno c’è un museo dei Coloni Tedeschi.  E’ piccolo ma ricco di documenti storici, foto e attrezzi della vita dei coloni un secolo e mezzo fa.

Per me è stato interessante da visitare anche perchè ha sfatato la falsa idea che avevo, che i tedeschi fossero arrivati in Cile principalmente a cavallo della seconda guerra mondiale, prima dissidenti dal regime e poi nazisti in fuga. No, qui la comunità tedesca è arrivata nell’800, ed è incredibile come sia riuscita a mantenere intatte tradizioni e lingua per così tanto tempo.

PUERTO VARAS

Dopo tanti paesini eccoci arrivati a Puerto Varas, la prima vera importante cittadina sulla riva del lago, rinomato centro turistico, un luogo molto piacevole per soggiornare e stare più giorni.

E’ chiamata anche città “de las rosas” perchè  ovunque, dai giardini delle case alle aiuole pubbliche, si possono ammirare splendide grandi rose, ma anche tanti altri fiori.

Puerto Varas, anch’essa fondata dai tedeschi a metà dell’800, conserva la tipica architettura germanica, ma con edifici meno rurali e più cittadini. Ci sono diversi palazzi in stile particolare, alcuni dei quali sono diventati anche degli hospedajes, cioè residence per turisti: meritevoli di nota sono la casa Schwerter, la casa Hitshcfeld e la casa Wetzei.

La chiesa principale di Puerto Varas , la Iglesia del Sagrado Corazòn, costruita ai primi del ‘900, è molto caratteristica di questa impronta tedesca: infatti è tutta in legno ed è ispirata alla Marienkirche della Foresta Nera, nel Baden Wuttenberg, ed è un colpo d’occhio notevole.

Invece mi ha lasciato piuttosto indifferente la collina chiamata monte Calvaria, per via delle stazioni della via Crucis che vi sono rappresentate, da cui si gode sì  un bel panorama, ma non diverso da quello che si ammira anche dal basso.

A Puerto Varas si possono praticare tantissime attività, sia acquatiche che montane. Si passa disinvoltamente dal kayak all’ andinismo, dalla pesca sportiva allo sci, dagli sport nautici al trekking o alle cavalcate nei parchi naturali, quali il Parco Nazionale Vicente Perez Rosales, il più antico parco cileno.

La vista sul lago qui è particolarmente suggestiva e ci sono anche belle spiagge da cui ammirarlo.

Sul lungolago un capannone ospita permanentemente un mercatino dell’artigianato in cui si può trovare un campionario completo dei prodotti tipici, in gran parte in lana e in legno.

Una specialità di Puerto Varas è l’allevamento e la lavorazione del salmone. Sono rimasta sconcertata dall’apprendere che un grande importatore del salmone di Puerto Varas è la Norvegia, che poi lo affumica e lo rivende come rinomato salmone norvegese. Qui invece il salmone è in gran parte venduto fresco, non affumicato, e nelle ricette locali è omnipresente, soprattutto nella famosa “ceviche”.

Non sarà molto poetico, ma una delle cose che ho amato di più a Puerto Varas è stata il cibo, dall’ottimo strudel di mele assaporato in una sala da the dal sentore tirolese, alla memorabile cena al ristorante “las Buenas Brasas” a base di centolla patagonica (un granchione dalla polpa squisita), ceviche, polpo,  paila marina (zuppa di pesce, crostacei e molluschi del pacifico), accompagnati da sopaipilla (pane fritto).

LA LAGUNA VERDE

Dopo aver tanto ammirato il vulcano Osorno dalle sponde del lago, non potevo non andare a rendergli omaggio.

L’Osorno si trova a 60 km da Puerto Varas. Si  costeggia un tratto di lago, si passa  tra paesaggi rurali caratterizzati da fattorie e pascoli, poi si arriva dentro il parco naturale Vicente Perez Rosales.

Nel parco si trova la suggestiva Laguna Verde, uno specchio d’acqua dal colore verde smeraldo, dovuto a particolari micro-organismi simili ad alghe che vivono in sospensione, grandi 25 millesimi di millimetro e quindi invisibili come corpi solidi. Poichè queste microalghe si riproducono in primavera, in quel periodo il colore verde è particolarmente intenso.

 

SUL VULCANO OSORNO

Infine si arriva sotto al vulcano.  Le pendici sono ricoperte da foreste pluviali temperate, lupini colorati fioriscono qua e là, anche sul ciglio della strada, e vi sono zone ancora coperte dalla cenere, quasi una sabbia sottilissima e grigia,  dell’ultima eruzione, di tipo pliniano, che avvenne nel 1869.

Invece il vicino vulcano Calbuco ha avuto una spettacolare eruzione nel 2015,  che ha comportato l’evacuazione di tutto il territorio circostante e la cancellazione di molti voli aerei non solo locali, per la cenere dispersa in cielo in colonne alte 15 km (foto qui sotto di tg24 sky).

Ci si rifocilla e ci si attrezza bene per il freddo ed il vento nel rifugio ai piedi della seggiovia, dove delle passerelle di legno sono montate sulla cenere scura, e poi si sale su, con un lungo  percorso  in due tappe.

Alla fine del primo tratto, essendo adesso estate, si arriva in un punto dove ci sono radi mucchi di neve, e un singolare alternarsi dei colori  della terra, in tutte le sfumature dal verde al rossastro al marrone al grigio della cenere.

Durante il secondo tratto il vento gelato inizia a sentirsi fortissimo, e si attraversa una vasta distesa di nevi perenni. Brrr che freddo! E pensare che si tratta di un vulcano nel cui cuore ribolle la lava incandescente!

Ho resistito in alto per pochi minuti,  sufficienti però a godermi un panorama mozzafiato, e sono discesa con piacere a trovare più caldo.

 

PUERTO MONTT

Ultima tappa del giro, Puerto Montt. Siamo sull’Oceano Pacifico al km 0 della Carretera Austral, che si diparte verso tutto il sud del Cile, per 1140 kilometri.

La città di per sè è molto meno affascinante e bella di Puerto Varas. Troppo grande, troppo moderna, troppo porto. Del resto è frutto di recente ricostruzione dopo che un terremoto la distrusse quasi interamente nel 1960.

Passeggio per il lungomare, su cui si trova il discutibilmente riuscito monumento  gigante e colorato ad una coppia di ragazzi abbracciati che guardano il mare,  “sentados frente al mar” ispirato ad una canzone cilena famosa degli anni ’60, l’equivalente di “E tu” di Baglioni.

Il monumento ai coloni tedeschi, con tutti i loro nomi, rievoca la fondazione della città nel 1852.

La cattedrale, “Chiesa di Nostra Signora del Carmen”, ha una struttura di legno di larice  dipinto,  con delle grandi colonne neoclassiche anche esse interamente lignee anche se dipinte di bianco, e risale al 1856; in essa è custodito l’atto costitutivo della città.

Ma c’è una cosa che vale assolutamente la visita di Puerto Montt: il mercato di Angelmò. Il nucleo principale di Angelmò è il mercato del pesce, un complesso piuttosto grande sull’oceano, un po’ maleodorante (e non solo di pesce), sporchino e logoro, ma autentico.

E’ tutto costituito di edifici rossi in cui si alternano ristoranti alla buona e banchi di pescatori che vendono pesce, ricci, molluschi e frutti di mare di tutti i tipi, interi o preparati crudi per essere mangiati in ciotole, specie marinati in cheviche. C’è tanto salmone, che è il prodotto principale dell’industria ittica di queste parti.

Nel mare davanti ad Angelmò, tra le barche dei pescatori nuotano alcuni enormi e rumorosissimi leoni marini che si contendono anche violentemente gli avanzi di pesce.

Da questo mercato di pesce parte poi tutta una lunga strada contornata da negozi e stand di artigianato. Anche se non si compra nulla (mmmh, difficile!), vedere tante cianfrusaglie colorate a me mette allegria.

IN PARTENZA

Allegria è proprio la parola giusta per descrivere i 4 giorni trascorsi in questo itinerario, che forse ne avrebbe richiesto qualcuno in più per fermarmi una sera a sentire un concerto a Frutillar,  per godermi meglio Puerto Varas  girando in barca sul lago e praticando qualche sport acquatico, e  per scoprire alcune altre bellezze naturali del parco Vicente Perez Rosales, come le rapide di Petrohè su cui mi sarebbe piaciuto fare rafting,

Domani però si parte per l’isola di Chiloè, con le sue chiese di legno patrimonio Unesco, le sue palafitte colorate, i suoi parchi naturali,  le sue storie di creature fantastiche, e sono molto curiosa di scoprire questo antico avamposto sulla rotta di Capo Horn.

 

 

7 thoughts on “il lago Llanquihue, il vulcano Osorno e Puerto Montt. Sicuro che siamo in Cile?

  1. Che stranezza trovare degli edifici così “alpini” in Cile! I paesaggi però sono incredibili, con i due vulcani e quella laguna verde! Bel post.

  2. In effetti dalle foto non si direbbe Cile. Il Cile mi ha sempre affascinata, ci sono stata tanti anni fa ma solo di passaggio e mi sono sempre ripromesa di ritornarci con calma. E’ un luogo incantato, mi piace la gente, i colori e , ora che ho visto le foto, anche questi paesaggi quasi tedeschi.

  3. Ma che posto strano e affascinante! Veramente un insieme di “scenari” che fanno pensare ad altri e disparati luoghi! Visto che il mio sogno segreto è un lungo viaggio in Sud America e Patagonia, prendo nota, per quando riuscirò a realizzarlo, di aggiungere all’itinerario un passaggio dalle parti di questo lago!

  4. Che strano pensare che quelle sono foto del Cile… sembra di stare in Tirolo! Che paesaggi splendidi. Questo Paese sta iniziando ad incuriosirmi molto!

  5. Che posto fantastico! Casette tirolesi, orologi, leoni marini, vulcani e tanti piccoli aneddoti che rendono questo articolo davvero interessante.

  6. In effetti non ricorda per nulla l’America latina, sai? Proprio per questo, forse, sembra un posto tanto speciale, tra Germania a Giappone (volendo), quasi sospeso nel tempo. Chissà che emozione vede la laguna ed il vulcano, poi! Che posti meravigliosi!

  7. Se non avessi letto che si trattava del Cile, avrei pensato a un villaggio sperduto in qualche arcipelago svedese: un po’ per l’architettura ma anche per i colori.
    E più quella casetta che sembra un orologio a cucù mi ha fatto pensare a qualche città della Baviera. Ma la presenza dei tedeschi in effetti spiega tutto.
    Mi sembra molto carina Puerto Varas, e capisco bene che il cibo ti sia rimasto impresso perché con tutto quel pesce fresco è impossibile resistere! Ma io d’altra parte mi lascio sempre “colpire” dal lato gastronomico quando vado da qualche parte.

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