I parchi del Madagascar del nord: Montagne d’Ambre e Ankarana

Come vi ho raccontato nel post sulla biodiversità nel Madagascar, nel Nord di questa terra vi sono alcuni parchi strepitosi e molto diversi tra loro, concentrati principalmente intorno alla regione di Diego Suarez.

Il Parco Nazionale de la Montagne d’ Ambre

Utilizziamo la città di Diego Suarez anche come base per una giornata di trekking nel secondo parco naturalistico di questo viaggio, il Parco Nazionale de la Montagne d’Ambre, che dista 40 km dal capoluogo. Si chiama così perchè un tempo era ricco d’ambra fossile, oggi non se ne trova più, ma è  un’incredibile, lussureggiante ed intricata foresta pluviale di montagna dove vivono centinaia di specie endemiche di piante ed animali, forse il parco più bello del nord del Madagascar.

ingresso parco montagne d'ambre

Il Parco Nazionale de la Montagne d’Ambre si estende su una superficie molto grande, 23.000 ettari di foresta ad un’altitudine tra gli 850 e i 1475 metri. Fa un piacevolissimo fresco di montagna e questo non dispiace affatto, anche se la temperatura media ad agosto in Madagascar è molto buona, non supera mai il 27 gradi. All’ingresso ci si deve registrare e così all’uscita, poi si può percorrere una parte del percorso in 4×4, quindi occorre proseguire a piedi in sentieri che si inoltrano nel cuore della foresta.

Montagne d'Ambre sentiero dei mille alberi

Tra i 20 km di sentieri, bellissimo è quello “dei mille alberi”, dove altissimi alberi di ogni genere si  protendono verso l’alto, abbracciati da altre piante parassite  e liane che li avvolgono, sormontati da grandi felci epifite che vivono tra le loro chiome e da orchidee che si affacciano sui tronchi, con un sottobosco ricchissimo; oltre 1000 specie di piante vivono alla Montagne D’Ambre. La guida ci spiega le infinite proprietà delle varie piante,  e ci fa ammirare il pregiato palissandro, il  ramy, il chrisophillum, il baobab di Perrier, diverso da quello a T che abbiamo visto a Diego Suarez.

Arriviamo prima alla Petite Cascade, una cascata che forma una piscina naturale circondata da una folta vegetazione, soprattutto di felci, e poi alla Grande Cascade, una cascata sacra con 80 metri di salto ed una grotta ai suoi piedi protetta dalla foresta.

montagne d'ambre grand cascade

Nel nostro trekking incontriamo molti animali, primi fra tutti i lemuri a cui ormai siamo abitutati ma che ritroviamo sempre con rinnovato stupore. Qui vivono i lemuri coronati, che però saltano numerosi tra le cime degli alberi senza mai avvicinarsi. Pare che prima del Covid avessero ampiamente familiarizato con i turisti, ma due anni di assenza della presenza umana li ha fatti ritornare diffidenti.

lemuri coronati montagne d'ambre

E’ la prima volta invece che troviamo i lemuri barbuti (lemuri di Samford), con il corpo grigio,la coda nera e sui maschi una peluria bianca come una barba che ne incornicia il muso. E’ una fortuna incontrarli perchè sono una specie che vive solo in questo parco e in pochissime altre zone e sono inseriti nella lista degli animali in via di estinzione.

Incontrimamo anche tanti diversi tipi di camaleonti, per me difficilissimi da vedere perchè si mimetizzano benissimo, ma la guida è sorprendente nell’individuarli, una volta addirittura dalla macchina in corsa.

camaleonte madagascar

Riusciamo a vedere anche un Uroplatus, un geco notturano che ha una straordinaria capacità di mimetismo sul tronco degli alberi, di cui riesce a replicare non solo il colore ma anche le macchie della corteccia, appiattendosi aul tronco fino a formare tutt’uno con l’albero.

uroplatus madagascar

E infine abbiamo anche la fortuna di incontrare una mangusta dalla coda cerchiata, un animaletto lungo 70 cm di cui  molto fa la coda, ma è un predatore con i denti aguzzi e uno scatto tale da riuscire a catturare e uccidere i serpenti di cui è ghiotta, uccelli, lucertole, uova. Mangia anche i teneri microcebi, i lemurini piccoli piccoli di cui vi ho parlato, e questo me la fa stare un po’ meno simpatica, però a vederla è proprio bella.

mangusta montagne d'ambre

Uscendo dal parco, passiamo dal villaggio di montagna di  Ambohitra, chiamato anche Joffre Ville (molte cittadine in Madagascar hanno il doppio nome franese e malgascio), molto animato, e noto molte persone che portano sulla testa delle grandi balle di rami con verdi foglioline, simili al corbezzolo.  Sembra che l’economia del villaggio giri inotrno alla raccolta di questa pianta sconosciuta. La guida mi spiega che si tratta di una droga leggera, il qat, che ha origini yemenite: le foglionine contengono un alcaloide stimolante che provoca eccitazione ed euforia; queste foglioline vengono utilizzate contro la fame e la fatica, vengono masticate  per ore come gomma americana e poi sputate; pare che la crisi eocnomica abbia incentivato la redditizia coltivazione del qat in Madagascar,  nonostante le sue conseguenze negative sul lungo periodo per chi ne diviene dipendente. Io ho assaggiato un paio di foglioline che sanno di erba, ma  perchè producano qualche effetto devono essere masticate in un bolo che riempie tutte le guance e per diverse ore.

montagne d ambre coltivatori qat

A Joffre Ville ci fermiamo in una villa coloniale per una sorpresa: nel giardino vive Galileo, immensa tartaruga delle Seychelles che ha più di 300 anni. Fino a due anni fa aveva una compagna un po’ più giovane, solo 260 anni, Io, che è purtroppo mancata, e Galileo è un po’ acciaccato, ci vede male da un occhio e si muove lentamente, ma è ancora in gamba, è molto amichevole, accetta volentieri le banane e adora essere accarezzato sul collo rugoso. Pensate, è nato quasi un secolo prima della Rivoluzione Francese!

Joffre ville tartaruga Galileo

Il Parco Nazionale dell’Ankarana e gli Tsingy

Lasciamo la nostra base di Diego Suarez per dirigerci  in circa 4 ore di strada dissestata verso il Parco Nazionale dell’Ankarana, una Riserva Speciale che comprende un parco molto esteso (18.225 ettari!) e vario, in cui c’è da fare del trekking a tutti i livelli in un ambiente di foresta ma soprattutto di roccia, per questo sono necessari alcuni giorni per scoprire sia la parte est che quella ovest, che sono tra loro molto differenti.

tsingy ankarana

Alloggiamo all’ Iharana Bush Camp, un luogo davvero singolare, dove i bungalow, sia pure ricercati, sono stati costruiti con materiali solo locali come le capanne dei malgasci di questa particolare zona: legno, canne e fango compresso, tetto di foglie di palma.

Non c’è c’è porta e tra muri e tetto c’è uno spazio, quindi possono entrare anche gli animaletti, e devo dire che nel campo ho visto passare diversi sia pure innocui serpentelli, ma per fortuna all’interno dell’alloggio abbiamo trovato solo alcuni simpatici grandi gechi del tipo verde acceso con i puntini rossi, quelli che sono il simbolo del Madagascar, e sono anche utili perchè si mangiano le zanzare, tenute comunque fuori dal letto con una poderosa zanzariera.

geco verde madagascar

Ci dedichiamo subito all’esplorazione della parte est del Parco dell’Ankarana, quella che dà il colpo d’occhio più spettacolare sugli Tsingy. All’entrata del parco, dei servizi igienici memorabili: avete mai fatto pipì sotto lo sguardo di tre paffute rane appese al soffitto?

La formazione rocciosa degli Tsingy di Ankarana è completamente diversa dagli Tsingy Rouge. Si tratta infatti dei medesimi pinnacoli erosi dagli elementi atmosferici, ma qui sono rocce calcaree, sulle cui punte si deve camminare per effettuare una non semplice traversata. Del resto la parola Tsingy nasce dal suono onomatopeico che secondo la tribù Sakalava i loro antenati emettevano camminando sulle punte delle rocce (“tsingy tsingy”).

tsingy Ankarana

Ci vogliono 4 ore a completare un percorso di trekking che copra gli aspetti più interessanti dell’Ankarana est. Il primo tratto del trekking si svolge in una foresta decidua, abitata da molte specie di lemuri, che abbiamo potuto osservare in abbondanza, e ben 65 specie di uccelli, alcuni dei quali molto belli o dal verso singolare, come il Drongo, chiamato re degli uccelli perchè con il suo verso sa imitarli tutti; secondo recenti studi gli uccelli dell’Ankarana sembrano collaborare tra loro con una specializzazione di gruppo nella ricerca degli insetti ciascuno in un diverso modo e posto (ad es.sui tronchi, sui rami sottili, sotto le foglie).

drongo nel parco Ankarana

Ci sono baobab e ci sono i curiosi alberi vazaha, cioè gli alberi che si sfogliano come la pelle dei vaza, i bianchi, sotto il sole del Madagascar.

Oltrepassata l’area di foresta decidua, che forma una specie di galleria, gli Tsingy di Ankarana si estendono a perdita d’occhio tra massicci di roccia basaltica, canyon, grotte e fiumi sotterranei, in un paesaggio carsico davvero lunare.  Il punto più spettacolare è quello degli Tsingy Rary, parte dove i pinnacoli carsici sono particolarmente alti e appuntiti, e dove si trova anche la Torretta degli Tsingy. La Torretta degli Tsingy con gli Tsingy Rary sembra una vera e propria cattedrale godica naturale.

All’inizio del tratto di trekking dominato dagli Tsingy, si trova una singolare formazione geologica dovuta all’erosione, la “Perte de rivières” , una grande  cavità a due piani sovrapposti che nella stagione secca è vuota e in quella delle piogge contiene acqua confluita da tre corsi sotterranei del massicio dell’Ankarana e  attraverso un fiume sotterraneo arriva sino all’oceano.

Perte de riviere - ankarana

Fuori dalla cavità c’è un anfiteatro naturale con tante gradinate di roccia sovrapposte a semicerchio. Queste rocce erano un tempo sommerse nei fondali dell’oceano e quindi sono ricche di fossili di conchiglie, ma non solo: qui sono stati rinvenuti i resti fossili di invertebrati, gamberetti e pesci ciechi prima sconosciuti. Nell’ambito degli strati fossili creatisi in epoca di terre già emerse, sono stati trovati  resti fossili di lemuri giganti oggi estinti.

perte de riviere anfiteatro naturale

La traversata della distesa degli Tsingy porta fino al Ponte Sospeso su un profondo canyon carsico ricchissimo di vegetazione. E’ un ponte tibetano piuttosto lungo con le assi di legno oscillanti al movimento e va attraversato tutto d’un fiato, ma se non soffrite di vertigini guardare intorno a 360 gradi  e anche sotto di voi è davvero sensazionale. Devo dire che, senza darlo a vedere, mi batteva un po’ il cuore in gola mentre la mia bambina attraversava il ponte non facendo una piega.

ankarana ponte sospeso

Ankarana Ovest: le grandi grotte e il lago del fiume Mahavavy

Un’altra giornata deve essere dedicata all’esplorazione dell’Ankarana ovest, la parte più selvaggia e meno conosciuta della Riserva. Qui il trekking diventa una vera e propria arrampicata sulle rocce del massiccio, per arrivare in alto dove si può godere dello spettacolare panorama sulla valle di tsingy e dove si aprono numerose interessanti grotte.

ingresso grotta del camaleonte

Dentro al massiccio dell’Ankarana sono stati mappati oltre 100km di grotte, il sistema di grotte più vasto dell’intera Africa. Alcune si estendono in orizzontale per kilometri e sono con un po’ di buona volontà visitabili per lunghi tratti, tra cunicoli, passaggi stretti e vaste sale ricche di stalattiti e stalagmiti, un invito a nozze per me che mi sono a lungo dilettata di spleleologia!

grotta del camaleonte parco ankarana

Nella parte est dell’Ankarana c’è la grotta dei pipistrelli, in cui vivono i famosi pipistrelli della frutta del Madagascar, i Roussette, e nella parte ovest quella del Camaleonte. In alcune grotte come la grotta Mandresy sono ancora visibili le sepolture degli antichi re degli Antakarana, e si trovano anche degli utensili come ciotole e bicchieri di terracotta degli Antakarana che si rifugiavano in queste zone per scappare all’invasione dei popoli delle terre alte. Per questo tutto il sistema di grotte dell’ Ankarana è un fady, luogo sacro e taboo per gli animisti. In fondo con i fady gli animisti  hanno inventato un efficace sistema di classificazione e protezione del patrimonio naturale ed archeologico più significativo, molto prima dell’Unesco e in maniera più capillare!

grotta del camaleonte ankarana

Niente di meglio che terminare la giornata  con un giro in piroga a due scafi nel laghetto color smeraldo formato dal fiume Mahavavy ai piedi del massiccio dell’Ankarana.

piroga su lago ankarana

 

Si passa tra ninfee e tratti di acque basse dove i pescatori stendono le loro reti.

ninfee lago parco ankarana

Si costeggiano rocce da cui curiosi lemuri si affacciano per guardare gli uomini che si avventurano da queste parti, si osservano uccelli come il martin pescatore, il dragone, il drongo e tante altre specie, e si attende che il sole tramonti disegnando sull’acqua tele dai colori accesi.

tramonto sul lago parco ankarana

Poi cala la notte, ed il cielo australe si accende di milioni di stelle luminosissime, in questa terra senza inquinamento luminoso. Meravigliosa la natura, spendido il Madagascar!

 

 

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