Sicilia e mito: Aci Trezza, Aci Castello, Acireale, la ninfa Galatea e i ciclopi

Aci e Galatea.

Tanto tempo fa, quando la terra era ancora avvolta nel mito,  viveva nel mare blu della costa orientale della Sicilia, un poco a nord di Catania, la bellissima ninfa Galatea, dalla pelle color del latte; era una delle cinquanta Nereidi, figlie di Doride e Nereo. Sulla terra prospiciente il mare,   il pastorello Aci, melodioso suonatore di flauto,  figlio del fauno Pan protettore dei boschi, veniva sempre a pascolare le sue pecore.I due giovani si innamorarono perdutamente, e ogni giorno si incontravano dove la terra abbraccia il mare.

Racconta Ovidio nelle Metamorfosi che il ciclope Polifemo (proprio quello in seguito accecato da Ulisse, e ben gli sta), innamorato di Galatea e respinto dalla ninfa, geloso prese un grosso masso e lo scagliò sul povero Aci, schiacciandolo a morte. Galatea arrivò all’appuntamento con il suo Aci e vide il  corpo straziato, così iniziò a piangere disperata su di lui, invocando gli dei a cui era cara.

Aci e Galatea

Questi si mossero a compassione e trasformarono il corpo di Aci nel fiume Akis, che scendendo dall’Etna e rimanendo sotterraneo per buona parte del suo corso, si getta nel mare  nei pressi della spiaggia dove gli amanti solevano incontrarsi, e lì  per sempre si unisce alla sua Galatea. Se andiamo a cercare bene a Santa Maria la Scala, un borgo di pescatori (e ristoranti di pesce) nei dintorni di Acireale, troviamo ancora una fonte di acqua rossastra che si getta in mare, che la tradizione chiama “u sangu di Jaci”, cioè il sangue di Aci.

Santa Maria la Scala, tra parentesi, è l’abitato di Capo Mulini, le cui acque nella storia sono state teatro di battaglie navali tra Cartaginesi e Siracusani prima, e poi delle guerre civili romane.

La fonte del fiume Akis è una delle poche cose che restano di questa poetica leggenda di Aci e Galatea, ma il ricordo di Aci ha attraversato i millenni, sino a dare il nome a ben nove comuni di questo territorio, i cui tre più famosi sono Aci Trezza, Aci Castello, Acireale.

Una bellissima e poetica scultura nella Villa comunale di Acireale  immortala nel marmo bianco la scena drammatica di Galatea accorsa sul corpo esanime del suo amato Aci . Non perdete l’emozione della sua vista.

La Riviera dei Ciclopi

Nella meraviglia della natura della costa che va da Aci Castello ad Acireale la scena però la rubano tutta i Ciclopi. L’Etna, vero signore di questi luoghi, con le sue eruzioni ha modellato la roccia, creato insenature, picchi, grotte, scogliere e bizzarre forme che affiorano dalla superficie delle acque limpide.

Questa era la terra dei Ciclopi, quelli protagonisti della leggenda di Aci e Galatea, ma anche di una delle vicende più note narrate nell’Odissea. Dal mare di Aci Trezza affiorano degli imponenti faraglioni di basalto, che la leggenda vuole essere i massi scagliati da Polifemo accecato contro la nave di Ulisse.

riviera dei ciclopi

Racconta Omero: “Arrivammo alla terra dei Ciclopi tracotanti e privi di leggi; questi, fidando negli Dei immortali, non seminano piante con le loro mani, né arano; tutto nasce senza semina e senza aratura: grano, orzo e viti che producono grossi grappoli e vino, con il favore della pioggia di Zeus”. Sembra di vederle,  quelle terre rese così fertili dalla lava, ancora oggi ricoperte da una verdissima e varia vegetazione.

“Vicino al porto, si estende un’isola piatta e rocciosa (non è lontana, né vicina rispetto alla terra dei Ciclopi)”, che è chiaramente identificabile con l’Isola di Lachea che si trova proprio di fronte, vicinissima al porto di Aci Trezza, immersa in una splendida riserva naturale. “Proprio sopra il porto, in fondo ad una grotta, c’è una sorgente  di acqua limpida: intorno crescono i pioppi.” Anche l’imponente  grotta c’è, ed è facile che gli uomini primitivi l’abbiano eletta a loro primo rifugio; niente è stato inventato, il confine tra mito e realtà si perde.

Aci Trezza e i Malavoglia

Paradossalmente è un racconto verista che ad Aci Trezza è ormai diventato mito: i Malavoglia che qui Verga ha ambientato,  la saga della famiglia di pescatori tra stenti, desiderio di migliorare la loro condizione in un’epoca in cui tutto sta cambiando, ed un destino tragico che li segna irrimediabilmente come “vinti”.

Nel 1948 Luchino Visconti girò qui il suo capolavoro “La terra trema”, ispirata proprio ai Malavoglia, rendendo quasi meglio del libro lo spirito del libro stesso, come solo il grande regista sapeva fare, lasciando alle immagini di Aci Trezza, e a quel mare splendido e tremendo, raccontare ciò che le parole non possono dire.

sicilia la terra trema

Una lapide ricorda i Malavoglia nella piazza principale del paese,  e ancora possiamo vedere la “Casa del nespolo” ,  che era la dimora di Padron ‘Ntoni; il capannone del maestro d’ascia da innumerevoli generazioni, la barchetta di legno nel porto chiamata Provvidenza come quella dei Malavoglia, i piccoli attraenti ristorantini di pesce, ci ricordano che questo è mare di pescatori da sempre, ma il borgo non è più lo stesso: il turismo ha portato ricchezza, che si respira sul bel lungomare e nel porticciolo turistico.

malavoglia provvidenza

Ad Aci Trezza ora si viene soprattutto per le immersioni nella riserva marina, che incanta  tra il blu cobalto delle acque nelle sue mille sfumature, una fauna ricchissima e  multicolore e lo spettacolo dei faraglioni.

Aci Castello, fortezza normanna

Lungo la costa dei ciclopi, incontriamo lo sperone roccioso lavico a picco sul mare su cui sorge Aci Castello, fortezza prima di epoca bizantina in funzione anti-araba, poi baluardo dei Normanni.

Intorno al castello è sorto un grazioso piccolo borgo, che si visita  piacevolmente in poco tempo, e che offre bellissimi scorci sulla riviera dei ciclopi.

Un museo civico all’interno del castello conserva numerosi reperti della storia di questi luoghi.

Acireale, barocco, carnevale e marionette

Eccoci al terzo Aci, quello che ha maggiore dignità architettonica: Acireale è un paese decisamente più grande dei due compagni di nome, ed ha storia molto antica. Costruito in alto rispetto alla costa (su un rilievo detto la Timpa), su torrenti di lava solidificati, era fin da epoca greco-romana località termale e le terme di Santa Venera esistono qui tuttora.

Come accennavo in apertura del post, è assolutamente da vistare la Villa comunale con il bellissimo blocco scultoreo di Galatea e con un panorama mozzafiato sulla costa dei ciclopi.

Davanti all’entrata della Villa nella piazza ho trovato due gigantesche istallazioni colorate che da subito non ho identificato come carri di carnevale, e ho pensato che fosse arrivato temporaneamente ad Acireale un lunapark. Poi ne ho visti altri, un’esplosione divertente di colori, persino a fianco della cattedrale e in altri luoghi del paese e ho capito trattarsi dei carri del famoso Carnevale di Acireale, che passa per il più bello e caratteristico di Sicilia. per una settimana sfilano questi grandi carri infiorati e pieni di personaggi in maschera. mettendo alla berlina l’attualità e dissacrando fatti storici, fino a quando a furor di popolo è decretato il vincitore.

Non so se quest’anno a causa del covid  e del lockdown imposto a carnevale appena finito abbiano lasciato eccezionalmente per le strade i carri carnascialeschi, ma sicuramente fa una certa impressione questa commistione direi tra sacro e profano, tra severi monumenti barocchi e i giganteschi carri popolari.

Del resto l’arte popolare qui gioca un ruolo importante, e molto noto è il teatro delle marionette e la relativa produzione dei tipici pupi, a cui è dedicato un museo.

Dalla Villa parte la lunga  via principale di Acireale, Corso Umberto I, che ha un carattere elegante, e porta al cuore barocco del paese, la piazza su cui si affaccia la scenografica Cattedrale, e poi il Palazzo Municipale e la Collegiata di San Sebastiano. Lo stile della cattedrale  è un barocco diverso da quello di Catania, e ancora diverso da quello di Noto o di Ragusa; la caratterizzazione locale del barocco in Sicilia orientale è molto forte, e questo fa comprendere come vi abbiano lavorato artisti dalla forte personalità e non architetti di maniera.

La cattedrale è dedicata alla Santissima Annunziata, il suo impianto originario è del XV secolo, ma come è avvenuto per le chiese barocche di Catania, è stata ricostruita dopo il terremoto del 1693. Ha due campanili gemelli in stile gotico-romano, e al suo interno conserva una meridiana pavimentale ottocentesca molto precisa.

La basilica di San Sebastiano è forse ancora più bella della cattedrale, ed è stata dichiarata monumento nazionale.

sicilia barocco

La biblioteca Zelantea è una delle più ricche  della Sicilia, con i suo 250mila volumi.

Nel Palazzo comunale, per gli appassionati del genere, segnalo la più importante collezione del meridione di uniformi storiche italiane ed europee.

Dove andare da Acireale

La visita ai tre Aci richiede una giornata, ma se volete godervi la riviera dei ciclopi e magari avventurarvi in qualche immersione, vi consiglio di soggiornare ad Aci Trezza. Da lì altre mete molto interessanti sono ad un tiro di schioppo: verso sud Catania, e verso nord Giardini Naxos e Taormina. Non resta che l’imbarazzo della scelta, perchè la Sicilia orientale è tutta mitica.

 

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