Le grotte di Pertosa – Auletta

Quando si pensa a una grotta turistica, si immagina quasi sempre un percorso tra stalattiti e stalagmiti. Le Grotte di Pertosa-Auletta sono molto di più.

Qui non si entra semplicemente in una cavità naturale: si sale su una barca e si naviga lungo un fiume sotterraneo. Si attraversa una montagna scavata dall’acqua nel corso di milioni di anni. Si cammina tra concrezioni che crescono più lentamente di quanto la mente riesca a immaginare. E soprattutto si scopre un luogo che per migliaia di anni ha accolto uomini, animali, pellegrini, rifugiati e perfino intere comunità preistoriche.

Le grotte di Pertosa- Auletta sono situate nella parte nord-orientale del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, riconosciuto Patrimonio UNESCO nel 1998, e che comprende molte bellezze naturali e create dall’uomo, come l’imperdibile Certosa di Padula.

Le grotte si aprono nel cuore del massiccio degli Alburni, una catena calcarea lunga circa 35 chilometri che viene spesso definita “le Dolomiti del Sud”.

Sotto queste montagne il Catasto Speleologico della Campania ha censito circa quattrocento cavità naturali. Quasi tutte sono frequentate soltanto dagli speleologi. Le Grotte di Pertosa-Auletta e quelle di Castelcivita sono le uniche visitabili dal grande pubblico.

Ma Pertosa possiede caratteristiche che la rendono unica nel panorama speleologico italiano.

ingresso delle grotte di Pertosa Auletta

Un ingresso che non si dimentica

La prima sorpresa è che qui non si entra a piedi.

Per raggiungere il cuore della montagna bisogna salire su una barca e percorrere il tratto iniziale del fiume Negro, un corso d’acqua sotterraneo che ancora oggi rappresenta uno dei misteri geologici più affascinanti del territorio.

La risorgenza carsica che alimenta il fiume eroga circa 600 litri d’acqua al secondo. Gli studiosi sanno che alle sue spalle esiste una vasta falda acquifera, ma non conoscono ancora con precisione il percorso completo dell’acqua all’interno della montagna.

L’importanza della sorgente era tale che nel 1924 venne costruita una diga destinata ad alimentare una centrale idroelettrica.

L’acqua mantiene una temperatura costante di circa dieci gradi, mentre all’interno della grotta il clima rimane stabile tra i quindici e i sedici gradi durante tutto l’anno. L’unico parametro che cambia sensibilmente è l’umidità, che in estate può raggiungere il novanta per cento.

Il nome Negro deriva probabilmente dall’oscurità in cui il fiume scorre. Secondo una delle interpretazioni più diffuse sarebbe lo stesso corso d’acqua che, una volta riemerso all’esterno, prende il nome di Tanagro, il fiume più lungo della Campania e principale affluente del Sele, il cui nome suggeriscse la fuoriuscita dalla tana nella terra.

Il primo tratto delle grotte di Pertosa - Auletta si percorre in barca lungo il fiume sotterraneo Negro

Una grotta diversa da tutte le altre

Le Grotte di Pertosa-Auletta furono aperte al pubblico nel 1932 e ancora oggi rappresentano, insieme alle Grotte di Castellana, uno dei più importanti complessi turistici sotterranei dell’Italia meridionale.

Presentano due caratteristiche davvero insolite.

La prima è la navigazione in barca.

La seconda è la quasi totale assenza di dislivelli.

Nella maggior parte delle grotte italiane il visitatore è costretto a salire o scendere per seguire l’andamento delle cavità. Qui invece il percorso rimane quasi costantemente alla stessa quota. Tra l’ingresso e la Grande Sala il dislivello è di appena due metri.

Proprio questa particolarità ha favorito un importante progetto di accessibilità che dovrebbe rendere la grotta una delle prime in Italia pienamente fruibili anche dalle persone con disabilità.

grotte di Pertosa - Auletta il percorso turistico è tutto pianeggiante

Nel ventre degli Alburni: una storia iniziata nel mare

Tutto ciò che oggi osserviamo ha avuto origine sul fondo di un antico mare.

Le rocce degli Alburni sono costituite da calcari mesozoici formatisi circa 150 milioni di anni fa in un ambiente marino poco profondo.

Successivamente la collisione tra la placca africana e quella europea provocò il sollevamento dell’intero massiccio.

Ancora oggi si possono osservare strati inclinati di circa 45 gradi che in origine erano perfettamente orizzontali.

L’acqua iniziò a infiltrarsi nelle fratture create dai movimenti tettonici e, per milioni di anni, scavò lentamente una complessa rete di gallerie sotterranee.

grotte di Pertosa - Auletta

La prima esplorazione scientifica della grotta fu effettuata nel 1926 da un gruppo di speleologi triestini, esperti nello studio delle cavità carsiche.

Oggi il complesso esplorato supera i tre chilometri di sviluppo.

Una parte di circa un km e mezzo è aperta ai visitatori, mentre un’altra è riservata alle attività speleologiche.

Il ramo attivo segue il corso dell’acqua fino al sifone, il punto in cui il fiume ribolle emergendo dal sottosuolo.

Esiste poi un ramo fossile, oggi in gran parte interdetto per proteggere le colonie di pipistrelli che vi hanno trovato rifugio.

tsmo navigabile delle grotte di Pertosa Auletta

Come nasce una stalattite

Uno dei momenti più interessanti della visita è la spiegazione della speleogenesi.

Il fiume ha scavato la grotta attraverso un’azione meccanica di erosione.

Le concrezioni, invece, sono il risultato di un processo chimico.

L’acqua piovana attraversa l’atmosfera e si arricchisce di anidride carbonica. Diventa così leggermente acida e inizia a sciogliere il carbonato di calcio contenuto nella roccia.

Il carbonato solido si trasforma in bicarbonato di calcio, che viene trasportato in soluzione.

Quando la goccia raggiunge l’interno della grotta e incontra l’aria, il processo si inverte.

Una parte del materiale si deposita sul soffitto formando una stalattite.

L’altra cade sul pavimento formando una stalagmite.

Quando le due strutture si incontrano nasce una colonna.

stalattiti, stalagmiti, colonne nella grotta di Pertosa - Auletta

Perché la crescita avvenga correttamente, la goccia deve rimanere sospesa sulla punta della stalattite per almeno quattro minuti.

È un lavoro di una lentezza quasi inconcepibile.

Per creare un solo centimetro di concrezione possono essere necessari dai settanta ai cento anni.

La guida osserva che, rispetto ai tempi della grotta, una vita umana equivale più o meno a un centimetro di stalattite.

Perché non bisogna toccare le concrezioni

Una delle regole più importanti della visita è non toccare nulla.

Non si tratta soltanto di una precauzione.

Il grasso naturalmente presente sulla pelle umana si deposita sulla superficie della calcite e altera il processo di crescita.

Nel tempo le concrezioni diventano scure, perdono trasparenza e smettono di svilupparsi correttamente.

In pochi secondi si rischia di compromettere il lavoro svolto dalla natura nell’arco di secoli.

stalattiti e stalagmiti nelle grotte di Pertosa Auletta, braccio delle meraviglie

La Sala del Trono e la Grande Sala

La Sala del Trono prende il nome da una grande stalagmite che ricorda un trono sormontato da un baldacchino.

Altri visitatori vi vedono un fungo gigantesco o perfino un enorme babà.

sala del trono nelle grotte di Pertosa - Auletta

Poco oltre si apre la Grande Sala, il punto più vasto della grotta.

Qui l’ambiente raggiunge circa 24 metri di altezza e 45 metri di larghezza.

Sopra la testa dei visitatori si trovano circa 200 metri di roccia.

E sopra quei 200 metri passa addirittura l’Autostrada del Mediterraneo.

I custodi della grotta: pipistrelli, gamberetti trasparenti e vita nell’oscurità

La maggior parte dei visitatori osserva le stalattiti e le stalagmiti, ma la grotta è anche un ecosistema vivo.

Nella parte fossile del complesso, oggi chiusa al pubblico per ragioni di tutela ambientale, vivono alcune delle ultime colonie di pipistrelli della zona. La loro presenza è così importante che gli speleologi hanno deciso di limitare l’accesso umano per preservarne l’habitat.

grotte di Pertosa Auletta

In Italia sono presenti circa trenta specie diverse di pipistrelli e alcune trovano rifugio proprio negli ambienti più profondi delle grotte di Pertosa-Auletta.

L’immagine che la guida offre ai visitatori è particolarmente suggestiva. Quando nasce un piccolo pipistrello, normalmente uno soltanto e più raramente due, la madre apre le ali come un ombrello e accoglie il cucciolo impedendogli di cadere.

È uno di quei dettagli che ricordano quanto la natura sappia essere al tempo stesso fragile e straordinaria.

I pipistrelli svolgono inoltre un ruolo fondamentale nell’equilibrio dell’ecosistema. Ogni sera, al crepuscolo, escono dalla grotta per cacciare e possono consumare migliaia di insetti in una sola notte. Una sola uscita può significare fino a duemila zanzare catturate.

grotte di Pertosa Auletta

Ma i pipistrelli non sono gli unici abitanti del mondo sotterraneo.

Nelle piccole pozze d’acqua della parte fossile vive un minuscolo gamberetto di grotta quasi trasparente. Non avendo bisogno della luce, nel corso dell’evoluzione ha perso gran parte della pigmentazione.

Vivono qui anche grilli cavernicoli, millepiedi che si nutrono del guano dei pipistrelli e una moltitudine di microrganismi capaci di sopravvivere sfruttando le sostanze presenti nella roccia calcarea.

Un ecosistema delicatissimo che esiste soltanto grazie all’equilibrio tra acqua, buio e silenzio.

Quando la luce diventa un problema

Paradossalmente il principale nemico della grotta non è l’acqua ma la luce.

Per milioni di anni questi ambienti sono rimasti immersi nell’oscurità assoluta. L’arrivo dell’uomo e soprattutto degli impianti di illuminazione ha alterato questo equilibrio.

Nei punti maggiormente illuminati la roccia ha iniziato a colorarsi di verde. Muschi, licheni e perfino microfunghi hanno trovato condizioni favorevoli per svilupparsi grazie alla combinazione tra luce e umidità.

diverse pigmentazioni della roccia nelle grotte di Pertosa Auletta

Alcune spore sono state trasportate proprio dai pipistrelli.

Gran parte dei danni osservabili oggi deriva dagli impianti installati circa settant’anni fa, quando l’attenzione alla conservazione era molto inferiore rispetto a quella attuale.

Oggi l’illuminazione è molto più soffusa, ma anche questa soluzione non è priva di conseguenze.

Per questo motivo è previsto un nuovo sistema che entrerà progressivamente in funzione e che illuminerà soltanto il tratto attraversato dai visitatori, spegnendosi immediatamente dopo il loro passaggio.

L’obiettivo è semplice: lasciare la grotta nel buio il più a lungo possibile.

grotte di Pertosa Auletta

Quando l’uomo distrugge ciò che la natura costruisce

Le guide raccontano senza reticenze anche gli errori del passato.

Nei primi anni successivi all’apertura al pubblico non esistevano visite guidate organizzate. C’era soltanto il barcaiolo che accompagnava i visitatori nel tratto iniziale.

Una volta sbarcati, i turisti erano liberi di muoversi.

I danni furono enormi.

Molte concrezioni vennero spezzate e portate via come souvenir. In alcuni casi furono proprio persone che lavoravano nella grotta, spesso abitanti deie dintorni che cercavano di guadagnare qualcosa improvvisandosi guide, a vendere pezzi di stalattiti ai visitatori.

Oggi un comportamento del genere comporterebbe conseguenze penali, ma all’epoca la sensibilità ambientale era molto diversa.

La storia viene raccontata per ricordare che in pochi secondi si può distruggere ciò che la natura ha costruito in migliaia di anni.

frotte di Pertosa - Auletta

La montagna che crollò sopra le grotte di Pertosa – Auletta

Quando si arriva alla Grande Sala si scopre che la grotta non finisce affatto lì.

Il sistema sotterraneo prosegue per chilometri verso Polla.

Tra Pertosa e Polla esiste infatti un complesso carsico molto più esteso di quello visitabile.

Tuttavia il collegamento naturale è stato interrotto da una gigantesca frana verificatasi migliaia di anni fa.

Circa cinquecento metri oltre la fine del percorso turistico si incontra un accumulo di rocce lungo oltre cento metri che ostruisce completamente il passaggio.

All’esterno il fenomeno è ancora visibile sotto forma di grandi doline di crollo.

La montagna cedette sotto il proprio peso, bloccando definitivamente il collegamento sotterraneo.

Da Polla esiste ancora un ingresso alla grotta, oggi protetto da cancelli, ma non è possibile raggiungere Pertosa.

grotte di Pertosa Auletta il tratto navigabile visto dall'alto

Un bunker naturale: il terremoto dell’Irpinia

Le grotte vengono spesso percepite come luoghi fragili.

In realtà sono tra gli ambienti più stabili che esistano.

Un esempio impressionante arriva dal terremoto dell’Irpinia del 1980.

L’epicentro si trovava relativamente vicino e all’esterno si registrarono distruzioni, crolli e migliaia di vittime.

All’interno della grotta, invece, non accadde praticamente nulla.

Le onde sismiche si propagano attraverso la montagna e vengono assorbite dalla struttura rocciosa.

Chi si trova all’interno può percepire un forte boato, simile al rumore di una frana imminente, ma gli effetti meccanici risultano molto attenuati.

Le grotte vengono spesso definite veri e propri bunker naturali.

la sala grande delle ggrotte di Pertosa Auletta

Trenta tonnellate di guano nella vecchia caverna dei pipistrelli

Una delle pagine più curiose della storia delle grotte riguarda i pipistrelli.

Per secoli le colonie prosperarono indisturbate e il guano si accumulò sul pavimento in quantità enormi.

Agli inizi del Novecento la società Edison Montecatini estrasse oltre trenta tonnellate di questo materiale.

Il guano era considerato un fertilizzante di grande valore grazie all’elevata concentrazione di sostanze nutritive, se ne crea un ottimo fertilizzante e addirittura una crema di bellezza.

Ancora oggi sulle pareti è visibile una linea scura che indica il livello raggiunto dagli accumuli prima della rimozione.

L’arrivo dell’illuminazione artificiale alterò però profondamente l’habitat.

I pipistrelli furono costretti a spostarsi sempre più in profondità, nelle zone oggi interdette ai visitatori.

grotte di Pertosa Auletta

Quattromila anni fa: il villaggio nascosto sotto l’acqua delle grotte di Pertosa – Auletta

La scoperta più sorprendente delle Grotte di Pertosa-Auletta non riguarda però la geologia.

Riguarda l’uomo.

La grotta non è mai stata realmente “scoperta”, perché era conosciuta fin dalla preistoria.

L’ampio ingresso, ben visibile dalla valle del Tanagro, offriva acqua, riparo e condizioni ideali per la sopravvivenza.

Tra il 1897 e il 1907 gli archeologi Giovanni Patroni e Paolo Carucci portarono alla luce numerosi reperti: punte di freccia, ossa animali, armi in pietra, spilloni, lucerne, attingitori e piccoli recipienti ceramici.

Ma la scoperta più straordinaria emerse proprio sotto l’attuale approdo delle barche.

tratto navigabile delle grotte di Pertosa Auletta

Qui furono individuati i resti di un villaggio palafitticolo.

Ancora oggi, sotto circa quattro metri d’acqua e sedimenti argillosi, emergono dal fondale i pali verticali che sostenevano le strutture abitative.

Le analisi al radiocarbonio hanno stabilito che il legno utilizzato era quercia e che risale a circa quattromila anni fa, nel pieno dell’Età del Bronzo Medio.

Si tratta del primo villaggio palafitticolo rinvenuto in Europa all’interno di una grotta.

Un caso unico nel suo genere.

I reperti recuperati durante gli scavi sono oggi conservati in gran parte presso il Museo Pigorini di Roma, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo Provinciale di Salerno.

grott3 di Pertosa Auletta

San Michele e la grotta sacra

Nel corso dei secoli la grotta è stata utilizzata anche come luogo di culto.

All’ingresso si trova una piccola cappella dedicata a San Michele Arcangelo, segnata da una croce azzurra.

La presenza del santo non è casuale.

Secondo la tradizione cristiana, la prima apparizione di San Michele avvenne nella grotta di Monte Sant’Angelo sul Gargano.

Da quel momento moltissime cavità naturali italiane vennero consacrate all’Arcangelo e trasformate in luoghi di preghiera.

Anche Pertosa-Auletta entrò a far parte di questa antica geografia sacra. E’ curioso, all’Arcangelo sono intitolati luoghi ipogei e  santuari isolati sulle alture rocciose, come la Sacra di San Michele o Mont Saint Michel, ma sempre la roccia ne è una componente caratteristica.

grotte di Pertosa Auletta

Le firme degli ebrei nascosti durante la guerra

Durante la Seconda guerra mondiale la grotta tornò a essere un rifugio.

Qui trovarono riparo non soltanto gli abitanti dei paesi vicini, ma anche gruppi di ebrei che si rifugivano in una pausa del loro tragitto. Si trattava di soldati di reggimenti ebraici provenienti probabilmente dall’Africa del nord e diretti a combattere in Europa Centrale, i numeri scritti sulla grotta sono quelli dei loro reparti.

Ancora oggi sulle pareti si conservano stelle di David, firme e iscrizioni.

Una di queste appartiene a Jacob Spear, morto nel 1996. Una frase di questi soldati ebrei recita “la vostra valle è bella, ma la nostra valle è ancora più bella”. Il figlio di Spear tornò qui in visita e  per anni gruppi provenienti da Israele hanno visitato la grotta soprattutto per vedere queste testimonianze storiche.

In una semplice scritta incisa sulla roccia sopravvive la memoria di chi trovò sicurezza nel cuore della montagna.

scritte ebraiche sulle pareti delle grotte di Pertosa Auletta

Dante nel sottosuolo delle grotte di Pertosa – Auletta

Le grotte non ospitano soltanto visite naturalistiche.

Da anni sono anche teatro di uno spettacolo itinerante dedicato all’Inferno di Dante.

Gli ambienti sotterranei, il rumore dell’acqua e il gioco delle luci rendono particolarmente suggestiva la rappresentazione.

È difficile immaginare un luogo più adatto per evocare il viaggio dantesco nelle profondità della Terra.

Se vi interessa, la mattina ci sono rappresentazioni dedicate alle scolaresche, metre un sabato al mese la sera è dedicata alle rappresentazioni per gli adulti, e la compagnia è Il Tappeto Volante. Lo spettacolo, ideato e diretto da Domenico Maria Corrado, è diventato negli anni uno degli appuntamenti culturali più originali della Campania.

grotte di Prertosa Auletta

Il Braccio delle Meraviglie

Passate delle  vasche d’acuq basse e su più livelli che ricordano quelle di Pamukkale in miniatura,  e usciti dalla vecchia caverna dei pipistrelli, l’ultimo tratto della visita è chiamato Braccio delle Meraviglie.

Il nome è meritato.

Qui le concrezioni diventano particolarmente numerose e spettacolari.

Le stalattiti si susseguono una dopo l’altra, creando un paesaggio quasi irreale.

grotte di Pertosa Auletta

Il soffitto si abbassa e obbliga i visitatori a procedere con attenzione.

Poi, improvvisamente, dopo aver attraversato milioni di anni di storia geologica e migliaia di anni di storia umana, ricompare la luce del sole.

È il momento in cui ci si rende conto che Pertosa-Auletta non è soltanto una grotta. È un archivio naturale che custodisce la memoria della Terra e dell’uomo.

2 thoughts on “Le grotte di Pertosa – Auletta

  1. Sono sèesso restia a visitare le grotte sotteranee, perchè se il soffitto è molto basso o Si restringe durante il percorso inizio a sentirmi male. Non avevo mai snetito parlare delle grotte di Pertosa Auletta, ma credo che, a parte un unico tratto leggermente ansiogeno, possano essere alla mia portata.

  2. Che suggestione deve essere, specie iniziando in barca. Temo che soffrirei un po’ di claustrofobia, da quando ho iniziato ad avere asma allergica mi manca sempre l’aria ed entrare in grotta un po’ mi peroccupa

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