La Via della Seta: il solo nome richiama meraviglie esotiche, carovane cariche di spezie, sete preziose, città lontane e racconti tramandati per secoli. In pochi luoghi questa immagine prende forma con la stessa naturalezza che a Bukhara. Qui arrivavano mercanti da mondi remotissimi, portando merci, lingue, idee, ambizioni.
Oggi in questa città di 400.000 abitanti arrivano viaggiatori, e Bukhara conserva ancora il talento di trattenerli avvolgendoli in un’atmosfera che ha qualcosa di magico, pur restando profondamente concreta e viva.

Bukhara ha iniziato a sedurmi nel momento stesso in cui, arrivando dal deserto del Karakalpakstan, mi sono seduta a sorseggiare una spremuta di melograno accanto alla vasca di Lyabi-Hauz. Il sole stava calando sui muri color sabbia, i camerieri preparavano con calma i tavoli per la sera, le prime luci si riflettevano sull’acqua e intorno si muoveva quella vita tranquilla che solo certe città possiedono. In quell’istante ho capito che Bukhara sarebbe stata uno di quei luoghi destinati a restare impressi molto più a lungo del previsto.

Una città da vivere lentamente
Bukhara va percorsa senza fretta, tornando magari due volte negli stessi luoghi, lasciando spazio agli imprevisti, alle deviazioni, alle soste non programmate.

Camminando tra i vicoli del centro storico mi sono accorta che il fascino della città non dipende soltanto dalle grandi architetture islamiche, pur magnifiche, ma da un insieme più sottile: il rumore lieve dei passi sulle pietre, le porte di legno scolpite, l’ombra improvvisa di un porticato, il profumo del pane appena sfornato, il richiamo lontano di una voce nel bazar.
Lyabi-Hauz, il cuore della vita quotidiana
Se dovessi scegliere un luogo capace di raccontare l’anima di Bukhara sceglierei ancora Lyabi-Hauz. E’ uno dei complessi urbani più armoniosi dell’Asia centrale, il luogo dove si capisce meglio come viveva una città carovaniera. Il nome significa letteralmente “intorno alla vasca”, e tutto ruota attorno a questo grande bacino artificiale, costruito nel XVII secolo quando l’acqua era un bene prezioso e insieme un segno di prestigio. Per secoli fu punto d’incontro per mercanti, viaggiatori e abitanti.

Oggi continua a esserlo in una forma diversa. Famiglie che passeggiano, bambini che rincorrono i piccioni, tavoli che si riempiono lentamente, camerieri sempre indaffarati ma mai nervosi. È uno di quei luoghi dove ci si siede per pochi minuti e ci si ritrova a restare un’ora.
La Madrasa Kukeldash
Sul lato nord domina la grande Madrasa Kukeldash, una delle più vaste scuole coraniche dell’Asia centrale. Costruita nel XVI secolo, presenta il tipico grande portale monumentale che introduce a un cortile interno circondato da celle e ambienti di studio.

Qui vivevano gli studenti, che seguivano corsi di teologia, diritto islamico, grammatica e discipline tradizionali. Oggi la facciata conserva una forza austera e severa, meno decorativa rispetto agli splendori timuridi di Samarcanda, ma molto più autentica nel suo rapporto con la città reale.
Il Khanqah di Nadir Divan-Begi
Sul lato opposto della vasca si trova il Khanqah di Nadir Divan-Begi, edificio destinato originariamente ai sufi e ai viaggiatori religiosi. Il termine khanqah indica infatti un luogo di ritiro spirituale, preghiera e ospitalità.
La facciata è elegante e sobria. All’interno si svolgevano incontri religiosi, meditazione e accoglienza per pellegrini e dervisci. Questo edificio ricorda che Bukhara non fu solo città del commercio, ma anche importante centro mistico dell’Islam centroasiatico.

La Madrasa Nadir Divan-Begi
Accanto sorge la Madrasa Nadir Divan-Begi, forse l’edificio più sorprendente del complesso. Nata, secondo la tradizione, come caravanserraglio e poi trasformata in madrasa a casusa di un errore nell’annuncio dell’Emiro, possiede una facciata molto particolare con decorazioni figurative rare nell’arte islamica della regione.

Spiccano grandi uccelli mitici simili a fenici o simurgh che inseguono cervi verso il sole. È un motivo inconsueto, quasi favolistico, che rende questo portale uno dei più originali dell’Uzbekistan.

La vasca centrale
Il vero centro scenografico resta però la vasca di Lyabi-Hauz. Un tempo l’acqua urbana serviva per rifornimento, refrigerio e vita quotidiana. Attorno si fermavano carovane, si discutevano affari, si incontravano persone di provenienze diverse.

Oggi gli alberi, i tavoli all’aperto e i riflessi serali la trasformano nel luogo più rilassante di Bukhara. È facile immaginare come potesse apparire secoli fa, con mercanti persiani, turchi, indiani e cinesi seduti nello stesso spazio.

La statua di Nasreddin Hodja
Vicino alla vasca si trova la celebre statua di Nasreddin Hodja, il personaggio ironico e sapiente del folclore turco-persiano e centroasiatico. Seduto sul suo asino con le babbucce, rappresenta l’umorismo popolare che attraversa tutta la regione.

Turisti e bambini si fermano spesso qui per una foto, ma la presenza di Nasreddin ricorda anche che le grandi città storiche vivevano non solo di potere e religione, ma anche di storie, satire e intelligenza quotidiana.
I mercati della Via della Seta
A Bukhara il passato commerciale non è soltanto un ricordo custodito nei libri di storia. Sopravvive nelle antiche cupole dei bazar, dove ancora oggi si vendono tessuti, ricami, spezie, ceramiche e piccoli oggetti d’artigianato.

Entrare sotto queste volte significa lasciare la luce forte del sole per ritrovarsi in un ambiente fresco e ombroso, pieno di colori e di voci basse. Qui si incontrano venditori cordiali, mai insistenti, artigiani fieri del proprio lavoro, giovani curiosi di praticare qualche parola d’inglese con i visitatori.
Ricordo soprattutto i tessuti: tappeti, sete lucide, ricami elaborati, motivi geometrici che sembrano custodire influenze persiane, turche, mongole. E poi le pellicce e i cappelli di astrakan, una vera specialità. Ogni banco racconta un frammento di quel mondo di scambi che rese celebre la città.

I tre bazar coperti di Bukhara
Nel centro storico sopravvivono tre grandi bazar coperti, costruiti tra il XVI e il XVII secolo, quando la città era uno dei nodi principali della Via della Seta.
Non erano semplici mercati, ma spazi organizzati per categorie professionali e specializzazioni precise. Ogni cupola aveva la propria funzione, i propri artigiani, i propri clienti. Ancora oggi attraversarli significa entrare nella parte più concreta e quotidiana della storia di Bukhara.

Toqi Zargaron, il bazar degli orafi
Toqi Zargaron è il più grande e forse il più importante dei tre. Il nome significa “cupola degli orafi”.
Qui lavoravano gioiellieri, argentieri, incisori, commercianti di pietre preziose e cambiavalute legati al commercio di oggetti di valore. La posizione centrale ne conferma l’importanza economica.

Ancora oggi è il bazar dove si trovano gioielli tradizionali, oggetti in metallo cesellato, piccole scatole decorate e artigianato raffinato. Entrandovi si percepisce subito la sua ampiezza: la cupola alta e luminosa crea uno spazio quasi monumentale.
Toqi Telpak Furushon, il bazar dei copricapi
Toqi Telpak Furushon ha uno dei nomi più curiosi: significa “cupola dei venditori di cappelli”.
Qui si commerciavano turbanti, colbacchi, copricapi in feltro, berretti ricamati e accessori tessili. In Asia centrale il copricapo aveva valore pratico, sociale e simbolico: proteggeva dal clima, indicava provenienza, status o appartenenza culturale.

Oggi è uno dei bazar più piacevoli da visitare perché conserva un’atmosfera raccolta e piena di colore. Si trovano tessuti, sciarpe, piccoli souvenir e cappelli tradizionali uzbeki.

Toqi Sarrofon, il bazar dei cambiavalute
Toqi Sarrofon era forse il più moderno nel concetto economico. Il nome rimanda infatti ai sarrafs, i cambiavalute e finanzieri del mondo islamico.
Qui i mercanti arrivati da paesi diversi potevano cambiare monete, pesare metalli preziosi, ottenere credito e regolare pagamenti. In una città internazionale come Bukhara era un servizio essenziale.

Pensare che nel XVI secolo esistesse uno spazio dedicato alla finanza commerciale rende bene il livello di sofisticazione economica raggiunto dalla città.
Come visitarli oggi
I tre bazar si trovano nel cuore del centro storico e si incontrano facilmente passeggiando tra Lyabi-Hauz e il complesso di Po-i-Kalyan.
Il consiglio è semplice: non attraversarli di corsa. Fermatevi a osservare le strutture, la luce che filtra dalle cupole, le merci esposte, i piccoli laboratori ancora attivi.

Di mattina hanno un ritmo più tranquillo. Nel tardo pomeriggio, con la luce più morbida e maggiore movimento, diventano ancora più suggestivi.
Magoqi – Attori Mosque, il cuore più antico
Dopo il susseguirsi delle cupole dei bazar, la strada si allarga all’improvviso. In una conca sotto il livello della città compare la Magoki-Attori Mosque, discreta e antichissima, come se Bukhara avesse lasciato affiorare per un momento uno dei suoi strati più remoti.
Molti turisti ci passano quasi senza capirla, ma per chi ama le città storiche, è uno dei luoghi più interessanti da osservare.
Dove si trova esattamente
La moschea sorge tra i tre grandi bazar storici, in posizione molto centrale: a pochi minuti a piedi da Lyabi-Hauz, lungo il percorso verso Po-i-Kalyan, vicino a Toqi Telpak Furushon e Toqi Sarrofon. In pratica, è una delle tappe naturali mentre si passeggia nel centro storico.

Davanti alla Magoki-Attori Mosque si apre uno slargo urbano abbastanza ampio, non una piazza formale europea ma una zona aperta di respiro, oggi pavimentata, circondata da percorsi pedonali e negozietti.
Questo spazio serve anche a mettere in risalto il fatto che la moschea è più bassa del livello stradale: la facciata appare in una sorta di conca archeologica, e per raggiungerla si scende. Non è stato costruito così per scelta scenografica. Semplicemente, nel corso dei secoli il suolo urbano di Bukhara si è alzato progressivamente con nuove costruzioni, detriti, ricostruzioni e stratificazioni.

Prima dello splendore di Bukhara
Magoki-Attori Mosque è uno degli edifici più affascinanti di Bukhara, soprattutto perché racconta una storia molto più antica dell’epoca islamica monumentale che oggi associamo alla città.
Il nome significa generalmente “moschea del fossato dei profumieri” o “moschea in basso dei venditori di spezie e profumi”. Magok richiama infatti l’idea di luogo depresso o scavato, mentre Attori rimanda ai mercanti di aromi, essenze e spezie che lavoravano in questa zona del bazar.
Un luogo sacro prima dell’Islam
Secondo molti studiosi, prima della moschea qui sorgeva un antico tempio zoroastriano o comunque un luogo di culto pre-islamico. Questo rende il sito particolarmente importante: mostra la continuità religiosa e urbana di Bukhara attraverso epoche diverse. Alcuni simboli stilizzati sulle colonne infatti sembrerebbero ricollegarsi alla religione zohoroastriana.
Con l’arrivo dell’Islam il luogo venne trasformato, mantenendo però la centralità simbolica dello spazio.

La facciata e i dettagli architettonici
La Magoki-Attori Mosque non colpisce per dimensioni grandiose, ma per finezza.
La facciata presenta splendidi lavori in mattone scolpito, archi eleganti e decorazioni geometriche molto antiche. È un’architettura più sobria rispetto alle grandi madrase rivestite di maiolica blu, ma spesso ancora più interessante per chi ama la storia autentica dei luoghi.
Qui si percepisce la Bukhara medievale, precedente alle scenografie monumentali dei secoli successivi.
L’antico hammam di Bukhara
Tra le esperienze più particolari che si possono vivere a Bukhara c’è la visita – o meglio ancora l’ingresso – in uno degli antichi hammam ancora attivi nel centro storico. In una città nata dal commercio e dalla vita urbana, il bagno pubblico non era un lusso marginale, ma un’istituzione essenziale.

Per secoli gli hammam furono luoghi di igiene, socialità, riposo, incontri d’affari e rituali quotidiani. Dopo il viaggio delle carovane, dopo la polvere delle strade, dopo il caldo del deserto, il bagno rappresentava ristoro e civiltà.
Il Bozori Kord Hammam
Il più celebre è Bozori Kord Hammam, situato nel cuore del centro storico, vicino ai bazar coperti e non lontano da Magoki-Attori Mosque.
Secondo la tradizione risale a diversi secoli fa, con ampliamenti successivi. Ancora oggi conserva l’impianto classico dei bagni orientali: ambienti progressivamente più caldi, sale voltate, stanze di massaggio, nicchie e percorsi pensati per accompagnare lentamente il corpo dal mondo esterno a uno spazio di quiete.

Entrarvi significa lasciare il rumore della città per ritrovarsi sotto cupole basse, in penombra, tra pietra tiepida e vapore.
L’hammam non era una semplice doccia pubblica. Il percorso tradizionale prevedeva: sala tiepida per acclimatarsi, ambienti più caldi per sudorazione e purificazione, lavaggi con acqua calda, scrub energico con guanto ruvido, massaggio, riposo finale con tè
Era un rito lento, non una pratica veloce. E forse proprio questa lentezza spiega il fascino che ancora oggi esercita.
L’atmosfera
Nei vecchi hammam di Bukhara la luce entra spesso da piccoli lucernari nelle cupole. Si diffonde in modo soffuso, creando cerchi chiari nel vapore. Le pareti spesse trattengono il calore, il rumore del mondo esterno scompare quasi del tutto.
È facile immaginare mercanti persiani, viaggiatori indiani, funzionari locali e artigiani che per secoli si sono rilassati negli stessi spazi.

Come in molte città islamiche, l’hammam era anche luogo di relazioni. Qui si parlava di affari, matrimoni, notizie, politica locale. Per uomini e donne, in orari o strutture separate, rappresentava un centro della vita urbana.
Capire gli hammam aiuta a capire che Bukhara non viveva solo di moschee e bazar, ma anche di servizi pubblici sofisticati e di cultura del benessere.
Il Po-i-Kalyan e la grandezza di Bukhara
Il simbolo monumentale di Bukhara è il complesso di Po-i-Kalyan, dominato dal magnifico Minareto Kalyan. Il nome del complesso significa più o meno “ai piedi del Grande”, riferendosi al minareto che domina l’insieme.
Accanto al minareto sorgono la Moschea Kalyan e la Madrasa Mir-i-Arab. L’insieme è grandioso ma non opprimente: trasmette una calma solenne, quasi misurata.

Dopo i vicoli del centro storico, le cupole dei bazar e gli slarghi più raccolti, arrivare in questa vasta piazza produce ancora oggi un piccolo stupore. Lo spazio si apre all’improvviso e davanti agli occhi compare uno dei complessi architettonici più belli dell’Asia centrale.
Il Minareto Kalyan
Il protagonista assoluto è il Minareto Kalyan, costruito nel XII secolo e alto circa 46 metri. Slanciato, perfettamente proporzionato, elegante senza ostentazione, ancora oggi segna lo skyline di Bukhara come doveva fare secoli fa per chi arrivava dal deserto.
Per i viaggiatori antichi doveva essere un segnale rassicurante: significava acqua, riposo, commercio, sicurezza.

Secondo una celebre tradizione, perfino Gengis Khan, devastatore di molte città della regione e di Bukhara stessa, rimase tanto colpito dalla sua bellezza da ordinarne il risparmio. La leggenda dice che alzando la testa per guardare il minareto, a Gengis Khan cadde il cappello, e dovete curvarsi per raccoglierlo; allora disse che poichè si era inchinato davanti al minareto non poteva distruggerlo.
Osservandolo da vicino colpiscono le fasce decorative in mattone, diverse una dall’altra, e la sensazione di equilibrio perfetto.

La Moschea Kalyan
Di fronte al minareto si estende la grande Moschea Kalyan, principale moschea congregazionale della città.
Vi sorgeva già una moschea distrutta da Gengis Khan. L’attuale edificio risale soprattutto al XVI secolo e presenta il tipico grande cortile interno circondato da porticati e cupole minori. Nei giorni di maggiore affluenza religiosa poteva accogliere migliaia di fedeli.

Una particolarità di questa moschea è la presenza di diverse cupoline, che servono per l’acustica e per l’aria fresca.
Entrando si percepisce immediatamente la misura degli spazi: tutto è ampio ma armonioso, monumentale ma non oppressivo.

La Madrasa Mir-i-Arab
Sul lato opposto della piazza sorge la Madrasa Mir-i-Arab, una delle scuole coraniche più prestigiose dell’Asia centrale, ancora in funzione.

Fondata nel XVI secolo dall’ Emiro per un eminente religioso che veniva dallo Yemen (da qui il nome Mir-i-.Arab, Emiro che viene dall’Arabia), fu per secoli un importante centro di studi religiosi e continua ancora oggi ad avere valore spirituale e simbolico. Le sue cupole turchesi e il portale decorato sono tra le immagini più riconoscibili di Bukhara.
È l’edificio che dona colore al complesso, contrapponendo il blu delle maioliche al tono caldo del mattone del minareto.

L’effetto della piazza
Ciò che rende speciale Po-i-Kalyan non è soltanto la qualità dei singoli edifici, ma il dialogo tra loro.
Il minareto verticale e dominante, la moschea ampia e orizzontale, la madrasa elegante e decorata. Tre funzioni diverse – richiamo alla preghiera, culto collettivo, insegnamento – riunite in uno stesso spazio urbano.

Il momento migliore per visitarlo
Io ci sono tornata due volte, una nel pieno del giorno e una la sera. Di giorno il complesso mostra tutta la sua imponenza. Ma il momento più suggestivo arriva nel tardo pomeriggio, quando la luce diventa dorata e il colore sabbia delle superfici si scalda.
La sera, con meno visitatori e le illuminazioni soffuse, la piazza acquista una calma quasi irreale.

L’Ark, la fortezza del potere
Prima ancora di vedere minareti e cupole, a Bukhara si avverte la presenza massiccia dell’Ark di Bukhara. Non è un semplice castello né una fortezza isolata: per secoli fu il vero centro del potere, una cittadella rialzata dove vivevano gli emiri e da cui si governava l’intera regione.

Osservandola dall’esterno, con le sue grandi mura di terra compatta e l’ingresso monumentale affiancato da due torri arrotondate, si ha subito la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di più antico della città moderna che la circonda.
Una storia lunghissima
Le origini dell’Ark sono remotissime, e risalgono al IV secolo a.C, Come spesso accade in Asia centrale, ogni distruzione portava a una nuova rinascita sopra gli strati precedenti.

Il sito occupato già in epoca antica fu ricostruito molte volte nel corso dei secoli. La collina artificiale su cui sorge l’Ark ha coperto gli strati più antichi, ma l’area archeologica della cittadella precedente alla distruzione di Gengis Khan è tornata in parte alla luce anche a causa dei bombardamenti russi dell’Ark.

Dopo la fine della dinastia timuride di Tameralano, presero il potere gli Shaybanidi, che trasferirono la capitale a Bukhara, e fecero dell’Ark il proprio palazzo.
L’aspetto attuale è il risultato di ampliamenti e restauri successivi, soprattutto tra XVII e XIX secolo, quando l’Emirato di Bukhara fece dell’Ark il proprio centro politico.
Nel 1920 l’Armata Rossa, alleata con rivoluzionari locali detti Giovani Bukhariani, attaccò Bukhara.
L’Ark di Bukhara venne bombardata e conquistata. L’emiro fuggì. Mohammed Alim Khan si rifugiò in Afghanistan, soprattutto a Kabul, dove visse in esilio fino alla morte nel 1944. Finì così un potere durato secoli.

Il potere dietro le mura
Dentro l’Ark di Bukhara non vivevano soltanto i sovrani. C’erano gli appartamenti dell’emiro, gli uffici amministrativi, le sale per le udienze, la tesoreria, i magazzini, le moschee interne, gli alloggi per servitori e guardie, i cortili cerimoniali, le prigioni.
In pratica era una piccola città autonoma, separata dalla popolazione e costruita per controllare il territorio.

L’ingresso monumentale
La parte più scenografica è l’accesso principale: una lunga rampa che sale verso il portale incorniciato dalle due torri cilindriche.
Salire lentamente quella rampa permette di capire bene il messaggio architettonico: chi entrava doveva percepire distanza, gerarchia, autorità. Nulla era casuale.

L’interno oggi
Gran parte delle strutture originarie non è sopravvissuta integralmente, ma la visita resta molto interessante. All’interno si trovano cortili, ambienti ricostruiti, piccoli musei e punti panoramici sulla città.
Da alcune terrazze si osservano bene il Po-i-Kalyan, i tetti del centro storico e la pianura circostante. È il modo migliore per capire la posizione strategica dell’Ark.

Come ogni centro di potere assoluto, l’Ark non racconta solo splendore. Qui si amministrava anche la repressione.
L’emirato di Bukhara fu noto, in alcune fasi, per severità politica e durezza delle pene. Alcuni viaggiatori europei dell’Ottocento descrissero l’Ark come luogo di paura oltre che di magnificenza.
Questo contrasto tra eleganza esterna e rigidità interna rende la visita ancora più interessante.

Il museo di calligrafia
Curioso è il museo di calligrafia che si trova in uno degli edifici dell’Ark, che presenta tanti documenti nei diversi stili calligrafici del mondo arabo, tutti rappresentati in questo crocevia di mercanti.
E siccome i mercanti non possono portarsi pesi inutili nei loro viaggi, ecco i piccoli libri del Corano in miniatura, grandi meno di un pollice (ma poi la lente per leggerli non è più pesante?).

Il cortile del trono
All’interno dell’Ark di Bukhara uno degli spazi più suggestivi è il cortile del trono, luogo delle udienze ufficiali dell’emiro. Qui il potere non si esprimeva soltanto con ordini e decreti, ma attraverso la scena, la distanza, il cerimoniale.
Il cortile è dominato da un elegante iwan ligneo sostenuto da colonne intagliate, sotto il quale si trovava il trono di marmo riservato al sovrano. Le colonne, slanciate e raffinate, alleggeriscono la solennità dello spazio e insieme la rendono ancora più teatrale: tutto convergeva verso la figura dell’emiro.

Davanti si apriva lo spazio dove venivano ricevuti ambasciatori, funzionari, sudditi, richiedenti grazia o favori.
Una delle usanze più impressionanti riguardava il momento dell’uscita. Chi era stato ammesso alla presenza dell’emiro non poteva voltargli le spalle. Sarebbe stato considerato un affronto intollerabile.

Per questo il visitatore doveva retrocedere lentamente, camminando all’indietro, con il capo chino in segno di rispetto, mantenendo il volto rivolto al sovrano il più a lungo possibile. Solo quando raggiungeva il fondo del cortile, vicino al muro opposto, poteva finalmente scivolare lungo il muro, arrivare al margine sempre voltato verso il sovrano, e solo quando era detro al muro girarsi e uscire.

Una curiosità: nel cortile del trono si trova una coppia di leoni di pietra, fatti con sorprendente precisione da uno scultore che non aveva mai visto un leone, solo sentendone la descrizione dai mercanti provenienti dai paesi lontani.

Chor Minor
Un po’ lontano dalla zona monumentale, attraversando a piedi i vicoli popolari di Bukhara, con le loro casette basse a volte di mattoni crudi di paglia e fango, appare all’improvviso Chor Minor, con le sue quattro torrette azzurre. Dopo la grandiosità dei complessi monumentali, sembra un capriccio architettonico: leggero, elegante, quasi irreale.

Il nome Chor Minor significa “quattro minareti”. È un edificio piccolo ma molto originale: una facciata sormontata da quattro torrette azzurre, una per ogni angolo, che ricordano minareti in miniatura.
Chor Minor non era una moschea principale né una fortezza. Era il portale d’ingresso di una madrasa costruita all’inizio del XIX secolo da un ricco mercante turkmeno, spesso identificato come Khalif Niyazkul.

Ogni torre ha decorazioni leggermente diverse. Secondo alcune interpretazioni simboleggerebbero i quattro punti cardinali, o l’universalità del sapere, o culture diverse incontrate lungo la Via della Seta,
Vale la pena sedersi a sorseggiare qualcosa al bar mentre si ammira il Chor Minor , e magari fermarsi a cercare quache chicca sotto il vicino porticato dove si svolge un mercatino di tipica oggettistica sovietica.

La Moschea Bolo Haouz
Un altro luogo interessante è la Moschea Bolo Haouz. Si trova di fronte all’Ark di Bukhara, sul lato opposto della piazza. Per questo era la moschea frequentata anche dall’emiro e dalla corte.

È una delle immagini più raffinate della città. La Bolo Haouz Mosque è famosa soprattutto per il suo magnifico portico ligneo con alte colonne di legno intagliato.

Queste colonne sottili e slanciate si riflettono spesso nella vasca davanti alla moschea, creando uno degli scorci più belli di Bukhara.
Molti la chiamano anche la moschea delle quaranta colonne, per l’effetto visivo moltiplicato dai riflessi nell’acqua.

Vicino alla vasca, un monumento ad una carovana con i cammelli ci ricorda che importanza abbia avuto l’acqua per Bukhara.

Mausoleo dei Samanidi
Il Muasoleo dei Samanidi è dedicato alla dinastia samanide e in particolare a Ismail Samani, uno dei grandi sovrani dell’Asia centrale medievale. Originario della Valle di Fergana, in Tajikistan Ismail Samani è considerato eroe nazionale: perfino la moneta nazionale si chiama somoni.
Ismail Samani è seppellito nel mausoleo insieme al padre,il nonno e il nipote.
È uno dei monumenti più celebri di Bukhara e uno dei capolavori dell’architettura islamica antica (IX-X secolo). Sfuggì alla distruzione di Gengis Khan perchè gli abitanti di Bukhara lo seppellirono sotto una collina di sabbia per nasconderlo, ed oggi è perfettamente conservato.

Questo edificio è diverso dagli altri, è costruito quasi interamente in mattone cotto, colpisce per le sue geometrie perfette, la decorazione affidata alla trama dei mattoni, l’ eleganza sobria e intellettuale.
Ogni lato sembra semplice, ma avvicinandosi si scoprono intrecci, motivi geometrici, giochi di luce. Con il sole cambia continuamente.

Chashma-Ayub, la Fonte di Giobbe
Poco distante dal Mausoleo dei Samanidi sorge Chashma-Ayub, la Fonte di Giobbe. Qui la tradizione racconta che il profeta, dopo aver sopportato pazientemente tante disgrazie e problemi di salute, fu risanato. Su ispirazione divina fece sgorgare acqua dal terreno colpendo la terra con il bastone e l’acqua miracolosa gli ridiede la vista. In una città nata dalla lotta contro l’aridità, non poteva esistere miracolo più eloquente.

Ancora oggi l’acqua continua a sgorgare dal sottosuolo anche se si può prendere da un poco poetico rubinetto.
Come altri luoghi biblici (ricordo in Iran la tomba di Esther), la fonte di Giobbe è sacra per le tre religioni, ed è uno dei motivi della presenza storica di una folta comunità ebraica, oggi del tutto scomparsa.

La tipica culla per i bimbi uzbeki
Nelle vicinanze della fonte di Giobbe troviamo un mercatino locale che espone un vera e prorpia chicca: la culla tipica dei bambini uzbeki, ancora usata nei villaggi.

E’ praticamente un monolocale perfettamente attrezzato. Il bimbo si lega con fasce nella culla per non cadere. Si può far dondolare, si possono chiudere intorno le tende per far dormire al buio, e quando il piccolo deve fare i suoi bisognini, c’è un buchetto nella culla, e attraverso una cannuccia diversa per maschietti e femminucce la pipì va a finire lì, mentre per la pupù basta farlo sedere sul buco.

Sapori dell’Uzbekistan
Tra una visita e l’altra, Bukhara invita anche a fermarsi a tavola. Il Plov, con riso, carne e carote, è il piatto simbolo del paese. Gli spiedini di Shashlik arrivano fumanti dalla brace. Il pane uzbeko, rotondo e decorato, accompagna ogni pasto.
Ma più del cibo ricordo il modo in cui viene offerto: con calma, con generosità, con il continuo invito a prendere ancora qualcosa.
Uno street food particolare sono i semi di albicocca, tostati, sembrano quasi pistacchi.
E da non dimenticare il tè che accompagna ogni pasto.

Cosplay: principesse uzbeke nella Abdulaziz Khan Madrasa
Se volete divertirvi a sentirvi principesse delle Mille e una notte (o terribili guerrieri mongoli al seguito di Gengis Khan), potete provare il cosplay con bellissimi costumi uzbeki all’interno della Abdulaziz Khan Madrasa, oggi trasformata in un centro di botteghe tradizionali. Mancano solo (peccato) i 4 kg d’oro che normalmente adornavano l’abbigliamento delle principesse vere.

La Abdulaziz Khan Madrasa, in pieno centro di Bukhara, fronteggia la Ulugbek Madrasa, ed oggi il suo cortile interno è pieno di bancarelle di tessuti, gioielli, souvenir, ma conserva un’ atmosfera molto scenografica, con decorazioni ricchissime, stucchi e pitture.

La sera a Bukhara
Quando il caldo si attenua e le luci iniziano ad accendersi, Bukhara mostra forse il suo volto migliore. Le piazze diventano più intime, i monumenti meno solenni, i vicoli più misteriosi.
Passeggiare dopo cena tra madrase e cupole, con l’aria finalmente fresca e il brusio dei ristoranti in lontananza, è uno dei ricordi più vivi che porto con me dell’Uzbekistan.

Perché Bukhara resta nel cuore
Bukhara non è soltanto una meta da visitare. È un luogo da assaporare lentamente, lasciando che siano i dettagli a conquistare il viaggiatore: una spremuta di melograno al tramonto, il riflesso delle luci sull’acqua, una stoffa colorata nel bazar, il sorriso inatteso di uno sconosciuto.
Ed è forse proprio questo il suo segreto: far sentire chi arriva da lontano parte di una lunga storia di partenze e ritorni.


A me piace vivere i luoghi senza ansia da prestazione, per cui nell’atmosfera lenta di Bukhara sarei perfettamente a mio agio. Hai raccontato questa città con il cuore in mano e questo traspare in ogni tua parola. Me ne hai fatto letteralmente innamorare, e spero di andarci presto per vivere le tue stesse emozioni.
Mamma mia quanti dettagli e che meraviglia! L’Uzbekistan è diventato di recente meta molto di moda, ma mai avevo letto un racconto così profondo e attento. Dovremmo tutti tornare ad un viaggio lento, selezionando cosa vedere ma facendolo bene. Apprezzo davvero il tuo stile, è anche il nostro
Grazie mille per questo splendido itinerario su Bukhara! Le descrizioni sono vivide e mi hanno fatto venire una voglia incredibile di partire. È una guida utilissima per chi sta pianificando un viaggio sulla Via della Seta. Complimenti!
Ho adorato l’Uzbekistan e Bukhara è una delle città più belle, ricordo bene le atmosfere da mille e una notte e le tante cose da vedere. Mi hai riportato a un viaggio davvero affascinante 🥰