Saepinum-Altilia: viaggio nella città romana dove il decumano era un tratturo

Un itinerario in Molise tra Sanniti, monumenti romani, antichi tratturi e un borgo dove duemila anni di storia convivono con il paesaggio rurale.

Ci sono luoghi che sorprendono proprio perché non ci si aspetta di trovarli. Saepinum è uno di questi.

Nel cuore del Molise, ai piedi del massiccio del Matese, tra prati, pascoli e dolci colline, si nasconde una città romana straordinariamente conservata.

Non una città monumentale come Pompei, né un sito archeologico completamente separato dal paesaggio circostante, ma un luogo in cui la storia sembra essersi semplicemente fermata, lasciando che la natura e la vita rurale continuassero a scorrere tra le antiche pietre.

Qui si può camminare lungo strade lastricate duemila anni fa, attraversare porte monumentali, riconoscere il foro, le botteghe, le terme e sedersi idealmente sulle gradinate di un teatro romano.

E tutto questo in un’atmosfera di pace sorprendente, lontano dalle folle dei siti archeologici più famosi.

Saepinum, conosciuta anche come Altilia, è una delle testimonianze più affascinanti della romanizzazione dell’Italia meridionale.

Ma per comprenderne davvero il fascino bisogna cominciare da molto prima dei Romani.

Saepinum strada romana

1. Prima dei Romani: la città sannitica di Terravecchia

La storia di Saepinum inizia sulle alture che dominano la pianura.

Prima della conquista romana, i Sanniti avevano costruito un insediamento fortificato sul vicino monte di Terravecchia, in una posizione strategica dalla quale potevano controllare il territorio e le vie di comunicazione.

I Sanniti erano un insieme di popolazioni italiche organizzate in comunità territoriali, celebri per la loro capacità militare e per la lunga resistenza opposta all’espansione di Roma.

Il territorio di Saepinum apparteneva ai Pentri, uno dei principali gruppi sannitici.

Le guerre sannitiche, combattute tra il IV e il III secolo a.C., rappresentarono uno dei momenti decisivi della conquista romana della penisola.

Nel 293 a.C., durante la terza guerra sannitica, i Romani conquistarono il centro sannitico di Saepinum. Lo storico Tito Livio racconta la durezza degli scontri che accompagnarono questa fase dell’espansione romana.

Con la progressiva pacificazione del territorio, l’abitato si sviluppò nella pianura sottostante, dove già esistevano attività agricole, commerciali e pastorali.

Fu qui che nacque la città romana che possiamo ammirare oggi.

Il passaggio dalla città fortificata d’altura alla città di pianura racconta anche un cambiamento politico: la prima rispondeva soprattutto a esigenze difensive, mentre la seconda era inserita in un sistema più ampio di comunicazioni, commerci e amministrazione.

saepinum edificio rurale medievale

2. Una città nata lungo il cammino delle greggi

Per capire Saepinum bisogna immaginare un paesaggio attraversato da migliaia di pecore.

La città si trovava lungo il grande tratturo Pescasseroli-Candela, che collegava i pascoli estivi dell’Appennino abruzzese con quelli invernali della Puglia.

I tratturi erano grandi vie erbose percorse stagionalmente da greggi, pastori, mercanti e viaggiatori.

Il Pescasseroli-Candela raggiungeva tradizionalmente una larghezza di circa 111 metri, una dimensione impressionante se confrontata con quella delle strade moderne.

Saepinum sorgeva proprio in corrispondenza di questo sistema di comunicazioni.

Il passaggio degli animali favoriva gli scambi commerciali e contribuiva alla prosperità della città.

È affascinante pensare che il movimento delle greggi, apparentemente così lontano dalla grande storia di Roma, abbia contribuito a modellare l’organizzazione urbana di Saepinum.

La celebre iscrizione del II secolo d.C., collegata alla tutela delle attività pastorali, di cui vi parlerò in seguito, testimonia l’importanza economica della transumanza e i problemi che potevano sorgere tra i pastori e le autorità locali.

La città romana e il mondo pastorale non erano dunque due realtà separate: convivevano e dipendevano l’una dall’altra.

saepinum antico tratturo

La transumanza patrimonio dell’umanità

Nel 2019 la transumanza è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Il riconoscimento riguarda non soltanto lo spostamento degli animali, ma anche le conoscenze, le pratiche sociali, i rituali e le tradizioni che accompagnano questa attività.

A Saepinum questa storia è scritta direttamente nel paesaggio.

3. La Saepinum di Augusto: una piccola città perfettamente organizzata

Saepinum romana

L’aspetto monumentale di Saepinum risale soprattutto all’età augustea, tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C.

La città venne dotata di una cinta muraria, di porte monumentali e di importanti edifici pubblici.

L’area urbana racchiusa dalle mura occupava circa dodici ettari, con un perimetro di circa 1.270 metri.

Come in molte città romane, l’organizzazione urbana si basava su due assi principali: il cardo e il decumano.

Il decumano massimo collegava Porta Boiano a Porta Benevento, mentre il cardo massimo univa Porta Tammaro e Porta Terravecchia.

La città presenta però una particolarità: il suo decumano seguiva una direttrice di transito già utilizzata da secoli, strettamente legata alla transumanza.

La città romana si adattò dunque a un paesaggio e a un sistema di comunicazioni preesistenti.

4. Le mura augustee e le quattro porte monumentali

mura romane di Saepinum - Altilia

La visita può cominciare dall’esterno della cinta muraria.

Le mura, realizzate prevalentemente in opus reticulatum, erano intervallate da torri e aperte da quattro porte principali: Porta Boiano, Porta Benevento, Porta Tammaro e Porta Terravecchia.

L’opus reticulatum è una tecnica edilizia caratterizzata da piccoli blocchi di pietra disposti diagonalmente, in modo da formare un disegno simile a una rete.

Osservando le pietre si può apprezzare la regolarità quasi decorativa del paramento.

Le mura avevano una funzione difensiva, ma anche simbolica.

Segnavano il confine tra lo spazio urbano e quello rurale e conferivano alla città un’immagine monumentale.

Porta Boiano: l’ingresso alla città

Saepinum: porta Boiano

Uno dei punti migliori per entrare nelle mura e iniziare la visita  è Porta Boiano.

La porta conserva l’imponenza dell’architettura augustea, con il grande arco d’ingresso e le strutture difensive laterali.

Su Porta Boiano è raffigurato Ercole, riconoscibile dai suoi attributi tradizionali, in particolare la clava e la pelle del leone di Nemea.

rilievo di Ercole su porca Boiano a Saepinum

Ercole era una divinità particolarmente venerata nel mondo sannitico, dove era associato alla forza, alla protezione e anche alle attività pastorali. La sua presenza su una porta di Saepinum è quindi significativa: richiama il legame tra la tradizione religiosa locale e la cultura romana.

Sulle porte della città erano collocate iscrizioni celebrative che ricordavano gli interventi edilizi realizzati in età augustea.

Osservando le iscrizioni e gli elementi decorativi possiamo immaginare il movimento che doveva animare questo ingresso: carri carichi di merci, viaggiatori, contadini, commercianti e greggi in transito.

Le porte erano luoghi di controllo, ma anche spazi di incontro tra il mondo urbano e quello rurale.

Il rescriptum imperiale sulla transumanza

Ma ciò che rende questo luogo particolarmente importante non è soltanto la sua architettura. Presso la porta si conserva infatti una straordinaria testimonianza della vita economica e amministrativa dell’Impero romano: il celebre rescritto imperiale relativo ai pastori e alla transumanza.

rescriptum imperiale sulla transumanza a Porta Boiano, Saepinum

Il documento, risalente al II secolo d.C., racconta una vicenda sorprendentemente concreta.

I pastori che conducevano le greggi lungo i tratturi subivano vessazioni e interferenze da parte di autorità locali e funzionari, che ostacolavano il passaggio degli animali e arrivavano a maltrattare gli addetti alla loro conduzione.

La questione giunse ai vertici dell’amministrazione imperiale, che intervennero per tutelare il regolare svolgimento delle attività pastorali.

L’iscrizione conserva una corrispondenza ufficiale tra importanti funzionari imperiali e autorità locali, relativa alla necessità di porre fine agli abusi.

È un documento eccezionale perché dimostra quanto la transumanza fosse importante nell’economia romana e come l’amministrazione imperiale potesse intervenire anche per risolvere controversie sorte in una piccola città dell’Appennino.

Ma c’è un aspetto ancora più affascinante: duemila anni fa, proprio qui, si poneva un problema di tutela del lavoro, di contrasto agli abusi e di garanzia della libertà di svolgere un’attività economica.

Il rescritto di Saepinum ci restituisce così un’immagine dell’Impero romano diversa da quella delle grandi conquiste militari: quella di uno Stato impegnato a regolare i rapporti economici e a intervenire nei conflitti tra amministrazione e lavoratori.

Un documento che rende Porta Boiano non soltanto un monumento archeologico, ma anche un luogo particolarmente significativo per la storia del diritto e dell’amministrazione pubblica.

La tomba ad ara di Publio Numisio Ligure

Saepinum sepolcro di Publio Numisio Ligure vicino a porta Boiano

Nei pressi di Porta Boiano si trova il monumento funerario di Publio Numisio Ligure, una tomba ad ara che testimonia la volontà delle famiglie più importanti di perpetuare la propria memoria attraverso monumenti collocati lungo le vie di accesso alla città.

Nell’architettura funeraria romana, la tomba ad ara riprendeva la forma di un altare monumentale.

Era una tipologia utilizzata per celebrare la memoria del defunto e sottolinearne il prestigio.

Per i Romani, infatti, le strade che conducevano ai centri abitati erano anche luoghi della memoria.

Le tombe monumentali ricordavano ai passanti i nomi e il prestigio di coloro che vi erano sepolti.

5. Il decumano: camminare su una strada romana

decumano di Saepinum che coincide con antico tratturo

Superata Porta Boiano, ci si ritrova sul decumano, una delle esperienze più emozionanti della visita.

La strada conserva ampi tratti dell’antica pavimentazione in pietra.

Ai lati si riconoscono i resti degli edifici che si affacciavano sulla principale arteria cittadina.

Camminare qui significa percorrere uno spazio che per secoli ha visto passare persone, animali e merci.

Non è difficile immaginare il rumore dei carri, le voci dei mercanti, i richiami dei pastori e la vita quotidiana di una piccola città dell’Impero.

A Saepinum la dimensione umana dell’archeologia è particolarmente evidente.

Non si ammirano soltanto grandi monumenti: si riesce quasi a ricostruire la quotidianità dei suoi abitanti.

Le strade romane e il problema dell’acqua

I Romani prestavano grande attenzione allo smaltimento delle acque.

La pavimentazione stradale veniva progettata per favorire il deflusso della pioggia, mentre canalizzazioni e sistemi di drenaggio contribuivano a mantenere praticabili le vie.

L’organizzazione urbana romana era il risultato di una combinazione di esigenze pratiche, competenze tecniche e rappresentazione del potere.

6. Il foro: il cuore della vita cittadina

foro dell'antica Saepinum

Proseguendo lungo la strada principale si raggiunge il foro, il centro politico, amministrativo, religioso e commerciale della città romana.

Qui si concentravano le attività pubbliche più importanti.

Il foro era il luogo in cui i cittadini si incontravano, discutevano di affari, partecipavano alle cerimonie e assistevano agli avvenimenti della vita collettiva.

Intorno alla piazza sorgevano diversi edifici pubblici.

La basilica: il luogo della giustizia

Saepinum la basilicaTra i monumenti più significativi si riconoscono i resti della basilica, uno degli edifici fondamentali della città romana.

A differenza delle basiliche cristiane, quelle romane erano strutture civili, destinate soprattutto all’amministrazione della giustizia e alle attività pubbliche e commerciali.

La basilica di Saepinum conserva un suggestivo insieme di colonne che permette di percepire la monumentalità dell’architettura originaria.

Le colonne delimitavano lo spazio interno e contribuivano a creare un ambiente solenne, adatto alle funzioni pubbliche.

La presenza di un edificio così monumentale dimostra il livello di organizzazione amministrativa raggiunto dal municipio.

saepinum basilica

La curia e gli edifici amministrativi

Nell’area del foro si trovavano anche gli spazi destinati all’amministrazione municipale.

La curia era il luogo in cui si riunivano i decurioni, i membri del consiglio cittadino.

Le città romane disponevano infatti di istituzioni locali che gestivano numerosi aspetti della vita pubblica.

Saepinum non era soltanto un centro agricolo e commerciale, ma una comunità organizzata secondo i modelli politici e amministrativi di Roma.

Il macellum: il mercato alimentare

Saepinum i

Un altro edificio importante era il macellum, il mercato destinato soprattutto alla vendita di prodotti alimentari.

Qui si potevano acquistare carne, pesce e altri generi di consumo.

La presenza di un mercato strutturato conferma il ruolo economico della città e la sua funzione di punto di riferimento per il territorio circostante.

È uno dei luoghi nei quali risulta più facile immaginare la vita quotidiana degli abitanti.

7. Le terme: molto più di un bagno

SaepinumCome ogni città romana di una certa importanza, anche Saepinum possedeva edifici termali.

Le terme non erano semplicemente luoghi destinati all’igiene personale.

Erano spazi di incontro, conversazione e socializzazione, frequentati dai cittadini per trascorrere parte della giornata.

Come funzionava il percorso termale?

Il percorso termale prevedeva ambienti con temperature differenti.

L’apodyterium era lo spogliatoio, dove si lasciavano gli abiti prima di iniziare il bagno.

Il frigidarium era la sala destinata ai bagni freddi.

Il tepidarium era un ambiente a temperatura moderata, utilizzato come spazio di passaggio e adattamento.

Il calidarium era invece la sala calda, nella quale si potevano effettuare bagni ad alta temperatura.

Non tutti gli impianti termali seguivano necessariamente lo stesso percorso, ma questi ambienti costituivano gli elementi fondamentali della tradizione termale romana.

Il sistema di riscaldamento

saepinum

Una delle innovazioni più straordinarie dell’ingegneria romana era l’ipocausto.

Il pavimento degli ambienti caldi veniva sollevato su piccoli pilastrini.

L’aria calda prodotta da un forno circolava nello spazio sottostante, riscaldando il pavimento.

In alcuni edifici il calore poteva salire anche lungo le pareti, attraverso apposite intercapedini.

Era un sistema molto efficace, che dimostra l’elevato livello raggiunto dalla tecnologia romana.

Le terme erano anche un simbolo della civiltà urbana.

Persino in una città relativamente piccola come Saepinum, il benessere collettivo trovava spazio nell’organizzazione degli edifici pubblici.

8. La Fontana del Grifo e l’importanza dell’acqua

fontana del grifo a Saepinum

Tra le testimonianze più interessanti della città si trova anche la cosiddetta Fontana del Grifo.

Il grifo, creatura fantastica con caratteristiche del leone e dell’aquila, appartiene a un repertorio iconografico molto diffuso nell’arte antica.

Era spesso associato a significati di forza, protezione e potere.

Le fontane romane avevano una funzione pratica, perché permettevano l’approvvigionamento dell’acqua, ma erano anche elementi decorativi dello spazio urbano.

La loro presenza contribuiva a rendere più belli e monumentali gli ambienti pubblici.

L’approvvigionamento idrico era una delle principali preoccupazioni degli amministratori.

L’acqua serviva alle abitazioni, alle fontane, alle terme e alle attività produttive.

I Romani svilupparono sistemi sofisticati per captare, trasportare e distribuire l’acqua.

Anche nei centri minori, la presenza di infrastrutture idriche era un segno del livello di organizzazione raggiunto dalla comunità.

9. Il teatro romano: spettacoli ai piedi del Matese

teatro romano di Saepinum

Uno dei monumenti più suggestivi di Saepinum è certamente il teatro.

Costruito in età romana e successivamente modificato, poteva ospitare alcune migliaia di spettatori.

Oggi sono ancora riconoscibili importanti parti della cavea, cioè lo spazio semicircolare destinato al pubblico, insieme ad altre strutture dell’edificio scenico.

Sedersi idealmente sulle gradinate e guardare verso lo spazio della rappresentazione permette di immaginare la vita culturale della città.

Gli spettacoli teatrali erano occasioni di svago, ma anche momenti di partecipazione collettiva.

Il teatro romano non era riservato a una ristretta élite: rappresentava uno degli spazi fondamentali della vita pubblica.

Le parti del teatro

La cavea era l’insieme delle gradinate destinate agli spettatori.

Era suddivisa in settori e organizzata secondo criteri che riflettevano anche la gerarchia sociale.

I posti migliori erano generalmente riservati alle personalità più importanti.

L’orchestra era lo spazio semicircolare situato tra la cavea e la scena.

Nel teatro romano, a differenza di quello greco, non era normalmente utilizzata per il coro, ma poteva ospitare posti privilegiati.

Il pulpitum era il palcoscenico sul quale recitavano gli attori.

La scaenae frons era la facciata monumentale che costituiva il fondale architettonico della scena.

Poteva essere articolata con colonne, nicchie, statue ed elementi decorativi.

accesso al teatro romano di Saepinum

I vomitoria erano i passaggi attraverso i quali gli spettatori raggiungevano i diversi settori della cavea.

Il nome, che oggi può suscitare curiosità, deriva dal verbo latino vomere, nel senso di far uscire o riversare.

Si riferiva quindi al movimento della folla che veniva rapidamente immessa o fatta defluire dagli spalti.

Il velarium e l’aulaeum

Nei teatri e negli anfiteatri romani potevano essere utilizzati sistemi di copertura tessile chiamati velaria.

Si trattava di grandi tende sostenute da funi e strutture di supporto, destinate a proteggere almeno parte del pubblico dal sole.

La loro installazione richiedeva competenze tecniche e un’organizzazione complessa.

Un’altra curiosità riguarda l’aulaeum, il sipario utilizzato in alcuni teatri romani.

A differenza dei moderni sipari, che normalmente si aprono lateralmente o si sollevano verso l’alto, l’aulaeum poteva essere abbassato in un apposito alloggiamento davanti alla scena.

All’inizio dello spettacolo il telo scendeva, lasciando visibile il palcoscenico.

Al termine veniva nuovamente sollevato.

Questo sistema richiedeva un meccanismo specifico e testimonia l’ingegnosità delle soluzioni scenotecniche romane.

Non bisogna tuttavia immaginare automaticamente che ogni teatro fosse dotato di tutti questi dispositivi: la loro presenza effettiva deve essere verificata attraverso le testimonianze archeologiche.

saepinum

Un teatro trasformato in borgo rurale

Ma ciò che rende il teatro di Saepinum davvero particolare è la sua storia successiva.

Con il declino della città romana, parte delle strutture antiche venne riutilizzata per costruire abitazioni rurali.

Le case si inserirono nelle strutture del teatro, trasformandone l’aspetto senza cancellarne completamente la forma.

Il risultato è un insieme straordinario, nel quale architettura romana e architettura contadina convivono.

Non siamo di fronte soltanto a un monumento archeologico, ma alla testimonianza concreta di come un luogo possa continuare a vivere attraverso i secoli, cambiando funzione e significato.

È forse questa una delle immagini più belle di Saepinum: le antiche gradinate romane e le case dei contadini, due mondi lontanissimi nel tempo che condividono lo stesso spazio.

10. Porta Benevento e il mausoleo di Gaio Ennio Marso

Saepinum porta Beneventum

Proseguendo lungo il decumano si raggiunge Porta Benevento, un altro degli ingressi monumentali della città.

Anche qui si possono osservare le strutture difensive e l’organizzazione delle mura.

All’esterno della porta si trova uno dei monumenti funerari più significativi del sito: il mausoleo di Gaio Ennio Marso.

Il mausoleo di Gaio Ennio Marso

mausoleo di Gaio Marzio a SaepinumLa struttura, caratterizzata da un corpo cilindrico, appartiene alla tradizione dei sepolcri monumentali romani.

Le famiglie più facoltose utilizzavano queste costruzioni per affermare il proprio prestigio sociale e tramandare il ricordo dei defunti.

I monumenti funerari sorgevano normalmente all’esterno delle mura, lungo le principali vie di comunicazione.

Anche a Saepinum la necropoli faceva dunque parte del paesaggio attraversato da chi entrava o usciva dalla città.

L’iscrizione funeraria

Saepinum mausoleo di Gaio Marzio

Il monumento conserva un’iscrizione latina accompagnata da un rilievo.

Questi elementi erano fondamentali nel linguaggio funerario romano.

L’iscrizione conservava il nome del defunto e poteva ricordarne le cariche, i rapporti familiari o altre informazioni biografiche.

Il rilievo aggiungeva una dimensione simbolica alla commemorazione.

Osservando da vicino questi dettagli si comprende quanto fosse importante, per le élite municipali, lasciare una testimonianza visibile della propria esistenza e del proprio prestigio.

11. Le domus, le botteghe e la vita delle famiglie romane

le domus di Saepinum

Accanto agli edifici pubblici, Saepinum conserva resti di abitazioni private che consentono di ricostruire alcuni aspetti della vita domestica.

Le domus delle famiglie più agiate potevano articolarsi intorno ad ambienti di rappresentanza e spazi aperti, con stanze destinate alle diverse attività quotidiane.

La disposizione degli ambienti e i materiali utilizzati riflettevano le possibilità economiche dei proprietari.

L’atrio e gli ambienti della domus

Nelle abitazioni di tipo tradizionale, l’atrium costituiva uno degli spazi centrali della casa.

Poteva essere dotato di un’apertura nel tetto, il compluvium, attraverso la quale entravano luce e acqua piovana.

L’acqua veniva raccolta in una vasca sottostante, l’impluvium.

Altri ambienti potevano comprendere il tablinum, utilizzato per le attività di rappresentanza del proprietario, i cubicula, destinati al riposo, e il triclinium, la sala da pranzo.

Non tutte le domus possedevano necessariamente questa organizzazione completa.

Le soluzioni variavano in relazione alla disponibilità economica e alle trasformazioni subite dagli edifici.

Le tabernae

Lungo le strade si aprivano le tabernae, locali utilizzati per attività commerciali e artigianali.

Il termine latino non indicava necessariamente una taverna nel senso moderno.

Poteva riferirsi a una bottega, un negozio o un laboratorio.

Le tabernae erano spesso caratterizzate da aperture direttamente sulla strada.

Questo consentiva ai commercianti di esporre i prodotti e ai clienti di accedere facilmente.

Attraverso questi ambienti possiamo immaginare una città animata da attività quotidiane, ben diversa dall’immagine silenziosa che oggi offrono le rovine.

12. Le iscrizioni, i personaggi e la storia della città

Le iscrizioni sono tra le fonti più importanti per ricostruire la storia di Saepinum.

A differenza delle opere letterarie, che spesso raccontano le vicende dei grandi personaggi, le epigrafi permettono di conoscere anche aspetti della vita locale.

Possono ricordare la costruzione di un edificio, una donazione, un magistrato, un defunto o un intervento dell’amministrazione.

iscrizioni nel foro di Saepinum

Lucio Nerazio Prisco: un grande giurista originario di Saepinum

Tra i personaggi più illustri legati alla città merita particolare attenzione Lucio Nerazio Prisco.

Appartenente alla prestigiosa famiglia dei Neratii, originaria dell’area sepinate, fu uno dei più importanti giuristi romani tra il I e il II secolo d.C.

Ricoprì importanti incarichi pubblici e raggiunse il consolato.

La sua fama era legata soprattutto alla conoscenza del diritto.

Nerazio Prisco apparteneva alla scuola giuridica dei Proculiani e fu una figura di grande autorevolezza nella cultura giuridica romana.

Il suo nome viene ricordato anche nella tradizione che lo collega alla cerchia dei possibili successori dell’imperatore Traiano, sebbene questo aspetto debba essere valutato alla luce delle fonti antiche.

La sua vicenda è particolarmente interessante perché dimostra che una piccola città dell’Appennino poteva esprimere personalità capaci di raggiungere i vertici della società imperiale.

L’evergetismo: quando i ricchi finanziavano la città

Per comprendere il funzionamento dei municipi romani bisogna conoscere una parola particolare: evergetismo.

Deriva dal greco e indica la pratica attraverso la quale cittadini facoltosi finanziavano opere o iniziative di interesse pubblico.

Potevano contribuire alla costruzione di edifici, al restauro di monumenti, all’organizzazione di spettacoli o ad altre attività collettive.

Naturalmente non si trattava soltanto di generosità.

Attraverso queste donazioni, le famiglie più importanti accrescevano il proprio prestigio e consolidavano il loro ruolo nella comunità.

Le iscrizioni pubbliche ricordavano spesso il nome del benefattore.

Era una forma di riconoscimento sociale destinata a durare nel tempo.

Anche a Saepinum le testimonianze epigrafiche permettono di ricostruire il rapporto tra i cittadini più influenti e la vita pubblica.

Gaio Papio Faber e le famiglie cittadine

Tra i nomi ricordati dalla documentazione epigrafica di Saepinum compare anche quello di Gaio Papio Faber.

La sua presenza nella memoria monumentale cittadina richiama il ruolo delle famiglie locali e dei personaggi che contribuirono alla vita pubblica.

Nelle città romane il prestigio personale era spesso legato agli incarichi amministrativi e alla partecipazione alle opere collettive.

Le iscrizioni erano quindi strumenti attraverso i quali la comunità riconosceva il ruolo dei propri cittadini.

13. Dalla città romana al borgo rurale di Altilia

saepinum Altilia

A partire dalla tarda antichità Saepinum attraversò una progressiva trasformazione.

La crisi delle strutture urbane romane, i mutamenti economici e politici e le nuove esigenze di sicurezza contribuirono alla riduzione dell’abitato.

Nel corso dei secoli, una parte della popolazione si spostò verso insediamenti più elevati, tra cui l’attuale centro di Sepino.

Ma la città antica non venne completamente abbandonata.

Le sue strutture continuarono a essere utilizzate per attività agricole e pastorali.

Edifici romani divennero abitazioni, depositi e spazi di lavoro.

Nacque così il piccolo borgo rurale di Altilia, che ancora oggi costituisce una delle caratteristiche più originali del sito.

Il riutilizzo delle strutture antiche ha contribuito, paradossalmente, alla loro conservazione.

Invece di essere cancellata, una parte della città romana è stata incorporata nella vita quotidiana delle generazioni successive.

Saepinum racconta quindi non soltanto la storia della sua fondazione e del suo splendore, ma anche quella della sua lunghissima trasformazione.

15. Sepino: il borgo moderno che ha raccolto l’eredità dell’antica città

Dopo aver visitato l’area archeologica, consiglio di raggiungere anche il vicino borgo di Sepino.

Il paese si trova in posizione più elevata rispetto all’antica città romana.

La storia di questo territorio, infatti, non si esaurisce con la fine dell’Impero romano.

Nei secoli successivi, mentre la città antica perdeva progressivamente la propria centralità, l’insediamento si spostò verso una posizione più facilmente difendibile.

Il borgo attuale conserva un’atmosfera tranquilla, lontana dai grandi circuiti turistici, con case dalle facciate colorate, vicoli e scorci che si aprono verso il paesaggio molisano.

La piazza principale e la fontana

paese di Sepino, piazza principale e fontana

Il cuore del paese è la piazza principale, uno spazio raccolto e armonioso, circondato da edifici dai colori pastello.

Al centro si trova una fontana monumentale in pietra, che costituisce uno degli elementi caratteristici della piazza.

È un luogo piacevole in cui fermarsi dopo la visita archeologica, magari per un caffè, osservando la vita quotidiana del paese.

La chiesa di Santa Cristina e il Buttiglione

la chiesa di Santa Cristina e il Buttiglione nel paese di Sepino

Tra gli edifici più riconoscibili del centro storico spicca la chiesa di Santa Cristina, patrona di Sepino.

La facciata, sobria ed elegante, si affaccia su uno spazio rialzato, mentre il campanile presenta una particolare copertura metallica traforata, che ne rende immediatamente riconoscibile il profilo.

Questa insolita guglia in ferro battuto è chiamata Buttiglione.

La sua forma slanciata e la lavorazione metallica la rendono uno degli elementi più caratteristici del paese.

La devozione a Santa Cristina è profondamente radicata nella comunità locale e rappresenta uno degli elementi più significativi dell’identità religiosa e culturale di Sepino.

La Fontana del Mascherone: un frammento di Roma nel paese moderno

fontana del mascherone a SepinoUna delle curiosità più interessanti del borgo è la Fontana del Mascherone.

La fontana conserva un mascherone di epoca romana proveniente dall’antica Saepinum.

L’acqua sgorga dalla bocca del mascherone, secondo una tradizione decorativa molto diffusa nell’architettura antica.

È un dettaglio affascinante: una testimonianza della città romana che continua a far parte della vita del paese moderno.

I vicoli e le case colorate

vicoli e case colorate a SepinoVale la pena concedersi qualche minuto per passeggiare senza fretta tra le stradine del centro.

Le facciate gialle, rosa e arancioni, i piccoli balconi, i portali in pietra e gli scorci tra gli edifici raccontano una dimensione del Molise ancora autentica.

Sepino non è un borgo costruito per il turismo: è un paese vivo, nel quale il patrimonio storico convive con la quotidianità dei suoi abitanti.

Ed è proprio questo contrasto a rendere interessante la visita: a pochi chilometri di distanza si passa dalle grandi ambizioni urbanistiche della Roma imperiale alla dimensione raccolta di un piccolo centro dell’Appennino.

un vicolo coperto di sepino

Vincenzo Tiberio: lo scienziato che anticipò Fleming

Sepino ha dato i natali anche a un personaggio straordinario, poco conosciuto dal grande pubblico: Vincenzo Tiberio.

Nato nel 1869, Tiberio fu un medico e ricercatore che studiò le proprietà antibatteriche di alcune muffe.

Le sue osservazioni, pubblicate nel 1895, anticiparono di oltre trent’anni la scoperta della penicillina da parte di Alexander Fleming.

Tiberio aveva osservato che alcune muffe presenti in un pozzo sembravano influenzare la qualità dell’acqua e la comparsa di disturbi intestinali.

Approfondì quindi sperimentalmente le proprietà di questi microrganismi.

Le sue ricerche non ebbero allora il riconoscimento e gli sviluppi che avrebbero meritato.

Oggi il suo nome viene ricordato tra i precursori degli studi sulle sostanze antibatteriche.

Una storia affascinante che aggiunge un motivo in più per visitare Sepino.

16. Saepinum oggi: scavi, restauri e nuove scoperte

Durante la mia visita ho trovato diverse aree del sito interessate da scavi archeologici e interventi di restauro.

Saepinum

Alcune strutture erano protette da recinzioni e non tutti gli ambienti risultavano accessibili.

I lavori rappresentano naturalmente una limitazione per il visitatore, ma anche un elemento di grande interesse.

Saepinum è infatti un sito archeologico ancora oggetto di studi e ricerche.

Le indagini possono contribuire a chiarire la funzione degli edifici, ricostruire le trasformazioni urbanistiche e approfondire la conoscenza della vita quotidiana.

L’archeologia non consiste soltanto nel riportare alla luce monumenti.

È una disciplina che cerca di ricostruire la storia attraverso lo studio delle tracce materiali lasciate dalle comunità umane.

Ogni nuovo scavo può aggiungere un tassello alla conoscenza della città.

Ingresso attualmente gratuito

Al momento della mia visita, l’ingresso a Saepinum era gratuito.

La gratuità è collegata agli interventi di scavo, restauro e riqualificazione in corso, che comportano la chiusura temporanea di alcune parti del sito.

Si tratta di una situazione provvisoria.

Prima di programmare la visita è quindi opportuno verificare eventuali aggiornamenti sulle tariffe e sull’accessibilità dei diversi monumenti.

Nonostante i lavori, consiglio comunque la visita.

Le principali strutture monumentali e le strade romane consentono di apprezzare pienamente il fascino dell’antica città.

scavi di Saepinum

17. Informazioni pratiche per visitare Saepinum

Dove si trova: il Parco archeologico di Sepino si trova in località Altilia, nel comune di Sepino, in provincia di Campobasso, ai piedi del massiccio del Matese.

Quanto tempo dedicare alla visita: consiglio almeno due ore per esplorare con calma la città romana, soffermarsi sui principali monumenti e godere dell’atmosfera del luogo. Chi ama l’archeologia può dedicarle anche tre ore.

Quando andare: la primavera e l’autunno sono particolarmente piacevoli per il clima e per i colori del paesaggio. In estate il sito può essere molto soleggiato.

Come vestirsi: scarpe comode, preferibilmente adatte a camminare su pavimentazioni antiche e terreni irregolari.

A chi è consigliata: agli appassionati di archeologia e storia romana, ma anche a chi ama i luoghi poco affollati e i paesaggi rurali.

Un suggerimento: non limitatevi a cercare i monumenti più importanti. Fermatevi a osservare il rapporto tra le rovine, le case rurali e le montagne. È proprio questo insieme a rendere Saepinum diversa da qualsiasi altra città romana.

scavi archeologici di Saepinum

18. Saepinum: duemila anni di storia in un unico paesaggio

Lo schema delle città romane si ripete sempre nel mondo laddove arrivava la potenza di Roma: cardo e decumano, foro,  templi, teatro, terme, domus e botteghe, ma si adatta alla particolarità del territorio. Se volete fare un confronto leggete per es. cosa vedere a Ostia Antica.

Alla fine della visita, Saepinum lascia una sensazione particolare.

Non è soltanto la bellezza delle rovine a colpire.

È il rapporto tra quelle rovine e il paesaggio.

Le montagne del Matese continuano a dominare la valle, proprio come quando i Sanniti controllavano il territorio dalle fortificazioni di Terravecchia.

Le strade romane seguono ancora percorsi che per secoli hanno visto passare uomini e animali.

Il foro conserva la memoria della vita politica e commerciale.

Il teatro racconta prima gli spettacoli dell’età imperiale e poi la vita dei contadini che costruirono le loro abitazioni sulle sue strutture.

Le iscrizioni ricordano personaggi illustri, famiglie importanti e persino le controversie dei pastori.

rovine romane di Saepinum

Tutto sembra appartenere a un’unica grande storia.

Ed è proprio questo il fascino di Saepinum: non essere soltanto una città romana, ma un luogo nel quale si possono osservare duemila anni di trasformazioni senza perdere il filo della continuità.

Perché qui, più che altrove, si capisce che la storia non appartiene soltanto al passato.

Continua a vivere nei luoghi, nei paesaggi e nelle tracce lasciate da tutte le generazioni che li hanno abitati.

scavi archeologici di Saepinum

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *