La Valle Sacra (Valle Sagrado de los Incas) è la valle attraversata dal fiume Urubamba/Vilcanota tra Pisac e Ollantaytambo, nel dipartimento di Cusco.
Ormai mi sono abituata alle grandi altitudini andine e quindi mi sembra quasi di stare in pianura ad un’ altitudine media tra 2.700 e 3.000 metri. la Valle Sacra è più bassa rispetto a Cusco (3.400 m), con un clima leggermente più mite e maggiore disponibilità agricola.
Non è una valle “scenografica” in senso alpino: è ampia, coltivata, abitata, attraversata da strade, canali irrigui e centri abitati. La valle era una delle aree agricole più importanti dell’Impero Inca, una zona strategica a poca distanza da Cusco.
Le Saline di Maras
Le saline di Maras si trovano a circa 3.000 metri di altitudine, sul fianco di una montagna. Le vasche sono oltre tremila e sono distribuite su terrazze irregolari che seguono l’inclinazione naturale del terreno.

Si è provato a crearne anche più a valle nella montagna portando l’acqua con i consueti canali, ma non funziona, la temperatura necessaria per l’essiccazione non si raggiunge.
Quando mi fermo a guardare la distesa di vasche saline dal punto di osservazione panoramico lo spettacolo è grandioso, anche se il periodo dell’anno non è ottimale, essendo stagione umida. Nella stagione secca qui è un’immensa distesa bianca, come se fosse un ghiacciaio.

Viene spontaneo chiedersi cosa ci faccia il sale a questa altitudine, ma la risposta è semplice: questa zona anticamente si trovava sommersa sotto gli oceani.
Ecco perchè l’acqua salata proviene da una sorgente sotterranea ad alta concentrazione di minerali.
Viene convogliata in un canale principale e poi distribuita manualmente nelle singole vasche attraverso piccole aperture in pietra e argilla. Ogni vasca misura mediamente 4–5 metri quadrati.
Tutti i canali tra le vasche che portano l’acqua confluiscono poi a valle nel fiume sacro. Ma l’apporto di sale è minimo, non ne cambia le caratteristiche. La mia guida scherza: “al massimo le trote sono già salate”.

La stagionalità delle saline
Il principio è semplice: l’acqua evapora grazie al sole e al vento, lasciando uno strato di sale che viene raccolto a mano. Il ciclo completo varia in base alla stagione:
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stagione secca (maggio–settembre): evaporazione più rapida e quindi produzione più intensa del sale
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stagione umida: tempi più lunghi di evaporazione, le vasche sono meno bianche, più color terra.
Durante la stagione umida quindi le vasche vengono abbandonate, non si lavora perchè la resa sarebbe troppo bassa. Nella stagione secca invece i contadini raccolgono il sale, lo lasciano ad asciugare e poi lo selezionano.

Nella stagione umida a volte le vasche crollano e hanno bisogno di essere ripristinate e pulite prima di essere riempite.
Si svuota la vasca, si prende l’argilla dalla montagna e si pesta sul fondo come impermeabilizzante per non far disperdere l’acqua nel sottosuolo, quindi si apre il tappo e si riempie d’acqua salata.

Il metodo di raccolta
In ogni vasca stazionano dai 25 ai 30 cm di acqua salata, e si attendono circa 30 giorni di sole intenso perchè l’essiccazione sia completa e si formi un’uniforme lastra di sale bianco duro. I contadini allora lo rompono con una pala per ammorbidirlo, e lo mettono in un cestino ad asciugare.

La gestione è comunitaria: le vasche sono assegnate a circa 1200 famiglie locali che fanno parte di una cooperativa. La trasmissione avviene per via ereditaria. Il sistema, documentato già in epoca pre-incaica, è rimasto sostanzialmente invariato nel metodo.
Dal punto panoramico superiore si osserva chiaramente la struttura reticolare delle vasche e il sistema di distribuzione dell’acqua, che rappresenta un esempio concreto di ingegneria idraulica adattata alla montagna.
Esistono diverse qualità: sale da cucina, sale industriale e una variante con maggiore concentrazione minerale commercializzata come “sale rosa di Maras”. Quest’ultimo si ricava dalla parte centrale della salina, dove le vasche sono più rossastre perchè c’è una maggiore quantità di ferro. Il sale viene venduto anche affumicato o aromatizzato in vari modi.

Lo iodio
Il sale di Maras non contiene iodio. Le popolazioni pre-inca che già conoscevano queste vasche saline non sapevano che lo iodio è essenziale nell’equilibrio del corpo umano e spesso si ammalavano per la sua mancanza. Gli inca che iniziarono a sfruttare queste saline si trovarono gli stessi problemi di salute, ed iniziarono a pensare che questo sale contenesse sostanze nocive, cercando l’antidoto.
L’antidoto fu trovato in riva al mare, dentro le alghe marine che sono ricche di iodio. Al sale vennero mescolate le alghe marine per riequilibrare le proprietà. Ancora oggi, nelle famiglie del posto è tradizione mescolare il sale alle alghe, oppure aggiungere le alghe ai cibi, ma naturalmente il sale commercializzato è addizionato con lo iodio.

Un po’ di storia del sale nella Valle Sacra
Un tempo il sale era la merce di baratto per le popolazioni che vivevano tra queste montagne e che erano artigiani che lavoravano l’argilla. Con l’arrivo degli spagnoli le saline furono requisite e gli indigeni costretti a lavorarvi come schiavi. Venivano pagati con il sale (da cui la parola salario). Il sale era prezioso per conservare la carne di alpaca e di pecora, ed il pesce.

Le vasche continuarono ad appartenere ai latifondisti fino al 1964, quando con la riforma agraria la terra venne restituita ai contadini. Come per tutti i terreni coltivati, il problema fu che i contadini da soli non sapevano come fare, non avevano un’organizzazione, non avevano soldi, macchinari, e col tempo le proprietà suddivise in eredità diventarono eccessivamente piccole.
Nel 1980 la creazione del Banco agrario aiutò per l’aspetto finanziario, ma non per quello tecnico, e i contadini utilizzarono i soldi per aumentare il loro tenore di vita ma non per investire sui campi. Il Paese entrò in crisi per l’inflazione.

La svolta per Maras non arrivò tanto attraverso una grande riforma statale, quanto attraverso una riorganizzazione locale.
Negli anni ’90 nacque l’associazione dei produttori delle saline, iniziò una gestione cooperativa più strutturata e si introdusse un controllo collettivo sulla distribuzione dell’acqua.
Parallelamente, l’apertura economica del Perù negli anni del governo Fujimori stabilizzò la moneta e ridusse drasticamente l’inflazione. Questo creò un contesto macroeconomico più favorevole alla piccola produzione.

L’organizzazione in cooperativa accentra le operazioni di stoccaggio e commercializzazione. Il sale viene suddiviso in sacchi da 50kg. A ciascun contadino viene rilasciato un certificato con le quantità depositate di ciascuna qualità.
A partire dagli anni 2000, la crescita del turismo nella Valle Sacra trasformò radicalmente l’economia locale. Le Saline di Maras divennero una tappa stabile degli itinerari tra Moray e Ollantaytambo. Questo generò entrate dirette dalla vendita del sale, sviluppo di piccoli punti vendita locali, valorizzazione del “sale rosa” come prodotto distintivo.
Oggi una grande compagnia di Cusco viene a ritirare i pacchi di sale prodotto dalla cooperativa per commercializzarlo in tutto il Paese.

Il paese di Maras
Il centro abitato di Maras si trova a circa 3.300 metri di altitudine, su un altopiano aperto. Alcuni lo chiamano San Francisco de Asis de Maras. Fu fondato in epoca coloniale come nodo commerciale tra Cusco e l’area dell’altopiano.
La piazza principale è ampia e rettangolare. Intorno si trovano edifici con portali monumentali in pietra scolpita e balconi in legno.
Su molti stipiti dei portali sono scolpiti gli stemmi delle famiglie.

Molte case risalgono al XVI e XVII secolo e appartenevano a famiglie spagnole coinvolte nel commercio e nell’amministrazione locale.
L’edificio più rilevante è la Iglesia de San Francisco de Asis, costruita nel XVI secolo. L’esterno è semplice, con torre campanaria addossata. All’interno si conservano pale d’altare lignee dorate e tele attribuite alla scuola pittorica cusqueña, con iconografia cristiana rielaborata in contesto andino.

Le strade sono larghe, con fondo in terra battuta o acciottolato. Non si registra un flusso turistico intenso come in altre località della Valle Sacra, ma il paese è carino e caratteristico. Molti visitatori però si fermano solo brevemente prima o dopo la visita alle saline.
Attraversando la Valle Sacra
Da Maras mi dirigo attraverso la Valle Sacra, passando per il paese di Urubamba, a circa 2.870 metri di altitudine, lungo il corso del fiume omonimo.
Urubamba
È uno dei centri abitati più importanti della valle dal punto di vista logistico e agricolo. Grazie all’altitudine più bassa rispetto a Cusco, Urubamba ha temperature leggermente più elevate e un microclima favorevole alla coltivazione.

Nella valle si producono:mais (anche varietà a chicco grande che mi ha sorpreso, da noi è sconosciuto), quinoa, ortaggi, frutta come avocado e pesche, fiori destinati al mercato regionale. Il sistema agricolo sfrutta la fertilità del suolo alluvionale del fiume e l’irrigazione tradizionale.
Urubamba è una sosta d’obbligo per mangiare, ci sono molti ristoranti perchè è un po’ il punto medio tra Cusco e Machu Picchu. Molti viaggiatori scelgono Urubamba come base perché è ben collegato e consente spostamenti brevi verso i principali siti archeologici senza cambiare alloggio ogni giorno.

Il centro storico è vicereinale, ma con il passare del tempo si è allargato ed è diventato un paese moderno.
Urubamba è meta di villeggiatura e turismo sportivo: da qui si possono fare belle passeggiate a cavallo fino alle montagne, o si può fare trekking a mezza costa, fino alle pendici del ghiacciaio. Ci sono anche percorsi in bicicletta.
Ollantaytambo
Lasciata Urubamba, la strada segue il corso del fiume. La valle si restringe progressivamente e le montagne diventano più ripide. I campi coltivati lasciano spazio a pareti rocciose e a terrazze antiche ancora visibili sui versanti.
Dopo circa 20 minuti si arriva a Ollantaytambo, uno dei centri meglio conservati dell’urbanistica inca, un luogo che ho trovato autentico e con un’atmosfera particolare, semplicemente grandioso, immerso nella naura: uno dei posti che ho amato di più in tutto il mio viaggio in Perù.

A differenza di altri siti archeologici, Ollantaytambo non è solo un complesso monumentale: è un paese abitato che mantiene ancora la struttura originaria. Le strade sono strette, lastricate, con canali d’acqua che scorrono ai lati. L’impianto urbano è rimasto sostanzialmente invariato.
Sulla collina domina la fortezza, con grandi blocchi di pietra perfettamente assemblati. Le terrazze hanno funzione agricola ma anche difensiva. Da qui si controllava l’accesso alla valle.

Ollantaytambo fu uno dei pochi luoghi dove gli Inca opposero una resistenza militare efficace agli spagnoli nel XVI secolo.
Oggi è anche l’ultima tappa ferroviaria prima di Machu Picchu. Molti viaggiatori passano una notte qui prima di prendere il treno il mattino seguente.

Il sito archeologico della fortezza dogana della Valle Sacra
Ollantyatambo era un posto di riposo, un posto dove tutti si fermavano per dormire e ristorarsi e per il controllo della dogana.
Il complesso archeologico è composto da tre elementi principali: l’ area urbana inca ancora abitata, il sistema di terrazze monumentali il settore cerimoniale sulla sommità.

Ancora prima degli inca vi vivevano altre culture, tra cui i Pinku, che hanno lasciato case di pietra sugli speroni delle montagne circostanti, e magazzini (i Pinkuylluna) sulla parte alta della montagna, perchè il freddo in quota mantiene le merci.
Sulla montagna di fronte alle terrazze si può osservare un profilo che ricorda un volto umano sdraiato; non è costruito, si tratta dell’interpretazione di una forma naturale. Alcuni lo chiamato il volto dell’ Inca, altri secondo una tradizione orale antica il volto di Tunupa, il supremo dio del fuoco, della trasformazione, della fertilità e della distruzione.

In epoca Inca Pachakutec, il IX governante, iniziò ad espandere i confini verso la foresta amazzonica e a costruire questo luogo come una dogana.
Ollantaytambo aveva una funzione mista; centro religioso, complesso agricolo, fortezza difensiva, residenza reale . La sua storia si intreccia fortemente con quella delle ultime vicende dell’ Impero Inca.

Il paese di Ollantaytambo
Il paese di Ollantaytambo oggi non è solo il complesso archeologico sulla collina. È un centro abitato vivo, costruito in parte sopra l’impianto urbano inca. Anzi, è uno dei pochi esempi nelle Ande dove la struttura urbana inca è ancora abitata e utilizzata quotidianamente.

Le strade del centro storico conservano il tracciato originario: vie strette e rettilinee, pavimentazione in pietra, canali d’acqua laterali ancora funzionanti.
Le basi dei muri sono in pietra inca, con grandi blocchi ben incastrati. Sopra si innalzano strutture coloniali e successive, in adobe intonacato. Molte porte conservano architravi in legno e soglie in pietra.
La piazza principale, Plaza de Armas, è ampia e aperta, con alberi e panchine. Qui si affacciano la chiesa parrocchiale, edifici amministrativi, piccoli ristoranti e negozi.

Al centro un colorato monumento con una coppia di buoi ed una di pecore, in omaggio alla dualità inca. Si trova anche il monumento al fondatore, il generale Ollantay.

La chiesa attuale è di epoca coloniale, ma ricostruita più volte a causa di terremoti. Non presenta l’imponenza delle chiese di Cusco; l’interno è semplice.
La piazza è il punto di passaggio principale per chi arriva in treno o si dirige verso la fortezza. Ollantaytambo infatti è un importante snodo ferroviario da dove partono i treni per Aguas Calientes, la porta di Machu Picchu.

Il mercato più colorato della Valle Sacra
Il mercato locale si trova poco distante dalla piazza. È un mercato coperto, di dimensioni contenute e con semplici prodotti locali.
Accanto però c’è un vasto mercato scoperto di bancarelle, coloratissimo e folkloristico, attraversato da una roggia, con donne in costume, con tessuti andini, cappelli, borse in lana e piccoli oggetti artigianali.

Resta frequentato anche dagli abitanti ed è uno dei più interessanti, con oggetti artigianali che non ho trovato in nessun altro mercato peruviano. I prezzi sono contenuti e si possono portare a case souvenir un po’ più autentici del solito.

Le case e l’atmosfera
Le casette di Ollantaytambo sono basse, spesso a un piano, con muri bianchi o color terra, tetti in tegole, cortili interni.
Molte hanno piccoli giardini con gerani o piante in vaso. Alcune strade conservano ancora portali in pietra di epoca inca.
Spesso si vedono per strada persone con i costumi tradizionali, coloratissimi. Gli abitanti parlano tra loro in lingua Quechua e non in spagnolo. Non per niente ad Ollantaytambo le feste (qui il programma sul sito del comune) sono un vero spettacolo.

Negli ultimi anni sono aumentati gli hotel boutique, gli ostelli per viaggiatori, i ristoranti orientati al turismo. Questo rende il paese più animato rispetto ad altri centri della Valle Sacra, soprattutto la sera, quando partono o arrivano i treni per Machu Picchu.
E’ un paesino un po’ confusionario e decisamente delizioso.

La leggenda d’amore alla base del nome di Ollantaytambo
Il nome di Ollantaytammbo è legato ad una bella leggenda d’amore , raccontata dagli indigeni ad un prete spagnolo che lo trascrisse. Quando Pachacutec tornò a Cusco dopo anni di assenza per le battaglie, il suo valoroso generale Ollantay si avvicinò a lui e gli chiese la mano della figlia Cusi Coyllur (che significa stella allegra del cielo), ma l’imperatore glie la rifiutò perchè lei era una principessa e lui non era di sangue reale.

Cosl Ollantay si ribellò, ma nonostante una strenua resistenza fu sconfitto dall’ Inca. I due innamorati scapparono insieme, Pachacutec li inseguì in tutta la Valle Sacra fino a qui, dove la popolazione delle tribù indigene li nascose; nonostante ciò l’imperatore catturò la figlia e la portò a Cusco per incarcerarla fino alla morte, quindi tornò a punire il popolo che lo aveva ingannato. Dicono che con le pietre delle case che erano qui costruì tutte le terrazze.
Quando il successore di Pachacutec si trovò a dover fronteggiare delle rivolte importanti si rivolse al generale Ollantay, che si rifiutò. Allora l’imperatore decise di concedergli in matrimonio la sorella, che nel frattempo aveva dato alla luce una bimba frutto della fuga d’amore con Ollantay. L’imperatore diede alla sorella e ad Ollantay il governo di questa parte del regno, dove lui si stabilì sino alla morte. Da qui il nome di Ollantay Tambo, posto del riposo del generale Ollantay.

La storia di Atahualpa
Se quella della storia d’amore alla base della sua fondazione è solo una leggenda, molta storia passò per Ollantaytambo.
Poiché molte tribù preinca abitavano questo territorio, non tutti si sottomisero agli Inca in maniera pacifica. Per questo quando Pizarro arrivò nel 1532 trovò molte tribù a nord che mai avevano visto un uomo a cavallo con un’armatura che brillava, lo presero come un dio che li avrebbe vendicati contro gli inca, o forse non credevano davvero che i conquistadores fossero dei ma per ragioni strategiche si unirono all’esercito spagnolo in una tragica guerra civile.

Quando il XII re Huaynacapa morì improvvisamente a nord forse di vaiolo, malattia portata dai conquistadores, lasciò due fratelli che lottarono per la corona: Huascar era figlio legittimo del re e della regina e si proclamò re; Atahualpa invece era figlio di una concubina ma era valoroso e aveva combattuto a fianco del padre per allargare i confini dell’impero, e reclamò la corona.
Alla fine Atahualpa decise di riconoscere la corona di Huascar e mandò il suo seguito con tessuti e preziosi per omaggiare il fratello, ma Huascar li considerò spie e mandò ad ucciderli. Allora Atahualpa mandò i suoi generali per vendicare la morte dei suoi amici e parenti, sconfisse il fratello e lo incarcerò, espugnò Cusco. Pizarro intanto tese una trappola ad Atahualpa.

Nascose i soldati dietro alle mura delle case sulle colline e con i suoi traduttori che lo accompagnavano fece dire ad Atahualpa che veniva in pace, che il prete avrebbe dato una Bibbia da baciare e riverire e restituire, ma Atahualpa, che non aveva mai visto un libro, lo girò e lo buttò per terra.
Atahualpa fu catturato e messo in carcere. Lui pensò che volessero ucciderlo per dare il trono al fratello e dal carcere mandò un sicario ad uccidere il fratello.
Pizarro non avrebbe potuto uccidere Atahualpa perché lui era solo un generale e Atahualpa un re. Ma poteva minacciare di mandarlo al rogo come eretivo. Così, illudendolo di aver salva la vita, col suo consenso lo battezzò col nome di Francisco Atahualpa e come un comune civile poteva ucciderlo. Pizarro gli chiese due stanze piene di oro per la sua salvezza e lui accettò, ma poi lo giustiziò con la garrota.

Manco Inca, ultimo imperatore
Manco Inca, membro della famiglia reale, voleva vendicarsi della morte del Huascar e decise di accompagnare Pizarro a Cusco, dietro promessa che avrebbe rispettato la città. Ma nel 1536 Pizarro dimenticò la promessa e iniziò a distruggere, saccheggiare, violentare le donne.
Manco Inca due anni dopo si ribellò, ma perae la battaglia a Cusco, scappò sino ad Ollantaytambo e proprio qui tentò un’ultima resistenza. Vinse una battaglia ma si spaventò per la moltitudine di spagnoli armati. Fuggì verso l’ultimo rifugio a nord-est, Vilcabamba, dove resistette fino al 1544, quando fu tradito, portato a Cusco e lì ucciso.
Con lui finiva l’impero Inca. Ecco perchè Ollantayambo è così importante, perchè vi si svolse l’ultimo momento di gloria della resistenza degli inca prima della fine. Seduta a riposare su queste terrazze dopo la lunga salita ascolto questa storia, guardo la bellezza del paesaggio d la solennità delle rovine, e mi viene da commuovermi.

Le terrazze
L’accesso al complesso monumentale avviene attraverso una serie di grandi terrazze che salgono lungo il versante della montagna. Per questo la visita del sito è tutta in salita e un po’ faticosa, ma ne vale proprio la pena.
Le terrazze hanno insieme funzione di contenimento del terreno e difensiva. Non si sa se davvero vi si coltivasse qualcosa, perchè non sono state trovate tracce agricole.

Sono costruite con muri di sostegno in pietra e strati interni drenanti (pietrisco, sabbia, terra fertile), una tecnica che garantiva stabilità e gestione delle acque piovane.
La larghezza aumenta man mano che si sale, fino a raggiungere la piattaforma superiore, adattandosi alla geografia della montagna. In alcuni punti in basso si tratta di pietre piccole unite con la malta, andesite blu, e in alto grandi blocchi a secco di granito rosso. Sono estratti da cave diverse, alcune sul posto, altre da montagne anche lontane e tirate su con il sistema di sabbia, rampe e corde.

Il settore cerimoniale
Nella parte alta si trova il cosiddetto “Tempio del Sole”.
Qui sono visibili grandi monoliti di porfido rosso, alcuni alti diversi metri, perfettamente sagomati e accostati. Alcuni blocchi presentano incastri e nicchie.

La porta a doppio stipite (propria delle costruzioni sacre) guardava verso il solstizio dell’inverno australe. In quel giorno il sole spuntava da dietro le montagne, illuminava il volto di pietra dell’inca e filtrava nel tempio.

Probabilmebte vi era il rilievo di tre volti di puma, distrutti dai conquistatori.
Più in alto si trovano gli acquartieramenti militari. L’acqua arrivava in abbondanza in una vasca giù dalle sorgenti della montagna.

Non tutti gli elementi risultano completati: si vedono blocchi lasciati in fase di lavorazione, probabilmente a causa dell’arrivo degli spagnoli. Grossi blocchi di pietra (che qui chiamano le pietre stanche) sono lungo ie terrazze inferiori probabilmente scaraventati contro gli invasori.
Silenziosi eterni testimoni dell’ultima disperata difesa inca.


La storia delle saline della Valle Sacra è molto interessante e dev’essere fantastico tornare a casa con un pacchetto di sale come souvenir
Un intuizione non da poco, quella di mischiare le alghe al sale per cercare di riequilibrarne le proprietà. La storia di queste saline é davvero affascinante, e le tue foto sono pazzesche.
Che ricordo che mi hai sbloccato! E mi rendo anche conto che all’epoca avevo visto ben poco rispetto a quanto tu racconti: sì le saline, sì Ollantaytambo (da cui sono solo passata), ma tutto il resto no. Che peccato. Ho recuperato ora leggendo il tuo post!
Avevo inserito senza dubbi questa tappa nel mio programma sul Peru per quest’anno. Poi ho desistito per i preventivi ricevuti, che mi sembravano davvero esagerati. Credo che andremo in Perù quando i figli andranno per i fatti loro: in 4 con i nostri standard è economicamente piuttosto impegnativo
Visitare le saline è sempre una buona idea, dietro alla raccolta del sale c’è sempre così tanta storia! Nel nostro piccolo abbiamo visitato delle bellissime saline in Puglia, ma queste sono davvero spettacolari!
Gran viaggio il Perù, l’ho visto parecchio tempo fa ma mi è rimasto nel cuore ♥️
La valle Sacra è incredibile con i suoi colori e paesini. Per quanto riguarda il sale dopo aver visto il Salar de Uyuni mi sono scese un po’ le saline ma tutto il contesto meraviglioso