Le Islas Ballestas, nella Reserva Nacional de Paracas sono considerate le Galapagos del Perù, perchè in questa oasi naturalistica di grande bellezza è protetta una straordinaria biodiversità marina.
Nessun itinerario in Perù può dirsi completo se non si visita la regione costiera di Nazca e della riserva di Paracas, perchè si scopre un ambiete completamente diverso sia da quello andino sia da quello amazzonico, e perchè in questa zona hanno vissuto alcune delle più affascinanti civiltà preinca.
Paracas: il deserto che incontra l’oceano
Il viaggio verso le Islas Ballestas inizia da Paracas, una piccola località affacciata su una grande baia dove il deserto peruviano scivola letteralmente nell’oceano Pacifico.

Questa parte della costa del Perù ha qualcosa di primordiale. Il paesaggio è dominato da dune color ocra, rocce erose dal vento e un mare profondo e scuro. Eppure proprio qui si sviluppa uno degli ecosistemi più ricchi del Pacifico sudamericano grazie alla Corrente di Humboldt, una corrente fredda (intorno ai 14 gradi) che risale dalle profondità oceaniche portando nutrienti e alimentando un’enorme catena biologica.
Durante il mio soggiorno a Paracas ho alloggiato all’ Hotel Paracas, dei Luxury Collection Hotel, affacciato sulla baia, un luogo sorprendentemente elegante immerso tra palme e giardini.

Lo cito sia perchè da lì ho potuto fare una splendida escursione alle Islas Ballestas sia perchè all’interno della struttura si trova anche uno singolare museo dedicato alle civiltà preincaiche della regione, dove sono conservati alcuni dei reperti più affascinanti del Perù antico.
Il museo è dedicato alla cultura Paracas, una civiltà che prosperò lungo questa costa tra l’800 a.C. e il 200 a.C. e che raggiunse livelli straordinari nell’arte tessile. I mantelli funerari esposti sono capolavori incredibili: ricami finissimi, colori ancora vivissimi dopo oltre duemila anni e motivi simbolici complessi che raffigurano divinità, animali sacri e spiriti del mondo andino.
Guardate questo splendido kilim in fibra di camelide, (600- 1000 dC), che rappresenta dei personaggi umani con tunica, cappello di piume e bastoni.

Alcuni tessuti sono addirittura fatti con piume colorate di uccelli tropicali, come questo panno datato intorno al 750-850 dC, che era destinato alle elites, poichè rappresentava un essere mistico.

Accanto ai tessuti sono esposti ceramiche, strumenti rituali e oggetti della vita quotidiana che raccontano la capacità di queste antiche popolazioni di vivere in equilibrio con un ambiente naturale estremamente difficile.

Visitare questo museo prima di partire per le Ballestas permette di comprendere quanto questa costa sia stata non solo un santuario naturale, ma anche un territorio di civiltà raffinate e antichissime.

Un paesone nato dal turismo
Paracas come città è piuttosto insignificante. Il paesone in sé è piuttosto recente e, a differenza di molte città storiche del Perù, non possiede un vero patrimonio architettonico o urbano. Paracas è cresciuta soprattutto negli ultimi decenni come base logistica per i turisti diretti verso le Islas Ballestas e la Reserva Nacional de Paracas.
La Reserva Nacional de Paracas
Le Islas Ballestas fanno parte della grande Reserva Nacional de Paracas, una delle aree naturali protette più importanti del Perù.
Istituita nel 1975, la riserva protegge oltre 3.000 km² di ecosistemi marini e desertici, dove il deserto incontra il Pacifico creando uno degli ambienti più suggestivi del Sud America.
Le scogliere rosse che precipitano nel mare, le baie sabbiose e le isole rocciose ospitano una biodiversità sorprendente: colonie di uccelli marini, leoni marini, delfini, fenicotteri e numerose specie migratorie.

La riserva possiede anche un enorme valore archeologico. Lungo questa costa si svilupparono alcune delle più antiche culture del Perù, tra cui proprio quella di Paracas.
In pochi luoghi al mondo natura, archeologia e paesaggio dialogano con un’intensità così forte.

Il viaggio verso le isole
L’escursione classica alle Ballestas parte dal porto turistico di Paracas nelle prime ore del mattino. Non è un dettaglio secondario: il mare è più calmo e la luce radente illumina le scogliere con tonalità dorate mentre le colonie di animali sono più attive.
La navigazione dura circa mezz’ora. Alle spalle restano le dune del deserto costiero, davanti si apre l’immensità del Pacifico.

Il misterioso Candelabro di Paracas
Durante la navigazione da Paracas verso le Islas Ballestas, le barche rallentano davanti a uno dei misteri più affascinanti della costa peruviana: il Candelabro de Paracas.
Questo enorme geoglifo è inciso sul fianco sabbioso della penisola che domina la baia. La figura ricorda un grande candelabro a tre bracci — o, secondo altri, un tridente — ed è visibile solo dal mare.

Dimensioni e tecnica
Il Candelabro è imponente. E’ alto circa 180 metri, largo circa 70 metri, la profondità dei solchi arriva fino a 60 cm.
Le linee sono state realizzate scavando la crosta superficiale del terreno desertico, ricca di ossidi scuri, per far emergere il colore più chiaro della sabbia sottostante.
Il clima estremamente arido della costa peruviana e l’assenza quasi totale di piogge hanno permesso al geoglifo di conservarsi per oltre duemila anni.

Inoltre la posizione sulla collina protegge il disegno dall’erosione diretta del vento. Non lo protegge dalla stupidità umana, in quanto alcuni anni fa una famiglia di turisti introdottasi illegalmente sull’isola camminò sul tracciato del candelabro hanno provocato lesioni sulla figura che si è dovuta restaurare.
Chi lo ha realizzato
Alcuni archeologi attribuiscono il Candelabro alla Cultura Paracas, una civiltà che fiorì lungo questa costa tra l’800 a.C. e il 200 a.C.
Questa cultura è celebre per le necropoli ritrovate nella regione e per i tessuti funerari straordinariamente elaborati, tra i più sofisticati dell’intero mondo precolombiano.
Il geoglifo sarebbe quindi più antico delle celebri linee di Nazca, realizzate alcuni secoli dopo più a sud nel deserto.

Un faro per i navigatori?
Una delle ipotesi più convincenti è che il Candelabro fosse un punto di riferimento per la navigazione costiera.
La figura è perfettamente visibile dal mare anche a molti chilometri di distanza. Le antiche popolazioni della costa peruviana erano eccellenti navigatori e commercianti marittimi: utilizzavano zattere di canne e imbarcazioni leggere per muoversi lungo il Pacifico.
Il geoglifo avrebbe quindi funzionato come una sorta di segnale monumentale per orientarsi lungo la costa.

Un simbolo religioso?
Un’altra interpretazione collega il disegno a un simbolo religioso o cosmologico.
Il tridente potrebbe rappresentare una divinità marina, un simbolo di fertilità legato all’acqua, o un’iconografia associata alla pianta allucinogena del datura, utilizzata in rituali sciamanici.
Alcuni studiosi hanno notato che la forma ricorda anche elementi iconografici presenti nei tessuti della cultura Paracas.

Le leggende dei pirati
Nel corso dei secoli il Candelabro ha alimentato anche numerose leggende.
Una delle più popolari racconta che il geoglifo fosse un segnale per i pirati del Pacifico, che lo avrebbero utilizzato come punto di riferimento per nascondere tesori lungo la costa.
Secondo altre storie popolari, il simbolo indicherebbe addirittura la presenza di ricchezze sepolte nel deserto.
Naturalmente non esistono prove storiche di queste ipotesi, ma il mistero che circonda il Candelabro continua ad alimentare la fantasia.
Un dialogo tra deserto e oceano
Ciò che rende davvero straordinario il Candelabro non è solo il suo mistero, ma la sua posizione scenografica.
Il disegno è inciso su una collina che domina direttamente l’oceano, come se fosse stato creato per essere visto da chi arriva dal mare.
Quando la barca rallenta davanti alla penisola e il Candelabro appare sulla sabbia dorata, si ha la sensazione che il deserto stia parlando all’oceano attraverso un simbolo antico.
È uno di quei momenti in cui si percepisce chiaramente quanto la costa peruviana sia stata, per millenni, un luogo di incontro tra natura potente e civiltà umane profondamente simboliche.
Un santuario naturale di fauna marina
Avvicinandosi alle Islas Ballestas, il silenzio del mare lascia spazio a un frastuono continuo fatto di richiami di uccelli, spruzzi d’acqua e il profondo bramito dei leoni marini.

Le isole sono disabitate, ma ospitano una biodiversità impressionante. Tra gli animali che ho potuto ammirare, e che sono anche i più facili da incontrare, ci sono:
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i Leoni marini sudamericani, distesi sulle rocce in colonie rumorose
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i Pinguini di Humboldt, una specie rara che vive lungo le coste fredde di Perù e Cile
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i Pellicani peruviani, con la loro apertura alare imponente
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migliaia di Sule peruviane e cormorani che nidificano sulle scogliere
- stelle marine giganti sulle rocce a pelo d’acqua.
- In mare vivono molti cavallucci marini, c’è un bosco gigante di alghe di poseidonia, e un’immensa varietà di pesci diversi di cui si nutrono gli uccelli.

In alcuni periodi dell’anno è possibile avvistare anche delfini e, più raramente, balene. Alcuni uccelli sono solo presenti in alcuni mesi, si fermano qui a riposarsi durante le migrazioni, o vi trovano un luogo tranquillo per nidificare.
Le Sule peruviane
I piqueros peruanos (in italiano sule peruviane) sono grandi uccelli marini tipici della corrente fredda del Pacifico sudamericano. Hanno corpo bianco e dorso bruno.
Quando sono posate sulle rocce, sembrano quasi inermi e immobili. Ma appena individuano un banco di pesci si trasformano in formidabili cacciatori.

ll nome spagnolo “piquero” deriva dal verbo picar, che significa tuffarsi o colpire: descrive perfettamente il loro modo di cacciare: Questi uccelli individuano i banchi di pesce dall’alto e poi si lanciano in mare con una spettacolare velocissima picchiata verticale.
A gennaio, quando ho visitato le isole, le sule peruviane avevano schiuso da poche settimane le loro uova, e i piccolini con le loro piume bianche e soffici facevano bella mostra di sè nei nidi sull’alto delle rocce.

I leoni marini
L’oro bianco del Perù: il guano
Per secoli la ricchezza di queste isole non è stata il turismo, ma il guano, il fertilizzante naturale formato dagli escrementi degli uccelli marini.
Nel XIX secolo il Perù divenne uno dei maggiori esportatori mondiali di guano. Le colonie di uccelli delle Ballestas producevano depositi spessi diversi metri, considerati all’epoca un vero “oro bianco” per l’agricoltura europea.
Ancora oggi l’estrazione viene effettuata periodicamente, ma con ritmi controllati per preservare l’equilibrio dell’ecosistema.

Paesaggi scolpiti dal Pacifico
Le Ballestas non sono solo un santuario di animali: sono anche un capolavoro geologico.
Le scogliere sono state modellate per millenni dall’erosione del mare e del vento, creando archi naturali, grotte e pilastri di roccia che emergono dall’oceano come sculture.

Navigando tra queste formazioni, la barca passa spesso sotto archi naturali dove si radunano colonie di uccelli marini. L’odore del guano, pungente ma caratteristico, ricorda immediatamente quanto la vita qui sia intensa.

Un equilibrio fragile
L’equilibrio della riserva naturale è fragile. Viene minacciato costantemente dalla caccia e pesca illegale. La pesca industriale è vietata, come è proibito l’aprodo delle barche a motore che disturano gli animali che riposano.
Su una delle isole è presente un centro di interpretazione ed educazione per i visitatori che è anche un centro di ricerca sullo stato di salute della popolazione animale e sul fenomeno della corrente di Humboldt e d alcuni eventi ricorrenti come quello del Nino che possono compromenttere lo stato delle acque.

Negli ultimi anni la fauna della costa peruviana — inclusa quella della Reserva Nacional de Paracas e delle Islas Ballestas — è stata colpita da una grave epidemia di influenza aviaria.
Il virus dell’influenza aviaria altamente patogena H5N1 è arrivato sulle coste del Sud America alla fine del 2022, probabilmente trasportato da uccelli migratori.
In pochi mesi ha provocato una vera catastrofe ecologica: oltre 50.000 uccelli marini morti lungo la costa del Perù, centinaia o migliaia di leoni marini morti in varie aree protette.
Gli ecosistemi delle Ballestas e di Paracas sono densissimi di animali, che vivono a stretto contatto, e questo purtroppo comporta la rapida diffusione delle malattie.

La mortalità di massa è stata particolarmente grave nel 2023, ma negli anni successivi la situazione è progressivamente migliorata grazie a monitoraggi sanitari, limitazione del contatto umano con gli animali malati. Le colonie di fauna marina della costa peruviana sono molto resilienti e stanno lentamente recuperando.

Informazioni pratiche per visitarle
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Accesso: escursioni in barca dal porto di Paracas
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Durata: circa 2 ore
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Orario consigliato: partenza al mattino presto
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Sbarco: non è consentito per proteggere l’ecosistema
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Periodo migliore: tutto l’anno
Le escursioni sono regolamentate dalla Reserva Nacional de Paracas per proteggere questo ecosistema straordinario.

Un’esperienza indimenticabile nel Pacifico peruviano
Visitare le Islas Ballestas significa entrare per qualche ora in un mondo dominato dagli animali e dall’oceano.

Il contrasto tra il deserto assoluto della costa peruviana e l’esplosione di vita marina che circonda queste rocce è uno degli spettacoli naturali più sorprendenti del Perù.
Per chi viaggia lungo la costa tra Lima e Nazca, una mattina alle Ballestas non è solo una gita: è uno sguardo privilegiato sull’equilibrio fragile e potente dell’ecosistema del Pacifico.








Non avevo idea che il Perù custodisse un arcipelago così interessante come le Isole Ballestas! Ho notato numerose specie che vorrei osservare un giorno, come la sula dai piedi blu ma anche i condor che hai fotografato. Potessi starei in mare tutto il giorno per fotografare questa magnifica e particolare fauna! E poi sicuramente la presenza del candelabro rende tutto più misterioso!