A pochi chilometri da Puerto Maldonado, nella regione amazzonica peruviana di Madre de Dios, si trova Inkaterra Hacienda Concepción, un lodge immerso nella foresta tropicale primaria lungo il fiume Madre de Dios.
Arrivarci è già parte dell’esperienza. Dall’aeroporto di Puerto Maldonado si attraversa la città, poi si sale su una lunga canoa a motore che risale lentamente il fiume. Le rive diventano sempre più verdi, la vegetazione si chiude sull’acqua e il rumore del motore si mescola al richiamo degli uccelli. In meno di un’ora si entra in un mondo completamente diverso.

Qui comincia davvero l’Amazzonia. Avevo già vissuto l’aventura di un lungo trekking nell’Amazzonia brasiliana, ma qui ho trovato un habitat ancora diverso.
Il lodge sorge su quella che in origine era una hacienda amazzonica dedicata alla coltivazione della gomma e del cacao, testimonianza di un’epoca in cui questa parte dell’Amazzonia era attraversata da commerci e spedizioni fluviali.
Oggi l’antica proprietà dell’ Hacienda Concepción è stata trasformata in una struttura di ospitalità sostenibile, ma conserva l’atmosfera delle case coloniali di frontiera:
legno scuro, verande ampie, tetti alti e giardini tropicali dove orchidee e bromelie crescono spontaneamente.

Le camere sono distribuite in piccoli bungalow immersi nella vegetazione. Non ci sono televisioni né distrazioni artificiali: la vera colonna sonora è quella della foresta.
La corrente elettrica c’è solo alcune ore del giorno, e internet è presente unicamente nella sala comune. Ci si disintossica.
Esplorare la foresta amazzonica dall’ Hacienda Concepción
Da Hacienda Concepción partono ogni giorno escursioni guidate nella foresta. Non si tratta di semplici passeggiate: è un modo per entrare gradualmente nella complessità dell’ecosistema amazzonico.
I sentieri attraversano foresta primaria e secondaria, lagune interne e zone umide dove la biodiversità è straordinaria.
Tra le esperienze più interessanti:
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camminate naturalistiche tra alberi giganteschi e piante medicinali utilizzate dalle popolazioni locali
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escursioni notturne, quando la foresta mostra le creature invisibili
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visite alle collpas, le pareti di argilla dove pappagalli e ara si radunano per nutrirsi di sali minerali
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navigazioni lungo i corsi d’acqua alla ricerca di caimani e capibara
Non lontano dal lodge si trova anche il Lake Sandoval, una laguna circondata da palme di aguaje dove vive una delle popolazioni più importanti di lontra gigante amazzonica, uno degli animali più rari del continente.
Una camminata notturna nella foresta
Torcia in mano, repellente per i mosquitos, stivaletti, parto per una passeggiata nella foresta quando il sole inizia a tramontare, ed in pochi minuti la natura cambia completamente volto, i suoni coincitati degli uccelli che salutano il giorno lasciano il posto a quelli quasi ipnotici dei colleghi notturni.
Di notte il silenzio non esiste.
Insetti, rane e uccelli notturni costruiscono un paesaggio sonoro continuo che ricorda quanto questo ecosistema sia vivo.

Molti animali amazzonici sono notturni, perché il buio offre protezione dai predatori e temperature più fresche. Le escursioni permettono di osservare questi comportamenti e di ascoltare i suoni della foresta che normalmente restano invisibili.
La nostra guida ha con sè un machete, ma la foresta intorno all’hacienda, anche se ricca di sottobosco e stratificata, non è così densa da doversi fare strada tagliando la vegetazione.

La guida mi insegna a riconoscere i richiami delle rane tropicali, il fruscio degli insetti tra le foglie, i movimenti delle piccole creature nel sottobosco. A volte basta illuminare il sentiero con la torcia per scoprire quanto la foresta sia piena di vita.
E non sai mai quello che la tua torcia può illuminare.

Il bambu
Ci imbattiamo in un bosco di altissime e fitte canne di bambu. Il bambu è flessibile e robustissimo, e viene sfruttato sia per la costruzione sia per la caccia. Le lance taglienti di bambu vengono scagliate oppure le canne svuotate vengono usate come cerbottane per sparare le punte intinte nel micidiale veleno di certe piccole rane.

Le liane
Poi ci sono le liane che pendono giù dagli altissimi alberi.
Non sono semplici “viti della giungla” come spesso le immaginiamo. In Amazzonia costituiscono una componente fondamentale dell’ecosistema forestale: piante rampicanti legnose che sfruttano i tronchi degli alberi per raggiungere la luce della volta della foresgta senza dover costruire un tronco proprio.
Nella regione di Madre de Dios si trovano centinaia di specie diverse, alcune allucinogene, altre velenose, altre che possono essere tagliate per bere acqua pura.

Le più spettacolari sono le liane legnose giganti, spesse come un braccio o addirittura come un tronco.
Queste liane possono salire per 30–40 metri fino alla volta della foresta, intrecciandosi tra gli alberi e creando veri ponti naturali tra una chioma e l’altra.
Spesso formano: spirali strette attorno ai tronchi, archi sospesi tra gli alberi, corde pendenti che scendono fino al suolo
Molti animali della foresta – scimmie, scoiattoli arboricoli e alcuni rettili – le utilizzano come autostrade naturali per spostarsi tra gli alberi senza scendere a terra.
Diversi tipi di liana hanno proprietà allucinogene. Una delle liane più famose della regione è l’ ayahuasca.
La guida naturalistica mi mostra questa pianta, spiegandone il significato culturale oltre che botanico. È una liana relativamente robusta, con corteccia chiara e nodosa, utilizzata da secoli dalle popolazioni indigene amazzoniche per preparare la bevanda rituale omonima delle cerimonie sciamaniche.
Alcune liane amazzoniche sono conosciute come “liane d’acqua”.
Se tagliate, rilasciano acqua limpida e potabile immagazzinata nei loro tessuti. È una risorsa preziosa nella foresta e la guida mi mostra come riconoscerle.
Questo adattamento consente alla pianta di: immagazzinare acqua durante la stagione delle piogge per sopravvivere nei periodi più secchi e trasportare rapidamente liquidi lungo la struttura della liana.
È uno degli esempi più affascinanti di adattamento alla vita nella foresta tropicale.
La guida si ferma accanto a una liana che sale lentamente lungo il tronco di un grande albero. A prima vista sembra una delle tante che intrecciano la foresta amazzonica, ma lui indica alcune piccole spine ricurve lungo il fusto.
«Uña de gato», dice.
La liana è Uncaria tomentosa, una delle piante medicinali più conosciute dell’Amazzonia. Il nome significa “artiglio di gatto”, e quando ci si avvicina è chiaro il perché: le spine sembrano davvero piccoli uncini, con cui la pianta si aggrappa agli alberi per salire verso la luce.
La guida scalfisce leggermente la corteccia con il coltello. Mi spiega che la corteccia e la radice vengono essiccate e ridotte in polvere. Nella medicina tradizionale amazzonica è usata da secoli per molte cose: per rafforzare l’organismo, per le infiammazioni e anche, mi dice con un sorriso, per problemi alla prostata.
Camminando nei sentieri intorno a Hacienda Concepción, si ha spesso l’impressione che la foresta sia un enorme intreccio tridimensionale, in cui alberi e liane crescono insieme formando una rete vivente.
Ed è proprio questo intreccio, antico e caotico, che dà alla giungla amazzonica la sua atmosfera così densa e primordiale.
Acqua e tante piccole vite
Passiamo vicino ad una piscina naturale verdastra e limacciosa. Non è particolarmente invitante, ma dove c’è acqua la vita abbonda sempre.

E difatti ecco qui una piccola lucertola della famiglia dei gechi, ce ne sono tante nella foresta amazzonica di Puerto Maldonado. Escono di notte per catturare gl insetti di cui si nutrono. Sono animaletti molto utili perché controllano zanzare e altri insetti della foresta.

Sotto la corteccia di un albero si nascondo le termiti. Gli indigeni se ne nutrono perchè sono ricche di proteine, e inoltre usano il loro succo come repellente per i mosquitos.
La guida ci invita ad assaggiarne una: è piccantina per via del formitrolo.
La chica verde che tinge di rosso
La guida si china a raccogliere una piccola erba verde che cresce ai margini del sentiero. A prima vista sembra una foglia qualsiasi, indistinguibile tra le centinaia di piante che riempiono il sottobosco.
La strofina tra le dita e mi invita a fare lo stesso.
All’improvviso il verde scompare e sulle mie dita compare un rosso acceso, quasi sorprendente per intensità. È il pigmento naturale della pianta, mi spiega, una liana amazzonica chiamata Arrabidaea chica.

E’ l’equivalente della cocciniglia per le popolazioni andine. Nelle comunità della foresta questo colore viene usato da sempre per dipingere la pelle e accogliere gli ospiti. Un segno semplice, ma carico di significato: il rosso della vita, dell’energia, dell’appartenenza al gruppo.
Per lavarla via è necessario aspettare che si secchi, altrimenti se non si lava il colore rosso dura una settimana.
Ci sono altri frutti, foglie e cortecce che cambiano in differenti colori.
La tarantola
Che cosa uscirà da quel buco nel terreno? La guida mi invita a scuotere un bastoncino all’interno, ed ecco aggraparsi una grande tarantola nera, che peraltro non vede l’ora di tornarsene dentro a casa sua.

La cresta di gallo
La foresta pullula di piante e fiori sorprendenti. Ecco la rossa cresta di gallo, che ho in vaso a casa in versione mini rispetto a questa gigante.

La lupuna, l’albero sacro di Avatar
Mi imbatto in un albero che sembra toccare il cielo. È una lupuna, la grandissima Ceiba pentandra, uno dei giganti della foresta amazzonica, l’albero di Avatar.
Quando la guida la indica faccio fatica ad inquadrarla nella sua grandezza, nel buio della notte: è così alta che la torcia non riesce ad illuminarla tutta.

Il tronco è immenso, e alla base si aprono radici enormi, larghe come pareti. Sembrano contrafforti di una cattedrale naturale, che si allargano nel terreno per sostenere l’albero. La guida appoggia la mano sul tronco e lo colpisce leggermente con il palmo.
Il legno risuona con un suono profondo, quasi cavo. Gli indigeni percuoto l’albero per mandare a distanza richiami.
Mi spiega che per molte comunità della foresta la lupuna è un albero sacro. Si dice che ospiti gli spiriti della giungla e che colleghi la terra con il cielo. Per questo spesso non viene abbattuta. È un albero che si rispetta.

Rimango qualche momento a guardarla.
Il tronco sale per decine di metri prima ancora che si vedano i rami, e la chioma emerge sopra tutta la foresta del Madre de Dios. La guida mi dice che questo è solo un “baby”, perchè questi alberi arrivano sino a 70 metri con una spettacolare chioma ad ombrello che svetta nella foresta.
In quel momento capisco perché qui la chiamano la madre degli alberi. Davanti a una lupuna, la foresta sembra avere una scala completamente diversa.
Ironwood tree
La lupuna non è l’unico gigante, nè l’unico pluricentenario. Prima trovo un fico che ha 500 anni e po «Ironwood», dice la guida appoggiando la mano sulla corteccia.
Mi indica uno degli alberi più duri della foresta amazzonica, lo Dipteryx micrantha, che qui chiamano anche shihuahuaco. Mi spiega che il suo legno è così compatto da essere quasi indistruttibile. Alcuni di questi alberi possono avere diverse centinaia di anni, perchè il loro sviluppo è molto lento e il loro ciclo di vita lungo.
Poi mi indica una cicatrice scura sul tronco, a qualche metro da terra.
«Un fulmine», dice.
La scarica ha bruciato una lunga striscia nella corteccia, lasciando una ferita verticale che sembra una cicatrice nera. Eppure l’albero è ancora lì, immenso e stabile, come se nulla fosse accaduto.
Alza lo sguardo verso l’alto e mi fa notare un grande buco nel tronco, molto più in alto di quanto riesca a vedere bene tra le foglie. È lì che, mi racconta, spesso nidificano le Ara macao, le grandi ara rosse dell’Amazzonia. Hanno bisogno di alberi antichi e robusti come questo per scavare le loro cavità e allevare i piccoli. Nei giorni successivi infatti ho potuto ammirare la coppia di ara macao nel tronco di un ironwood tree.

Rimango qualche momento a guardare quel tronco segnato dal fulmine e abitato dagli uccelli.
In una sola pianta convivono tempeste, secoli di crescita e la vita di altri animali.
Il fiume nel buio della giungla
L’ultima parte della nostra escursione notturna è la navigazione lungo il fiume.
La barca parte dal piccolo pontile del lodge quando il cielo è ormai scuro. Il motore è appena percettibile e il fascio di una torcia illumina lentamente le rive.

Appena ci si allontana dalle luci del lodge, la foresta diventa un’immensa massa nera. Non si distinguono più i tronchi né le foglie, ma solo il profilo della vegetazione contro il cielo.
L’acqua riflette poche stelle e il suono dominante è quello della giungla: insetti, rane, richiami lontani di uccelli notturni.
Cercando gli occhi nella notte
La guida dirige il fascio di luce lungo le sponde fangose del fiume. All’improvviso, nel buio, compaiono due piccoli punti rossi o arancioni.
Sono gli occhi di un caimano.
I caimani restano immobili vicino all’acqua, e la luce della torcia si riflette nei loro occhi rendendoli visibili da lontano. La barca si avvicina lentamente e per qualche secondo si distingue la forma dell’animale, poi torna a scivolare nell’oscurità.

A volte si vedono anche capibara lungo le rive, uccelli notturni posati sui rami bassi, pipistrelli che sfiorano la superficie dell’acqua. Ma io questa volta non sono così fortunata.
La cosa più sorprendente non è tanto l’avvistamento degli animali, quanto la sensazione di isolamento.
Il fiume scorre nel mezzo di una foresta immensa, e per chilometri non c’è nessuna luce artificiale. Solo la torcia della guida e la luna, se il cielo è limpido: uno dei pochi posti dove la notte è ancora completamente naturale.
Un laboratorio naturale di biodiversità
Questa parte dell’Amazzonia peruviana è considerata uno dei luoghi con la più alta biodiversità del pianeta.
Nel dipartimento di Madre de Dios sono state censite:
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oltre 1000 specie di uccelli
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centinaia di specie di farfalle
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primati, bradipi, tapiri e giaguari (anche se difficili da avvistare)

Alcuni animali si spingono sino a dentro il lodge, come questo simpatico agouti amazzonico, che vive di frutti, semi e noci ed è molto timido e veloce.
Molte delle attività organizzate dall’ Hacienda Concepción sono accompagnate da guide naturalistiche e ricercatori, perché la struttura fa parte di una rete di progetti scientifici dedicati allo studio della foresta amazzonica.
Camminando nei sentieri si incontrano torri di osservazione, stazioni di monitoraggio e piccole aree dedicate alla ricerca botanica.
Il canopy tree walking
Una delle esperienze più suggestive è il percorso del canopy tree walking.
Finché si cammina nella foresta, gli alberi sembrano enormi. Ma solo quando si comincia a salire sulla scala di legno che porta al ponte sospeso ci si accorge davvero della loro altezza.

Arrivata in cima, davanti a me si apre il primo ponte sospeso. Una passerella stretta di corde e tavole che attraversa lo spazio tra due alberi giganteschi. Sotto non si vede quasi il suolo: solo un intreccio di foglie, rami e ombra.
Faccio i primi passi. Il ponte oscilla appena, abbastanza da ricordare che siamo a trenta metri sopra la foresta. I ponti comunque sono molto stabili e progettati per integrarsi con gli alberi senza danneggiarli. passato il primo ponte, si prende confidenza e ci si muove pià speditamente sugli altri.

A questa altezza il mondo cambia. Non si sente più il rumore del sottobosco, ma il vento tra le foglie e il richiamo degli uccelli. Sopra la volta verde del Madre de Dios volano pappagalli e ara che passano quasi alla stessa altezza degli occhi, si osservano i tucani appollaiati sui rami più alti, e si ammirano le scimmie che passano da un ramo all’altro; si notano i particolari della volta della foresta che ospita una quantità incredibile di vita. Si fa caso alle molte piante che crescono direttamente sugli alberi, come orchidee, bromelie ed epifite, che creano piccoli giardini sospesi. La volta della foresta ospita una quantità incredibile di vita.
Camminando tra un ponte e l’altro mi accorgo che la foresta non è un piano unico, ma un mondo stratificato. Sotto c’è il buio umido del sottobosco, e sopra questo tetto verde che sembra infinito.Non sono più dentro la jungla, ma cammino sul suo tetto.

La Tambopata National Reserve
Arrivare nella Tambopata National Reserve significa entrare in uno degli ecosistemi più straordinari del pianeta. La riserva protegge centinaia di migliaia di ettari di foresta primaria attraversata da fiumi, lagune e sentieri che si perdono tra alberi giganteschi.
Quando si naviga lungo il fiume per raggiungerla, la foresta sembra chiudersi lentamente intorno all’acqua. Le rive diventano sempre più dense e la vegetazione forma un muro verde continuo. È difficile immaginare che dentro quell’apparente uniformità si nasconda una delle concentrazioni di vita più ricche della Terra.
Tambopata è infatti considerata una delle aree con la più alta biodiversità al mondo. Qui vivono centinaia di specie di uccelli e mammiferi: giaguari, tapiri, lontre giganti, scimmie e una quantità impressionante di insetti, piante e anfibi. La foresta si organizza in livelli sovrapposti: il suolo umido e ombroso, il sottobosco fitto di palme e liane, e sopra tutto la volta degli alberi, dove si muove gran parte della vita animale.
Il paesaggio è dominato dal fiume Tambopata, che scorre lentamente formando meandri e lagune isolate nella foresta. Queste lagune sono luoghi privilegiati per osservare la fauna: caimani che riposano sulle rive, capibara tra le erbe alte, uccelli acquatici che sorvolano l’acqua immobile.

Un grande cartello di legno segnala l’inizio della riserva. Un piccolo ma interessante centro di informazione mostra cosa ci si può aspettare dal percorso.
Subito dopo l’ingresso la foresta si chiude intorno al sentiero,
Palme, liane e grandi alberi tropicali formano una vegetazione fittissima. In alcune zone il terreno è attraversato da piccoli corsi d’acqua e il percorso prosegue su passerelle di legno sospese sopra la foresta allagata.
Camminando su queste piattaforme si ha la sensazione di avanzare lentamente dentro la giungla, mentre sotto di noi l’acqua scura riflette rami, foglie e radici.
La fauna appare spesso all’improvviso, quasi senza preavviso. Tra i rami bassi della foresta compare un uccello scuro dal becco rosso brillante, un Monaco Nero dal Becco rosso, che rimane immobile osservando ciò che accade intorno. Il suo piumaggio nero contrasta con il rosso intenso del becco, rendendolo facilmente riconoscibile tra il verde della vegetazione.

Proseguendo lungo il sentiero, tra le foglie si muove qualcosa. Una Scimmia Cappuccina bruna amazzonica si ferma per un momento su un ramo e ci osserva con curiosità. poi ricomincia a volteggiare tra le liane. Le cappuccine sono tra i primati più intelligenti dell’Amazzonia e si muovono con sorprendente agilità tra i rami più alti.

Gran parte dell’esplorazione della riserva avviene però sull’acqua. I fiumi e le lagune sono le vere strade della foresta. Navigando lentamente tra i canali si incontrano piccoli angoli di quiete dove gli alberi crescono direttamente nell’acqua e la superficie del fiume riflette la foresta come uno specchio.

I rami degli alberi, le liane, le radici si intrecciano sull’acqua e in alcuni punti la barca sembra entrare attraverso il muro di rami del castello della Bella Addormentata. In altri punti invece il tratto navigabile si allarga in bei paesaggi che si riflettono nello specchio d’acqua.
In uno di questi tratti tranquilli compare la testa di un Caimano dagli occhiali. Solo gli occhi e il muso emergono dall’acqua. Rimane immobile per qualche secondo, perfettamente mimetizzato tra i riflessi del fiume, poi scompare senza fare rumore.

La guida mi indica un curioso albero , una palma dalle radici a trampolo, che viene soprannominato albero che cammina. Ha delle radici molto superficiali che sembrano un fascio di trampoli fuori dal terreno e nel corso della sua vita si sposta lentamente Il tronco è sollevato di circa un metro rispetto a quelle radici che sembrano gambe. Quando alcune radici muoiono e altre crescono da un lato diverso, sembra quasi che la pianta si sposti lentamente nel tempo, anche di alcuni centimetri, come se “camminasse”.
Poco più avanti, su un tronco caduto lungo la riva, due Tartarughe amazzoniche maculate si scaldano al sole. Restano ferme mentre la barca scivola lentamente lungo il canale.

Alcuni uccelli sono più facili da osservare perché rimangono immobili sui rami sopra l’acqua. Uno dei più caratteristici è l’Anhinga, un uccello acquatico dal corpo allungato che spesso si posa sui rami per asciugare le ali dopo la pesca.

Lungo il fiume il paesaggio cambia ancora. In alcuni punti la foresta lascia spazio a grandi palmeti di Mauritia flexuosa, le palme aguaje, che crescono fitte lungo le rive e costituiscono un habitat fondamentale per molte specie di uccelli e mammiferi.

Anche gli alberi più antichi della foresta ospitano vita. Nelle cavità dei tronchi si nascondono spesso piccole colonie di pipistrelli, che trascorrono il giorno al riparo della corteccia per uscire a caccia durante la notte.

E poi, improvvisamente, tra i rami più alti compare una Scimmia scoiattolo. Piccola, veloce e curiosa, osserva per un attimo il passaggio della barca prima di scomparire tra le foglie con un salto rapidissimo.
È così che si scopre Tambopata.
Non attraverso grandi panorami, ma attraverso una successione continua di piccoli incontri.La foresta non si rivela tutta insieme. Si lascia scoprire poco alla volta, dettaglio dopo dettaglio
Il lago Sandoval
Il sentiero nella foresta termina all’improvviso su una piccola radura. Davanti a noi l’acqua appare tra gli alberi: è il Lago Sandoval, una delle lagune più belle della Tambopata National Reserve,
Dopo chilometri di foresta fitta, la vista del lago sorprende. L’acqua è calma, quasi immobile, e riflette perfettamente le palme e gli alberi che la circondano. La guida ci dice che l’acqua è così pura che si può bere, perchè filtrata dalle radici degli alberi.
Una piccola canoa ci aspetta sulla riva. Saliamo a bordo e iniziamo a muoverci lentamente sulla superficie della laguna. Non c’è motore, solo il rumore regolare dei remi nell’acqua.
Il lago è nato quando un antico meandro del fiume Tambopata è rimasto isolato dal fiume principale. Nel tempo la foresta ha completamente avvolto questa ansa d’acqua, trasformandola in un ecosistema ricchissimo.
La barca scivola silenziosa tra i riflessi degli alberi. Ogni tanto un pesce rompe la superficie del lago e le onde si allargano lentamente nell’acqua scura.

La guida indica qualcosa in lontananza. Tra le piante che emergono dall’acqua si muove un piccolo gruppo di lontre giganti dell’Amazzonia. Si immergono e riemergono continuamente, curiosissime, osservando la barca da una distanza prudente. Due di loro ci osservano comodamente sdraiate su un tronco.
Intorno alla laguna il silenzio è sorprendente. Solo il richiamo di qualche uccello rompe l’aria immobile. Un cormorano nero affiora dal pelo dell’acqua con il lungo collo ed il becco a punta per pescare meglio.

Dopo la densità della giungla, il Lago Sandoval sembra quasi uno spazio aperto dentro la foresta: un luogo dove l’Amazzonia rallenta e diventa improvvisamente quieta.
Chuncho Macaw Clay Lick: i pappagalli che mangiano l’argilla
Uno degli spettacoli naturali più famosi della Tambopata National Reserve, è la grande parete argillosa dove ogni giorno centinaia di pappagalli e ara si radunano per nutrirsi. In Amazzonia queste pareti sono chiamate collpas, o clay licks.
La più spettacolare e conosciuta è la Chuncho Macaw Clay Lick, lungo il fiume Tambopata.
All’alba, decine — a volte centinaia — di pappagalli si radunano su queste scarpate di argilla.

Il comportamento ha una spiegazione biologica molto interessante:
l’argilla contiene minerali e sali che aiutano gli uccelli a neutralizzare le tossine presenti nei frutti e nei semi della foresta amazzonica.
Molte piante tropicali producono sostanze chimiche difensive per proteggere i propri semi. Ingerendo argilla, i pappagalli riescono a digerire questi alimenti senza subirne gli effetti.
Ricordo di essere arrivata molto presto, quando la luce nella foresta era ancora tenue. La barca si è fermata sulla riva del Tambopata River, di fronte alla parete di argilla. All’inizio sembrava tutto immobile.
Poi sono arrivati i primi pappagalli verdi. Si sono posati sugli alberi sopra la scarpata e sono rimasti lì a lungo, come sentinelle. Le guide spiegano che gli uccelli osservano attentamente l’ambiente per assicurarsi che non ci siano predatori. Purtroppo un falco stava lì in attesa e così i pappagalli non arrivavano. L’attesa è durata molto più del previsto. Poi se n’è andato.

Dopo qualche minuto, improvvisamente, l’aria si è riempita di richiami e di ali.
Stormi di ara hanno attraversato il fiume e si sono posati sulla parete, divisi per specie in un ordine preciso. In pochi istanti la scarpata di argilla si è trasformata in un mosaico di colori.
Tra le specie che ho potuto osservare ci sono gli Ara macao (l’ara scarlatta), gli Ara chloropterus (l’ara dalle ali rosse), l’Ara ararauna (l’ara blu e gialla) e numerose specie di pappagalli amazzonici più piccoli e sulle tonalità del verde
Quando decine di questi grandi pappagalli si radunano insieme, la parete si riempie di rosso, blu, giallo e verde.
Poi all’improvviso, veloci come erano arrivati, quasi obbedendo ad un richiamo se ne vanno insieme, lasciando la sensazione di aver assistito a qualcosa di magicamente unico.
Il ritmo lento dell’Amazzonia
A differenza di altre destinazioni del Perù, l’Amazzonia non si visita correndo.
Qui il tempo sembra dilatarsi. Le giornate sono scandite dal sole, dalle escursioni sul fiume e dalla luce che cambia colore tra gli alberi.

La sera si torna all’ Hacienda Concepción mentre il cielo diventa rosso sopra il fiume Madre de Dios. Le barche attraccano lentamente al pontile e la foresta ricomincia a parlare con le sue voci notturne.
Dopo l’ambiente lacustre del Titicaca, le Ande e le città coloniali, questo è ancora un’altra sorpresa, un altro volto del Perù: più primordiale, più silenzioso, e immensamente vivo.

Ho soggiornato in un luogo molto simile all’Hacienda Concepcion in Vietnam, vivendo un’esperienza di totale disconnessione. Dopo lo sgomento iniziale, soprattutto per me che lavoro anche con i social, ho preso coscienza dell’opportunità che mi veniva data, e ho concentrato tutto il mio essere sui suoni della foresta circostante, sui suoi profumi, e sul cibo tipico della zona, fatto di cose semplici e genuine. Mi piacerebbe davvero fare altrettanto visitando le magnificenze del Perù… mi salvo il tuo articolo.