Transnistria: un giorno tra Tiraspol e Bender, nel Paese che non c’è

Quando si lascia la Moldova, pur rimanendo ufficialmente in quel Paese,  e si attraversa il posto di confine verso la
Transnistria, si ha l’impressione di passare una soglia temporale non meno che politica.
I soldati in divisa, i simboli sovietici, la piccola sbarra rossa e verde che si solleva lentamente:
tutto sembra appartenere a un’altra epoca, un frammento d’URSS rimasto intatto nel cuore d’Europa.

I siti governativi di quasi tutti gli stati europei sconsigliano di andarci per turismo perchè lo considerano uno stato instabile e potenzialmente pericoloso, senza un’ambasciata che possa tutelare i cittadini italiani, ma sul posto non si avverte alcuna situazione di insicurezza al momento.

Prima si incontra un piccolo presiido di soldati russi, peacekeepers, come amano definirsi. La Russia non riconosce formalmente la Transnistria ma insomma, meglio tenerci un piede dentro, visto che non solo è amica ma è ad un passo dal confine Ucraino e dall0 sbocco al mare, e che contiene un impressionante deposito di munizioni russe, che se venissero fatte saltare in aria  avrebbero l’effetto di una bomba atomica. Sono ragazzi ben felici di controllare un finto confine e di non dover combattere in Ucraina.

murales con soldati russi peacekeepers in Transnistria, Tiraspol

 

Poi arriva il controllo passaporti delle guardie locali, che genera una discreta fila al confine dovuta non tanto ai turisti pressocè inesistenti ma ai residenti che fanno da pendolari con la Moldova, visto che abitare in Transnistria costa poco ma lavorare in Moldova rende di più.

Il controllo è formale, ma la sensazione è irreale: viene rilasciato un fogliettino di visto/ permesso temporaneo di soggiorno e si entra in un Paese che ufficialmente non esiste, ma che possiede tutto ciò che fa di uno Stato uno Stato: un Parlamento, un esercito, una moneta, un inno e, soprattutto, un’ideologia.

carro armato a Tiraspol, Transnistria


Perché e come è nata la Transnistria, o meglio la Repubblica Moldava di Pridnestrovie

La Transnistria nacque negli anni turbolenti della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Quando nel 1991 la Moldova proclamò l’indipendenza e scelse il moldavo (cioè il romeno) come lingua ufficiale, la minoranza russofona della striscia orientale del Paese — la zona industriale lungo il fiume Dnestr — si ribellò per timore di un riavvicinamento alla Romania e della perdita della propria identità.

Nel 1990 la regione dichiarò unilateralmente la nascita della Repubblica Moldava di Pridniestrovie, più nota come Transnistria (ma non chiamatela così, si offendono!), mantenendo simboli, istituzioni e lingua dell’URSS. Russo ma anche Urcaino,visto che siamo a pochi km dal confine con l’ Ucraina, e le due minoranze sembrano convivere qui piuttosto pacificamente, come peraltro lo erano un tempo in Ucraina.

il Museo Storico Militare di Tiraspol. Transnistria

La guerra di secessione del 1992 e i peacekkeper russi

La crisi degenerò nel 1992 in una breve ma sanguinosa guerra di secessione tra le forze moldave e i separatisti appoggiati da reparti dell’esercito russo già presenti nell’area. I combattimenti, concentrati intorno a Bender e Dubăsari, causarono centinaia di vittime e si conclusero con un cessate il fuoco mediato da Mosca.

Da allora, circa 1.500 militari russi sono rimasti sul territorio come cosiddetti peacekeepers, formalmente incaricati di garantire la tregua, ma di fatto garanti del controllo politico e militare di Mosca su questa “repubblica” non riconosciuta.

Questa presenza ha congelato il conflitto per oltre trent’anni, trasformando la Transnistria in un protettorato de facto: un piccolo frammento dell’impero sovietico sopravvissuto alla propria fine, dove la pace è assicurata non dalla riconciliazione, ma dall’equilibrio precario tra interessi contrapposti.

memoriale della gloria di Tiraspol con cimitero militare e monumenti ai caduti delle varie guerre


Tiraspol, capitale del tempo sospeso

la capitale della sedicente repubblica è Tiraspol, che si presenta ordinata e calma, con viali alberati, fontane, parchi e monumenti che sembrano usciti da un film sovietico. Ma dietro la facciata curata si percepisce l’immobilità:
la connessione è lenta o inesistente come le linee telefoniche internazionali, le carte di credito non funzionano, gli scambi con l’esterno sono minimi.
È un’economia chiusa e autarchica, che sopravvive grazie ai sussidi russi e alla propria capacità di adattarsi all’isolamento.

I love Tiraspol, Transnistria

 

Nei negozi e nei bar si paga con rubli transnistriani, moneta che non vale nulla oltre i confini ma che qui
è simbolo d’indipendenza. Molte banconote sono di carta ,ma c’è una versione  sotto forma di una specie di gettoni in plastica rigida, colorate e decorate con eroi sovietici e scorci di Tiraspol: souvenir inconsapevoli di un mondo che vive fuori dal tempo, hanno corso legale, ma vanno a ruba solo tra i turisti e siccome sono ormai difficili da trovare vengono vendute dai bagarini con un sovrapprezzo.

rubli di plastica della Transnistria

 

Il mercato di Tiraspol: l’anima autentica della città

Nel cuore della capitale, il grande mercato coperto è un brulicare di voci e profumi.  Preceduto da un viale contornato da fontane che d’autunno vengono spente e preparate per il gelo invernale coprendole con teli di plastica impermeabile, è una bella struttura  dal tetto verde e interni di ferro battuto.

entrata mercato di Tiraspol, Transnistria

 

Non c’è traccia di catene internazionali o di loghi globali: qui tutto è locale, concreto, manuale. Donne con foulard colorati vendono una grande quantità di splendidi fiori, che in Moldova e Transnistria sono molto amati e adornano tutte le case, miele ambrato, conserve, erbe medicinali, formaggi freschi, insalate russe fatte in casa.

Mi ha incuriosito la grande quantità di sottaceti:  non solo i famosi cetriolini sovietici immortalati da Good Bye Lenin, ma qualunque cosa possa essere glassato o messo sottaceto viene preparato, compresi i cocomeri! La carne è tagliata e disposta a mani nude dai venditori e scelta sempre con le mani dai clienti.

fiori al mercato di Tiraspol, Transnistria

 

Un reparto è dedicato all’olio, che è solo quello di girasole, perchè non si coltivano olivi ma ci sono sterminati campi di girasoli. Quest’anno è stato un pessimo raccolto, non ha piovuto tutta l’estate e mais e girasoli sono bruciati al sole; passando si vedono tutti i campi con i resti bruniti dei raccolti andati a male, ed è un brutto segnale del cambiamento climatico.

sottaceti al mercato di Tiraspol

 

I rubli passano di mano in mano, e i sorrisi sono genuini. Il mercato è l’unico luogo dove si avverte davvero la vitalità di una società che, pur isolata, non si è spenta: un’economia di prossimità molto basica fondata sul piccolo scambio e sulla tradizione contadina.

La retorica dei monumenti e la città-museo dell’URSS

Tiraspol è un museo a cielo aperto dell’epopea sovietica. Ogni angolo, ogni piazza, ogni spartitraffico ospita un monumento agli eroi, un busto di Lenin, un carro armato o una stella rossa.
Non è folclore: qui la memoria è retorica civica che serve a creare un’identità.

Davanti al Parlamento, un carro armato T-34 brilla di vernice verde, con una targa che lo definisce
“il liberatore di Tiraspol”. Più in là, un obelisco celebra i caduti della Grande Guerra Patriottica, con mazzi
di fiori freschi depositati ogni giorno.  Si ricordano i caduti russi delle guerre mondiali, dell’Afghanistan, persino gli eroi di Chernobyl.

monumento agli eroi sovietici

 

Non solo eroi sovietici però, il richiamo è anche alla grande Russia presovietica. Nel Parco di Caterina II, una statua imponente dell’imperatrice russa domina il paesaggio: fu lei a spingere i confini dell’Impero fino al Dnestr, e qui la sua immagine è venerata come madre fondatrice della russità.

monumento alla zarina Caterina di Russia a Tiraspol

I palazzi del potere della Transnistria 

Tiraspol è una capitale in miniatura, ma con tutti i segni esteriori di uno Stato vero.
Sulla grande via 25 Ottobre, l’asse monumentale della città, si affacciano i tre edifici simbolici del potere: la Casa dei Soviet, sede del Parlamento; il Palazzo del Governo, dove sventolano affiancate le bandiere della Transnistria, della Russia e dell’Unione Sovietica; e poco più in là la Presidenza della Repubblica Moldava di Pridniestrovie, un blocco di marmo rosato e vetro scuro in perfetto stile tardo sovietico.

Casa dei Soviet che è il Parlamento di Tiraspol, Transnistria

Tutti questi palazzi, squadrati e solenni, incarnano la classicità austera del potere socialista: colonne massicce, portoni di bronzo, grandi scale di marmo, vetrate fumé e aiuole meticolosamente curate.
Davanti a ciascuno, un busto o un monumento: Lenin, Gagarin, Suvorov — eroi scolpiti nell’eternità di un’ideologia che qui non è mai davvero tramontata.

Suvorov, il liberatore a cavallo

Al centro di questa scenografia si erge la grande statua equestre di Aleksandr Suvorov, il generale russo che nel 1792 fondò Tiraspol come fortezza imperiale ai confini dell’Impero zarista.
Il cavallo impennato, la spada levata al cielo e il volto fiero rivolto verso oriente: tutto in quella figura sprigiona energia mitologica e patriottica.
È un monumento che non celebra soltanto un condottiero, ma il mito fondativo dell’identità transnistriana: la difesa, la disciplina, l’obbedienza e la gloria militare.

il fondatore di Tiraspol generale Suvorov

Suvorov, eroe delle guerre russo-turche e vincitore in oltre sessanta battaglie senza mai essere sconfitto, è venerato qui come padre della patria e difensore dell’ortodossia.
Nel suo mito si intrecciano la forza dell’impero, la memoria sovietica e la fede ortodossa rinata dopo l’ateismo di Stato.
Per i transnistriani, la sua statua non è un semplice monumento ma un atto di fede civica: un simbolo che riassume il loro orgoglio di essere una piccola nazione fedele a Mosca, custode delle proprie radici e delle proprie leggende.

Intorno, le aiuole perfette e le rose rosse accentuano la teatralità del luogo.
Qui il potere non si nasconde: si mostra, si scolpisce, si monumentalizza.
E tutto contribuisce a quel senso di orgoglio disciplinato e identità scolpita nel bronzo che definisce la Transnistria — una repubblica che si percepisce come l’ultima erede dell’ordine sovietico e della grandezza russa.

monumento a Suvorov con installazioni dell'anniversario di fondazione della città di Tiraspol

La fede che è risorta dalle macerie

Nel cuore di Tiraspol, dietro la piazza principale, si erge la Cattedrale della Natività di Cristo, con le sue cupole dorate che scintillano al sole. È una chiesa giovane — costruita negli anni Duemila — ma concepita come simbolo della rinascita religiosa dopo il lungo periodo dell’ateismo di Stato. Durante l’epoca sovietica, infatti, la maggior parte delle chiese ortodosse della regione fu abbattuta o riconvertita: alcune divennero magazzini, altre teatri o sedi di comitati del partito.

Dopo il crollo dell’URSS, la fede è rifiorita come una forma di identità collettiva. Ogni nuova chiesa edificata è percepita come una riparazione spirituale per ciò che fu distrutto.
La Cattedrale della Natività, con i suoi interni affrescati e il profumo d’incenso che permea le navate, è oggi il cuore religioso della Transnistria, e nei giorni di festa le campane si sentono fin dal fiume.

cattedrale ortodossa della Natività a Tiraspol, Transnistria

La fede ortodossa è tornata ad essere una colonna identitaria forte per il popolo transnistriano: una risposta silenziosa ma profonda agli anni dell’ateismo obbligato. Oggi, la religione convive con la retorica sovietica in una simbiosi che può apparire contraddittoria, ma che per gli abitanti di Tiraspol rappresenta una riconciliazione: tra il passato ideologico e la ricerca di un senso più alto di appartenenza.

interno della cattedrale ortodossa della Natività di Cristo a Tiraspol, Transnistria

“Снова в СССР” — di nuovo nell’URSS

Tra i locali più caratteristici spicca il ristorante Снова в СССР, che significa “Di nuovo nell’URSS”.
Davanti, una Volga bianca è parcheggiata come un’installazione.  All’interno, tovaglie rosse, samovar fumanti, giornali d’epoca e fotografie di Gagarin e Brežnev alle pareti: il tempo qui non scorre, si ripete.

La memoria sovietica a Tiraspol non è solo sentimento: è anche strumento politico, linguaggio condiviso,
collante nazionale. L’URSS non è raccontata come un fallimento, ma come un’età dell’oro sospesa nel mito.

scritta ristorante ritorno in URSS e auto d'epoca a Tiraspol,

 

Il ristorante-prigione: la storia trasformata in scenografia

Un’altra esperienza sorprendente è quella del ristorante ricavato da un’antica prigione sovietica.
La chiamano  “cantina” ed è  un modesto self service ricavato in locali sotterranei e senza finestre, che un tempo erano una prigione del KGB e che ora sono un piccolo museo della vita oltre cortina.
I tavoli sono sistemati tra pareti spesse e corridoi dove un tempo si camminava in fila.

Cenare qui è come partecipare a una rappresentazione: il passato che imprigiona diventa spettacolo e arredo,
la storia trasformata in scenografia identitaria. È la metafora perfetta della Transnistria: una prigione dorata, isolata dal mondo ma fiera del proprio isolamento.

Cenare tra le sbarre: la memoria, qui, non è mai solo sullo sfondo.

 

Murales  e decorazioni di propaganda e della memoria sovietica in Transnistria

Camminando per le strade di Tiraspol è impossibile non imbattersi in grandi murales che catturano lo sguardo e raccontano una storia più grande del semplice paesaggio urbano. Uno dei più iconici è quello dedicato a Jurij Gagarin, con il suo casco da cosmonauta, la scritta «Первый в космосе» (“Il primo nello spazio”) e lo sguardo rivolto all’infinito. 
Quel murale non è solo un tributo a un eroe dell’URSS: è un segnale forte di appartenenza, un’affermazione che la Transnistria – pur “non Stato” – si riconosce in quell’epoca di conquista e orgoglio comune.

murale Gagarin a Tiraspol, Transnistria

 

Accanto a questo, nei quartieri e lungo strade secondarie, si vedono altri murales raffiguranti volti di soldati russi e/o dell’Armata rossa: immagini imponenti, colori vivaci, e la posa solenne di chi è “eroe” — per la guerra patriottica, per la liberazione, per la difesa. Ad esempio, una foto documenta un murale di un soldato presso una caserma russa a Tiraspol. 
Questi murales fanno parte della retorica pubblica: la città-museo che ospita simboli militari, monumenti viventi della fedeltà a un passato imperiale e sovietico.

bassorilievo con simboli sovietici a Tiraspol, transnistria

Infine, compaiono murales di matrice più “familiare” o generazionale: scene di operai, donne, bambini, contadini o cittadini sorridenti — rievocazioni idealizzate della società sovietica “costruita” e “progressista”. In effetti, studi sul patrimonio murales e mosaici sovietici in Transnistria sottolineano come queste pitture servissero da “manifesti eterni” dell’ideologia socialista. D’altra parte qui esiste ancora il palazzo dei Giovani Pionieri !


Insieme, i murales di Gagarin, dei soldati e della famiglia costituiscono un repertorio visivo che dice: noi siamo ancora qui, serviamo ad un simbolismo che trasforma la memoria da archivio a presenza concreta.  L’arte urbana diventa  strumento identitario e politico: non semplicemente decorazione, ma dichiarazione pubblica di chi si è e di cosa si vuole restare.

murale con la famiglia a tTiraspol

 


Bender, la fortezza delle contraddizioni

Attraversato il fiume Dnestr, si raggiunge Bender (Bendery), una città di confine segnata da secoli di guerre.
La sua fortezza medievale, restaurata e imponente, si affaccia su una pianura silenziosa.
Nel cortile interno, ampio e spoglio, il vento porta con sé echi di assedi, battaglie e cambi di bandiera.

castello di Bendery in Transnistria

 

La Costituzione di Pylyp Orlyk

Proprio qui, nel 1710, Pylyp Orlyk, cancelliere dei cosacchi zaporoghi, scrisse la prima Costituzione dell’Ucraina. Il documento, che anticipava la divisione dei poteri e l’autonomia del popolo, è oggi ricordato da un monumento in pietra a forma di libro aperto, inciso in latino e ucraino.

È un paradosso affascinante: nel cuore della repubblica più nostalgicamente sovietica, si celebra il primo manifesto di libertà costituzionale dell’Est europeo. Un promemoria che la storia, qui, non è mai lineare.

La Costituzione di Orlyk: libertà e modernità scolpite nella pietra di Bender.

Il barone di Münchausen e l’ironia della storia

Accanto al monumento di Orlyk, un busto del barone di Münchausen e una palla di cannone su cui si può salire con una scaletta per farsi un selfie in posa come il leggendario Barone, ricordano il personaggio realmente passato di qui, ufficiale dell’esercito russo e poi protagonista di leggende, come quella che lo vede sparato su una palla di cannone per perlustrare il campo nemico.

È un tocco ironico, quasi surreale, perfetto per una terra dove la storia e la fantasia convivono senza conflitto. In Transnistria, tutto sembra dire: non chiederti troppo dove finisca la realtà e dove inizi il mito.

Münchausen a Bender: quando le storie inverosimili incontrano una fortezza reale.

I Romanov, la fede e la memoria selettiva

Poco distante dalla fortezza, una chiesa ortodossa si illumina nella sera. Sulla facciata spicca un mosaico
della famiglia Romanov — lo zar Nicola II, la zarina Alessandra e i figli — canonizzati come santi martiri dalla chiesa ortodossa dopo l’esecuzione da parte dei bolscevichi nel 1918 e la fine del regime comunista.

Il contrasto è potente: nel luogo dove i simboli sovietici dominano ancora, la chiesa venera le vittime del bolscevismo.
Falce e martello accanto alla croce ortodossa, Lenin accanto ai Romanov: una delle tante contraddizioni identitarie della Transnistria.

mosaico famiglia Romanoc canonizzata da chiesa ortodossica

Isolamento, sopravvivenza e geopolitica della Transnistria

Con il suo postsovietismo, la Transnistria un po’ assomiglia come atmosfera alla Bielorussia, ma quella è riconosciuta internazionalmente e molto più ricca, e questo cambia tutto.

La Transnistria vive di un’economia separata e isolata: rubli non convertibili, connessioni lente,
banche scollegate dal circuito internazionale, commercio in contanti e pochi scambi con l’esterno.
Eppure, la città è pulita, i parchi curati, i monumenti lucidi.
Un isolamento non scelto ma sublimato, trasformato in identità.

Sul piano geopolitico, la Transnistria è una anomalia funzionale nel mosaico post-sovietico.
E’ sostenuta militarmente e politicamente dalla Russia, che però non la invade perchè troppo rischioso nel panorama internazionale e perchèle serve come leva strategica per condizionare le scelte della Moldova e, indirettamente, dell’Europa.

interno di un ristorante cantina sovietico a Tiraspol con bandiera falce e martello

 

Per la Russia è un avamposto, per la Moldova una ferita congelata, per l’Occidente una zona grigia da osservare con attenzione. Il governo Moldavo, più che un’azione militare di riconquista, sta cercando di soffocare economicamente in una morsa questa piccola regione per riportarla nella sua orbita; per una Moldavia che aspira ad entrare in Unione Europea  un avamposto sovietico nel proprio territorio non è proprio il migliore biglietto da visita.

L’insabilità e l’incertezza del futuro della Transinistria sono evidenti. Per questo, quando lascio Bender, mentre la luce cala e le torri della fortezza si tingono d’oro, e il Dnestr scorre lento, riflettendo i busti e le bandiere immobili, mi congedo dalla Transnistria con la malinconia di chi sa di aver visitato qualcosa di effimero.

torre del castello di Bender al tramont

 

È difficile dire se qui in Transnistria prevalga la malinconia o la fierezza, ma certo questo lembo di terra tra Moldova e Ucraina custodisce qualcosa di irripetibile: la consapevolezza di essere l’ultimo frammento di un sogno fallito perchè non poteva che fallire, che non ha voluto svegliarsi.


Come andare e cosa vedere a Tiraspol e Bender

In Transnistria si arriva facilmente con una gita giornaliera da Chisinau,  la ferrovia è interrotta ma si può andare con i  bus pubblici (con controllo più lento e complicato) o con un’escursioneguidata in automobile di getyourguide o simili. Occorre portare con sè il passaporto (tranquilli, non mettono timbro), e possibilmnete affidarsi a qualcuno che parla russo perchè non comprendono generalmente l’inglese. Portate leu moldavi o euro da cambiare perchè  gli ATM non funzionano con i circuiti internazionali.

monumento a Suvorov e museo della gloria militare a Tiraspol

 

Luogo Città Perché merita
Mercato centrale Tiraspol Cuore autentico della vita quotidiana, prodotti locali e atmosfera d’altri tempi.
Casa dei Soviet e busto di Lenin Tiraspol Centro simbolico del potere politico e della retorica sovietica.
Murale di Gagarin Tiraspol Icona dell’orgoglio spaziale sovietico, perfetto per foto evocative.
Ristorante “Снова в СССР” Tiraspol Esperienza immersiva nella nostalgia URSS tra Volga d’epoca e samovar.
Parco Caterina II e fontane Tiraspol Statua monumentale, simboli imperiali russi e atmosfera sospesa.
Ristorante-prigione Tiraspol Cena tra mura carcerarie originali: la storia trasformata in scenografia.
Fortezza di Bender Bender Imponente complesso medievale, perfetto per tramonti e panorami sul Dnestr.
Monumento alla Costituzione di Orlyk Bender Ricordo di una delle prime costituzioni europee, simbolo di libertà in un luogo contraddittorio.
Busto di Münchausen e palla gigante di cannone Bender Curiosità storica e letteraria, ideale per chi ama intrecci tra mito e realtà.
Chiesa dei Romanov Bender Mosaico della famiglia imperiale canonizzata, tra fede e memoria selettiva.

 

2 thoughts on “Transnistria: un giorno tra Tiraspol e Bender, nel Paese che non c’è

  1. Sono rimasta affascinata da questo racconto della Transnistria. Avendo visitato la Georgia di recente ho guardato con stupore ai ricordi sovietici sparsi qua e là per il Paese, ma la Transnistria sembra davvero fuori dal tempo…

  2. Come Paola, anche io sono rimasta affascinata da questo resoconto di viaggio che mi ha ricordato in parte alcune delle cose viste a Sofia. Ovviamente direi che in Transnistria la situazione è molto diversa, ma allo stesso tempo ho trovato degli aspetti comuni. Ammetto che sarei molto curiosa di approfondire la conoscenza e di vedere dal vivo le contraddizioni della Transnistria.

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