Con i suoi quasi 10 milioni di abitanti, poco meno di un terzo della popolazione dell’intero Perù, Lima appare una distesa urbana infinita, costruita tra il deserto e l’oceano. Sono ben 43 quartieri, ciascuno dei quali funziona come una città.
Il Pacifico qui non è azzurro tropicale, ma profondo, freddo, spesso grigio. La garúa, la tipica foschia limena, filtra la luce e smorza i colori. È un paesaggio quasi nordico, sorprendente per il Sud America. Eppure è proprio questa atmosfera a rendere Lima così particolare.

Lima non ha l’impatto immediato di Cusco, né la potenza simbolica di Machu Picchu. Lima si lascia scoprire a strati, come un racconto che si costruisce lentamente.
All’inizio può apparire grigia, dispersiva, quasi ostile. Poi, poco a poco, emergono i dettagli: una luce improvvisa sull’oceano, un balcone coloniale, un piatto che sorprende, una rovina precolombiana incastonata nel traffico.
E allora Lima cambia.
Il centro storico: la Lima del potere coloniale
Il punto di partenza è il Centro Histórico, cuore fondativo della città.
Qui Francisco Pizarro tracciò nel 1535 la nuova capitale del Vicereame del Perù, destinata a diventare una delle città più importanti dell’impero spagnolo nelle Americhe.
Lima è chiamata anche la Città dei Re, non per i sovrani spagnoli ma per i re magi, perchè il giorno della sua fondazione fu il 6 gennaio.

La Plaza Mayor
La Plaza Mayor è ancora oggi un teatro di potere e memoria:
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la Cattedrale di Lima, monumentale e severa
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il Palacio de Gobierno, con il cambio della guardia
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i palazzi coloniali con i celebri balconi in legno intagliato
Intorno ad essa si affacciano, ancora oggi, gli edifici che rappresentavano — e rappresentano — le istituzioni fondamentali. Tutto è disposto secondo una logica precisa: ordine, controllo, centralità.
La piazza colpisce per la sua coerenza visiva. Le facciate color ocra e giallo, i balconi in legno, le palme, la fontana centrale creano un insieme armonioso, quasi teatrale.

Nonostante i terremoti e le ricostruzioni, l’impianto originario è rimasto intatto.
Al centro della piazza si trova una fontana in bronzo del XVII secolo.
È un punto di equilibrio visivo, ma anche simbolico:
un segno di stabilità in una città segnata da distruzioni e rinascite.
La Cattedrale di Lima: fede, potere e memoria
Dominando un lato della piazza, la Cattedrale di Lima è uno degli edifici più importanti della città.

La cattedrale fu iniziata poco dopo la fondazione della città, ma — come spesso accade a Lima — è stata più volte distrutta e ricostruita a causa dei terremoti.
Il risultato è un edificio che mescola stile rinascimentale, elementi barocchi, interventi successivi. È, in un certo senso, una sintesi della storia della città.
Entrando, lo spazio si apre in una sequenza di cappelle laterali, altari dorati e decorazioni ricche ma non opprimenti.
Colpiscono il coro ligneo finemente lavorato, le cappelle dedicate a santi e confraternite, l’atmosfera solenne, più raccolta rispetto ad altre grandi cattedrali latinoamericane.
All’interno si trova anche la tomba di Francisco Pizarro. È un dettaglio potente, quasi disturbante. Il fondatore della città, protagonista della conquista, riposa nel cuore religioso della Lima coloniale.
Un simbolo perfetto della fusione — e della tensione — tra conquista, fede e potere.

La Plaza Mayor e la Cattedrale raccontano insieme una storia precisa: la costruzione di una città europea nel cuore del Nuovo Mondo, l’imposizione di un ordine politico e religioso, la nascita di una capitale destinata a durare nei secoli.
Ma sotto questa superficie ordinata della Plaza Mayor, è nelle strade attorno che Lima si fa più autentica: chiese barocche, facciate color ocra, dettagli che raccontano secoli di stratificazione.

Il Monastero di San Francisco
Il Monastero di San Francisco è forse il luogo più evocativo: sopra, la luce dorata della chiesa; sotto, le catacombe, dove migliaia di resti umani compongono un silenzioso disegno di morte e spiritualità.

Il monastero di San Francisco è oggetto di una polemica che si trascina da anni tra i francescani e il comune. Negli anni ’80 i frati si sono appropriati di uno spazio pubblico, chiedendo al comune il permesso di recintare. Ora tuttavia il comune vorrebbe recuperare lo spazio per abbellirlo e restituirlo alla fruizione della cittadinanza, ma gli è stato negato dai frati.
I francescani hanno recintato lo spazio e il comune non ha potuto fare altro che spiegare i suoi diritti in dei cartelloni esposti alla cittadinanza. Sono andati in causa, e i francescani hanno perso, ma per ripicca si sono rifiutati di accettare il restauro della facciata della chiesa.
E’ un peccato, perchè la pro loco ha dimostrato di saper fare delle mirabili operazioni di recupero urbano nel centro storico. Di 6000 conventi, case coloniali, chiese e monumenti censiti, 600 sono stati già messi a posto.

Il Convento e la Chiesa di San Domingo e la devozione della Madonna del Rosario
Tra gli edifici restaurati vi è invece il Convento con la Chiesa di San Domingo, dedicata alla devozione della Madonna del Rosario, patrona dell’ordine domenicano. Questa chiesa conserva due reliquie molto importanti, i teschi di Santa Rosa di Lima e di san Martin de Porres.
I Domenicani sono stati enormemente influenti in Perù, e vi hanno portato l’inquisizione, ma un’inquisizione meno violenta rispetto alla Spagna. Ma vi hanno portato anche la cultura e l’università. Arrivavano in Perù ed imparavano l’amara e il quechua per poter evangelizzare le popolazioni locali.

Il complesso di Santo Domingo è uno dei più antichi della città, fondato poco dopo la conquista.
Qui si intrecciano storia religiosa, potere coloniale, cultura.
La biblioteca del convento conserva 6000 rari volumi, alcuni in lingua quechua, in fiammingo, latino, italiano, inglese, francese. C’è una persona che due volte all’anno li sfoglia per evitare che le pagine si incollino.

Nella Sala Capitolare si tenevano le lezioni della più antica università del sudamerica.
All’interno del complesso si trova l’immagine della Virgen del Rosario, una delle più venerate in Perù.

La devozione al Rosario fu centrale nell’evangelizzazione coloniale: strumento religioso, simbolo di appartenenza, elemento di unificazione culturale. Ancora oggi la Madonna del Rosario è una figura molto amata, con processioni e celebrazioni.
Entrando, si resta colpiti da altari barocchi dorati, decorazioni elaborate, chiostri rivestiti di azulejos. L’atmosfera è diversa da quella della Cattedrale: più raccolta, più spirituale, meno istituzionale.

San Pedro, la chiesa dei Gesuiti
Tra gli edifici religiosi più belli ricordo la Chiesa dei Gesuiti, molto ricca e sfarzosa, e la chiesa di Sant’ Agostino, degli agostiniani. Tutti gli ordini religiosi hanno fatto a gara ad essere rappresentati a Lima.

La Chiesa dei Gesuiti è dedicata a San Pedro. All’esterno è relativamente sobria, quasi discreta. Ma entrando si viene completamente avvolti da un interno ricchissimo: altari dorati, decorazioni barocche, dipinti e dettagli ovunque.
I Gesuiti erano tra gli ordini più influenti dell’epoca coloniale.
A Lima avevano un ruolo centrale: formazione delle élite, attività missionaria e soprattutto diffusione culturale. Ed in effetti anche nella chiesa di San Pedro rispetto a quelle di altri ordini si percepisce una spiritualità più interiore, ma anche una grande raffinatezza culturale.

Gli altri edifici monumentali del Centro di Lima
Nel centro storico si trovano anche molti musei e galerie d’arte, come il bianco Museo d’Arte di Lima e il Museo d’Arte Italiana, numerosi ministeri, il Palazzo di giustizia, palazzi di stili architettonici diversissimi. dal Palazzo Parigino con le pedine degli scacchi ad adornarne il piano superiore, agli edifici brutalisti.

La Casa Torre Tagle
A pochi passi dalla Plaza Mayor, lungo il Jirón Ucayali, si trova uno degli edifici più affascinanti e raffinati della città: la Casa Torre Tagle è considerata uno dei migliori esempi di architettura coloniale del Perù.
Costruita nel 1739, appartenne al marchese di Torre Tagle, un aristocratico spagnolo. Ciò che la rende straordinaria sono soprattutto i suoi balconi in legno intagliato, tra i più belli di tutta Lima: chiusi, finemente lavorati, di influenza moresca. Sono diventati uno dei simboli della città.

La casa è un perfetto esempio di fusione culturale: struttura europea (barocco spagnolo), decorazioni con influenze andaluse e arabe, materiali e tecniche locali.
All’interno si sviluppa attorno a un patio centrale, secondo la tradizione coloniale.
Oggi ospita il Ministero degli Affari Esteri del Perù, quindi non è sempre visitabile liberamente, ma anche solo dall’esterno resta uno degli edifici più eleganti di Lima.
Palazzo Goyeneche
Proprio di fronte alla Casa Torre Tagle sorge un’altra grande casa coloniale , del 1770; è il Palazzo Goyeneche.
Questa casa aristocratica è uno degli esempi più interessanti di architettura coloniale tardiva a Lima. Se Torre Tagle è pura eleganza barocca andalusa, la Casa Goyeneche racconta già un altro momento storico.
Qui si vede una Lima che evolve verso il tardo Settecento, con influenze europee diverse, anche francesi e una maggiore apertura stilistica. Ad es. nei balconi non ci sono più le gelosie delle finestre che proteggevano dalla vista chi si affacciava.
Il vestito tipico delle donne del 1600 e 1700 coloniale
Lungo il Jirón Ucayali trovo un’esposizione di statuine dipinte in colori diversi che indossano il tipico costume femminile del 1600 e 1700 coloniale. Mi sembrano inferiore alla misura umana, ma le donne dovevano essere effettivamente così bassine. Sono rappresentate avvolte da tessuti molto colorati, ma in realtà dovevano invece avere una prevalenza di nero.

Gli spagnoli che arrivavano qui inizialmente erano fortemente influenzati dagli arabi anche nei vestiti femminili. Cintura stretta, gonne gonfie, velo tenuto stretto con la mano intorno al volto, che lascia libero un solo occhio, diventano il costume tipico per tutte le classi sociali; si dice che neanche il marito riuscisse a riconoscere la propria moglie.

Un centro poco abitato
Il centro storico però, nonostante la sua bellezza, non è molto abitato e non è considerato un quartiere alla moda. Troppo caos, mancanza di garages, edifici vetusti e con vincoli architettonici che ne impediscono un completo ammodernamento, hanno fatto sì che i ricchi si spostassero verso i quartieri moderni in periferia.
Comprendo le ragioni, ma secondo me il fascino di abitare in una casa storica invece che in un anonimo grattacielo non ha pari.

Nel centro storico ci sono diversi palazzi oggetto di occupazione abusiva, sovraffollati da molte famiglie povere.
Il Conte di Superunda: il “ricostruttore” di Lima
José Antonio Manso de Velasco era un nobile spagnolo, Viceré del Perù dal 1745 al 1761. Ma è conosciuto con il suo particolare Titolo nobiliare: Conte di Superunda.
Il suo nome è legato indissolubilmente a uno degli eventi più traumatici della storia della città: nel 1746, Lima fu colpita da un devastante terremoto seguito da uno tsunami che distrusse anche il porto di Callao.

Fu una catastrofe totale: gran parte della città rasa al suolo, migliaia di morti, infrastrutture completamente distrutte.
Ed è qui che emerge il ruolo del Conte di Superunda. Fu lui a guidare “sopra le onde” dello tsunami la ricostruzione di Lima, attraverso la riorganizzazione urbanistica, nuove norme edilizie antisismiche, la ricostruzione di chiese e palazzi.

La Lima coloniale che oggi vediamo— quella dei grandi edifici del XVIII secolo — è in larga parte il risultato del suo intervento.
Non esiste un palazzo direttamente costruito dal Conte di Superunda, ma se volessimo trovarne uno che simboleggi la Lima creata dalla ricostruzione del Conte, sceglierei la Casa de Osambela.

Questa casa è immediatamente riconoscibile per la facciata lunga e armoniosa, i balconi in legno (più aperti rispetto a Torre Tagle), una torre belvedere — elemento rarissimo a Lima. Si dice che da quella torre il proprietario osservasse l’arrivo delle navi dal porto di Callao.
La Plaza San Martin
A pochi minuti dalla Plaza Mayor, Lima cambia improvvisamente volto.
La Plaza San Martín non è più la città coloniale del potere spagnolo, ma la capitale repubblicana, moderna, costruita sull’idea di indipendenza.

È una piazza ampia, ariosa, sorprendentemente armoniosa.
Al centro si erge la statua equestre di José de San Martín, il liberatore che proclamò l’indipendenza del Perù nel 1821. Intorno, edifici eleganti in stile neocoloniale e art nouveau creano un insieme uniforme, quasi europeo.
Ciò che colpisce è l’atmosfera.
La piazza è luminosa, ordinata, con una compostezza che contrasta con il caos di altre zone di Lima. I palazzi bianchi, i balconi, le facciate decorate raccontano una città che, all’inizio del Novecento, voleva affermarsi come capitale moderna.
Su uno dei lati si affaccia il celebre Gran Hotel Bolívar, inaugurato nel 1924: un luogo storico, decadente e affascinante, dove sembra ancora di sentire l’eco di un’epoca elegante. Poi c’è il Palazzo Giacoletti, il Teatro Columbo, il Club Nacional, tutti degli anni ’20.

Plaza San Martín non è solo scenografia. È anche uno spazio vivo, spesso attraversato da manifestazioni, incontri, momenti di vita urbana. È una piazza che appartiene ai limeni, più che ai turisti.
Quando le luci si accendono di sera, gli edifici si illuminano e la statua centrale emerge dal buio, la piazza acquista una dimensione quasi cinematografica.

Pueblo Libre: Larco, il museo più bello di Lima
Tra tutti i luoghi di Lima, ce n’è uno che rimane impresso con una chiarezza rara: il Museo Larco.
Si trova nel quartiere di Pueblo Libre, lontano dalle rotte più turistiche, e già il contesto è sorprendente: una elegante dimora coloniale bianca, circondata da giardini curati, bouganville e silenzio.

Era la dimora della famiglia Larco, una famiglia benestante che possedeva molte terre nel nord del Perù. Ecco perchè gran arte delle collezioni del museo vengono dal nord del Paese.
È un museo privato, ma di livello straordinario.
La collezione racconta oltre 5000 anni di civiltà precolombiane:
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ceramiche raffinatissime
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oggetti rituali
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gioielli in oro
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tessuti antichi

Quella più rappresentata è la cultura Moche (circa 100–700 d.C.); i moche sono tra i più grandi artisti del mondo precolombiano. Le loro ceramiche sono incredibilmente realistiche (volti, espressioni, dettagli anatomici), narrative (scene di guerra, rituali, vita quotidiana), tecnicamente raffinatissime.
Sono tra gli oggetti più “moderni” che si possano vedere in un museo antico, tanto da sembrare dei fake storici.

Ma ciò che colpisce davvero è l’allestimento: armonioso, leggibile, mai sovraccarico. È uno dei pochi musei in cui si percepisce davvero la continuità culturale del Perù.
E poi c’è un dettaglio unico: la celebre sezione di ceramiche erotiche, sorprendente per libertà espressiva e qualità artistica. Non sono mai volgari, spessi sono legate alla maternità e al ciclo della vita.
Il ristorante del museo, immerso nel giardino, è uno dei luoghi più belli dove cenare a Lima.
Miraflores: il volto moderno e internazionale
Miraflores, 200.000 abitanti, è il quartiere dove quasi tutti i viaggiatori arrivano. Ed è facile capire perché.
Miraflores è la Lima contemporanea: internazionale, dinamica, accessibile.
È sicuro, curato, affacciato sull’oceano. Lo stesso nome (Mirafores significa guarda i fiori) indica la grande cura per i giardini fioriti, le aiuole, gli spazi verdi.

Qui si cammina lungo il Malecón, circa 5 km di passeggiata sul lungomare, tra parchi sospesi sulle scogliere e viste spettacolari sul Pacifico. I parapendii colorano il cielo, sospesi sopra le onde dove volteggiano i surfisti, piccoli puntini neri visibili dall’alto delle scogliere.
Ci sono anche lunghe piste ciclabili, e la bicicletta è non solo un mezzo sportivo ma anche un mezzo di trasporto.

Il Parque del Amor
Il Parque del Amor, tutto piastrellato di mosaici, ricorda un po’ il Parco Guell di Barcellona. Nei colorati mosaici sono riportate anche frasi d’amore, le aiuole sono a forma di cuori o di labbra, mentre gli ormai universali lucchetti degli innamorati adornano le balaustre.

Al centro la grande scultura chiamata “Il Bacio”, di Victor Delfin. Lo scultore, oggi 96enne, si è immortalato con la sua amata che ha una quarantina di anni meno di lui. Ogni anno il giorno di San Valentino il comune organizza qui un grande matrimonio collettivo.

E poi c’è Larcomar, centro commerciale scavato nella roccia, con terrazze che guardano il mare — uno dei luoghi più scenografici per osservare il tramonto.
Gatti e cani a Miraflores
Il centro di Miraflores è il Parque Kennedy, vivace e pieno di vita, con i suoi famosi gatti che lo abitano come veri padroni del luogo, tutto a cura del comune.
Per par condicio non posso non parlare anche del cane tipico peruviano, che ho visto nel parco ma anche in molti altri luoghi: il Cane nudo del Perù (Perro sin pelo del Perú). Il cane nudo del Perù esiste da oltre 2000 anni. Non era solo un animale domestico, ma aveva anche un valore simbolico e rituale.

E’ caratterizzato da assenza quasi totale di pelo (pelle liscia, spesso scura), corpo elegante e snello, orecchie grandi e dritte, temperatura corporea più alta del normale. Oggi è considerato un vero patrimonio del Perù, è riconosciuto ufficialmente come razza nazionale ed è protetto. E pensare che quando l’ho visto la prima volta ho pensato che avesse la rogna e mi sono guardata bene dall’accarezzarlo.
Barranco: l’anima artistica e malinconica
A pochi minuti da Miraflores, Barranco è un altro mondo.
Un quartiere bohémien, artistico, imperfetto. Qui Lima diventa più intima, più vera.

Barranco nasce come località balneare nel XIX secolo, rifugio estivo delle famiglie benestanti di Lima.
Le grandi case affacciate sull’oceano, i viali alberati, le residenze eleganti raccontano ancora quella stagione.
Ma col tempo qualcosa cambia. Le dimore si svuotano, si trasformano, si aprono ad artisti, scrittori, musicisti.
E Barranco diventa altro.
Oggi Barranco è il cuore creativo di Lima.
Qui si trovano: gallerie d’arte contemporanea, atelier, piccoli teatri, librerie indipendenti, caffè che sembrano salotti.
È un quartiere che vive di dettagli:
una porta colorata, un murale, una musica che esce da una finestra.

Nulla è perfetto, ed è proprio questo il suo fascino.
Le case sono colorate, spesso un po’ decadenti, ma piene di charme. I murales raccontano storie contemporanee, i caffè e i locali sono pieni di studenti, artisti, viaggiatori, persino la chiesa dal tetto sfondato è a suo modo malinconica ma affascinante,

Il Puente de los Suspiros è il simbolo del quartiere: una passerella in legno sospesa sopra una piccola valle urbana. La tradizione dice che attraversarlo trattenendo il respiro porti fortuna.
Barranco è il luogo dove fermarsi senza fretta.

Barranco non è restaurato come Miraflores. Molte case sono un po’ segnate dal tempo, vissute. Ma è proprio questa imperfezione a renderlo reale.
Si scende per la Bajada de los Baños,una via colorata e costeggiata da localetti nascosti, tra muri decorati e scorci improvvisi, fino ad affacciarsi sull’oceano per prolungare con un bagno nell’acqua l’allegria di questo quartiere colorato.
È uno dei luoghi più autentici di Lima.

Le fontane luminose di Lima nel Parque de la Reserva
Il Parque de la Reserva è un grande parco urbano, ordinato e verde, che sembra quasi sospeso rispetto al resto della città.
Il nome non è casuale. Il Parque de la Reserva fu inaugurato negli anni Venti del Novecento come omaggio ai soldati peruviani che parteciparono alla Guerra del Pacifico.
Non è quindi solo un luogo di svago, ma anche uno spazio della memoria nazionale.
Tra viali e giardini si incontrano monumenti commemorativi, sculture, elementi architettonici in stile neoclassico
Il parco non ha la spontaneità di altri spazi verdi sudamericani: è un parco progettato, quasi europeo.

Ma la sua principale attrazione accade la sera, quando il sole scompare dietro il Pacifico e la luce grigia della garúa lascia spazio all’oscurità. È allora che l’acqua prende vita.
Nel Circuito Mágico del Agua, all’interno del Parque de la Reserva, Lima mette in scena uno degli spettacoli più sorprendenti della città.

Un parco, tredici fontane, un racconto di luce
Non si tratta di una sola fontana, ma di un vero e proprio circuito:
oltre dieci installazioni, ciascuna con una propria identità.
Ci sono:
- getti altissimi che si innalzano nel cielo notturno
- tunnel d’acqua attraversabili, dove si cammina immersi nella luce
- giochi coreografici sincronizzati con musica
- proiezioni che trasformano l’acqua in schermo

Il clou è la proiezione sui getti d’acqua di un lungo filmato accompagnato dalla musica che ripercorre utte le tappe salienti della millenaria storia del Però, le sue tradizioni, le sue meraviglie naturali, le civilità che l’hanno forgiato. Il risultato è immersivo, quasi teatrale.

La folla si accalca per accaparrarsi le posizioni migliori per osservare ogni sera questo spettacolo strordinario. Io ho potuto assistervi la mia prima sera in Perù ed è stata un’ottima introduione alla varietà che mi aspettava nel Paese.
L’esperienza: tra gioco e meraviglia
La cosa che colpisce di più non è solo la bellezza, ma l’atmosfera.
Famiglie, bambini, coppie, turisti: tutti partecipano.
Non è un luogo da osservare in silenzio, ma da vivere.

Si entra nei tunnel d’acqua, si ride, ci si bagna leggermente, si resta con il naso all’insù mentre le fontane cambiano colore.
È una Lima diversa da quella coloniale o archeologica: più leggera, più immediata.
Il significato nascosto: l’acqua nel deserto
Eppure, sotto lo spettacolo, c’è qualcosa di più profondo.
Lima è una città costruita nel deserto, dove l’acqua è sempre stata una risorsa preziosa, controllata, gestita, quasi sacra fin dalle civiltà preincaiche.

Vedere l’acqua diventare pura scenografia — luce, movimento, gioco — è un rovesciamento potente: da elemento di sopravvivenza a elemento di bellezza.
Un’esperienza da non sottovalutare
Può sembrare un’attrazione “turistica”.
E in parte lo è.
Ma è anche uno dei pochi luoghi in cui si percepisce davvero la Lima contemporanea:
una città che, pur portando sulle spalle millenni di storia, sa ancora sorprendere con semplicità.

San Isidro: eleganza, finanza e silenzio
Meno turistico ma molto interessante è San Isidro, il quartiere finanziario ed elegante, dove le case costano care. Conta circa 150.000 abitanti. Nel quartiere c’è molta sorveglianza, che dipende dall’alto livello delle tasse incassate dal Municipio.
Qui Lima cambia ancora volto: grattacieli moderni, ambasciate, residenze di alto livello.

Ogni quartiere di Lima ha il suo sindaco e quindi il suo municipio. Quello di S.Isidro, che è ufficialmente quartiere dal 1900, è molto grande, è anche un centro culturale, con una galleria d’arte e una biblioteca, ed è circondato da laghetti con tartarughe e pesci.
Il cuore sorprendente è il Bosque El Olivar, un parco comunale con circa 2000 ulivi secolari piantati in epoca coloniale, intorno al 1540 dal primo sindaco della città di Lima, per un motivo specifico: occorreva l’olio d’oliva per le funzioni religiose. Nel centro culturale si conserva persino un torchio per spremere le ulive, veniva utilizzato lo stesso fusto di olivo. Un luogo inatteso, silenzioso, quasi europeo.

Questo quartiere apparteneva al territorio gestito dai domenicani, il primo ordine religioso ad arrivare in Perù.
Elemento architettonico caratterizzante delle zone circostanti sono i tetti spioventi, l’uso delle tegole, come se piovesse, mentre invece a Lima piove molto raramente, di solito pioviggina soltanto. E’ un fenomeno dovuto ad una corrente marina molto fredda che fa condensare le nuvole in maniera tale che si accumula l’afa da umidità ma non riesce a piovere. Questa umidità contribuisce alla creazione dell’intenso verde della città.

San Isidro è la Lima più ordinata, più istituzionale.
Io ho scelto di dormire qui, in un albergo 5 stelle nel cuore di San Isidro, il Country Club Lima Hotel, raffinato, comodo come base di partenza per esplorare i diversi quartieri della città, e con un ottimo ristorante.

Lima e il cibo: una capitale mondiale
Se c’è un momento in cui Lima conquista definitivamente, è a tavola. Degli 11 milioni di abitanti, che vivono soprattutto di terziario e commercio, molti sono impiegati nel settore gastronomico.
La città è oggi una delle capitali gastronomiche del mondo. Non è solo qualità: è identità. La ricchezza della cucina di Lima nasce dalla biodiversità del Perù.

Il ceviche racconta il mare.
Il lomo saltado racconta la fusione culturale.
La cucina nikkei racconta l’incontro tra Perù e Giappone.
Ci sono almeno 4 ristoranti considerati tra i primi al mondo. Ristoranti come Central e Maido non sono solo luoghi dove mangiare: sono esperienze.
Huaca Pucllana: il passato nel presente
Nel cuore di Miraflores, tra traffico e modernità, emerge il singolare sito archeologico della Huaca Pucllana.
E’ una piramide preinca in adobe (piccoli sassolini e molluschi tritati per dare consistenza), costruita oltre 1500 anni fa. Risale alla cultura Lima, a cui si susseguirono la cultura Huari e quella Ichma, e solo molto tardi arrivarono gli Incas.

È uno dei simboli più potenti di Lima: una città costruita sopra altre città, sopra altre civiltà.
Di notte, illuminata, diventa quasi irreale.
Il nome Huaca Pucllana significa “Recinto sacro di gioco”, probabilmente per i rituali che vi si svolgevano. Era un complesso religioso di questa religione politeista, animista e sciamanica.
Vi sono degli incavi dove venivano depositate offerte come foglie di coca, peperoncini, chiccchi di mais, peli di alpaca. Vi erano anche rituali di sacrifici umani. Durante gli scavi sulla spianata della piramide hanno trovato una ventina di corpi di donne sacrificate. Il motivo principale dei sacrifici era la mancanza d’acqua.

Durante il periodo Huari il sito fu usato anche come cimitero, e sono state trovate delle sepolture, non particolarmente sontuose, in gran parte familiari e stratificate.
Molte cerimonie erano in onore al mare, fonte di via e ancora oggi ricco di una biodiversità straordinaria.

La piramide antica e la città
La piramide è tronca, con sette livelli. Vi sono anche dei contrafforti, perchè ogni volta che arrivava una nuova generazione di regnanti, una nuova dinastia, gli architetti ricoprivano lo strato precedente.
Sono 6 ettari di costruzione su un’area originale di 20 ettari. Molte case costruite negli anni’40 qui intorno probabilmente sono sopra parti della struttura antica. In quegli anni infatti allo spazio archeologico non veniva data molta importanza, era un corpo spurio nella città in espansione, e addirittura si era proposto di spianarlo.

Negli anni ’80 invece l’archeologa Isabel Flores chiese al comune di recintare lo spazio, per proteggerlo dai tombaroli. o semplicemente dall’incuria degli abitanti. Del resto a Lima ci sono oltre 450 Huaca, recinti sacri, molti dei quali non preservati adeguatamente; uno ad esempio si trova nello zoo.

Tecniche costruttive complesse
La particolarità è che i mattoni sono fatti a mano, essiccati al sole, e sono messi a taglio come una libreria. Alcuni mattoni hanno un posizionamento trasversale per evitare l’effetto domino. La cavità nella parte centrale faceva sì che le onde telluriche penetrassero, ammortizzando gli effetti dei terremoti.

Era intonacato di colore giallo, alcuni pezzetti ancora sono visibili. Vi erano i recinti dove abitavano i sacerdoti, e anche magazzini e locali per altre funzioni. Erano delle stanze, quindi i muri erano più alti, con pali di legno e soffitti di paglia.
C’erano anche piazze, luoghi come il “cortile delle panchine” per sedersi ad ammirare il tramonto sull’oceano o per assistere ad eventi religiosi.
Da Huaca Pullciana si gode di un bel panorama sulla città, si possono distinguere i diversi quartieri, si può ammirare l’oceano e quel cielo grigetto dove volano molti avvoltoi, una presenza costante a Lima. Sono gli spazzini della città, nella storia più volte l’hanno ripulita dalle carogne dopo i terremoti.
Lima è una città che ha imparato a convivere con i terremoti, alcuni dei quali devastanti, settimo e ottavo grado della scala Richter.

Lima, città da comprendere
Lima non è immediata. Non è seducente nel senso classico.
Ma è una città complessa, stratificata, profondamente autentica.
È una città che richiede tempo.
E quando si lascia leggere, restituisce molto più di quanto promette.


