Nosy Be, l’ Isola Grande, miniatura della varietà del Madagascar

Nosy Be significa “Isola Grande”, si estende su circa 300 km quadrati, si trova a nord-ovest del Madagascar, e ne è una piccola replica in quanto a varietà degli ecosistemi e magnificenza della natura: un’isola abbastanza grande da avere due città, tanti villaggi, una riserva naturale integrale, spiagge e mare da sogno,  piantagioni, laghi,  luoghi sacri, alberi secolari.

Nosy Be ha un legame speciale con l’ Italia, perchè nel suo aeroporto internazionale atterrano voli diretti della Neos da Milano e da Roma e quindi c’è molto turismo italiano, così come italiano è il più grande resort dell’Isola, il Bravo Andilana Club, gestito dall’Alpitour, che è un punto di riferimento importante per l’economia locale. Dunque una mia grande sorpresa è stata che molti abitanti di Nosy Be, che sono bilingui perchè a scuola si studia su testi freancesi, parlano anche l’ italiano, e pure bene.

donne costume malgascio

Andilana Bravo Beach

Dall’aeroporto, della cui esperienza vi ho già parlato nel post sulle prime impressioni del Madagascar,  un fuoristrada giallo di costruzione locale tutto in plastica e legno, in soli 30 minuti ( pare che questa sia l’unica strada buona di tutto il Paese perchè porta ad una dimora del Presidente della Repubblica)  mi porta all’Andilana Bravo Beach Club, sostando ogni tanto per farmi assaporare qualche primizia del panorama malgascio.

All’Andilana Bravo Beach Club ho soggiornato molto bene, approfittando della sua posizione strategica su quella che probabilmente è la più bella spiaggia di Nosy Be,  che si affaccia su un mare cristallino, e delle escursioni disponibili per girare tutta l’isola.

spiaggia andilana bravo beach club

Animazione discreta per grandi e piccoli, cuoco siciliano e cucina internazionale varia e di qualità (cosa difficile quando devi sfamare 500 ospiti ed altrettanti lavoratori), grande piscina e impianti sportivi, una spa, un parco botanico con un piccolo zoo dove abbiamo fatto la conoscenza di alcune specie animali che avremo poi trovato in libertà in tutto il Madagascar (una coppia di lemuri domesticissimi e satolli di banane, un coccodrillo, un ricccio, un camaleonte, vari uccelli, e la star Carolina, tartaruga delle Seychelles di 150 anni), sotto la guida di un bravissimo biologo italiano che si è trasferito ormai da tempo a Nosy Be.

andilana beach resord

Parlare con le guide locali che lavorano per il resort è molto interessante: sono ragazzi in gamba, che vengono da realtà molto povere dei villaggi e che sono riusciti a laurearsi con enormi sacrifici e spesso con l’aiuto dei religiosi cattolici, perchè l’istruzione in Madagascar è un lusso caro, ma è lunico strumento di  apertura verso un futuro migliore. Un resort però non riesce mai a darti l’idea della vita vera di un posto, è sempre un’oasi artificiale ovattata, e  allora niente di meglio che girare per l’isola, soprattutto all’interno, andando a cercare il mondo autentico fuori.

tramonto su piscina a

L’entroterra di Nosy Be

Saliamo sulla jeep alla scoperta dell’entroterra di Nosy Be. La prima sosta è  per ammirare dall’alto il grande cratere di un vulcano spento, uno dei 9 presenti qui, sul cui fondo si è creato un lago, dichiarato sacro, e sulle cui pareti e tutto intorno a perdita d’occhio è nata una lussureggiante vegetazione. Pensate, ci dice la guida, che cosa doveva essere un tempo la natura qui, se oggi quello che vedete assomma solo al 20% del verde che ricopriva il Madagascar. Nelle acque del lago a volte si possono perfino avvistare dei coccodrilli; si tratta di coccodrilli del Nilo e sono dei grandi bestioni, gli unici  predatori esistenti in Madagascar.

lago vulcanico nosy be

Passiamo attraverso villaggi di poche capanne , sempre salutati  con l’italiano “ciao”  e  il francese “salut” da gruppi di bambini sorridenti. Sul ciglio della strada acquisto da delle donne, a prezzi ridicoli che però per loro sono tanti soldi in proporzione agli stipendi medi, i primi souvenir del mio viaggio: parei, oggetti da tavola in corno, magneti di legno con baobab e lemuri, e collane nere e rosse fatte con i semi di diversi alberi, tra cui il grande seme del baobab.

collane semi madagascar

L’albero sacro di Mahatsinjo

La seconda tappa è l’albero sacro di Mahatsinjo, un grandissimo ficus – ficus benjamin, quelli che normalmente sono nei vasi nell case –  di (soli) 200 anni, il cui tronco si è duplicato in rami discendenti che a loro volta hanno fatto radici e messo chiome, creando una sorta di tunnel, con fronde immense e robuste liane che si protendono verso il suolo, una cattedrale naturale che è fady, taboo per gli animisti.

nosy be abero sacro

Addirittura questo albero ha inglobato nel tempo le mura di un antico mercato arabo che sono ancora parzialmente visibili sotto ai rami. Qui  vengono a celebrare la sacralità della natura rappresentata da questo colosso verde, offrono sacrifici, pregano con canti e suggestive cerimonie. C’è molta bellezza qui, una bellezza sacra palpabile Per questo,  passi il fatto che i bambini giochino ai piccoli Tarzan tra i rami dell’albero e con le liane (perche nulla è sacro e puro come i bambini), ma alla guida, anche lei animista, ha dato fastidio che intorno all’albero siano sorte alcune bancarelle con insistenti venditrici di souvenir. Suonano in effetti un po’ come i mercanti nel Tempio. Avevo letto che qui occorre entrare nell’area sacra dell’albero col piede destro, con le spalle coperte ed indossando abiti tradizionali, ma non vedo traccia del rispetto di questi taboo.

Le coltivazioni di ylang ylang e le cascate di Anpasindava

L’agricoltuta è importante a Nosy Be, insieme al turismo, e passiamo attraverso paesaggi per lo più collinari con campi di caffè, cacao, vaniglia, varie spezie, alberi di corasol, banane, jack fruit, papaya e mango.

alberi da frutto madagascsar

Attraversiamo campi coltivati ad ylang ylang, da cui viene estratta l’essenza che è la base delllo Chanel n.5 e di altri famosi profumi; l’albero sarebbe molto alto ma per praticità viene potato in maniera che cresca basso in forma ricadente verso il suolo; staccare e stropicciare una foglia fa subito emergere il forte profumo, molto gradevole. Qui a Nosy be e in generale in Madagascar ovunque vengono vendute delle piccole boccette di olio di ylang ylang, che viene usato anche per i massaggi tradizionali malgasci.

Proprio nel mezzo di una delle più importanti coltivazioni di ylang ylang, in un posto dove ci sono ancora le rovine di una casa appartenente a Coco Chanel, ci fermiamo per avviarci a piedi, accompagnati da un gruppetto di sorridenti bambini che ci offrono fiori e sorrisi e ci tengono per mano,  giù per un sentiero che discende una zona boschiva verso  un altro luogo sacro agli animisti, un po’ magico per la sua bellezza, dove si trova avvolto dalle tradizionali stoffe rosse e bianche che  individuano i fady, un albero sacro.

sentiero per Anpasindava

A fianco dell’albero c’è la ridente cascata di acqua pura di Anpasindava,  che dà origine ad un delizioso lago sacro color smeraldo che riflette la folta vegetazione che circonda questo incavo. Lì ci tuffiamo per un inusuale bagno ristoratore, e nuotiamo fino a sotto la cascata, godendo di tanta pura bellezza e forse anche  della benedizione  che si dice riservata a chi si bagna in quelle acque.

cascata e lago sacro di Anpasindava

Dzamandzar

la cittadina di Dzamandzar è la seconda di Nosy Be ed è un luogo molto animato. Un tempo girava intorno all’economia della canna da zucchero, in quanto esisteva uno stabilimento di estrazione e raffinazione dello zucchero da canna e di produzione del rhum Sirama, ma lo zuccherificio, dopo 80 anni di onorato servizio, è fallito nel 2006.

nosy be vecchia locomotiva

Resta nella piazza principale di Dzamandzar una vecchia locomotiva che portava le canne allo zuccherificio, accanto ad un’incongrua discoteca, tra caprette che pascolano e un buon numero di apette gialle che aspettano di essere ingaggiate.

nosy be pousse pousse

La via principale che porta sino al mare è occupata da un colorato mercato in cui molti venditori, che vengono anche dal sud del Madagascar, offrono ortaggi come pomodori o cipolle, o frutta come banane, pesce fresco e gamberetti essiccati,  vestiti usati occidentali, oggetti per la vita di tutti i giorni.

A metà della strada sulla sinistra c’è il negozio della cooperativa che vende interessanti prodotti paramedici ed erboristici tradizionali, accanto a tronchi fossili, ammoniti e ad artigianato di qualità.

In fondo alla via è la spiaggia da dove i pescatori partono e dove aggiustano le loro reti. Sembra così bella e romantica, ma poi mi viene spiegato che gran parte delle case qui non hanno gabinetto e allora questa spiaggia funge molto bene all’occasione.

barche pescatori a Dzamandzar

A Dzamandzar opera  una piccola comunità di suore francesi e di volontari dell’associazione Giovanna per il Madagascar, che si occupano di accogliere bambini motolesi e di accompagnarli in una crescita dignitosa con l’istruzione e le cure necessarie; è un piccolo orfanatrofio, una casa famiglia, molti non sono propriamente orfani ma vengono lasciati lì dalle famiglie, in una società così povera con tassi altissimi di natalità, chi non è in grado di sostentarsi ha la vita quasi impossibile, e l’accoglienza che questi bambini ricevono qui è determinante, tanto più che ove possibile i bambini vengono anche operati e recuperano la funzionalità per quanto la problematica lo consenta.

casa famiglia Dzamandzar

Dopo due anni di isolamento totale del Madagascar, con porti e aeroporti chiusi per il covid, hanno bisogno di tutto. Sono suore umili e concrete, non fanno campagne pubblicitarie e non sono molto conosciute. Se passate da Dzamandzar non dimenticate di dare loro un aiuto e magari di dedicare un po’ di tempo ai piccoli. I bambini canteranno per voi riconoscenti e le suore vi abbracceranno come se foste davvero di famiglia.

La capitale Hellville

Arriviamo a Hellville, la capitale di Nosy Be. Subito ho pensato alla “città infernale”, ma poi ho ragionato sul fatto che non c’era motivo che i francesi dessero un nome inglese al capoluogo di Nosy Be, e difatti Hell è solo il nome dell’ammiraglio francese che fu il primo colonizzatore europeo .

Hellville non si può definire una bella città, eppure qua è là si notano tracce di tempi migliori nelle ville coloniali decadute.  Qui sono concentrati tutti gli edifici pubblici, gli uffici amministrativi, le banche, che non sono significativi per bellezza.

casa coloniale a Hellville

Mi ha incuriosito il carcere, un edificio che risale al 1855 e che davanti all’ingresso ha uno dei cannoni che difencdevano il porto di Hellville (gli altri cannoni ancora dominano il porto e lo rendono caratteristico); mi hanno spiegato che qui le condizioni di detenzione sono durissime, non viene dato da mangiare ai criminali che riescono a sopravvivere solo con l’aiuto dei familiari, altrimenti il loro destino è segnato.

La città si divide in due parti, quella bassa e quella alta; la parte bassa della città, concentrata intorno al porto, è la più povera, la parte alta con una bella vista sul mare era quella dei coloni francesi, , ma la distinzione ormai è andata sfumando. Tutta la città è chiassosa di pusse-pusse gialli, carri trainati da zebu e zeppi di merci, venditori di qualunque cosa, tanti ragazzi e bambini, persino polli vaganti.

Lungo la via principale ci sono negozi di artigianato, bar e locali vari. Il bar più famoso di Hellville con l’alta  struttura tutta di legno, ha al centro un grande bancone a forma  di barca con tanto di vela.

bar hellville

Da sempre questo porto è stato scalo delle merci arrivate dall’India e da Zanzibar. La cosa più interessante è il Mercato Grande, un luogo davvero folkloristico. Ho cercato di essere discreta nelle fotografie, perchè molti venditori vengono dal sud povero, animista e superstizioso o islamico, e non amano affatto le fotografie agli adulti, mentre i bambini possono essere fotografati a piacere , il contrario di ciò che succede da noi. Del resto tanti baellissimi bambini scorrazzano per il mercato, terreno di gioco mentre le madri sono impegnate dietro ai banchi; i più piccoli vengono allattati al seno, senza problemi.

mercato hellville

Il mercato grande è una struttura coperta in cui si vende proprio di tutto. Ci sono le spezie multicolori che  saturano del loro profumo l’aria, pregiato cacao, tante bottiglie di plastica riciclate piene di mango acerbo lasciato a macerare per realizzare in casa una salsa piccante molto utilizzata.

spezie mercato hellville

E ancorale ceste e le borse di paglia intrecciata, i pesci e i crostacei sia freschi che essiccati,  e i  granchi tenuti nel fango dove sopravvivono anche un mese ,il pollame e le uova e la carne di zebu con qualche mosca di troppo, frutta tropicale,  oggettistica artigianale, le bottiglie di rhum,  i sacchi di riso, di manioca, di legumi, le frittelle calde calde e niente affatto male.

mercato grande hellville

C’è persino un angolo farmaceutico, dove i venditori sceglieranno per voi le erbe più adatte a curare i vari mali. E pare che in parte funzionino anche.

erbe medicinali mercato hellville

La Riserva Naturale Integrale di Lokobe

La Riserva di Lokobe è  il santuario naturale di Nosy Be, un luogo imperdibile che è Riserva Integrale, cioè non ci sono insediamenti umani o contaminazioni, i sentieri sono ridotti all’essenziale ed è pura natura, il paradiso della fauna e della flora endemiche di Nosy Be.

Non tutte le zone della riserva, che è in pendenza fino a 450 metri di altezza,  sono facili da risalire a piedi facendosi largo in una foresta primaria piuttosto fitta, e quindi ci sono parti ancora inesplorate. Il preparatissimo biologo dell’Andalana Beach resort ci ha detto che durante un’escursione non molto tempo fa è stata persino scoperta una nuova varietà di non mi ricordo quale piccola specie animale. Lokobe significa “grande colore”, e il colore è il verde incontaminato per 740 etteri di estensione.

riserva integrale di Lokobe

Arrivare a Lokobe è un viaggio suggestivo. Le maree sono molto pronunciate e così alla mattina il viaggio su strada si conclude con una camminata a piedi su una lunghissima spianata di  mangrovie  e poi su un’altrettanto lunga spiaggia da cui il mare si è ritirato.

Si prendono le piroghe tradizionali, scafi stretti con un solo bilancere da un lato, e si incomincia a remare per un bel tratto di mare, sino al villaggio di pescatori di Ampasipohy, Lungo la riva che qui è molto bella e sempre caratterizzata dalle mangrovie, a mezza costa sulla roccia si incontrano diverse abitazioni di proprietà di francesi; non male come luogo di buon ritiro.

piroga a lokobe

Il villaggio di Ampasipohy è piccolo, ma non manca l’accoglienza per un pasto malgascio fatto di cose semplici ma freschissime, mentre sulla spiaggia vediamo i bambini  seguire i genitori con fasci di legna che servono per accendere il fuoco; fin da piccoli si impara a collaborare all’economia familiare.

spiaggia lokobe

Ci addentriamo nella foresta, e scopriamo un’incredibile varietà di piccoli animali. Ci sono molti parchi e riserve in Madagascar, di alcuni vi ho già raccontato, ma ogni luogo ha una fauma endemica specifica, e Lokobe è tra i luoghi più significativi.

Intanto  ci sono i lemuri di più specie: qui vive una folta colonia di lemuri macaco, ma anche il microcebo di Claire e i notturni lemuri Mirza Zaza e il lepilemure di Nosy Be.

lokobe lemure

Ci sono ben 6 specie di camaleonti di tante grandezze e con colori che si adattano perfettamente all’ambiente dove si posano, ma nulla sfugge all’occhio esperto della guida. La star è la bruchesia minima, il più piccolo camaleonte del mondo, lungo solo qualche millimetro. Essendo così piccolo non gli resta che affidarsi all’astuzia per difendersi: se scoperto e acchiappato si finge morto abbandonandosi senza muoversi.

bruchesia minima

Piccolissima, circa 10 mm., è anche una rana mortalmente velenosa (ma solo se si mangia) perchè contiene cianuro; si può trovare ricercandola nel sottobosco tra le foglie morte vicino ai corsi d’acqua. Si chiama Rhombophryne pygmaea ed è endemica solo di questa riserva.

rana velenosa Lokobe

Difficilissimo da scovare è l’ Uroplatus, grande geco notturno re del mimentismo criptico: è capace di mimetizzarsi alla perfezione con i tronchi degli alberi, riproducendone il colore irregolare a macchie, ed appiattendosi sui loro tronchi. Nonostante mi venisse indicato ci ho messo un po’ per capire di che cosa si trattava.

uroplatus a lokobe

La guida ci fa notare un grosso (ma proprio grosso) serpente boa che si riposava in tutta tranquillità su un ramo a pochi decimetri dalle nostre teste, in attesa di calare sulla preda prescelta. anche in questo caso, difficile distinguerlo dalle liane sinuose che si svolgono dagli alberi.

serpente boa a Lokobe

E poi uccelli, alberi,  piante  ed erbe ciascuna dalle proprietà particolari, orchidee ed altre specie epifite, una grande ed emozionante bellezza antica ed incontaminata.

uccello a Lokobe

E ‘il tramonto quando ritorniamo, la marea si è ripresa il mare, che ora arriva sino al pullmimo e la spiaggia non c’è più,  il sole morente sull’acqua restituisce un riflesso dorato  alle mangrovie.

Sì, dopo aver visitato bene il territorio di Nosy Be ora ho voglia di un po’ di  puro mare. Nosy Be ha belle spiagge bianche e pulite,  ma per il paradiso occorre andare a cercare alcune isolette più piccole che appartengono all’arcipelago di Nosy Be, e sono facilmente raggiungibili in barca con un viaggio ben più rilassante di quello su gomma; seguitemi, vi porto a scoprirle!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.