Lituania – Vilnius dalle mille chiese e la ritrovata libertà

Il mio itinerario a Vilnius inizia da un punto significativo per la recente storia della Lituania: nella larga piazza davanti alla cattedrale ci sono state le adunate di popolo che hanno preparato la rivolta che ha portato il paese alla libertà dal regime sovietico nel 1991. C’è una piastra qui per terra in mezzo alla piazza, si dice che chi ci mette i piedi sopra e ci gira tre volte vedrà esaudito ogni desiderio; è la stessa piastra su cui è iniziata con due persone che si sono tenute per mano la catena umana da  Vilnius a Tallin  in rivolta contro l’impero sovietico, ed il desiderio di indipendenza, l’anelito di libertà  della Lituania allora si è avverato.

Due cose mi hanno colpito a Vilnius: le sue innumerevoli chiese e il continuo richiamo alla lotta per la libertà in una storia travagliata che l’ha vista sempre terra di conquista ma che non è riuscita a distruggere la sua identità. Le tre repubbliche baltiche sono accomunate  dall’esperienza sovietica e dalla lotta per l’indipendenza, eppure rispetto a Riga mi è sembrato che a Vilnius il segno lasciato dall’oppressione fosse maggiore

Vilnius cattedrale

La candida cattedrale neoclassica dei  Santi Stanislao e  Vladislao è stata edificata  la prima volta nel 1387, ma ricostruita una decina di volte, e il suo aspetto finale è principalmente settecentesco; è stata chiusa e trasformata in una galleria d’arte durante il regime sovietico e riaperta al culto nel 1990. Il campanile resta completamente separato dalla chiesa, davanti ad essa, e faceva parte delle antiche fortificazioni della città.

All’interno la cattedrale ha 11 belle cappelle, tra cui la più importante è quella di San Casimiro, protettore di Vilnius. Qui è custodito proprio il pregevole sarcofago che contiene il corpo del santo. Invece nella cripta sono le tombe dei governanti e vescovi della Lituania.

Sull’area della chiesa  anticamente sorgeva un tempio pagano dedicato al dio del tuono, e ancora oggi l’ambra si dice che venga portata dal dio del tuono dopo le tempeste sul Baltico.

Vilnius cattedrale

Vicino alla cattedrale sorge la statua a cavallo del re Gedemias, il fondatore di Vilnius. Andando a caccia sulla collina alla confluenza dei due fiumi, Vilnia e Neris, che attraversano Vilnius, in sonno vide un lupo di ferro che ululava come cento lupi. Un saggio interpretò così il sogno: il lupo si trovava nel luogo ove avrebbe dovuto fondare una città, che sarebbe stata potentissima e l’ululato di 100 lupi significava che la città si sarebbe fatta conoscere in tutto il mondo.

vilnius souvenir

Mi dirigo verso la città vecchia, prendendo la via Pilies, in cui si possono trovare anche molti negozi  di oggetti tipici e bancarelle di souvenir; regina incontrastata delle vetrine è l’ambra, la famosa ambra del baltico, in tutte le sfumature dei suoi colori e spesso abbinata all’argento, e per tutte le tasche: se non ci si può permettere un pezzo pregiato come i grandi velieri interamente di ambra, si può sempre acquistare qualcosa fatto con i ritagli, le pietruzze che sono quasi ghiaino ma che fanno ugualmente il loro effetto. Ma non mancano animaletti e vari di terracotta dipinta, bamboline di legno in costume, matrioske russe, oggetti di lana (che qui d’inverno i freddo si sente eccome!).

Vilnius

Giungo alla Chiesa di S.Anna, che  è forse il monumento più fotografato nelle vedute di Vilnius.  Effettivamente è molto caratteristica, con i suoi pinnacoli sottili e con i giochi di 31 tipi di mattoni di versi di cui è realizzata. La chiesa risale al 1500, ma ha corso il rischio di essere smontata da Napoleone che voleva ricostruirla in Francia! In effetti è così carina che me la rimonterei volentieri anche io nel giardino di casa (se fossi Napoleone),

Vilnius

Anche questa chiesa come la cattedrale ha il campanile ben staccato, tanto che la chiesa di S.Bernardino si può riprendere sullo sfondo interamente incorniciata da un lato dalla chiesa e dall’altro dal campanile di S.Anna.

La chiesa di San Bernardino è anch’essa del 1500 ma ha  avuto una storia alquanto travagliata; infatti ha subito nel corso dei secoli diverse ricostruzioni, tra cui una a seguito di un disastroso incendio; nel corso del 1800 fu chiusa per sospetti di fiancheggiamento ad una rivolta antizarista, poi fu occupata dall’esercito polacco, ed infine trasformata dai sovietici in “Accademia delle arti applicate”.

Vilnius

Anche la chiesa di  Maria Santa Maria Madre di Dio non ha trovato pace nel corso della storia. Costruita nel 1500 è stata distrutta più volte, bruciata nel ’60o, diventata parte dell’università ha ospitato le aule di dissezione di anatomia, poi occupata dall’esercito, è riuscita a tornare ad essere una chiesa nel corso dell’800 ed attualmente è la cattedrale ortodossa di Vilnius.

Vilnius

Ecco qui sopra la chiesa trecentesca della Parasceve, in cui sarebbe stato battezzato il bisnonno di Puskin.

E per finire la carrellata, la chiesa cattolica di rito uniate di San Nicola. Curiosità: è stata edificata sul posto dove era il tempio al dio pagano della birra!

In fondo alla via, dopo aver ammirato innumerevoli chiese e comprato ancora più innumerevoli souvenir, mi fermo a bere qualcosa in una larga piazza al cui fondo troneggia il municipio vecchio, nell’inconfondibile stile dell’architetto della Cattedrale.

Vilnius

Assaggio la rosa zuppa fredda di barbabietole, che per gli appassionati ha l’impronunciabile nome di Šaltibarščiai e di cui i lituani vanno molto fieri, ma è più bella che buona, accompagnata da una patata bollita che forse serve per essere immersa nella zuppa, ma poi mi si sfredda anche la patata,  da un piatto di  piselli bianchi e dal liquore tipico lituano, lo zagarè, distillato dalla ciliegia.

vilnius

Sono incuriosita dalla cupola della chiesa di San Casimiro, su cui spica una grande corona, a ricordare l’origine reale del principe santo, che nella pala d’altare è rappresentato con il mantello reale di ermellino e ai suoi piedi lo stemma della Lituania; questa chiesa cattolica, che è la più antica chiesa  barocca di Vilnius, risale al 1604. Durante l’occupazione napoleonica fu trasformata in un granaio, quindi tornò ad essere chiesa ortodossa, divenne chiesa protestante sotto l’occupazione tedesca, e con il regime sovietico fu convertita, pensate un po’, addirittura in  Museo dell’ateismo, e naturalmente riportata alla sua funzione dopo l’indipendenza lituana. Spesso la visita di tante chiese in una città mi lascia alla fine con un po’ di indifferenza, ma qui è diverso, perchè mi fa comprendere quanto fosse forte nei secoli il radicamento religioso della Lituania (mai viste così tante chiese insieme e tutte affollate) e quanto sia stata tormentata storia di questa nazione, ed in particolare quale sradicamento dalla sua cultura ha dovuto subire sotto il regime sovietico il popolo lituano.

Vilnius
chiesa ss.ma trinità Vilnius

Un’altra bella chiesa uniate, che avrebbe bisogno di tanto restauro  all’esterno è quella della SS.ma Trinità, che faceva parte di un convento; dal grande portale rococò si passa all’interno di un cortile dalle forme irregolari dove si trova l’ingresso vero e proprio della chiesa, all’interno tutta puntellata.

Alla SS.ma Trinità è dedicata anche un’altra chiesa, questa volta ortodossa.

Poi c’è la chiesa di Santa Teresa, uno dei più begli esempi di barocco a Vilnius, costruita nel ‘600 sul modello delle chiese romane, ma con linee più leggere e verticali. Vicino alla chiesa sorge la Porta di Daun, una delle porte cittadine, che le monache di Santa Teresa avevano sopraelevato con una cappella per esporre un’immagine della Madonna, che ancora vi si trova esposta, ritenuta miracolosa.

vilnius

L’altro lato della porta è invece più marziale, con i buchi per sparare verso l’esterno. Alla porta si trova una lapide che ricorda il passaggio di Papa Giovanni Paolo II in uno dei suoi tanti viaggi nell’Europa dell’Est. Ancora è impresso nella memoria  il ricordo  del suo pellegrinaggio sulla collina delle croci qui a Vilnius, dove il papa piantò una grande croce di bronzo.

Vilnius è città universitaria importante, città di cultura e di tradizione musicale. Maestoso è  l’edificio del Conservatorio e quello della Filarmonica.

Vilnius

Vi sono anche tanti teatri,  il Teatro di Arte Drammatica di costruzione recente, 1981; mi piace il monumento che sovrasta l’ingresso, con le tre muse teatrali della tragedia, della commedia e del dramma.

Vilnius

L’università è molto estesa, su dodici edifici edifici che occupano un largo spazio della città vecchia, di cui alcuni storici molto belli, come questo con la facciata decorata dai simboli di tutte le arti e scienze, e recentemente ha compiuto 550 anni di vita.

università vilnius

Della chiesa universitaria di San Giovanni mi ha incuriosito che all’entrata non vi sono due statue di santi ma le due (belle) statue di uno studente e di una studentessa con i libri in mano. L’interno è barocco e molto carico, e pieno di richiami alla storia dell’università. Al suo interno è sepolto il poeta polacco Adam Mickiewich

Il palazzo della Presidenza della Repubblica lituana è molto bello nel suo pulito stile neoclassico.

Vilnius

Invece il Parlamento lituano è ospitato in un edificio moderno.

Vilnius

Il ghetto di Vilnius è stato vittima di un grande genocidio di ebrei. C’è una lapide che lo ricorda, con la mappa dell’estensione dell’antico ghetto che era fiorente e popoloso. Oggi ne resta poco, una piccola parte di mura, una sinagoga minore, ed è questo vuoto che crea una  sensazione di pesante presenza del dramma che vi è stato vissuto. La zona del ghetto è oggi un luogo piuttosto desolato e cadente.

vilnius ghetto

Una statua di bronzo con dei volti di una incredibile espressività rappresenta un uomo che rassicura una bambina dall’aria sofferente con un gattino in braccio, e ricorda un pediatra ebreo, Zamach Shabad, che  visse ai tempi dell’olocausto e dedicò tutta la sua vita alla cura dei bambini più poveri.

Attraversato il ghetto, ancora una chiesa, quella francescana in uno stato di grande decadenza, probabilmente non ancora recuperata dopo la chiusura nel periodo sovietico. E poi ancora la chiesa  cattolica domenicana dello Spirito Santo, dove si raduna la comunità polacca di Vilnius e dove naturalmente è stato papa Giovanni Paolo II.

La chiesa barocca di Santa Caterina è uno dei migliori esempi di barocco a Vilnius. Iniziata come una piccola chiesa di mattoni nel corso del ‘600, nel ‘700 ha assunto il suo aspetto attuale anche se è stata rimaneggiata più volte e danneggiata durante la seconda guerra mondiale.

Mi incammino sulla larga Via Gedemias, una delle strade più importanti di Vilnius che congiunge la piazza della  Cattedrale nella città vecchia alla città nuova. Su questa via sorgono diversi edifici pubblici importanti e lussuosi bar e hotel. Tra questi è l’antico edificio dell’hotel san Giorgio, con un’imponente statua del santo; era stato costruito nel 1800 ed era considerato il miglior hotel della città e oggi ospita un centro commerciale.

All’incrocio con piazza Lukizkiu è il palazzo della Gestapo prima e poi del KGB, sui cui muri sono le piccole lapidi ciascuna per una persona uccisa al suo interno, in modo molto bipartisan tra le due epoche, e il numero fa davvero impressione.  Attualmente questo palazzo ospita il Museo delle vittime del genocidio.

Vilnius

Di fronte c’è una piazza enorme, che occupa più di 4 ettari di terreno, ed è diventata molto nota in Europa perchè al suo centro si trovava quella statua di Lenin che per prima fu smontata, abbattuta e portata via con l’elicottero da parte dei patrioti lituani dopo la proclamazione dell’indipendenza nel 1991. E siccome in 4 ettari non può non esserci una chiesa, ecco anche in fondo alla piazza San Giacomo e Filippo.

Una piramide di pietre raccolte nei campi in tutta la Lituania ricorda il sacrificio di coloro che sono caduti per l’autonomia della Lituania dall’Unione Sovietica.

Con la funicolare salgo alla Torre Inferiore, l’unica rimasta delle fortificazioni dell’antico castello, su cui sventola la bandiera lituana.

torre Vilnius

Il Museo nazionale Lituano, davanti a cui campeggia la grande statua di un re lettone, è una lunga costruzione bianca dalle forme lineari e dal tetto rosso.

Sorge vicino al fiume Neris, che attraversa la città e lungo le banchine sono disposte colorati curatissime aiuole fiorite, panche per sostare.

vilnius vascello sotto cupola

Vado a visitare   la basilica di San Pietro e Paolo, un po’ fuori dal centro storico vicino al fiume. L’ interno è un barocco tutto bianco che non stanca gli occhi. Sotto la cupola è appeso uno scintillante vascello dorato. Curiosa è la statua di un Cristo ritenuto miracoloso, con i capelli veri che furono portati a ciocche da Roma.

il ponte che  porta sull’altra sponda del fiume è contornato da statue di epoca  e stile tipicamente sovietici, come questa coppia che rappresenta  industria e agricoltura. c’è anche una coppia di soldati che rappresentano la pace, ma si trattava di una pax sovietica certo non gradita al popolo lituano.

Al di là del fiume Neris sorge la città moderna con i suoi grattacieli.

vilnius collina delle tre croci

Chiudo la mia visita di Vilnius con la Collina delle Tre Croci, una verde altura sulla cima della quale fin dall’800 i lituani iniziarono ad erigere croci in ricordo dei caduti allora nella rivolta antizarista; naturalmente gli zar le fecero abbattere, poi furono ricostruite e furono di nuovo abbattute dal regime sovietico, infine ricostruite  dopo la proclamazione dell’indipendenza della Lituania, sono divenute un simbolo di libertà. Questa volta sono di cemento, e speriamo che durino per sempre.

 

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